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Il gruppo di AC di San Clemente Papa si riunisce abitualmente il martedì alle 17 e anima la Messa domenicale delle 9.

Mario Ardigò, dell'associazione di AC S. Clemente Papa - Roma

domenica 24 giugno 2012

Proposte e propositi all'uscita della Messa domenicale

Propositi e proposte all'uscita della Messa domenicale

 Oggi, all'uscita della Messa domenicale, la socia P. ha manifestato a me e a mia moglie la proposta di conoscerci meglio, tra soci del gruppo, alla ripresa dell'attività associativa. Rafforzare la coesione del gruppo aumenterebbe sicuramente la soddisfazione del parteciparvi, ha osservato.
 L'età media del nostro gruppo è un po' più elevata di quella dei gruppi di adulti di A.C. di un tempo,  ognuno da anziano ha maturato le sue particolari consuetudini e ha qualche difficoltà a mutarle nella vita associativa. Gli anziani spesso sono meno espansivi. Però, di solito, hanno anche più tempo da dedicare alle relazioni personali, essendo più liberi da impegni familiari e di lavoro.
 E' stato bello, da più giovani, partecipare a gruppi in cui si era molto amici e lo si manifestava. Perché non riprovarci?
 Nell'esperienza di ciascuno, la fede personale di solito è originata ed è stata sostenuta da collettività coese e amicali. In particolare questo si riscontra in coloro che hanno dato la disponibilità ad essere dirigenti in A.C. Sappiamo bene, del resto, quanto l'aspetto comunitario conti nella vita di fede.
 P. ci ha ricordato il suo vissuto di presidentessa di un gruppo giovanile, che fu molto appagante e coinvolgente. Le ho chiesto di scrivere in merito, per metterci a parte di quell'esperienza.
 Penso che questa esigenza di rafforzare le relazioni personali nel gruppo meriti di essere inserita tra i propositi per il prossimo ottobre. Naturalmente bisognerà rispettare l'indole di ciascuno. Ma uno sforzo in questo senso servirebbe anche a proiettarci psicologicamente in un futuro più positivo, di espansione verso gli altri. L'isolamento rende pessimisti. Non miriamo al proselitismo, ma ci sentiamo arricchiti da ogni nuova adesione.
 Nel corso delle riunioni, poi, sentendoci più vicini gli uni agli altri, probabilmente tutti si sentirebbero di dare un contributo più inteso al dibattito comune, come abbiamo iniziato a fare nell'ultimo mese delle attività, prima della sospensione estiva.
 E nelle difficoltà della vita potremmo prestarci maggiormente aiuto reciproco.
  Mi piacerebbe sapere che cosa ne pensano gli altri soci del gruppo. Chi voglia dire la propria, può mandarmi un contributo al mio indirizzo email sopra indicato (autorizzandone la pubblicazione  sul blog e precisando se vuole che il suo nome sia indicato per esteso o solo con le iniziali).
 Un caro saluto e una cordiale buona domenica a tutti i lettori.
 Mario Ardigò - dell'Azione Cattolica in San Clemente Papa - Roma, Monte Sacro, Valli


domenica 17 giugno 2012

Il seminario indetto dall’Istituto Bachelet sul tema “Ripartire dai giovani: per una nuova dignità della politica”, tenutosi il 15-6-12 a Roma presso la Domus Mariae – di Giulio Stolfi

 Il seminario indetto dall’Istituto Bachelet sul tema “Ripartire dai giovani: per una nuova dignità della politica”, tenutosi il 15-6-12 a Roma presso la Domus Mariae – di Giulio Stolfi

 Venerdì 15 giugno si è tenuto alla Domus Mariae il consueto seminario dell’Istituto Bachelet. Quest’anno il tema prescelto è stato “ripartire dai giovani: per una nuova dignità della politica”. Giovani e politica, dunque: siamo al cuore di un nodo complicato dei nostri anni, vicino alle preoccupazioni di quanti, osservando il presente, si sforzano di pensare per orizzonti più lunghi. E proprio questo impegno per così dire “fondativo”,  nel  ripensare le coordinate di un rapporto per troppo tempo incrinato e distorto, alla luce di un orientamento fondamentale al bene comune, è stato il cuore del dibattito articolatosi nel pomeriggio di venerdì scorso.
     Si è trattato di un’occasione di riflessione particolarmente intensa, in ideale continuità con una più generale attenzione associativa per la tematica.  Immediata, in particolare, è parsa la connessione rispetto ad una iniziativa di formazione all’agire politico curata (lungo tutto il triennio appena trascorso) dai p. Gesuiti de “La Civiltà Cattolica” (in special modo, animatore del progetto è stato il P. Francesco Occhetta), e culminata il 9 giugno scorso con un incontro-dibattito tra giovani rappresentanti dell’associazionismo cattolico e protagonisti del mondo della politica, sul problema delle riforme istituzionali. Non è mancato, in quella sede, un qualificato intervento di esponenti del Settore Giovani di AC, che hanno altresì partecipato alla redazione di un documento finale, consegnato poi agli ospiti, gli On. Alfano e Letta ed il Sen. Rutelli.
     Dopo un confronto serrato su alcuni punti che immediatamente attengono all’attualità del dibattito odierno, anche parlamentare (il tema delle riforme, appunto), il seminario Bachelet ha rappresentato, più che una pausa di riflessione maggiormente approfondita, un “cambio d’inquadratura” sul medesimo sfondo: il discorso si è spostato verso un angolo più arioso, andando alle radici della questione della partecipazione giovanile nei luoghi e nelle sedi delle scelte sulla cosa comune.
      Ha coordinato l’incontro il prof. Lorenzo Caselli, vicepresidente del Consiglio scientifico dell’Istituto Bachelet, che nell’ indirizzo d’apertura ha ricordato la complessità dei problemi da affrontare, inquadrandoli in un contesto caratterizzato dalla distruttiva tensione fra l’efficientismo delle scelte “tecniche”, postulate dal quadro di urgenza interna ed internazionale, e l’opposta spinta della c.d. “antipolitica” (termine impreciso per designare un fenomeno la cui natura è, all’opposto, indiscutibilmente politica), che sembra ricercare soluzioni radicali di riforma di sistema attraverso facili rigurgiti demagogici.
      Nel suo saluto il Presidente nazionale di AC, Franco Miano, dopo aver rammentato la centralità della tematica trattata nella prospettiva associativa, ha testimoniato della vitalità dell’interesse dei giovani per la politica, andando al di là delle oleografie, spesso superficiali, che invece vogliono le nuove  generazioni lontane e distratte. Al contempo, il Presidente ha messo in luce come l’esistenza di questo interessamento non debba fermarsi alla pura, appagante constatazione di esso, ma ponga al contrario l’esigenza di “formarlo”, trasformandolo in reale impegno di servizio.
     Ha quindi preso la parola Mons. Nicolò Anselmi, responsabile del servizio nazionale di Pastorale giovanile, che per prima cosa ha operato un personale capovolgimento del titolo dell’incontro, affermando come “se la politica vuol fare qualcosa di dignitoso, debba rivolgersi ai giovani”. Infatti, come si può affermare richiamando anche il magistero del Papa, Benedetto XVI, i giovani sono portatori di una speciale ricchezza, quella della gratuità del loro impegno; ma, oggi, “gratuità” diventa non solo e non tanto condizione di una partecipazione, ma in primo luogo lotta verso un obiettivo che per la generazione dei venti-trentenni – la generazione del precariato e della tormentosa difficoltà nella ricerca di una stabilità di vita-  non è affatto scontato. Mons. Anselmi ha preso spunto proprio da quest’esperienza generazionale di difficoltà economica e di conseguente disequilibrio esistenziale per affermare come i giovani, oggi, siano i portatori di una rinnovata esigenza di serenità, o meglio di “normalità felice”, rappresentando la probabile risposta all’antropologia dominante dei decenni appena trascorsi, basata sull’ipercompetizione e sulla necessità del successo ad ogni costo. E’ per questo motivo che il mondo giovanile si può porre come presidio della ri-costruzione di una società solidale, trovando le vie per affermare la propria risposta al quesito su quale sia la società nella quale vogliamo vivere: solidale o concorrenziale all’eccesso; egoista o altruista.
L’intervento dell’autorevole esponente della CEI si è chiuso con un affettuoso omaggio all’Azione Cattolica, “presidio di profondità spirituale e serena pacatezza pastorale”, cui è affidato un ruolo chiave per il futuro.
     Gli spunti offerti da Mons. Anselmi sono stati immediatamente approfonditi nella parte successiva dei lavori, che ha visto tre interventi introduttivi affidati ad altrettanti giovani. Dapprima Luca Alici (Comitato esecutivo Ist. Bachelet) e Monica Del Vecchio (Settore Giovani AC) hanno sviluppato un confronto a due voci, particolarmente fecondo e ricco di stimoli, occupandosi rispettivamente del “tempo” e dello “spazio” dell’impegno giovanile in politica.  Nell’abbondanza di suggestioni, chi scrive si soffermerà solo su alcune intuizioni singolarmente degne di nota.
      Per quel che concerne il “tempo”, il punto di partenza è stata la presa d’atto della nostra situazione storica, che ci vede incastrati in modelli di vita per i quali “si corre molto senza andare molto lontani”, spaesati in un quadro sociale nel quale, accanto ad un impressionante invecchiamento della popolazione, è contraddittoriamente esaltato il mito di una fallace (e talora grottesca) eterna giovinezza: chimera perseguita proprio da parte degli “anziani”, termine che qui va letto non tanto in senso anagrafico, quanto come indicativo della classe di coloro i quali, raggiunte posizioni di potere e ricchezza, si aggrappano ad esse chiudendo ogni spazio al ricambio. Insomma, per Alici i giovani vivono un “tempo senza tempo”, che si traduce in un vero e proprio deficit di futuro. Anche l’impegno politico, ovviamente, ne soffre, perché nelle secche della contemporaneità diventa alternativamente un lusso od un interesse. Lusso per quanti, giustamente, si imbarcano innanzitutto nella difficilissima avventura di dare senso alla vocazione personale della propria esistenza: cercando stabilità lavorativa e affettiva. Interesse per chi sceglie la scorciatoia del carrierismo politico proprio per trovare la stabilità che è così difficile conseguire altrove: la politica come lavoro, dove il “bel volto giovane” non di rado trova un posto falso ed ingannevole, consegnandosi irretrattabilmente alla strumentalizzazione da parte dei “vecchi” quadri di potere.
     Si delineano così i tratti di una vera e propria “mela avvelenata” offerta alla generazione dei trentenni: la sfida di conciliare la lotta per la “sistemazione” con la richiesta di “nuovi volti” che viene pressantemente da una politica in crisi perenne di ricambio; sfida che, troppo spesso, si risolve con deludenti e pericolose ibridazioni nelle quali il primo sconfitto è il servizio autentico dei giovani al bene comune.
     Più ottimistiche le considerazioni di Monica Del Vecchio intorno allo “spazio”, che quasi diventa una coordinata cartesiana “d’apertura” dopo l’apparente “chiusura” che si registra sull’altro asse, quello temporale. Si parte dall’attuale degenerazione dello spazio politico in spazio privato, chiuso ed inaccessibile, per provare ad immaginare un recupero della sua vera dimensione – pubblica, appunto, e cioè aperta, condivisa. In questo recupero, sono i giovani ad avere gli strumenti più innovativi ed efficaci, con la loro capacità di creazione di reti (ad esempio, quelle informatiche e quelle transnazionali), che può declinarsi come esperienza di creazione di spazi comuni e soluzioni condivise, capaci di far ripartire dal basso un’esperienza democratica che si rinnovi radicalmente, risolvendo le proprie attuali anomalie.
     Terzo ed ultimo intervento, quello di Mirko Di Bernardo, che porta la propria esperienza di presidente del consiglio comunale dei giovani del comune di Grottaferrata. Il suo racconto muove dalle difficoltà incontrate in un’esperienza esposta a quella che ben si potrebbe definire la “trappola consultativa”, ossia una situazione nella quale un organo privo di reali poteri d’incidenza politica viene usato come bacino privilegiato di strumentalizzazione da parte dei detentori del potere reale. I giovani rappresentanti di Grottaferrata hanno in prima persona fatto esperienza di questo vischioso attacco d’influenze: trattati come collettore di consenso o come vivaio per arricchire la “vetrina giovanile” di questo o quel partito, essi hanno tuttavia saputo reagire, sfruttando le possibilità offerte dal profilo dell’istituzione da loro animata (ed ecco il problema dell’affinamento delle competenze, essenziale per un buon servizio alla comunità). Attraverso iniziative che hanno spiazzato la politica dei partiti, coinvolgendo invece esperti terzi (scienziati, accademici) ed associazionismo civile, il Consiglio comunale dei giovani ha trovato una propria dimensione, divenendo occasione formativa per i suoi partecipanti, ed educandoli al servizio che, pur nella diversità delle opinioni e delle visioni del mondo, ben si presta ad essere interpretato – come ha fatto Di Bernardo - nella luce ideale del personalismo comunitario.
     Fase centrale dei lavori del seminario è stata rappresentata dalla tavola rotonda, con protagonisti due accademici: il prof. Pizzolato (Università Milano Bicocca) ed il prof. Notarstefano (Università di Palermo). Quest’ultimo ha raccolto e condiviso una serie di stimoli accomunati da un saldo ancoraggio nell’esperienza vissuta in prima persona, e tutti leggibili nell’ottica della promozione di uno sforzo educativo, quale quello che l’oratore per primo ha condotto e conduce nel centro gesuitico palermitano dedicato alla figura del p. Arrupe.
   Il prof. Pizzolato ha invece affrontato un discorso di taglio più squisitamente politologico, mettendo sul tappeto una serie considerevole di problemi. Per limitarsi qui a due aspetti del ragionamento, viene in rilievo innanzitutto la proposta sul come ridare dignità alla politica: da un lato, attraverso una ricostruzione dello Stato sociale che ricominci dalla promozione dei principi di fraternità; dall’altro, attraverso una ricostruzione dello spazio politico, che si biforca in un rinnovamento dello strumento dei partiti (attraverso una loro riforma, che non può prescindere dalla piena ed integrale attuazione dell’art. 49 Cost.) ed in un pieno “sfruttamento” del principio di sussidiarietà. Ma, nota Pizzolato, la sussidiarietà ha i suoi limiti: in primo luogo, quello dato dal fatto che i protagonisti dell’associazionismo non sempre sono consapevoli dell’immediato rilievo politico del loro impegno sociale; in secondo luogo, quello dato dalla mancanza o dalla frammentarietà del lavoro, che rischia di ridurre il principio di sussidiarietà al principio di chi ha tempo libero.
   In secondo luogo, appare molto significativo il soffermarsi di Pizzolato sulla tensione che s’innesca fra meccanismi di democrazia partecipativa e deliberativa: bisogna, in particolar modo, essere avveduti dei rischi della partecipazione, che in quanto spontanea non è mai totalmente inclusiva, e rischia di prestarsi a protagonismi e personalizzazioni eccessive da parte di chi la viva come un meccanismo di promozione, anziché del bene comune, di sé stesso o del proprio gruppo. Occorre invece, secondo il relatore, rivalutare i meccanismi della deliberazione, ossia, fuor di metafora, i canali istituzionali (e costituzionali) dell’agire politico, ricordando la definizione dossettiana di Stato come “strumento di reformatio sociale”.
   L’intensa serata di lavori è stata chiusa da un intervento del prof. De Martin, presidente del Comitato Scientifico dell’Istituto Bachelet, che ha fatto eco alle sollecitazioni provenienti da un ampio e vivace dibattito, nel quale è emerso il coinvolgimento del pubblico dei partecipanti.
   Fra i problemi della partecipazione giovanile alla politica, pare di poter dire, in ultima analisi, come uno snodo fondamentale sia quello rappresentato dalla apparente contraddizione tra una partecipazione “dal basso”, vivace ma spesso non abbastanza incisiva, ed un circuito istituzionale in crisi, incapace di offrire risposte convincenti, eppure (ancora) principale detentore delle leve della decisione pubblica.  Sembra che la vera sfida per le generazioni giovanili di questo difficile torno di tempi sia proprio quella di riuscire a trasformare la “partecipazione” in “rappresentanza”, facendosi protagonisti di un’azione di profondo rinnovamento attraverso il servizio disinteressato ed appassionato al buono ed al giusto.

Giulio Stolfi
   
      
    

Propositi per la ripresa dell’attività associativa nel 2012

Propositi per la ripresa dell’attività associativa nel 2012

 E’ consuetudine religiosa fare buoni propositi per il futuro. Questo riguarda sia la vita individuale che quella di un gruppo con il nostro. E lo si fa ripensando alle esperienze passate, nello sforzo di migliorarsi e con la fiducia di riuscirci. Pur cercando onestamente di essere realisti, per non ingannarsi sulle cose come sono, sono infatti estranei a una prospettiva di fede i pronostici infausti sul futuro, poiché confidiamo sempre che alle nostre forze e alle nostre buone intenzioni si aggiunga un ausilio benefico del quale pensiamo che la storia sia permeata.
 Sintetizzo di seguito alcune proposte, che mi piacerebbe discutere con voi.
 1.Intensificare le relazioni personali in modo da dare maggiore continuità alle attività del gruppo.
  Nel corso delle riunioni ho sentito che alcuni di noi vorrebbero intensificare le relazioni personali, perché non si riducano solo al ritrovarsi due volte la settimana, il martedì pomeriggio alle cinque per la riunione e la domenica mattina alle nove per la Messa.
 Potremmo iniziare a farlo scambiandoci reciprocamente i recapiti e  contando gli assenti a quei due appuntamenti fissi settimanali. Chiediamoci che cosa è capitato a coloro che non sono venuti. Forse hanno bisogno di aiuto, anche solo di una voce amica. Interessiamoci agli altri. Costituiamo una unità specificamente dedicata alla ricerca degli assenti. Prendiamo a modello l’esempio biblico del buon pastore, che non si dà pace fino a che non ha ritrovato la pecora che manca nell’ovile.
2.Migliorare la partecipazione personale alle attività del martedì.
  Penso che a ciascuno piacerebbe dire la propria più spesso. Negli ultimi due mesi abbiamo iniziato a sperimentare consuetudini in tal senso. Mi pare che i risultati siano stati buoni. Occorrerà prepararsi, riflettere su ciò che può essere più utile al gruppo. E anche misurare i tempi, in modo da dare spazio anche agli interventi di altri.
 Dobbiamo sforzarci, penso, di venire alla riunione del martedì pensando di poter essere noi stessi l’evento atteso.
3.Il canto.
 Premetto di essere stonato. Ho però sposato una donna che sa cantare e che può aiutarci in questo.
 Di quando in quando ho notato che alcune signore hanno provato a intonare le canzoni dell’AC della loro gioventù. La persona che canta la sua fede, crede con gioia  e in più mostra di  amare ciò che crede, secondo quanto sosteneva Agostino d’Ippona (1). E’ anche un modo di rafforzare la coesione del gruppo, suscitando potenti moventi emotivi.
4.Uno sguardo fiducioso sul futuro.
 Cerchiamo di attuare una disciplina personale in cui ci sforziamo di avere uno sguardo fiducioso sul mondo che ci circonda e sul futuro, in cui sono all’opera potenti forze di bene e, innanzi tutto, quella che è il fondamento della nostra speranza religiosa. La nostra critica delle cose sbagliate che ci sono nelle società in cui siamo immersi non sia mai a sfondo reazionario. Non è vero che ogni giorno, nell’iniziare le preghiere rituali delle lodi, recitiamo il salmo che fa ammenda delle mormorazioni di Massa e Meriba, quando gli israeliti sognarono di tornare indietro, al servaggio del Faraone?
5.Apertura alle forze nuove della società.
  Convinciamoci dell’importanza di coinvolgere maggiormente forze più giovani della società. Siamo portatori di una grande e onorevole tradizione, della quale ancora vi è necessità. Non dobbiamo acquietarci in una specie di  condizione di sopravvissuti in attesa della definitiva scomparsa.
6.Sostegno dei sacerdoti.
  Proponiamoci di sostenere i nostri preti nel loro faticoso e difficile ministero, in particolare nei loro eventuali momenti di sconforto e di sfiducia. Non aggraviamo i loro problemi mettendo di mezzo anche i nostri, personali e di gruppo. Non pretendiamo da loro ciò che non possono dare, in particolare soluzioni che tocca a noi laici  ideare e sperimentare, in famiglia, nel lavoro, nell'associazione.
7. Mantenere rapporti di amicizia e di stima con gli altri gruppi.
 In parrocchia non siamo l’unico gruppo che c’è e gli altri gruppi hanno anche idee e modi di fare che non coincidono con i nostri. Lasciamoci ammaestrare dalla storia della nostra confessione religiosa, che fu esaltante ma anche  sanguinosa e tremenda, come quella di  ogni grande movimento della società in fondo è stata. Impariamo, dai tempi nuovi in cui viviamo, il modo di coesistere e collaborare democraticamente con gente che la pensa diversamente. Non lanciamo scomuniche  e anatemi, per i quali del resto non abbiamo neppure l’autorità. Freniamo la lingua, asteniamoci da chiacchiere  inutili, dannose e dolorose sugli altri. Cerchiamo invece di conoscerli meglio e di apprezzarne l'azione e i risultati positivi. In una comunità come si vorrebbe che fosse quella parrocchiale ogni gruppo è complementare agli altri, non alternativo.
8.Conoscere meglio la dottrina della nostra fede.
 Proponiamoci di dedicare un po’ del  nostro tempo insieme a revisionare la nostra personale conoscenza delle principali verità della fede. L’autoformazione culturale è un’attività che caratterizza fortemente l’Azione Cattolica.
9.Acquisire una maggiore consapevolezza dei problemi con i quali le nostre comunità di fede oggi si confrontano.
 Alcuni temi sono all’ordine del giorno tra coloro che condividono le nostre idee religiose. Cerchiamo di  conoscerli meglio e di rifletterci su e, se possibile, di ideare un nostro apporto. Uno di essi è ad esempio quello della disciplina giuridica delle famiglie. Un altro è quello che riguarda l’organizzazione del mondo del lavoro.
 L’Azione Cattolica, in diverse occasioni nel corso dell’anno, li esplicita e li tratta. Cerchiamo di essere maggiormente in linea con questo lavoro.
10.Parlare agli altri.
 Pensiamo ad occasioni per far conoscere ad altri le nostre idee di fede, secondo l’impegno che abbiamo assunto aderendo all’Azione Cattolica. Non come piazzisti porta a porta del religioso o con spirito di proselitismo, ma come gente che non riferisce solo a sé medesima tutto ciò che fa e che pensa, e che sente di aver bisogno degli altri e di essere stata mandata verso di loro.

(1) da Agostino di Ippona, Enarrationes in psalomos, 72,1:
Defecerunt laudes quae cantantur in Deum. Molestam rem et quasi luctuosam videtur nuntiare. Qui enim cantat laudem, non solum laudat, sed etiam hilariter laudat: qui cantat laudem, non solum cantat, sed et amat eum quem cantat. In laude confitentis est praedicatio: in cantico amantis affectio.
[traduzione libera:Agostino di Ippona, Riflessioni sui salmi: Non si celebra più Dio cantando. Sembra allora che si stiano annunciando cose moleste  e tristi. Chi canta la propria fede, non solo canta, ma in più mostra di credere con gioia e di amare le verità che proclama.  Nelle parole c’è la fede e nel canto l’amore.]

Mario Ardigò – Azione Cattolica in San Clemente Papa – Roma, Monte Sacro, Valli.

sabato 16 giugno 2012

Tempo di inventari - mie riflessioni e uno scritto di G. B. Montini

Tempo di  inventari – mie riflessioni e uno scritto di G.B. Montini

  A volte si va al supermercato  e lo si trova chiuso per inventario. Accade ogni anno, di solito a gennaio. Devono vedere quello che hanno in magazzino e fare un po’ di conti. Per farlo hanno necessità di dedicarsi solo a quello.
 Per le persone umane i tempi degli inventari arrivano più o meno allo scoccare degli “-anta”, sui quarant’anni. Tra i quaranta e i cinquanta spesso si è ancora in buona efficienza fisica e allora li si rimanda, anche se si comincia a pensarci. Poi vi ci si dedica con sempre maggiore frequenza e, da  più anziani, per come posso constatare, riflettere sul senso del passato occupa molta parte della vita quotidiana. Nei periodi di inventari aiuta aver maturato un onesto e franco senso religioso. Si beneficia di un lavoro fatto prima, di costruzione di sé medesimi sotto l’aspetto spirituale. Ad un certo punto infatti ci si accorge che è troppo tardi per cominciare.
 A volte, ripensando a ciò che si è stati e a ciò che si è fatto, si è insoddisfatti. Si cercano scuse a certi compromessi ai quali si è deciso di piegarsi. Si cercano giustificazioni ai risultati non esaltanti che ci si accorge di aver raggiunto. Si esaltano quelli che si considerano dei successi. Ma spesso si esita a proporre la propria filosofia di vita ai più giovani, ai figli e ai  nipoti, come orientamento per il futuro. In genere i vorrebbe che i propri discendenti facessero meglio. In generale i sentimenti che emotivamente prevalgono sono la nostalgia, il rimpianto, il rimorso. Una visione religiosa della vita porta ad elevarsi verso un'altra meta. Ma, a volte, si scopre che mancano le risorse e che esse non possono più essere veramente recuperate. Se ne parla con gli altri, anche con i sacerdoti in confessione, ma si avverte che la propria vita è divenuta molto meno interessante per gli altri e che, inoltre, soluzioni che provengano dall’esterno non ci sono.
 Circa dieci anni fa venne per me, molto da presso, il tempo di un inventario. Mi resi conto che, fatte le somme, avevo lavorato bene: potevo, seguendo semplicemente ciò che mi era stato insegnato fin da piccolo, giungere dignitosamente al traguardo. Ma, certamente, mi sarebbe piaciuto aver fatto di più e di meglio. Con una certa sorpresa, scoprii poi che mi si dava l’occasione di continuare e così feci, fino ad oggi.
 Nel lavoro di spiritualità mi sono fatto molto guidare da esempi di vita che mi colpivano. Da molti anni porto nel mio libro di preghiere una riflessione di Giovanni Battista Montini scritta in un suo tempo di inventario. Ne trascrivo di seguito alcuni passi. La trovai pubblicata in un numero di Famiglia Cristiana.
Mario Ardigò – Azione Cattolica in San Clemente Papa – Roma, Monte Sacro, Valli
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di Giovanni Battista Montini:
[…]
“Ambulate dum lucis habetis (Jo. 12,35)”
[trad.: Camminate mentre avete la luce (Gv 12,35) – citazione dal Vangelo secondo Giovanni]
  Ecco, mi piacerebbe, terminando, di essere nella luce. Di solito la fine della vita temporale, se non è oscurata da infermità, ha una sua fosca chiarezza: quella delle memorie, così belle, così attraenti, così incomplete, così nostalgiche, e così chiare ormai per denunciare il loro passato irrecuperabile e per irridere al loro disperato richiamo. Vi è la luce che svela la delusione d’una vita fondata su beni effimeri e su speranze fallaci. Vi è quella di oscuri e ormai inefficaci rimorsi. Vi è quella della saggezza che finalmente intravede la vanità delle cose e il valore delle virtù che dovevano caratterizzare il corso della vita: vanitas vanitatum [trad.:vanità delle vanità. Citazione dal libro biblico del Qoelet, Qo 1]. Quanto a me vorrei finalmente una nozione riassuntiva e sapiente sul mondo e sulla vita: penso che tale nozione dovrebbe esprimersi in riconoscenza: tutto era dono, tutto era grazia; e com’era bello il panorama attraverso il quale si è passati; troppo bello, tanto che ci si è lasciati attrarre e incantare, mentre doveva apparire segno e invito.
 Ma, in ogni modo, sembra che il congedo debba esprimersi in un grande e semplice atto di riconoscenza, anzi di gratitudine: questa vita mortale è, nonostante i suoi travagli, i suoi oscuri misteri, le sue sofferenze, la sua  fatale caducità, un fatto bellissimo, un prodigio sempre originale e commovente, un avvenimento degno d’essere cantato in un gaudio e in gloria: la vita, la vita dell’uomo! Né meno degno d’esaltazione e di felice stupore è il quadro che circonda la vita dell’uomo: questo mondo immenso, misterioso, magnifico, questo universo dalle mille forze, dalle mille leggi, dalle mille bellezze, dalle mille profondità.
 E’ un panorama incantevole. Pare prodigalità senza misura. Assale, a questo sguardo quasi retrospettivo, il rammarico di non averlo ammirato abbastanza questo quadro, di non aver osservato quanto meritavano le meraviglie della natura, le ricchezze sorprendenti del macrocosmo e del microcosmo. Perché non ho studiato abbastanza, esplorato, ammirato la stanza nella quale la vita si svolge? Quale imperdonabile distrazione, quale riprovevole superficialità!
 Tuttavia almeno in extremis [trad.: all’ultimo], si deve riconoscere che quel mondo  qui per Ipsum factum est [trad.:che per mezzo di Lui fu fatto - citazione dal prologo del Vangelo secondo Giovanni, Gv 1,3], è stupendo. Ti saluto e ti celebro all’ultimo istante, con immensa ammirazione; e, come si diceva, con gratitudine: tutto è dono; dietro la vita, la natura, l’universo, sta la Sapienza; e poi, lo dirò in questo commiato luminoso (Tu ce lo hai rivelato, o Cristo Signore), sta l’Amore. La scena del mondo è un disegno, oggi tuttora incomprensibile per la sua maggior parte, d’un Dio Creatore, che si  chiama il Padre nostro che sta nei cieli! Grazie, o Dio, grazie e gloria a Te, o Padre!
 In questo ultimo sguardo mi accorgo che questa scena affascinante e misteriosa è un riverbero, è un riflesso della prima ed unica Luce; è una rivelazione naturale d’una straordinaria ricchezza e bellezza, la quale doveva essere una iniziazione, un preludio, un anticipo, un invito alla visione dell’invisibile Sole, quem nemo vidit unquam: unigenitus Filius, qui est in sinu Patris, Ipse enarravit [traduzione: che nessuno vide mai, l’unigenito Figlio, il quale è nel seno del Padre, è lui che ce lo ha rivelato - citazione dal prologo del Vangelo secondo Giovanni, Gv 1,18]. Così sia, Così sia.

venerdì 15 giugno 2012

Vivere da persone di fede in Monte Sacro Valli nell’era della metropolitana

Vivere da persone di fede in Monte Sacro Valli nell’era della metropolitana

 Oggi ha iniziato il suo servizio la linea della metropolitana che da piazza Conca d’Oro va verso piazza Bologna congiungendosi al tratto principale che va verso l’EUR, da un lato, e verso Rebibbia, dall’altro. Sono molto lontani i tempi in cui il nostro quartiere era congiunto al centro della città solo dalla linea di autobus 137, che faceva capolinea in via 20 Settembre, davanti al Ministero delle Finanze. Molte altre cose sono cambiate e altre cambieranno, con il transito di gente nuova, attratta dal capolinea della metropolitana.
 Il nostro quartiere iniziò ad essere edificato negli anni ’50 a ridosso del quartiere Monte Sacro Città Giardino e di quello del Tufello, costruiti prima dell’ultima guerra mondiale. Questi due ultimi quartieri erano costituiti da villini, abitati dalla borghesia, e da case popolari, consistenti a Val Melaina e dintorni in grossi comprensori e in altre parti in edifici più piccoli  di tre o quattro piani,  in cui vennero trasferiti anche molti che avevano perso casa a causa delle distruzioni fatte in centro per realizzare via dell’Impero (ora via dei Fori Imperiali) e via della Conciliazione. Essi erano abitati prevalentemente da famiglie romane d’origine. ll nostro quartiere è fatto di palazzoni di sette od otto piani, mia nonna li chiamava “casermoni”,  case popolari e altri edifici che pervennero al Ministero del Tesoro,  nei quali agli inizi si trasferirono famiglie di impiegati pubblici e di  militari, in particolare della Marina militare, provenienti da varie parti d’Italia.  La scuola elementare, in viale Tirreno, intitolata a Giuseppe Parini, era sul confine tra  Monte Sacro Tufello e Monte Sacro Valli. Io la frequentai da bambino. Si avvertiva molto la diversità di origine dei bambini dei due quartieri adiacenti. Tale diversità connotò anche le due rispettive parrocchie, rispettivamente del Santissimo Redentore e di San Clemente Papa e si avverte un po’ ancora oggi.  L’edificazione del nostro quartiere venne ultimata negli anni ’70. Le strade che lo attraversavano si congiunsero con via dei Prati Fiscali, che fu molto ampliata. All’inizio degli anni ’60 ricordo che via Val di Lanzo era ancora non asfaltata e verso via dei Prati Fiscali finiva con una fattoria, dove mia madre andava a comprare il latte. A quei tempi il nostro quartiere era di quando in quando attraversato da greggi di pecore che i pastori portavano a pascolare nel “pratone” tra via Conca d’Oro e l’Aniene, provenienti dai prati della Bufalotta, zona che oggi è edificata molto intensamente.
 Storicamente il quartiere di Monte Sacro fu concepito durante l’epoca del fascismo come un quartiere satellite, piuttosto autosufficiente. Il suo centro era a Piazza Sempione, con la Chiesa parrocchiale degli Angeli Custodi, le scuole elementari e le medie. Fu all’origine caratterizzato da stabili borghesi accanto a edifici di edilizia popolare, secondo la concezione corporativa del fascismo. L’accesso verso il centro si aveva attraverso la via Nomentana e il ponte Tazio, costruito sul fiume Aniene, all’altezza dell’antico ponte Nomentano. La costruzione del ponte delle Valli, che ci congiunse al quartiere Africano (viale Libia) e l’allargamento di via Prati Fiscali verso via Salaria ci alleviò da quella condizione periferica, consentendo in particolare il passaggio di diverse altre linee di autobus e di un intenso traffico veicolare. Oggi ne usciamo definitivamente con l’entrata in servizio del nuovo tronco della metropolitana. In un certo senso siamo passati da una condizione di marginalità periferica ad un’altra di zona di passaggio, che collega l’estrema periferia, intensamente edificata fino ad oltre Grande Raccordo Anulare, al centro della città. Mentre in origine i flussi più intensi del traffico veicolare lambivano il nostro quartiere lungo via Prati Fiscali, viale Jonio, viale Tirreno e via Conca d’Oro, ora il nostro quartiere è attraversato da un intenso flusso veicolare lungo via Val di Lanzo. In questa situazione via Val Padana costituisce in qualche modo ancora l’anima e il cuore del nostro quartiere, preservata dal traffico più intenso e comoda per passeggiarvi, per i larghi marciapiede di cui è dotata e gli alti pini. Ad un capo di via Val Padana, su largo Val Santerno, furono fin dall’origine progettati gli edifici parrocchiali, quindi la casa del clero, i locali per le riunioni, il teatro, il campo da gioco e ora c’è la nuova Chiesa parrocchiale. Quest’ultima era in corso di costruzione quando, nel 1991, ritornai nel quartiere dopo tre e mezzo anni trascorsi in Abruzzo e nel quartiere San Saba. Prima le Messe venivano celebrate nell’ampio locale sotterraneo che originariamente si pensava di utilizzare come cinema parrocchiale. Io ricevetti lì sotto la Prima Comunione e la Cresima.
 Negli ultimi quindici anni ho notato che dal punto di vista sociale il Tufello e il nostro quartiere si sono fatti in qualche modo più omogenei, il primo ha perso un po’ della sua romanità e il secondo il suo essere in prevalenza composto di immigrati da altre parti d’Italia. E’ arrivata gente nuova e le situazioni sociali si sono rimescolate. Più recenti sono i flussi migratori dall’Asia, che hanno portato da noi cinesi,  pakistani e bengalesi, che sono anche commercianti (due ristoranti cinesi, tre tavole calde cinesi, due pizzerie/kebab, un alimentari gestito da bengalesi e un negozio di frutta gestito da pakistani). In via Val di Lanzo è stata aperta una piccola moschea frequentata da asiatici del lontano Oriente. Qualche volta mi è capitato di notare per strada persone con la veste bianca dei pellegrini alla Mecca.
 Il nostro quartiere ha mantenuto, delle origini, una impronta di meno marcata attitudine alla socialità, caratteristica che un tempo era propria degli impiegati pubblici di medio e alto livello, in particolare dei militari e degli altri impiegati dello Stato. Ha fama di essere politicamente  di destra, anche se, in realtà, per lunghi anni fu un "feudo" della sinistra democristiana. Questi tratti distintivi si notano anche in parrocchia. Il quartiere non si è mai  mostrato particolarmente aperto alle novità. La principale conquista sociale  è stata la difesa del grande spazio verde del pratone, che, per merito del movimento dei cittadini del quartiere, è stato preservato da ulteriore edilizia intensiva e ora è parco pubblico. Un altro movimento ha preservato i pini di via Val Padana, minacciati da un progetto municipale per la realizzazione di parcheggi sotterranei. Senza i pini, via Val Padana avrebbe perso la sua principale caratteristica di amenità.
 Ai tempi in cui vi arrivarono i miei genitori, da Bologna, nel 1958, il quartiere era prevalentemente abitato da giovani coppie con bambini piccoli. Ora quei genitori sono diventati molto anziani e quei bambini hanno la mia età, sono cinquantenni. Vi sono molti anziani soli, accuditi da badanti, spesso straniere. Negli ultimi anni, dopo che gli enti pubblici che erano proprietari di molti degli edifici del quartiere li hanno venduti agli inquilini a prezzi calmierati, molti appartamenti sono passati di mano e sono tornate coppie giovani con bambini. Ma le torme di bambini che impazzavano negli anni Sessanta in via Val Padana e nei giardinetti all’interno degli isolati non ci sono più. Da bambino di sette/otto anni me ne andavo da solo in giro per il quartiere, in particolare da casa fino alla parrocchia, per giocare ai biliardini e per le liturgie dedicate ai più piccoli; oggi è considerato imprudente lasciare fare la stessa cosa a un ragazzino di quella età. Il traffico è enormemente aumentato. E di quando in quando si possono anche fare brutti incontri.
 Che peso ha la religione nel nostro quartiere e, innanzi tutto, ha un peso?
 Mi pare che il quartiere abbia resistito agli sforzi dei nostri sacerdoti di promuovere una comunità di fede più coesa, prendendo a modello l’organizzazione del movimento neocatecumenale. La gente preferisce starsene un po’ sulle sue, come sempre. Non gradisce obblighi troppo intensi, né relazioni troppo strette. Come ho ricordato, questo è un costume del quartiere che risale alle origini. Alcuni si sentono urtati da certe nuove idee e prassi  in materia di dottrina e liturgia, che contrastano con parte degli insegnamenti ricevuti da piccoli, e altri dal conservatorismo politico che si respira in alcuni ambienti. In generale si sente abbastanza la mancanza di luoghi sociali come quelli dell’Azione Cattolica come fu fino alla fine degli anni ’70, in cui gli adulti tra i trenta e i cinquant’anni, l’età cruciale della riproduzione, possano vivere una fede laicale senza troppi vincoli di soggezione alla direzione altrui e con piena e autonoma responsabilità. Il nucleo storico dell’Azione Cattolica è rimasto, ma l’età media si è molto alzata. Nelle riunioni di quest’anno abbiamo iniziato a riflettere sulle cause di ciò che è successo. Se ne possono individuare diverse, tra le quali indubbiamente devono annoverarsi un non favorevole clima culturale, la progressiva secolarizzazione da una parte e l’affermarsi di una religiosità di tipo prevalentemente spirituale/liturgica e fondata su grandi eventi dall’altra. Il che è come dire che il modello laicale come lo si concepì negli anni Sessanta durante il Concilio Vaticano 2° stenta ad affermarsi. E, infine, c’è una certa massificazione delle idee e dei costumi sociali, di cui iniziò a parlare tanti anni fa Pier Paolo Pasolini.
 Anni fa, uscendo dalla Messa domenicale, chiesi alle mie figlie, che erano bambine, di contare le persone che, quando ci venivano incontro, avevano il viso sorridente o, almeno, non corrucciato. Non ne trovarono nessuna. Indubbiamente si vedono in giro molte espressioni dure. Ricordo che uno dei sacerdoti che anni fa furono coadiutori di don Carlo se nel lamentava spesso. Alla fine se ne andò. Eppure il nostro quartiere non presenta  complessivamente problemi marcati di povertà, anche se so che la parrocchia assiste molte famiglie in difficoltà per diversi motivi. Si dovrebbe fare un tentativo di recuperare una certa gioia di vivere insieme: in fondo la religione serve proprio a questo. L’architettura del quartiere è ancora favorevole, anche se manca un vero centro pubblico  di aggregazione, come può essere, in piccolo paese, la piazza principale, con panchine e botteghe. L’ovale di largo Val Santerno, davanti alla Chiesa parrocchiale, originariamente pensato come sagrato, è ormai destinato a parcheggio intensivo  e non penso che si cambierà, dato il bisogno di posti macchina indotto dalla nuova recente disciplina della sosta veicolare, che ha determinato la perdita di almeno un centinaio di posti macchina lungo le vie del quartiere. E il giardinetto di piazza Conca d’Oro è stato irrimediabilmente devastato dai nuovi impianti della stazione della metropolitana, con la loro brutta architettura funzionalistica sovrastante. Le stazioni, poi,  sono posti di passaggio, con gente che va gente che viene; la socialità ha invece bisogno di posti in cui fermarsi un po’ più a lungo. E la religiosità è una forma di socialità, non si esprime solo nell’individualità personale.
Mario Ardigò – Azione Cattolica in San Clemente Papa – Roma, Monte Sacro, Valli.



martedì 12 giugno 2012

Un pensiero di F.F. (“Ciccio”) sulle letture della Messa del giorno nella domenica di Pentecoste

Un pensiero di F.F. (“Ciccio”) sulle letture della Messa del giorno nella  domenica di Pentecoste

 Nella prima lettura, tratta dagli Atti degli Apostoli, è descritta una scena che di primo acchito può sconcertare chi ancora la consideri con gli occhi della carne. Facendosi guidare dalla Parola, molte obiezioni però cadono, ci si addolcisce e la si può intendere al di là della nostra esperienza materiale e della nostra razionalità.
“dal cielo un fragore … apparvero lingue di fuoco"
Che cosa ci vuole dire questa Parola, se non spiegarci chiaramente la potenza dello Spirito Santo? L’ardore della sua forza,  o meglio del suo amore verso tutti noi, che, come gli apostoli e i discepoli dell’episodio biblico, a volte siamo popolo temporaneamente sbandato, annichilito, impaurito. Meravigliati e stupefatti ci accorgiamo, sotto l’azione dello Spirito Santo, di poter essere intesi, pur nella diversità dei nostri linguaggi, come se parlassimo una sola lingua, come se fossimo diventati gente di un solo popolo, senza distinzione di regioni e di continenti. Ci scopriamo innamorati di Dio e ne proclamiamo la grandezza, la misericordia e il suo amore immenso.
 Nella seconda lettura, dalla Lettera di San Paolo ai Galati, troviamo continue esortazioni a non cadere nel piacere, a non lasciarci affascinare dal sorriso e dalla parola convincente di Satana. Egli infatti, corteggiandoci, ci invita e ci prepara a godere, a gustare la dissolutezza, la discordia, la gelosia, l’appagamento della carne, tutto ciò che soddisfa.
 Allora lo Spirito Santo, venendoci incontro e conoscendo le nostre debolezze, ci insegna a gioire seguendo la Parola di Cristo, rinunciando a questa carne, per entrare nel cuore, nella mente di Dio. Ci farà bere l’acqua dissetante e cristallina della sua sorgente, quando avremo le labbra secche per il dolore, l’inganno e l’incomprensione. Che meraviglia, che dolcezza, questi doni dello Spirito Santo che sono amore, gioia, fedeltà e dominio di sé! Camminiamo dunque sulla via che egli ci traccia! Godremo di piaceri più grandi di quelli della carne: quelli dello spirito, del cuore, dell’anima, che non hanno confini.
 Il Vangelo secondo Giovanni ci esorta ad ascoltare la voce del Paraclito, cioè del Consolatore, il quale eliminerà alla radice la causa della nostra sofferenza umana. Questa immensa energia di Dio, questo Spirito che è la Verità, ci darà la forza di sopportare la via crucis dei nostri giorni; ci aiuterà a sollevarci dopo ogni caduta; ma soprattutto ci allevierà il peso della nostra quotidiana croce. Ci esorterà a mantenere la nostra dignità, quella di figli di Dio. Ci parlerà di ciò che il Padre ha voluto che sapessimo.
 Capite quale amore e desiderio di protezione ha verso di noi il Paraclito?
 Anche noi, in Gesù, parteciperemo dei doni divini. Riflettiamoci su un momento. Dio Padre, in considerazione di Gesù,  mediante lo Spirito Santo, che agirà quasi al modo di eccezionale notaio, distribuirà tra noi, suoi figli, un grande patrimonio.

F.F. “Ciccio” – Azione Cattolica in San Clemente Papa – Roma, Monte  Sacro, Valli.

sabato 9 giugno 2012

Dal presidente: diario dell'anno associativo 2011-2012

Dal  presidente:
Diario dell’anno associativo 2011-2012


Convegno ecclesiale diocesano (lunedì 13 e martedì 14 giugno 2011)
Il Presidente dell’Azione Cattolica ha partecipato all’annuale Convegno diocesano “La gioia di generare alla fede nella Chiesa di Roma”. Le relazioni sono state tenute dal Papa Benedetto XVI, dal Cardinale Vicario Vallini e da Mons. Lonardo.

Consiglio pastorale parrocchiale (domenica 19 giugno 2011)
Il Presidente dell’Azione Cattolica ha partecipato alla riunione di Consiglio Pastorale, presieduta dal Parroco, con la partecipazione del Vescovo ausiliare del settore nord mons. Guerino Di Tora. All’ordine del giorno: la verifica dell’itinerario sacramentale dell’iniziazione cristiana sulla base delle indicazioni diocesane.

Messa di trigesimo per Lucia (domenica 4 ottobre 2011)
Il gruppo di AC partecipa alla Messa di trigesimo in memoria di Lucia Caturano Daniele.

Campo diocesano (venerdì 16, sabato 17 e domenica 18 settembre 2011)
Partecipazione al Campo diocesano per Responsabili parrocchiali di AC. Il Campo, sul tema “Alkzati, tichiama”, si è svolto presso l’Hotel Piccola Opera di Vitorchiano ed è stato dedicato all’approfondimento del tema annuale e al programma delle iniziative annuali unitarie e di settore.

Prima riunione (martedì 4 ottobre 2011)
Lettura e commento con Don Jim della Parola di Dio di domenica 9 ottobre (Isaia 25, Filippesi 4, Matteo 22). Proiezione del powerpoint sulle “vacanze dello spirito” di Carlo Finocchietti. Mario Ardigò presenta il libro “Modernità liquida” di Zygmunt Bauman.

Seconda riunione (martedì 11 ottobre 2011)
Lettura e commento con Don Jim della Parola di Dio di domenica 9 ottobre (Isaia 45, Tessalonicesi 1, Matteo 22). Angela Ardigò presenta il libro “Il fattore umano” di Graham Greene. Carlo Finocchietti presenta il film “Il villaggio di cartone di Ermanno Olmi”.  I neo-sposi C. F. e D. P. presentano le foto del loro matrimonio, consegnano le bomboniere ai presenti e ricevono l’omaggio del gruppo.

Adultinsieme (domenica 16 ottobre 2011)
Partecipazione all’incontro diocesano del Settore Adulti a Santa Maria delle Grazie al Trionfale. Relazioni di Don Giuseppe Masiero (Assistente centrale Settore Adulti) e Giovanni Salmeri (Università di Roma Tor Vergata) sul tema dell’anno “Coraggio! Alzati, ti chiama”.

Terza riunione (martedì 18 ottobre 2011)
Lettura e commento con Don Jim della Parola di Dio di domenica 23 ottobre (Esodo 22, Tessalonicesi 1, Matteo 22). Proiezione del video “Sogni veri” tratto dal testo annuale AC per gli adulti. Presentazione e distribuzione della lettura di Mario Ardigò del “Garibaldi” di Denis Mack Smith.

Quarta riunione (martedì 25 ottobre 2011)
Lettura e commento con Don Jim della Parola di Dio di domenica 30 ottobre (Malachia 1, Prima Tessalonicesi 2, Matteo 23). Cattolici e politica: presentazione e distribuzione dell’intervento di Franco Miano al Forum di Todi del 17 ottobre, dell’editoriale di Mons. Bruno Forte “Dio è nel cuore della politica” e della lettura di Mario Ardigò dell’Avventura di un povero cristiano di Ignazio Silone.

Quinta riunione (martedì 8 novembre 2011)
Lettura e commento con Don Jim della Parola di Dio di domenica 13 novembre (Proverbi 31, Prima Tessalonicesi 5, Matteo 25). Proiezione della video-intervista a Suor Eugenia Bonetti sulla tratta delle donne. Lettura di Mario Ardigò di “Democrazia e valori” di Giorgio Campanini e di “Tradimento e (è) perdono” di Francesco Frangone.

Sesta riunione (martedì 15 novembre 2011)
Lettura e commento con Don Jim della Parola di Dio di domenica 13 novembre (Proverbi 31, Prima Tessalonicesi 5, Matteo 25). Lettura di Mario Ardigò di “Giobbe” di Philiph Roth. Proiezione del video sull’esperienza spirituale del silenzio a San Girolamo di Spello.

Settima riunione (martedì 22 novembre 2011)
Lettura e commento con Don Jim della Parola di Dio di domenica 27 novembre, prima d’Avvento (Isaia 63, Prima Prima Corinti 1, Marco 13). Presentazione dell’esperienza dell’Azione Cattolica della Birmania. 

Ottava riunione (martedì 29 novembre 2011)
Lettura della Parola di Dio di domenica 4 dicembre, seconda d’Avvento (Isaia 40, Seconda lettera di Pietro 3, Marco 1). Presentazione dell’esperienza dell’Azione Cattolica del Burundi.

Ritiro spirituale d’Avvento (sabato 3 dicembre 2011)
Il gruppo ha partecipato al Ritiro spirituale d’Avvento organizzato dal Settore Adulti dell’AC diocesana presso la Casa Regina Mundi delle Figlie della Carità. Il ritiro ha avuto per tema “Purificare l’amore – L’amore che purifica” ed è stato predicato da Don Gianni Di Pinto, assistente diocesano del settore Adulti.

Incontro diocesano mensile per responsabili (lunedì 5 dicembre 2011)
T. Z. partecipa all’incontro di formazione in centro diocesano per responsabili parrocchiali del settore adulti.

Nona riunione (martedì 6 dicembre 2011)
Lettura e commento con Don Jim della Parola di Dio di domenica 11 dicembre, terza d’Avvento (Isaia 61, Prima Tessalonicesi 5, Giovanni 1). Presentazione dell’esperienza dell’Azione Cattolica Argentina con proiezione di video.


Memoria di Lucia Caturano Daniele (martedì 13 dicembre 2011, festività di Santa Lucia)
Il gruppo partecipa alla celebrazione della Messa in memoria di Lucia Caturano Daniele. Dopo la Messa il gruppo è ospite di L. D. per una festa-memoriale, con testimonianze. Lettura del messaggio di Franco Miano, presidente nazionale dell’AC, al gruppo di San Clemente e a Lorenzo in ricordo di Lucia.

Decima riunione (martedì 20 dicembre 2011)
Lettura e commento con Don Jim delle letture del Natale. Proiezione di spezzoni del film “Gesù di Nazaret” (Natività) di Franco Zeffirelli e “io sono con te” (Gesù al tempio) di Guido Chiesa. Scambio di auguri.

Incontro diocesano mensile per responsabili (lunedì 9 gennaio 2012)
T. Z. partecipa all’incontro di formazione in centro diocesano per responsabili parrocchiali del settore adulti. Il tema dell’incontro è il terzo capitolo del testo annuale di catechesi degli adulti di AC dedicato al “Desiderio di amore”.

Undicesima riunione (martedì 10 gennaio 2012)
Lettura e commento con Don Jim della Parola di Dio di Domenica 15 gennaio, seconda del tempo ordinario (Primo libro di Samuele 3; Prima lettera ai Corinti 6; Vangelo di Giovanni 1). Proiezione della video-intervista a Luigi Accattoli tratta dal Dvd del testo annuale di catechesi. Lettura di Mario Ardigò del libro di Roberto Gatti “Fede, ragione e politica nella città secolare”.

Incontro diocesano sulla pace (domenica 15 gennaio 2012)
IL gruppo ha partecipato all’incontro dell’AC diocesana sul messaggio del Papa per la 45^ giornata mondiale per la pace sul tema “Educare i giovani alla giustizia e alla pace”. L’incontro si è tenuto nella Parrocchia di San Gioacchino in Prati.

Dodicesima riunione (martedì 17 gennaio 2012)
Lettura e commento con Don Jim della Parola di Dio di Domenica 22 gennaio, terza del tempo ordinario (Genesi 3; Prima lettera ai Corinzi 7; Vangelo di Marco 1). Settimana per l’unità dei cristiani: proiezione del video dedicato alle dichiarazioni del Concilio Vaticano II all’ecumenismo e alla libertà religiosa. Testo di M. C..

Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani (venerdì 20 gennaio 2012)
Il gruppo di AC ha animato la Messa serale del giorno della Settimana per l’unità dei cristiani dedicato a “la sofferenza cristiana”. E’ stata ricordata la testimonianza di Maria Sagheddu che crebbe nell’Azione Cattolica sarda dove maturò la sua vocazione di monaca trappista. Offrì la sua vita per l'unità dei cristiani, meditando incessantemente il versetto del vangelo di Giovanni: siate uno "perché il mondo creda". E’ stata dichiarata Beata nel 1983 con il nome di “Gabriella dell’unità”.

Tredicesima riunione (martedì 24 gennaio 2012)
Lettura e commento con Don Jim della Parola di Dio di Domenica 29 gennaio, quarta del tempo ordinario (Deuteronomio 18; Prima lettera ai Corinzi 7; Vangelo di Marco 1). Testimonianza di G. S.. Lettura di Mario Ardigò del romanzo “Un caso bruciato” di Graham Greene.

Quattordicesima riunione (martedì 31 gennaio 2012)
Lettura e commento con Don Jim della Parola di Dio di Domenica 5 febbraio, quinta del tempo ordinario (Giobbe 7; Prima lettera ai Corinzi 9; Vangelo di Marco 1). Videointervista di Chiara Finocchietti a Oscar Luigi Scalfaro sull’impegno politico dei giovani di AC. Lettura di Mario Ardigò del saggio “Il brutto anatroccolo – Il laicato cattolico italiano” di Fulvio De Giorgi.


Quindicesima riunione (martedì 7 febbraio 2012)
“Lectio” e “ruminatio” della Parola di Dio di Domenica 12 febbraio, sesta del tempo ordinario (Levitico 13; Prima lettera ai Corinzi 10; Vangelo di Marco 1). Scambio di commenti personali. Lettura del testo di padre Turoldo “Cosa pensare e come pregare di fronte al male” e del testo di Mons. Gianfranco Ravasi “Il dolore, icona di Dio e dell’uomo”. Proiezione della scena iniziale (Gesù nell’orto del Getsemani) del film di Mel Gibson “The Passion”. Ampio dibattito.

Sedicesima riunione (martedì 14 febbraio 2012)
Proiezione del video con la scena del miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci tratta dal film “Gesù di Nazaret” di Franco Zeffirelli. Lettura e commento con Don Jim della Parola di Dio di Domenica 19 febbraio e in particolare della guarigione del paralitico. Lettura dei testi del Catechismo degli adulti dedicati ai miracoli. Lettura di Mario Ardigò del saggio “Un cattolico a modo” suo di Pietro Scoppola.

Diciassettesima riunione (martedì grasso 21 febbraio 2012)
Incontro di festa per il Carnevale. Esibizione della showgirl Balèn. Giochi del prestigiatore Lorenzo Daniele. Canti di gruppo. Frappe e castagnole.

Celebrazione della Parola (giovedì 23 febbraio 2012)
C. F. ha partecipato per l’Azione Cattolica alla prima delle celebrazioni della Parola proposte in parrocchia i giovedì di Quaresima.

Ritiro spirituale diocesano (sabato 25 febbraio 2012)
Il gruppo ha partecipato al Ritiro spirituale per adulti nel tempo di Quaresima proposto dal Settore Adulti del’AC diocesana presso il Monastero delle Suore Benedettine Camaldolesi di Roma. Le meditazioni sono state proposte da Don G. D. P., assistente diocesano del settore adulti.

Diciottesima riunione (martedì 28 febbraio 2012)
Proiezione della scena del Sacrificio di Isacco dal film “Abramo” della Lux Vide. Lettura e commento con Don Jim della Parola di Dio di domenica 4 marzo, seconda di Quaresima (Genesi 22, Romani 8, Marco 9). Lettura di Mario Ardigò della poesia “Alba” di David Maria Turoldo.

Diciannovesima riunione (martedì 6 marzo 2012)
Proiezione della scena della cacciata dei mercanti dal tempio tratta dal film “Gesù di Nazaret” di Franco Zeffirelli. Lettura e commento con Don Jim della Parola di Dio di domenica 11 marzo, terza di Quaresima (Esodo 20, Prima Corinti 1, Giovanni 2). Esercizi spirituali in città promossi dall’AC diocesana. Lettura del testo dedicato al nostro quartiere di Mario Ardigò.

Quaresima a casa tua
“Quaresima a casa tua” è una iniziativa che si realizza il mercoledì delle settimane di Quaresima ed è promossa da Lorenzo Daniele e dal gruppo di AC. Prevede una celebrazione della Parola nelle case dei malati e disabili del quartiere, impossibilitati a partecipare alle attività ordinarie della parrocchia e del gruppo.

Esercizi spirituali nella città (8-10 marzo 2012)
Il gruppo ha partecipato agli esercizi spirituali organizzati dall’AC diocesana nella Basilica di santa Croce in Gerusalemme e predicati da Don Filippo Morlacchi. Il tema generale è stato: “Signore da dove prendi quest’acqua viva?” (Gv 4,11).

Ventesima riunione (martedì 13 marzo 2012)
C. F. legge la sua riflessione sulla Quaresima. Lettura e commento con Don Jim della Parola di Dio di domenica 18 marzo, quarta di Quaresima. La prima lettura (2 Cronache 36) è stata commentata dall’Aria “Dio di Giuda” del Nabucco di Giuseppe Verdi. Il salmo 136 è stato commentato con il “Va pensiero” dal Nabucco. Sono stati poi letti Efesini 2 e Giovanni 3. Mario Ardigò ha infine presentato le sue riflessioni sul ruolo dei cattolici a partire da un testo di Gustavo Zagrebelsky. E’ seguito ampio dibattito.

Ventunesima riunione (martedì 20 marzo 2012)
Lettura e commento con Don Jim della Parola di Dio di domenica 25 marzo, quinta di Quaresima (Geremia 31, Ebrei 5, Giovanni 12). Proiezione dell’ultima parte del film di Martin Scorsese “L’ultima tentazione di Cristo”. Mario Ardigò ha infine presentato “le ragioni del credere” da una relazione del teologo Giuseppe Lorizio.

Ventiduesima riunione (martedì 27 marzo 2012)
Lettura e commento con Don Jim della Parola di Dio della domenica delle Palme 1 aprile (Isaia 50, Filippesi 2, Passio secondo San Marco). Presentazione dell’ultima parte del film di Pier Paolo Pasolini “Il Vangelo secondo Matteo”. Mario Ardigò ha infine presentato “Contro le radici – Tradizione, identità, memoria” di Maurizio Bettini.

Ventitreesima riunione (martedì santo 3 aprile 2012)
Proiezione del Vangelo secondo Matteo di Pasolini con le scene del processo, della via crucis, della morte e resurrezione di Gesù, ambientate a Matera e Ginosa. Ascolto di tre brani musicali, Il primo è il Miserere di Saverio Selecchy, colonna sonora della processione del venerdì santo a Chieti. Il secondo è il celebre coro iniziale (Kommt, ihr Töchter, helft mir klagen) della Passione secondo Matteo di Johann Sebastian Bach. E infine una canzone di Francesco Guccini, scritta nel 1965 ma cantata ininterrottamente fino ad oggi, Dio è morto. Le strofe finali di Guccini sono diventate la nostra preghiera finale.

Ventiquattresima riunione (martedì 17 aprile 2012)
Lettura e commento con Don Jim della Parola di Dio di domenica 22 aprile, terza di Pasqua (Atti 3, Prima San Giovanni 2, Luca 24). Mario Ardigò presenta Giuseppe Toniolo, beatificato domenica 29 aprile. Proiezione del video e dei pannelli della mostra predisposti dall’AC. Programma della beatificazione.

Incontro diocesano di formazione (domenica 22 aprile 2012)
Partecipazione al terzo incontro di formazione per presidenti e responsabili associativi sul tema “Laici di AC al servizio della chiesa e del mondo”. L’incontro si è tenuto nella parrocchia dei Santi Gioacchino e Anna ed è stato animato da Giuseppe Notarstefano, consigliere nazionale di AC.

Venticinquesima riunione (martedì 24 aprile 2012)
Proiezione del film “San Pietro” coprodotto da Lux Vide, Rai Fiction e Sanpaolofilm con le vicende della resurrezione e delle apparizioni di Gesù agli apostoli. Lettura e commento della parola di Dio di domenica 29 aprile, quarta di Pasqua (Atti degli Apostoli 4; Prima lettera di Giovanni 3; Vangelo di Giovanni 10 del “buon pastore”).

Incontro diocesano MLAC sulla Dottrina Sociale della Chiesa (sabato 5 maggio 2012)
Partecipazione al corso sulla DSC organizzato dal Movimento lavoratori di AC in Centro diocesano.
Tema dell’incontro: l’impegno civile cristianamente orientato.

Ventiseiesima riunione (martedì 8 maggio 2012)
Lettura della Parola di Dio di domenica 13 maggio, sesta di Pasqua (Atti 10; Prima San Giovanni 4; Giovanni 15). Commento di G. M. . Commento di Don Jim  e ampio dibattito. Testimonianza dell’esperienza personale in Azione Cattolica di M. C.

Pellegrinaggio mariano del Settore adulti di AC (Sabato 12 maggio 2012)
Partecipazione al tradizionale pellegrinaggio diocesano mariano al Santuario Madre del Buon Consiglio dei Padri Agostiniani di Genazzano.

Ventisettesima riunione (martedì 15 maggio 2012)
Lettura della Parola di Dio di Domenica 20 maggio, Ascensione del Signore (Atti 1; Efesini 4; Marco 16). Commento di Antonietta Pastore. Commento di Don Jim e ampio dibattito. L’incontro è stato aperto e chiuso dalla videoproiezione e ascolto di due celebri spiritual pasquali della tradizione americana: Oh Happy day per coro e Amazing grace, cantato da Nana Mouskouri.

Ventottesima riunione (martedì 22 maggio 2012)
Lettura della Parola di Dio di domenica 27 maggio, festa di Pentecoste (Atti degli Apostoli 2; Lettera ai Galati 5; Giovanni 15). Commento di C. F. . Commento di Don Jim e ampio dibattito.

Ventinovesima riunione (martedì 29 maggio 2012)
Lettura e commento con Don Jim della parola di Dio di domenica 3 giugno, festa della Trinità (Deuteronomio 4; Romani 8; Matteo 28).

Festa di fine anno associativo (venerdì 1 giugno 2012)
Cena in pizzeria per festeggiare la chiusura dell’anno associativo 2011-12.