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Il gruppo di AC di San Clemente Papa si riunisce abitualmente il martedì alle 17 e anima la Messa domenicale delle 9.

Mario Ardigò, dell'associazione di AC S. Clemente Papa - Roma

domenica 30 settembre 2012

Domenica 30 settembre 2012 - letture - sintesi dell'omelia della Messa delle nove - avvisi

Domenica 30-9-12–  Lezionario dell’anno B per le domeniche e le solennità – 26° domenica del Tempo Ordinario  – 2° settimana del salterio – colore liturgico: verde – Letture e sintesi dell’omelia della Messa delle nove – Avvisi del parroco e avvisi di A.C.

Cielo coperto, 26°. Chiesa parrocchiale piena. Buona partecipazione ai canti. Gruppo di A.C. a sinistra dell’altare, guardando l’abside.

Buona domenica a tutti i lettori!

Prima lettura
Dal libro dei Numeri (Nm 11,25-29)

 In quei giorni, il Signore scese nella nube e parò a Mosè: tolse parte dello spirito che era su di lui e lo pose sopra i settanta uomini anziani; quando lo spirito si fu posato su di loro, quelli profetizzarono, ma non lo fecero più in seguito. Ma erano rimasti due uomini nell’accampamento, uno chiamato Eldad e l’altro Medad. E lo spirito si posò  su di loro; erano far gli iscritti, ma non erano usciti per andare alla tenda. Si misero a profetizzare nell’accampamento. Un giovane corse ad annunciarlo a Mosè e disse: “Eldad e Medad profetizzano nell’accampamento”. Giosué, figlio di Nun, servitore di Mosè fin dalla sua adolescenza, prese la parola e disse: “Mosè, mio signore, impediscili!”. Ma Mosè gli disse: “Sei tu geloso per me? Fossero tutti profeti nel popolo del Signore e volesse il Signore porre su di loro il suo spirito!”.

Salmo responsoriale
Dal  salmo 18

La legge del Signore è perfetta,
rinfranca l’anima;
la testimonianza del Signore è stabile,
rende saggio il semplice.

Il timore del Signore è puro,
rimane sempre in me;
i giudizi del Signore sono fedeli,
sono tutti giusti.

Anche il tuo servo ne è illuminato,
per chi li osserva è grande il profitto.
Le inavvertenze, chi le discerne?
Assolvimi dai peccati  nascosti.

Anche dall’orgoglio salva il tuo servo
perché su di me non abbia potere;
allora sarò irreprensibile,
sarò puro da grave peccato.


Seconda lettura
Dalla lettera di san Giacomo apostolo  (Gc, 5,1-6)

 Ora voi, ricchi: piangete e gridate  per le sciagure che cadranno su di voi! Le vostre ricchezze sono marce, i vostri vestiti sono mangiati dalle tarme. Il vostro oro e il vostro argento sono consumati dalla ruggine, la loro ruggine si alzerà ad accusarvi e divorerà le vostre carni come un fuoco. Avete accumulato tesori per gli ultimi giorni! Ecco, il salario dei lavoratori che hanno mietuto sulle vostre terre, e che voi non avete pagato, grida, e le proteste dei mietitori sono giunte alle orecchie del Signore onnipotente. Sulla terra avete vissuto in mezzo a piaceri e delizie, e vi siete ingrassati per il giorno della strage. Avete condannato e ucciso il giusto ed egli non vi ha apposto resistenza.

Vangelo
Dal Vangelo secondo Marco (Mc 9,38-43.45.47-48)

 In quel tempo, Giovanni disse a Gesù: “Maestro, abbiamo visto uno che scacciava demòni nel tuo nome e volevamo impedirglielo, perché non ci seguiva”. Ma Gesù disse: “Non glielo impedite, perché non c’è nessuno che faccia un miracolo nel mio nome e subito possa parlare male di me: chi non è contro di noi è per noi. Chiunque infatti vi darà da bere un bicchiere d’acqua nel mio nome perché siete di Cristo, in verità io vi dico, non perderà la sua ricompensa. Chi scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, è molto meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare. Se la tua mano ti è motivo di scandalo, tagliala: è meglio per te entrare nella vita con una mano sola, anziché con le due mani andare nella Geènna, nel fuoco inestinguibile. E se il tuo piede ti è motivo di scandalo, taglialo: è meglio per te entrare nella vita con un piede solo, anziché con i due piedi essere gettato nella Geènna. E se il tuo occhio ti è motivo di scandalo, gettalo via: è meglio per te entrare nel regno di Dio con un occhio solo, anziché con due occhi essere gettato nella Geènna, dove il loro verme non muore e il fuoco non si estingue”.

Sintesi dell’omelia della Messa delle nove

 Con le letture di oggi la Chiesa madre ci vuole nutrire e, in particolare, ci invita alla conversione e alla comunione tra noi.
  Nel brano evangelico di questa domenica ci viene presentato Gesù che corregge l’apostolo Giovanni, il quale voleva che fosse impedito a un uomo di scacciare i demòni in nome di Gesù perché non era tra i suoi seguaci. Gesù disse di non farlo, perché comunque quell’uomo aveva deciso di seguire il suo insegnamento, anche se non faceva parte del gruppo dei discepoli. Anche nella prima lettura ci viene presentato un episodio simile, con al centro Mosé: due uomini avevano iniziato a profetare nell’accampamento, invece che nella Tenda del convegno, dove erano stati convocati perché lo spirito  si posasse su di loro; infatti non erano riusciti ad andarvi.
 Giovanni era una persona molto vicina a Gesù. Fu presente il giorno della Trasfigurazione e  sul monte degli ulivi. Pose il suo capo sul petto di Gesù, nell’Ultima Cena. Era ai piedi della Croce, con Maria la madre di Gesù,  il giorno della Passione di Gesù. Eppure  dovette essere ripreso. Ma anche noi, nelle realtà parrocchiali, dovremmo correggerci alla luce di quelle parole di Gesù. Quante volte infatti diffidiamo degli altri perché non fanno parte del nostro gruppo? Ma in questo non seguiamo Gesù.
 La nostra religione non è fondata su una legge o su un libro, ma sulla persona di Gesù. Il suo insegnamento è di amarci come lui ci ha amato. Amare realizza una comunione tra le persone umane e la Chiesa è comunione. Le divisioni tra noi sono contrarie all’insegnamento di Gesù.
 Se non riusciamo a creare una vera comunione tra noi è perché non vogliamo amare. Ad esempio non vogliamo fare il primo passo per una riconciliazione. Ma, se non amiamo, rimaniamo soli e questo è l’Inferno, ciò che Gesù presenta con l’immagine della Geènna, il luogo in Gerusalemme dove si bruciavano i rifiuti. Lì si buttava ciò che era diventato inutile. Se non amiamo siamo inutili.
 Se non riusciamo ad amare dobbiamo cercare di distruggere in noi ciò che ce lo impedisce. Nel brano evangelico questo viene espresso con le immagini del tagliarsi parti del corpo che danno scandalo, cioè che costituiscono un ostacolo per gli altri sulla via della fede. E’ infatti attraverso di noi che gli altri hanno testimonianza di vite di fede.
 Gesù, sul monte degli Ulivi, fu preso dall’angoscia e chiese al Padre che passasse il duro calice del dolore che gli si prospettava. Poi però, per obbedienza al Padre, accettò per amor nostro la crocifissione del suo corpo, quindi di farlo inchiodare sulla croce. Dobbiamo seguire il suo esempio. Quante volte i nostri piedi fanno resistenza per portarci a Messa o i nostri occhi si appassionano a cose cattive! Non dobbiamo consentire al nostro corpo di dominarci e di sviarci.
 Con l’amore dobbiamo superare le divisioni tra noi.
 Tra cristiani di diverse confessioni ci si è spesso uccisi. Ad esempio, nell’Irlanda del Nord  è accaduto che dei ragazzetti fossero ammazzati brutalmente nei quartieri cattolici solo perché si trovavano ad abitare in un quartiere di cattolici. Ma crimini analoghi sono stati commessi anche in danno dei protestanti. E cattolici e protestanti dicevano di credere in Cristo.
 Così anche, la televisione e i giornali ci hanno raccontato di liti violente sorte nella Basilica del S. Sepolcro, a Gerusalemme,  tra religiosi armeni e ortodossi, appartenenti alle confessioni che storicamente sono state ammesse a occuparsi della manutenzione di parti di quell’edificio religioso, secondo antiche consuetudini e accordi. Non riescono ad agire d’intesa e si accusano reciprocamente di sconfinamenti.
 Si tratta di fatti che danno scandalo.
 Senza dimenticare né sottovalutare ciò che caratterizza la Chiesa cattolica rispetto ad altre Chiese cristiane, dobbiamo però credere  che tutti i cristiani, se vogliono seguire l’insegnamento di Gesù, dovrebbero considerarsi come fratelli tra loro e agire di conseguenza, al di là delle divisioni esistenti tra le loro organizzazioni. Ad esempio augurarsi che anche nelle altre confessioni cristiane, anche tra gli altri fedeli che non appartengono al proprio gruppo e via dicendo, insomma tra tutti coloro che vogliono seguire Gesù, sorgessero profeti, secondo l’auspicio di Mosè che si legge nella prima lettura: “Sei tu geloso per me? Fossero tutti profeti nel popolo del Signore e volesse il Signore porre su di loro il suo spirito!”.

sintesi di Mario Ardigò, per come ha inteso le parole del celebrante – Azione Cattolica in San Clemente Papa – Roma, Monte Sacro Valli

Avvisi del parroco:
- da lunedì 1 ottobre la Messa della sera inizierà alle ore 18. Questo orario verrà mantenuto fino al 30 aprile prossimo;
- lunedì 1 ottobre si fa memoria di S.Teresa di Gesù Bambino;
- giovedì 4 ottobre è la festa di S. Francesco d’Assisi, patrono d’Italia. Sarà anche il primo giovedì del mese: il Santissimo sarà esposto per l’adorazione nella chiesa parrocchiale dalle 10 alle 18;
-venerdì 5 ottobre si fa memoria di S.Faustina Kowalska, la quale diffuse la devozione della Divina Misericordia (nella chiesa parrocchiale vi è un quadro con l’immagine di Gesù misericordioso dipinta secondo le indicazioni avute dalla santa in una apparizione). E’ anche è il primo venerdì del mese. La mattina verrà portata la Comunione agli ammalati; dalle 17 alle 18 ci sarà la recita solenne del Rosario nella Chiesa parrocchiale;
- domenica 7 ottobre alla Messa di mezzogiorno verrà recitata la Supplica alla Madonna di Pompei, preceduta dalla recita del Rosario con inizio alle  ore 11:40.

Avvisi di A.C.
-il presidente parteciperà al Consiglio pastorale, presentando le iniziative del nostro gruppo di A.C.;
-martedì 2 ottobre, alle ore 17:00 riprendono le riunioni del nostro gruppo parrocchiale di Azione Cattolica. Chi avesse idee per organizzare il programma da seguire nelle riunioni infrasettimanali, può comunicarle al presidente;
-giovedì 11 ottobre:
- in piazza S. Pietro, con inizio alle ore 10:00, Messa concelebrata da tutti i padri sinodali della 13° assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi, dai presidenti delle conferenze episcopali del mondo e dai padri conciliari ancora viventi che potranno essere a Roma, per celebrare il cinquantesimo anniversario dell’apertura del Concilio Vaticano 2° e la solenne apertura dell’Anno della Fede. Per i particolari sulla partecipazione si contatti il presidente del gruppo.
-la sera: fiaccolata da Castel S. Angelo a piazza S. Pietro, per ricordare il Discorso alla luna di papa Giovanni 23°, l’11 ottobre 1962, giorno di apertura del Concilio Vaticano 2°.
Il presidente invita tutti a partecipare agli eventi dell’11 ottobre.

sabato 29 settembre 2012

Agire da gente di fede nella società democratica di oggi

Agire da gente di fede nella società democratica di oggi

 In una società ordinata democraticamente le moltitudini dei cittadini hanno la possibilità di influire di più sul corso delle cose. E ci sono valori da definire, perché, quando si comanda in molti, bisogna trovare un accordo per rispettarsi a vicenda e poi su quello che deve essere fatto e su come farlo, e infine per stabilire come si forma la volontà di tutti, che necessariamente deve, alla fine, essere unitaria. In una monarchia assoluta, come ce ne sono state in passato e come  ce ne sono ancora (poche, non so se si arriverebbe a cinque volendo fare l’inventario), è diverso.  Decide uno solo, o meglio, spesso, decide la famiglia reale o la corte che ruota intorno ad essa e gli altri devono attuare, con una discrezionalità più o meno ampia. Come una volta si provvedeva a istruire e formare i giovani rampolli delle famiglie regnanti, così ora questo lavoro si fa su più larga scala, perché vanno formate all’esercizio della sovranità le masse dei cittadini. Il sistema dell’istruzione pubblica serve anche a questo.
 L’avvento, dalla fine del Settecento, delle democrazie, non è stato indolore per la Chiesa cattolica, mentre non vi sono stati problemi per altre Chiese cristiane, come quelle che sorressero fin dagli inizi le idealità del nuovo stato federale uscito dalla rivoluzione nordamericana contro il Regno Unito (“In God we trust – Confidiamo in Dio”  fu ed è uno dei suoi motti). Quale ne è stata la ragione? Il problema è che la Chiesa cattolica era (ed è ancora) ordinata come una monarchia assoluta. E una di quelle monarchie assolute contemporanee di cui dicevo l’abbiamo proprio qui a Roma ed è la Città del Vaticano, che la Santa Sede ha ordinato come un vero e proprio stato, con una propria costituzione, propri uffici e servizi amministrativi e giudiziari, una propria polizia e un piccolo (ma molto motivato) esercito.
 Con l’avvento, in Europa, delle democrazie, i cattolici, laici e clero, si posero il problema di come e su che basi influire in esse. I Papi, nell’Ottocento e fino a metà del Novecento, considerarono con preoccupazione la politica democratica. Una pronuncia in questo senso la troviamo ancora agli inizi del Novecento, rispondendo a chi pretendeva di conciliare democrazia e valori esplicitamente cristiani. Insomma, i Papi  non si fidavano tanto dei nuovi “sovrani”, delle masse elevate alla cittadinanza, anche se pure gli antichi monarchi assoluti avevano dato problemi. In Italia le cose furono complicate dalle caratteristiche specifiche del nostro processo di unificazione nazionale che, per il fatto che il Papa era sovrano temporale nel Centro Italia, e soprattutto possedeva Roma, si svolse anche “contro” la Santa Sede, il cui stato, ad un certo punto, fu  invaso militarmente, con morti e feriti (Nella Chiesa di San Luigi dei Francesi una lapide li commemora). La prima presa di posizione pubblica di un Papa  nella quale   fu dichiarato che la democrazia era il regime politico preferibile risale al 1944 (radiomessaggio natalizio del Papa Pio XII): la trovate sul WEB al seguente indirizzo:
  La riflessione della Chiesa sui problemi creati dall’avvento delle democrazie e sulle opportunità determinate dall’elevazione di moltitudini alla sovranità, con piena cittadinanza, si è espressa in quel vasto corpo di insegnamenti che va sotto il nome di “dottrina sociale della Chiesa” e che si suole far partire dall’enciclica Rerum Novarum, del 1891, del Papa Leone 13°. La trovate sul WEB a questo indirizzo:
  Gli insegnamenti in questa materia vengono promulgati con autorità dai pontefici e dai vescovi, ma hanno sempre avuto l’ampia collaborazione dei laici nella loro ideazione e, più di recente, anche nella loro formulazione. Infatti, quando si deve trattare del mondo fuori dei templi, quello che nel gergo ecclesiale viene definito “il temporale”, gli specialisti sono, in fondo, i laici. Questo è stato riconosciuto formalmente in alcuni importanti documenti normativi del Concilio Vaticano 2°, ma era già una realtà anche prima.
 Oggi la dottrina sociale della Chiesa cattolica comprende un corpo veramente molto esteso, tanto che se ne è fatto un compendio, una sorta di testo unico, che sintetizza dichiarazioni solenni che si sono avute in un arco temporale ormai più che centenario.  Lo trovate sul WEB a questo indirizzo:
 Come risulta da quello che ho scritto prima, il ruolo dei laici, per quanto riguarda l’azione nel sociale negli ordinamenti democratici, è primario e comprende anche la fase ideativa. Non si tratta solo di eseguire decisioni prese da altri. Il Papa e i vescovi ci chiedono espressamente di collaborare con loro a capire i tempi in cui viviamo. Mi fece molta impressione, quando, molti anni fa, il mio gruppo F.U.C.I. (gli universitari cattolici) venne ricevuto dal cardinal Vicario Poletti, sentire che il mio vescovo dichiarava che noi giovani eravamo i suoi occhi e le sue orecchie nell’Università. Me ne sentii lusingato ma mi resi anche conto della mia insufficienza. I tempi nuovi richiedono un impegno maggiore di noi laici: non possiamo limitarci a farci trascinare da un clero eroico.
 E il lavoro nella società richiede soprattutto un impegno continuo. Le cose non possono essere pensate una volta per tutte. La dottrina “sociale” della Chiesa, a differenza di quella “teologica”,  è infatti soggetta necessariamente a continui aggiornamenti, perché i nuovi problemi, in particolare nel mondo contemporaneo, si producono continuamente. Ma su certe cose è necessario riflettere insieme. Nessuno, come scrisse Hannah Arendt, da solo, senza compagni, arriva ad avere una visione sufficientemente completa delle cose. Questa  è appunto una delle ragioni per associarsi nell’Azione Cattolica: dare continuità all’impegno di fede nella società civile democratica e vedere le cose da più punti di vista.
Mario Ardigò – Azione Cattolica in San Clemente Papa  - Roma, Monte Sacro, Valli.


giovedì 27 settembre 2012

Azione Cattolica: la parrocchia in azione

Azione Cattolica: la parrocchia in azione

 Come ho scritto nei giorni passati, l’Azione Cattolica ha ormai una storia abbastanza lunga, anche se non quanto altri movimenti di spiritualità o confraternite caritative che esistono da diversi secoli. Essa nacque in un’epoca in cui il pluralismo delle aggregazioni dei laici nella Chiesa era molto meno marcato di oggi. Anch’io, che non sono ancora particolarmente antico, ho il ricordo di come si era prima.  A quei tempi la vita di fede della gente si sviluppava essenzialmente nella parrocchia. Si era prima parrocchiani e poi qualcos’altro. Io, ad esempio, ho fatto lo scout nella parrocchia degli Angeli Custodi, a piazza Sempione, dopo aver fatto il catechismo per la Prima Comunione e la Cresima (che all’epoca si facevano nello stesso anno, all’età della quarta elementare) a San Clemente Papa. In un certo senso “appartenevo” a due parrocchie, ma avevo la sensazione di vivere un’unica esperienza ecclesiale, che si articolava anche nello scoutismo. L’Azione Cattolica non era considerata qualcosa di diverso dalla parrocchia, che si  affiancasse ad essa o vi vivesse dentro come un’aggregazione separata che chiedesse strada e cittadinanza, con proprie idee sul mondo e via dicendo. Era (ed è ancora) pronta ad accogliere veramente tutti quelli che vivevano la fede nella parrocchia: bambini, giovani, adulti, anziani, studenti, lavoratori, le varie categorie professionali. Ad esempio c’erano gli universitari della FUCI, il Laureati Cattolici, i Maestri Cattolici, i Giuristi Cattolici, i Medici Cattolici, ma anche il Movimento Lavoratori, le Donne di Azione Cattolica e  le varie aggregazioni che si dedicavano alla formazione di bambini, adolescenti, giovani adulti. Che cosa accumunava tutte queste esperienze, che convivevano senza particolari problemi? Il desiderio di capire la società in cui i laici vivevano e di contare di più in essa come credenti, partecipando alla sua vita democratica, dopo i problemi che erano derivati dalla drammatica conclusione del processo di formazione dello stato unitario italiano, con la conquista militare del Lazio e la fine dello Stato pontificio e gli anni in cui ai fedeli era stato proibito di partecipare alla vita del Regno d’Italia. L’Azione Cattolica era vista come la proiezione nella società di una vita di fede laicale fortemente radicata nelle parrocchie.
 Chi ha esperienza della vita parrocchiale di oggi sa che la situazione è molto cambiata. E’ una constatazione che faccio, senza voler dare un giudizio di valore su quello che accade. Come credente sono radicato nel passato ma proiettato nel futuro, insoddisfatto del presente. Può darsi poi che la mia esperienza non corrisponda a quella di altri, in altre parti di Roma o d’Italia. Vedo questo, e ho letto osservazioni che mi confermano in quello che dico: le parrocchie si sono un po’ indebolite a scapito delle nuove e vecchie aggregazioni che le abitano e, a volte, quasi le colonizzano, volendo improntare di sé la casa comune. La parrocchia qualche volta è vista come una realtà “confederale” in cui prima si è qualcos’altro e poi parrocchiani, nel quadro di accordi ben precisi di convivenza tra associazioni e movimenti. In questi frangenti l’Azione Cattolica si presenta come un’entità poco caratterizzante ed effettivamente lo è, a confronto con altre unioni. Per chi vive la propria fede essenzialmente nella parrocchia è in fondo un’esperienza associativa “facile”: non è qualcosa di diverso dalla parrocchia. E infatti la cellula di base dell’associazione, che in realtà è una federazione solidale di associazioni su base locale con ampia autonomia, è quella parrocchiale. Se vi si cerca, dal punto di vista religioso, qualcosa di diverso dalla parrocchia, si resta delusi. L’Azione Cattolica assume una sua specifica e più evidente connotazione nel confronto democratico nella e con la società civile. Ripeto: essa è nient’altro che la parrocchia, vale a dire la Chiesa locale, nella proiezione in quello che, nel gergo ecclesiale, viene definito il “temporale”, vale a dire il mondo fuori dell’esperienza religiosa liturgica.
 Vi ritrovate nell’immagine che ho dato dell’Azione Cattolica? Sarò grato a chi vorrà correggerla, precisarla  o integrarla. Raccontateci le vostre esperienze di oggi o del passato. Mandatemi le vostre osservazioni e, se desiderate che siano pubblicate su questo blog, date il consenso alla loro diffusione, precisando se volete firmarle per esteso o solo con le iniziali (questo mi è necessario per rispettare la normativa vigente in materia di riservatezza personale).
 Un caro saluto a tutti i lettori.
 Mario Ardigò – Azione Cattolica in San Clemente Papa – Roma, Monte Sacro, Valli


mercoledì 26 settembre 2012

Azione Cattolica è azione nella società democratica

Azione Cattolica è azione nella società democratica

 Le associazioni e i movimenti ecclesiali hanno sempre qualcosa che è comune a tutti e qualcos’altro che è peculiare di ciascuno di essi. Qual è lo specifico dell’Azione Cattolica?
 L’Azione Cattolica nasce nel Novecento per confrontarsi con le democrazie popolari di massa da persone di fede. Essa venne costituita dal papato, quindi dall’autorità ecclesiale, sulla base di un vivace movimento sorto tra il laici cattolici italiani nel corso dell’Ottocento. L’ “azione” che c’è nella sua denominazione è dunque essenzialmente quella nella società.
 Si tratta di un’associazione di laici convinti della propria fede e persuasi che democrazia ed esperienza religiosa non siano in antitesi. L’idea fondamentale alla base dell’esperienza associativa è che i valori della fede possano plasmare la società civile attraverso l’opera di laici che cooperano democraticamente con le altre forze sociali, in un contesto istituzionale democratico. L’Azione Cattolica non ha scopi puramente difensivi degli interessi della Chiesa come istituzione, né è volta ad assoggettare la società civile al governo dell’autorità ecclesiastica. Non mira a ritornare ai tempi passati, non è quindi una forza reazionaria. E’ non è nemmeno una forza conservatrice, perché, in particolare dopo il Concilio Vaticano 2°, è impegnata nella riforma sociale secondo gli ideali evangelici: in questo senso è un movimento che punta a un miglioramento, quindi a un progresso, della società civile.
  Nell’esperienza di Azione Cattolica è molto importante l’approfondimento delle verità di fede come parte di una spiritualità che cerca un’adesione consapevole e informata alla religione professata. E tuttavia quello in Azione Cattolica è un impegno che presuppone una formazione catechistica precedente. Non è quindi caratterizzata da un percorso di iniziazione religiosa. Si entra già persuasi della propria fede.
 Gli associati nell’Azione Cattolica partecipano alle attività liturgiche e di formazione della Chiesa, ma ciò che caratterizza veramente il loro impegno, quello che è loro peculiare, è l’impegno collettivo e individuale nella società in cui vivono da laici, con piena cittadinanza. L’Azione Cattolica non è quindi un’aggregazione che vuole costituire un’alternativa a quel tipo di impegno, un mondo chiuso in sé stesso dove sviluppare la propria socialità e la propria personalità. I momenti di incontro che si hanno nell’associazione sono diretti a migliorare l’azione nella società che c’è fuori, in cui gli aderenti vivono, da laici, nella famiglia, nel lavoro, nella cultura, nella politica.
 Detto ciò, è chiaro che nei gruppi spesso si sperimenta una certa distanza tra gli ideali associativi e la realtà particolare. Accade anche a noi, in San Clemente Papa?
 L’età media del nostro gruppo è piuttosto alta: in che cosa ci differenziamo da un “gruppo anziani”?
 Giovani e anziani possiamo riscoprire di avere tra noi, nella nostra esperienza associativa, un tesoro prezioso da preservare, che è quel modo di impegno nella società, da gente di fede, di cui dicevo. Qualcosa che ci è proprio e che non ha attualmente sostitutivi. Qualcosa che è ancora necessario alla Chiesa di oggi.
 Ne potremo riparlare martedì prossimo, 2 ottobre, alle ore 17, in parrocchia.
 Mario Ardigò – Azione Cattolica in San Clemente Papa – Roma, Monte Sacro, Valli

martedì 25 settembre 2012

Riprendere a fare Azione Cattolica nel nostro quartiere

Riprendere a fare Azione Cattolica nel nostro quartiere

  Martedì prossimo, 2 ottobre, riprenderanno le riunioni infrasettimanale del nostro gruppo parrocchiale di Azione Cattolica.
 Il nome della nostra associazione richiama l’idea di agire e insieme quella di un’azione universale motivata dalla nostra fede religiosa. Ci sono però altre caratteristiche del nostro impegno che quel nome richiama senza esplicitarle e che derivano dalla nostra storia comune. Ad esempio l’essere “associazione” e associazione di “laici”.
 Il carattere laicale significa che ci confrontiamo con il mondo in cui viviamo, non ne siamo separati. Quello associativo richiama l’idea di autogoverno. Nel nostro statuto c’è anche il metodo democratico che seguiamo nel decidere, che non è solo la regola per cui prevale la maggioranza, ma anche il rispetto per la personalità morale e per le opinioni degli  aderenti. In Azione Cattolica non si viene per essere indottrinati e  per seguire una disciplina ideata da altri, salvo che per le questioni di fede, in cui ci impegniamo a seguire, sostenere e diffondere la fede comune e, in particolare il Vangelo e  il magistero dei vescovi e del Papa. Ma anche in questo cerchiamo di raggiungere  un consenso profondo e consapevole, non superficiale ed esteriore. Ecco perché nelle nostre riunioni del martedì dedichiamo momenti alla libera discussione e ai libri. Chi ha partecipato alle nostre riunioni ha potuto avere esperienza della libertà che non solo ci concediamo, ma che cerchiamo.
 Siamo, come gruppo, in un tempo particolare. Gli aderenti “storici” vogliono tramandare la loro esperienza accogliendo forze più giovani. L’impegno religioso si dispiega nella storia, di generazione in generazione. I più giovani devono essere pronti a fare la loro parte. L’Azione Cattolica non è solo portatrice di un tipo di spiritualità ma anche di un impegno civile di lunga data, che origina due secoli fa. Non basta una sola vita per realizzarlo. I propositi dell’Azione Cattolica sono ancora attuali: quello ad esempio di coniugare fede religiosa e democrazia, fede religiosa e fiducia nell’innovazione scientifica, insomma cose antiche e cose nuove.
 E’ presuntuoso pensare di attuare quel progetto nel nostro quartiere, nella nostra specifica storia, qui a Monte Sacro – Valli? Non solo penso che non lo sia, ma ritengo personalmente che sia il mio dovere di oggi.
 Mario Ardigò – Azione Cattolica in San Clemente Papa – Roma, Monte Sacro Valli

domenica 23 settembre 2012

Domenica 23-9-12 - letture - sintesi dell'omelia della Messa delle nove - avvisi

Domenica 23-9-12–  Lezionario dell’anno B per le domeniche e le solennità – 25° domenica del Tempo Ordinario  – 1° settimana del salterio – colore liturgico: verde – Letture e sintesi dell’omelia della Messa delle nove – Avvisi del parroco - Avvisi di A.C.

Prima lettura
Dal libro della Sapienza (Sap 2,12.17-20)

 [Dissero gli empi:] “Tendiamo insidie al giusto, che per noi è d’incomodo e si oppone alle nostre azioni; ci rimprovera le colpe contro la legge e ci rinfaccia le trasgressioni contro l’educazione ricevuta. Vediamo se le sue parole sono vere, consideriamo ciò che gli accadrà alla fine. Se infatti il giusto è figlio di Dio, egli verrà in suo aiuto e lo libererà dalle mani dei suoi avversari. Mettiamolo alla prova con violenze e tormenti, per conoscere la sua mitezza e saggiare il suo spirito di sopportazione. Condanniamolo a una morte infamante, perché, secondo le sue parole, il soccorso gli verrà”.

Salmo responsoriale
Dal salmo 53

Dio, per il tuo nome salvami,
per la tua potenza rendimi giustizia.
Dio, ascolta la mia preghiera,
porgi l’orecchio alle parole della mia bocca.

Perché stranieri contro di me sono insorti
e prepotenti insidiano la mia vita;
non pongono Dio davanti ai loro occhi.

Ecco, Dio è il mio aiuto,
il Signore sostiene la mia vita.
Ti offrirò un sacrificio spontaneo,
loderò il tuo nome, Signore, perché è buono.


Seconda lettura
Dalla lettera di San Giacomo apostolo (Gc 3,16-4,3)

 Fratelli miei, dove c’è gelosia e spirito di contesa, c’è disordine e ogni sorta di cattive azioni. Invece la sapienza che viene dall’alto anzitutto è pura, poi pacifica, mite, arrendevole, piena di misericordia e di buoni frutti, imparziale e sincera. Per coloro che fanno opera di pace viene seminato nella pace un frutto di giustizia. Da dove vengono le guerre e le liti che sono in mezzo a voi? Non vengono forse dalle vostre passioni che fanno guerra nelle vostre membra? Siete pieni di desideri e non riuscite a possedere; uccidete, siete invidiosi e non riuscite a ottenere; combattete e fate guerra! Non avete perché non chiedete; chiedete e non ottenete perché chiedete male, per soddisfare cioè le vostre passioni.


Vangelo
Dal Vangelo secondo Marco (Mc 9,30-37)

In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli attraversavano la Galilea, ma egli non voleva che alcuno lo sapesse. Insegnava infatti ai suoi discepoli e diceva loro: “ il Figlio dell’uomo viene consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno; ma, una volta ucciso, dopo tre giorni risorgerà”. Essi però non capivano queste parole e avevano timore di interrogarlo. Giunsero a Cafàrnao. Quando fu in casa chiese loro: “Di che cosa stavate discutendo per la strada?”. Ed essi tacevano. Per la strada infatti avevano discusso tra loro chi fosse il più grande. Sedutosi, chiamò i Dodici e disse loro: “Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti.” E, preso un bambino, lo pose in mezzo a loro e, abbracciandolo, disse loro: “Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome accoglie me; e chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato”.

Sintesi dell’omelia della Messa delle nove
 Nei  Vangeli troviamo a volte ripetute narrazioni di episodi simili; ad esempio della moltiplicazione dei pani e degli annunci della Passione. E’ perché si vuole sollecitare la nostra attenzione su di essi. Dobbiamo quindi sempre approfondire il testo sacro, non dobbiamo leggerlo superficialmente, come se fosse un raccontino qualunque.
  Nel Vangelo di questa domenica ci viene presentato appunto Gesù che, percorrendo la Galilea, annuncia la propria Passione. Il verbo greco che nel testo italiano viene tradotto con “viene consegnato”, usato nell’espressione “il Figlio dell’uomo viene consegnato nelle mani degli uomini”, secondo gli studiosi deve essere riferito all’azione di Dio. Significa che fu volontà di Dio consegnare Gesù agli uomini e questo pur sapendo che egli sarebbe stato ucciso. Da altri passi evangelici sappiamo che ciò avvenne per amore (ad esempio dal Vangelo di Giovanni, 3,26: “Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna”). Dio in tal modo si fece vicino a noi, come, nell’innamoramento umano, ci si vuole far vicini alla persona amata.
 Le parole di Gesù sulla propria Passione non vennero comprese dai discepoli, che pensavano a un diverso tipo  di manifestazione della gloria del messia atteso. Temevano addirittura di chiedere spiegazioni al maestro.
 Nella seconda parte del brano evangelico si narra che, giunti a Cafàrnao, Gesù chiese ai discepoli di che cosa stessero discutendo per strada. Può immaginarsi che Gesù, pur conoscendo il cuore degli uomini, non avesse ascoltato quei discorsi perché, secondo l’uso del tempo tra i rabbini, se ne era andato camminando avanti a tutti, un po’ discosto da coloro che lo seguivano. E’ scritto che i discepoli tacquero, non risposero a quella domanda, perché avevano discusso su chi tra loro fosse il più grande, in una prospettiva del futuro prossimo che non era quella che era stata loro anticipata da Gesù.
 Gesù allora, secondo l’uso dei rabbini quando insegnavano, si sedette e spiegò che chi voleva essere il primo doveva farsi l’ultimo di tutti e loro servitore. E’ una norma morale religiosa che non valeva solo per  i discepoli di allora, ma che era intesa anche per tutti coloro che sarebbero in seguito venuti e, in particolare, anche per la nostra comunità parrocchiale, per chi insomma voglia seguire l’esempio di Gesù. E scritto che Gesù poi fece un gesto significativo di quello che voleva comunicare: prese un bambino e lo mise in mezzo a loro, nella posizione che solitamente è occupata dalla persona più importante tra i presenti. Il bambino simboleggiava chi è più debole e bisognoso di cure e di aiuto. Poi pronunciò la frase: “Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome accoglie me; e chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato”. Per noi oggi questo significa che dobbiamo mettere religiosamente al centro della nostra attenzione e dei nostri sforzi i poveri, i più deboli e coloro che la società respinge. Non è facile farlo. Quante volte trattiamo con fastidio la gente che ha bisogno? Comportarsi diversamente richiede un cambio di mentalità e di cuore.

sintesi di Mario Ardigò, per come ha inteso le parole del celebrante – Azione Cattolica in San Clemente Papa – Roma, Monte Sacro Valli


Avvisi del parroco:
-il 23 settembre è l’anniversario della morte di San Pio da Pietrelcina; durante la messa si recita una preghiera particolare per tale occasione;
-da lunedì 24 settembre si aprono le iscrizioni al catechismo per la Prima Comunione  e per la Cresima: si raccolgono dalle ore 17 alle 19. Si consiglia di iscrivere al catechismo per la Prima Comunione i bambini fin dalla seconda elementare.

Avvisi di AC:
-martedì 2  ottobre, ore 17, riprendono le riunioni infrasettimanali del gruppo parrocchiale di AC;
-giovedì 11 ottobre avrà luogo in piazza S. Pietro una fiaccolata per celebrare il cinquantesimo anniversario dell’apertura del Concilio Vaticano 2° e la solenne apertura dell’Anno della Fede; seguirà la messa concelebrata da tutti i padri sinodali, dai presidenti delle conferenze episcopali del mondo e dai padri conciliari ancora viventi che potranno essere a Roma. Per i particolari sulla partecipazione si contatti il presidente del gruppo.


domenica 9 settembre 2012

Domenica 9 settembre 2012 - Letture e sintesi dell'omelia della Messa delle nove - avvisi del parroco e avvisi di A.C.

Domenica 9-9-12–  Lezionario dell’anno B per le domeniche e le solennità – 23° domenica del Tempo Ordinario  – 3° settimana del salterio – colore liturgico: verde – Letture e sintesi dell’omelia della Messa delle nove – avvisi del parroco – avvisi di A.C.

Prima lettura
Dal libro del profeta Isaia (Is 35,4-7°)

Dite agli smarriti di cuore: “Coraggio, non temente! Ecco il vostro Dio, giunge la vendetta, la ricompensa divina. Egli viene e salvarvi”. Allora si apriranno gli occhi dei ciechi e si schiuderanno gli orecchi dei sordi. Allora lo zoppo salterà come un cervo, griderà di gioia la lingua del muto, perché scaturiranno acque nel deserto, scorreranno torrenti nella steppa. La terra bruciata diventerà palude, il suolo riarso sorgenti d’acqua

Salmo responsoriale
Dal salmo 145

Il Signore rimane fedele per sempre
rende giustizia agli oppressi,
dà il pane agli affamati.
Il Signore libera i prigionieri.

Il Signore ridona la vista ai ciechi,
il Signore rialza chi è caduto,
il Signore ama i giusti,
il Signore protegge i forestieri.

Egli sostiene l’orfano e la vedova,
ma sconvolge le vie dei malvagi.
Il Signore regna per sempre,
il tuo Dio, o Sion, di generazione in generazione.

Seconda lettura
Dalla lettera di San Giacomo apostolo (Gc 2,1-5)

 Fratelli miei, la vostra fede nel Signore nostro Gesù Cristo, Signore della gloria, sia immune da favoritismi personali. Supponiamo che, in una delle vostre riunioni, entri qualcuno con un anello d’oro al dito, vestito lussuosamente, ed entri anche un povero con un  vestito logoro. Se guardate colui che è vestito lussuosamente e gli dite: “Tu siediti qui, comodamente”, e al povero dite: “Tu mettiti là, in piedi, oppure: “Siediti qui ai piedi del mio sgabello”, non fate forse discriminazioni e non siete giudici dai giudizi perversi? Ascoltate, fratelli miei carissimi: Dio non ha forse scelto i poveri agli occhi del mondo, che sono ricchi nella fede ed eredi del Regno, promesso a quelli che lo amano?

Vangelo
Dal Vangelo secondo Marco (Mc 7,31-37)

 In quel tempo, Gesù, uscito dalla regione di Tiro, passando per Sidone, venne verso il mare di Galilea in pieno territorio della Decàpoli. Gli portarono un sordomuto e lo pregarono di imporgli la mano. Lo prese in disparte, lontano dalla folla, gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua; guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro e gli disse: “Effatà”, cioè: “Apriti!”. E subito  gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente. E comandò loro di non dirlo a nessuno. Ma più egli lo proibiva, più essi lo proclamavano e, pieni di stupore, dicevano: “Ha fatto bene ogni cosa: fa udire i sordi e fa parlare i muti!”.

Sintesi dell’omelia della Messa delle nove

 La prima lettura ci ha presentato l’annuncio del risanamento di ciechi, sordi, zoppi e muti come opera di Dio, opera di salvezza. Si trattava di invalidità che, nell’antica concezione israelitica, determinavano l’esclusione dalle liturgie della comunità e quindi la proibizione rituale di rendere lode a Dio insieme a tutto il suo popolo. Si pensava infatti che le infermità fossero la punizione di Dio per dei peccati commessi dall’invalido.
 Il Vangelo ci presenta la narrazione del risanamento di un sordomuto, operato da Gesù nel territorio pagano denominato Decàpoli (il termine greco significava “dieci città”), abitato da genti religiose ma non credenti nel Dio di Gesù e di Israele.
 L’invalido non chiese a Gesù di essere risanato. Fu portato  da altri, che chiesero a Gesù di guarirlo. Allora Gesù fece un gesto che a noi può forse disgustare: dopo avergli messo le dita negli orecchi, toccò la lingua del sordomuto con la sua saliva. Poi pronunciò la parola “Effatà” (che significa “apriti”) è il sordomuto fu risanato. Quell’espressione e quei gesti vengono riproposti anche nel rito del Battesimo, significando che il battezzato diventa capace di proclamare la parola e le opere di Dio. Anche nell’episodio evangelico  i presenti, stupiti, attestarono l’accaduto dicendo “Ha fatto bene ogni cosa”.
 Nella simbologia biblica toccare le orecchie significa che Dio opera per rendere capaci di intendere la sua parola e toccare la lingua di un altro con la saliva significa mettergli in bocca la propria parola.
 Anche a noi capita a volte di non saper ascoltare gli altri.
 Durante la Messa il celebrante si accorge ogni tanto che parte dei fedeli sembrano pensare ad altro, non a quello che viene detto loro in quel momento; forse pensano a quello che verrà detto dopo… E, anche, ad esempio, ci accade, mentre parliamo con altri, di lamentarci perché ci pare che non prestino attenzione a quello che diciamo loro.
 Ma ci capita pure di non saper dire quello che va detto, ad esempio parliamo male degli altri e anche di Dio. In quest’ultimo caso non riusciamo a capire il senso di quello che ci accade e rinfacciamo a Dio il male che ci capita.
 Nel brano evangelico, Gesù, prima di risanare il sordomuto, lo prende in disparte, lontano dalla folla. Accade anche a noi, quando ad esempio ci ammaliamo, o la nostra fede va in crisi o ci accade qualche altra cosa di spiacevole. Dobbiamo allora cercare di capire il senso religioso di ciò che ci sta capitando. Ci è difficile riuscirci con le nostre sole forze. Dobbiamo allora pregare di riuscire ad  intenderlo alla luce della parola di Dio.
 Nel pregare utilizziamo spesso la parola di Dio, ad esempio nella recita delle Lodi, nel corso della quale ci si serve dei salmi. Qualche volta però preferiamo la preghiera personale, libera, quella che ci viene dal cuore, ci stanchiamo delle preghiere di origine biblica e di quelle ricevute dalla nostra tradizione religiosa: tuttavia non dobbiamo pensare di riuscirne a inventare di migliori  della parola di Dio. E’ infatti essa che ci apre le orecchie e le labbra e ci rende capaci di intendere e di annunciare le opere di Dio, quindi di riconoscere e proclamare che egli “ha fatto bene ogni cosa”.

sintesi di Mario Ardigò, per come ha inteso le parole del celebrante – Azione Cattolica in San Clemente Papa – Roma, Monte Sacro Valli

Avvisi del parroco:

-la parrocchia riprende il proprio programma pastorale;
-il 12 settembre si fa memoria del Santissimo Nome di Maria;
-il 14 settembre è la festa (non di precetto) dell’Esaltazione della Santa Croce (che, secondo una narrazione antica, venne ritrovata per merito di S.Elena, madre dell’imperatore Costantino, nell’anno 320: nel luogo in Gerusalemme conosciuto come quello del Sepolcro di Cristo vennero rinvenute tre croci e quella di Cristo venne individuata ponendola sopra un’ammalata, la quale fu miracolosamente risanata). Al termine della Messa delle 19 i fedeli potranno baciare la Croce;
-il 15 settembre si fa memoria della Beata Vergine Maria Addolorata;
-in questo periodo di crisi economica la parrocchia assiste diverse persone che chiedono aiuto: si fa appello alla generosità dei parrocchiani.

Avvisi di A.C.

-nel prossimo mese di ottobre è programmata la ripresa degli incontri settimanali del gruppo parrocchiale di A.C.;
-dal 14 al 16 settembre prossimi, presso l’hotel Piccola Opera, in Vitorchiano, loc. Pallone, via Ortana Km 15, si svolgerà il campo diocesano dei responsabili di A.C., al quale parteciperà anche il presidente del nostro gruppo (prenotazioni presso la segreteria diocesana di A.C., al n. tel.06.796.740 o via email segreteria@acroma.it).


sabato 8 settembre 2012

In morte del cardinale Carlo Maria Martini


In morte del cardinal Carlo Maria Martini (Torino 1927 – Gallarate 31 agosto 2012)

Martini ebbe una vita molto ricca: fu un cristiano persuaso della sua fede, un gesuita, uno studioso e un insegnante di scritture sacre, un maestro di spiritualità molto ascoltato, un capo religioso, un contemplativo, una persona che imponeva a sè stessa il dialogo come dovere religioso e capace di immaginare un futuro che non fosse la mera ripetizione degli errori del passato. Quando muore una persona così è difficile recuperarne un ricordo che  ne ricomponga l'unità interiore. Ognuno parte dalla propria, limitata, esperienza personale e, soprattutto, prende del morto ciò di cui sente di aver maggiormente bisogno. Ed è come, a volte, se il defunto fosse sbranato.
 Per me Martini è stato essenzialmente un maestro di spiritualità: infatti fin dagli anni '70 ho sempre usato per la mia meditazione uno dei suoi tanti libri destinati al grande pubblico (ne pubblicò almeno uno all'anno). Ma ho letto con interesse quello che altri ne hanno scritto, sulla base di conoscenze personali più profonde. Il giudizio che ho sentito più vero è stato, fino ad ora,  quello di Elio Toaff: nella sua visione Martini fu un credente e uno studioso che aveva scelto una vita semplice, senza ostentazione, e che cercava il dialogo con spirito di vera e autentica fratellanza, credendo nella necessità di un continuo e coraggioso rinnovamento, senza pericolosi e indesiderati passi indietro. Questa definizione corrisponde al ricordo che di Martini ho appreso da mia moglie, che lo conobbe nel corso di lezioni bibliche che egli tenne nella parrocchia di San Saba, qui a Roma, tanti anni fa: una persona che praticava religiosamente l'umiltà e che si imponeva la serenità e la comprensione anche verso petulanti contestatori, tanto meno colti di lui.
 Da ultimo ci si è confrontati con la sua morte e ne sono stati anche tratti argomenti a favore dell'eutanasia.
 Sono sopravvissuto provvisoriamente a una malattia grave e non riesco ad affrontare ragionevolmente e pacatamente il tema della morte. Essa mi terrorizza. La considero una nemica spaventosa. Non riesco ad appellarla come "sorella" al modo di Francesco d'Assisi. Ho assistito ad agonie tremende; l'ho affrontata più volte e, mi dicono, con un certo coraggio e addirittura con spavalderia (Mandelli). Ho seguito sempre la liturgia di morte che mi era stata insegnata in religione, ma la fede c'entra poco. L'ho fatto con lo spirito del condannato a morte che, dopo essersi pisciato addosso mentre lo conducevano al muro della fucilazione, prima della raffica si riprende e, per mero orgoglio, decide di morire da uomo di fronte agli altri e allora urla una frase che poi verrà ricordata. La morte è immonda e puzza di urina, sangue e feci. Dopo di essa si marcisce fisicamente. Non è umanamente redimibile. Di fronte ad essa crollano tutte le certezze. Il fatto che rientri nell'ordine "naturale" delle cose è la plateale smentita dell'idea di un creatore buono. Anche se una parte importante della formazione religiosa del cristiano è dedicata a come affrontarla ("...nell'ora della nostra morte"),  nessuno può essere veramente certo di come si comporterà nei tormenti. E' accaduto spesso, allora, che certe morti di persone in odore di santità siano state in qualche modo artefatte nelle memorie lasciate dai discepoli; il tremendo sospetto ha riguardato anche quella del nazareno. Bisogna rassegnarsi al fatto che le narrazioni delle morti dei santi non siano sempre veramente affidabili. Quindi, tutto sommato, se dovessi scegliere, preferirei che la mia morte fosse giudicata alla luce della mia vita, piuttosto che la mia vita alla luce della mia morte. E, emotivamente, non razionalmente,  tra chi è disposto a rassegnarsi per la mia morte prossima e a somministrarmi un veleno o a staccare un apparecchio per affrettarla e chi si propone di fare di tutto per evitarla, propendo per il secondo, anche se so che lo strazio non mi sarà evitato comunque. Il problema è, naturalmente, che, ad un certo punto, la volontà del morente conta poco e allora si è quasi del tutto in mani altrui. La speranza religiosa è di trovarsi, alla fine, nelle mani di colui che nella preghiera si invoca.
 Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente -  Roma, Monte Sacro, Valli

domenica 2 settembre 2012

Domenica 2-9-12: letture e sintesi dell'omelia della Messa delle nove - la morte della socia Maria Cretella


Domenica 2-9-12–  Lezionario dell’anno B per le domeniche e le solennità – 22° domenica del Tempo Ordinario  – 2° settimana del salterio – colore liturgico: verde – Letture, sintesi dell’omelia della Messa delle nove – notizia della  morte, nello scorso mese di agosto, della socia Maria Cretella



Prima lettura
Dal libro del Deuteronomio  (Dt 4,1-2.6-8)

 Mosè parlò al popolo dicendo: “Ora, Israele, ascolta le leggi e le norme che io vi insegno, affinché le mettiate in pratica, perché viviate ed entriate in possesso della terra che il Signore, Dio dei vostri padri, sta per darvi. Non aggiungerete nulla a ciò che io vi comando e non ne toglierete nulla; ma osserverete  i comandi del Signore, vostro Dio, che io vi prescrivo. Le osserverete dunque, e le metterete in pratica, perché quella sarà la vostra saggezza e la vostra intelligenza agli occhi dei popoli, i quali udendo parlare di tutte queste leggi, diranno: “Questa grande nazione è il solo popolo saggio e intelligente”. Infatti  quale grande nazione ha gli dèi così vicini a sé, come il Signore, nostro Dio, è vicino a noi ogni volta che lo invochiamo? E quale grande nazione ha leggi e norme giuste come è tutta questa legislazione che io oggi vi do?”.

Salmo responsoriale
Dal salmo 14

ritornello:
Chi teme il Signore abiterà nella sua tenda

Colui che cammina senza colpa,
pratica la giustizia
e dice la verità che ha nel suo cuore,
non sparge calunnie con la sua lingua.

Non fa danno al suo prossimo
e non lancia insulti al suo vicino.
Ai suoi occhi è spregevole il malvagio,
ma onora chi teme il Signore.

Non presta il suo denaro a usura
e non accetta doni contro l’innocente.
Colui che agisce in questo modo
resterà saldo per sempre

Seconda lettura
Dalla lettera di san Giacomo apostolo (Gc 1,17-18.21b-22.27)

 Fratelli miei carissimi, ogni buon regalo e ogni dono perfetto vengono dall’alto  e discendono dal Padre, creatore della luce: presso di lui non c’è variazione né ombra di cambiamento. Per sua volontà egli ci ha generati per mezzo della parola di verità, per essere una primizia delle sue creature. Accogliete con docilità la Parola che è stata piantata in voi e può portarvi alla salvezza. Siate di quelli che mettono in pratica la Parola, e non ascoltatori soltanto, illudendo voi stessi. Religione pura e senza macchia davanti a Dio Padre è questa: visitare gli orfani e le vedove nelle sofferenze e non lasciarsi contaminare da questo mondo.

Vangelo
Dal vangelo secondo Marco  (Mc 7,1-8.14-15.21-23)

 In quel tempo, si riunirono attorno a Gesù i farisei e alcuni degli scribi, venuti da Gerusalemme. Avendo visto che alcuni dei suoi discepoli prendevano cibo con mani impure, cioè non lavate –i farisei infatti e tutti i Giudei non mangiano se non si sono lavati accuratamente le mani, attenendosi alla tradizione degli antichi e, tornando dal mercato, non mangiano senza aver fatto le abluzioni, e osservano molte altre cose per tradizione, come lavature di bicchieri, di stoviglie, di oggetti di rame e di letti-, quei farisei e scribi lo interrogarono: “Perché i tuoi discepoli non si comportano secondo la tradizione degli antichi, ma prendono cibo con mani impure?”. Ed egli  rispose loro: “Bene ha profetato Isaia di voi, ipocriti, come sta scritto: ‘Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me. Invano mi rendono culto, insegnando dottrine che sono precetti di uomini’. Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini”. Chiamata di nuovo la folla, diceva loro: “Ascoltatemi tutti e comprendete bene! Non c’è nulla fuori dell’uomo che, entrando in lui, possa renderlo impuro”. E diceva [ai suoi discepoli]: “Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono i propositi di male: impurità, furti, omicidi, adultèri, avidità, malvagità, inganno, dissolutezza, invidia, calunnia, superbia, stoltezza. Tutte queste cose cattive vengono fuori dall’interno e rendono impuro l’uomo”.

Sintesi dell’omelia della Messa delle nove

  Il brano evangelico della Messa di oggi può sembrare lontano dalla nostra esperienza quotidiana. Tratta infatti di questioni di purezza rituale (ad esempio lavarsi le mani prima di toccare il cibo da mangiare o  fare altre abluzioni dopo essere tornati dal mercato o lavare certi oggetti) proprie della tradizione religiosa ebraica, secondo la quale si diventa impuri toccando certe cose o certe persone, mangiando certi cibi o mischiando o avvicinando tra loro certi alimenti. In essa certi rituali di purificazione hanno però il significato di manifestare l’obbedienza alla legge religiosa. L’esteriorità, in quella tradizione, deve quindi sempre corrispondere a un atteggiamento interiore.
 Anche nella nostra civiltà sono diffuse credenze nell’efficacia di certi rituali, ad esempio convinzioni superstiziose come sono l’affidamento nei responsi degli oroscopi o quello in certe pratiche (scongiuri, possesso di amuleti, evitare o compiere certi gesti, evitare luoghi o persone ecc.) che ci imponiamo pensando di accattivarci la fortuna o di procurarci il benessere, al modo in cui si crede in una magia. Possono avere questa natura pure alcune abitudini alimentari che seguiamo senza capirne bene la ragione, perché, ad esempio, abbiamo letto che contrastano il colesterolo o che comunque “fanno bene” alla salute, o alcune forme di religiosità personale o comunitaria, in cui si confida nella scrupolosa e inderogabile osservanza di certe forme  per ottenere il favore soprannaturale. Di solito in questi casi si è anche molto interessati a sapere quando si ottiene il risultato voluto facendo il minimo sforzo. Quand’è, ad esempio, che la Messa è “valida”? Se entro in chiesa prima della proclamazione del Vangelo, saltando la parti precedenti della liturgia, “faccio peccato” e devo confessarlo? In tutti questi casi si cerca di raggiungere un certo effetto, un miglioramento della propria condizione, cambiando le cose intorno a sé. Lo stesso accade quando non ci piace il lavoro che facciamo e allora lo cambiamo o non ci troviamo bene in una casa e allora ci trasferiamo. Poi però scopriamo di non essere ancora felici. Tutti questi sforzi che riguardano ciò che ci circonda non bastano. Se anche in qualche caso si producono dei miglioramenti, e spesso ci si illude, essi sono sempre transitori. E poi, rimane sempre la prospettiva della fine, alla quale nessuno può scampare.
 Per cambiare veramente bisogna cambiare dentro, nell’interiorità. I propositi di male nascono infatti dal nostro cuore, ci viene insegnato nel Vangelo di oggi. Occorre quindi cambiare il cuore, sostituendolo con il cuore di Cristo. Come nell’intervento chirurgico di trapianto cardiaco che si esegue in ospedale, non è cosa che possiamo fare da noi medesimi. Per quanto ci sforziamo, da noi stessi non riusciamo infatti a contrastare veramente ciò che abbiamo dentro e che ci spinge al male. Ad esempio possiamo cercare di contrastare l’attaccamento all’osceno privandoci del computer attraverso il quale ci procuriamo immagini pornografiche, ma, anche così, la tendenza verso l’osceno rimane dentro di noi. Inutile cambiare quello che ci sta intorno se non cambiamo dentro, nel cuore.  E Il cambio del cuore, che è poi il risultato della conversione, si riceve solo come dono da Cristo, accogliendo Cristo in noi, come facciamo nell’Eucaristia. Convertirsi è accogliere Cristo in noi e produce il cambiamento del cuore, un mutamento interiore, che ci cambia dentro.

Sintesi di Mario Ardigò, per come ha inteso le parole del celebrante – Azione Cattolica in San Clemente Papa – Roma, Monte Sacro, Valli.

La morte della socia Maria Cretella

 Stamattina, alla messa domenicale delle nove, abbiamo appreso che nello scorso mese di agosto è morta la socia Maria Cretella, aderente fin dalla prima infanzia all’Azione Cattolica e storica esponente del gruppo di AC in San Clemente Papa.
 Di seguito pubblico nuovamente un suo scritto nel quale è sintetizzato il ricordo delle sue prime esperienze associative, che ci narrò quest’anno nel corso di una riunione del gruppo.
 Ai familiari giunga il più vivo cordoglio da parte mia e dei miei familiari, nonché quello di tutti gli altri soci del gruppo, dei quali mi faccio interprete.
 Mario Ardigò

Dai ricordi di Maria Cretella, dell’Azione Cattolica in San Clemente Papa – Roma, Monte Sacro, Valli, narrati nel corso di una delle riunioni del gruppo nell’anno 2012.

La mia appartenenza all’Azione Cattolica risale a moltissimi anni fa. Non ricordo con precisione l’anno in cui entrai in A.C.; di sicuro non andavo ancora a scuola, quindi penso che avessi cinque o sei  anni. La sezione delle Piccolissime non era ancora arrivata al mio paese. La sorella di una mia amica, più grande di due anni, frequentava il gruppo  delle Beniamine e io andavo con lei, alle loro riunioni. Ero sempre presente, mi trovavo benissimo con le bambine più grandi di me. Si cantava, si giocava e poi c’era la delegata che ci leggeva qualcosa. C’era pure un giornalino, forse Squilli argentini. Io non andavo ancora a scuola, non sapevo leggere, ma sul giornalino c’erano figurine disegnate, diavoletti tutti blu, con le codine attorcigliate, piccole corna, erano veramente carini. Ma poi c’erano i giochi, i canti e stavamo tutti assieme, forse per qualche ora.
 Quella non era ancora la mia sezione. L’anno dopo vennero finalmente le Piccolissime, ma io ero già pronta per le Beniamine, poi le Aspiranti, e poi venne la guerra.
 C’era un aereo che veniva a mitragliarci. Sentivo dire che partisse da Malta. Tutte le sere, specialmente se c’era la luna, veniva a mitragliare tutta la ferrovia. Non sapevamo più dove nasconderci: lo chiamavamo “il ferroviere”.
 Per anni siamo stati isolati, non arrivava niente, nessun rifornimento. Così siamo sfollati in campagna. Lì stavamo un po’ meglio, ma i rapporti con le persone non erano più gli stessi.
 Arrivò il 1943 e cominciò a vedersi qualche treno. Con uno dei primissimi treni arrivò pure mio marito. Ci siamo sposati ormai da 66 anni.
 Intanto, mentre si riallacciavano i contatti con  i ragazzi e qualche sacerdote, feci la delegata per un gruppo di ragazzi. Nacquero così le Fiamme Rosse e ancora qualcuno di quei giovani mi ricorda. Lasciai quel gruppo per seguire mio marito in diverse città italiane, fino a Roma.
 Ed eccomi ormai ottantaquattrenne.