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Il gruppo di AC di San Clemente Papa si riunisce abitualmente il martedì alle 17 e anima la Messa domenicale delle 9.

Mario Ardigò, dell'associazione di AC S. Clemente Papa - Roma

domenica 30 dicembre 2012

Domenica 30 dicembre 2012 – Lezionario dell’anno C per le domeniche e le solennità – nell' Ottava di Natale – festa della Santa Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe4 – salterio: proprio del tempo – colore liturgico: bianco – Letture e sintesi dell’omelia della Messa delle nove - avvisi parrocchiali e di A.C.

Domenica 30 dicembre 2012 –  Lezionario dell’anno C per le domeniche e le solennità – nell'Ottava di Natale – festa della Santa Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe4 – salterio: proprio del tempo – colore liturgico: bianco – Letture e sintesi dell’omelia della Messa delle nove -  avvisi parrocchiali e di A.C.

Osservazioni ambientali: temperatura 15° C. Cielo sereno. Canti del canzoniere di Taizé all’ingresso e alla Comunione; Offertorio, Astro del Ciel; finale, Tu scendi dalle stelle. Partecipazione numerosa, in quanto erano presenti giovani del movimento di Taizè  e i loro sacerdoti accompagnatori e i ragazzi del gruppo giovanile della parrocchia. Il Vangelo è stato letto in italiano, polacco e inglese. L’omelia è stata svolta in italiano e in inglese. Il gruppo di A.C. è schierato nei banchi a sinistra dell’altare, guardando l’abside.

Buona domenica a tutti!

Prima lettura
Dal primo libro di Samuele (1Sam 1,20-22.2428)

Al finir dell’anno Anna concepì e partorì un figlio e lo chiamò Samuele, “perché –diceva- al Signore l’ho richiesto”. Quando poi Elkanà andò con tutta la famiglia a offrire il sacrificio di ogni anno al Signore e a soddisfare il suo voto, Anna non andò, perché disse al marito: “Non verrò, finché il bambino non sia svezzato e io possa condurlo a vedere il volto del Signore; poi resterà là per sempre”. Dopo averlo svezzato, lo portò con sé, con un giovenco di tre anni, un’efa di farina e un otre di vino, e lo introdusse nel tempio del Signore a Silo: era ancora un fanciullo. Immolato il giovenco, presentarono il fanciullo a Eli e lei disse: “Perdona, mio signore. Per la tua vita, mio signore, io sono quella donna che era stata qui presso di te a pregare il Signore. Per questo fanciullo ho pregato e il Signore mi ha concesso la grazia che gli ho richiesto. Anch’io lascio che il Signore lo richieda: per tutti i giorni della sua vita egli è richiesto per il Signore.” E si prostrarono là davanti al Signore.

Salmo responsoriale
dal salmo 83

Ritornello:
Beato chi abita nella tua casa, Signore.

Quando sono amabili le tue dimore,
Signore degli eserciti!
L’anima mia anela e desidera gli atri del Signore.
Il mio cuore e la mia carne
esultano nel Dio vivente.

Beato che abita nella tua casa:
senza fine canta le tue lodi.
Beato l’uomo che trova in te il suo rifugio
e ha le tue vie nel suo cuore.

Signore, Dio degli eserciti, ascolta la mia preghiera,
porgi l’orecchio, Dio di Giacobbe.
Guarda, o Dio, colui che è il nostro scudo,
guarda il volto del tuo consacrato.


Seconda lettura
Dalla prima lettura di San Giovanni Apostolo (1Gv 3,1-2.21-24)

 Carissimi, vedete quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente! Per questo il mondo non ci conosce: perché non ha conosciuto lui. Carissimi, noi fin d‘ora siamo figli di Dio, ma ciò che saremo non è stato ancora rivelato. Sappiamo però che quando egli si sarà manifestato, noi saremo simili a lui, perché lo vedremo così come egli è. Carissimi, se il nostro cuore non ci rimprovera nulla, abbiamo fiducia in Dio, e qualunque cosa chiediamo, la riceviamo da lui, perché osserviamo i suoi comandamenti e facciamo quello che gli è gradito. Questo il suo comandamento: che crediamo nel nome del Figlio suo Gesù Cristo e ci amiamo gli uni gli altri, secondo il precetto che ci ha dato. Chi osserva i suoi comandamenti rimane in Dio e Dio in lui. In questo conosciamo che egli rimane in noi: dallo Spirito che ci ha dato.

Vangelo
Dal Vangelo secondo Luca (Lc 2,41-52)

 I genitori di Gesù si recavano ogni anno a Gerusalemme per la festa della Pasqua. Quando egli ebbe dodici anni, vi salirono secondo la consuetudine della festa. Ma, trascorsi i giorni, mentre riprendevano la via del ritorno, il fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme, senza che i genitori se ne accorgessero. Credendo che egli fosse nella comitiva, fecero una giornata di viaggio, e poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti; non avendolo trovato, tornarono in cerca di lui in Gerusalemme. Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai maestri, mentre li ascoltava e li interrogava. E tutti quelli che l’udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte. Al vederlo restarono stupiti, e sua madre gli disse: “Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo”. Ed egli rispose loro: “ Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?”. Ma essi  non compresero ciò che aveva detto loro. Scese dunque con loro e venne a Nàzareth e stava loro sottomesso. Sua madre custodiva tutte queste cose nel suo cuore. E Gesù cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini.

Sintesi dell’omelia della Messa delle nove
 
 Nel giorno della solennità di Natale ci è stata presentata l’incarnazione di Cristo. Nel brano evangelico letto oggi ci viene presentata la famiglia di Gesù, composta da madre, padre e figlio. Non bisogna pensarla come una famiglia fuori del normale, quasi composta da angeli.
 Ci viene raccontato che durante un pellegrinaggio a Gerusalemme, Gesù non riparti per la Galilea con la sua famiglia e la loro comitiva. I genitori allora si preoccuparono  e tornarono a cercarlo, come farebbe qualsiasi genitore. Lo trovarono dopo tre giorni, nel tempio, mentre interloquiva con i maestri della religione ebraica. Si pensa che avesse sostenuto il suo Bar Mitzvah, quando i ragazzi ebrei, intorno ai dodici o tredici anni, partecipano a un commento di un brano della Legge biblica. Chi lo ascoltava era rimasto stupito per l’intelligenza delle sue risposte.  Ma i genitori quando riuscirono  a trovare Gesù, lo rimproverarono e non riuscirono a capire la sua giustificazione, di doversi occupare delle cose del Padre suo.  Accade anche nelle famiglie di oggi: rimproveri e incomprensione tra genitori e figli. Poi però è scritto che Gesù seguì i genitori in Galilea e rimase loro sottomesso, obbediente. Anche Maria, la quale custodiva tutte queste cose nel suo cuore, anche se non comprendeva tutto ciò che le accadeva fu obbediente alla volontà di Dio che le era stata anticipata nell’Annunciazione.
 Circa venti anni più tardi, dopo la morte sulla croce, Gesù per altri tre giorni fu come perso per Maria, nel sepolcro, ma, in quell’occasione, possiamo pensare che essa non fu presa da angoscia, avendo compreso quello che stava accadendo, ciò che sarebbe accaduto e il suo significato salvifico. Dio aveva consegnato alla morte il suo Figlio per la salvezza degli esseri umani, ma lo avrebbe resuscitato. Anche in quell’occasione prevalse quindi in Maria l’obbedienza alla volontà di Dio.
 La vita di Maria ci sia di esempio nell’obbedienza alla volontà di Dio, che possiamo oggi conoscere mediante gli insegnamenti della Chiesa. Siamo dunque ubbidienti nella nostra fede,  anche se non comprendiamo il senso di tutto ciò che ci accade.

 Sintesi di Mario Ardigò, per come ha inteso le parole del celebrante – Azione Cattolica in San Clemente Papa – Roma, Monte Sacro Valli

Avvisi parrocchiali:
-domani 31-12-12 la Messa della sera, ore 18, è messa vespertina della festa del giorno successivo, solennità di Maria Santissima Madre di Dio; al termine della Messa verrà recitato il Te Deum;
-il primo dell’anno, solennità di Maria Santissima Madre di Dio, le Messe saranno celebrate con orario festivo: ore 8, 9, 10,11,12 e 18;
-giovedì 3 gennaio  verrà esposto il Santissimo Sacramento nella chiesa parrocchiale dalle ore 10 alle ore 18. Alle ore 17 si farà una preghiera per le vocazioni sacerdotali;
-venerdì 4 gennaio  è il primo venerdì del mese. La mattina verrà distribuita la Comunione agli ammalati; la sera, alle  ore 17, rosario solenne. Seguirà la Messa
-sabato 5 gennaio, alle ore 15, nella Chiesa parrocchiale arrivano i Re Magi: iniziativa per bambini.
Avvisi di A.C.:
-martedì 8 gennaio, alle ore 17:00, sala nel corridoio davanti al Centro di ascolto), riprenderanno le riunioni del gruppo parrocchiale dell’Azione Cattolica. Gli associati sono invitati a preparare una meditazione  sulle lettura di domenica 13 gennaio 2013 – festa del Battesimo del Signore (Is 40,1-5.9-11; Sal 103; Tt 2,11-14;3,4-7; Lc 3,15-16.21-22). Saranno trattati temi relativi all’Anno della Fede;
- si segnala il sito WEB  www.parolealtre.it , il nuovo portale di Azione Cattolica sulla formazione;
- si segnala il sito WEB  Viva il Concilio http://www.vivailconcilio.it/
iniziativa attuata per conoscere la storia, lo spirito e i documenti del Concilio Vaticano 2° (1962-1965) e per   scoprirne e promuoverne nella società di oggi tutte le potenzialità.










sabato 29 dicembre 2012

Cattolicesimo forza di progresso?

Cattolicesimo forza di progresso?

  Dalla Costituzione dogmatica Lumen Gentium sulla Chiesa, del Concilio Vaticano 2° (1962-1965), n.36

I fedeli perciò devono riconoscere la natura profonda di tutta la creazione, il suo valore e la sua ordinazione alla lode di Dio, e aiutarsi a vicenda a una vita più santa anche con opere propriamente secolari, affinché il mondo si impregni dello spirito di Cristo e raggiunga più efficacemente il suo fine nella giustizia, nella carità e nella pace. Nel compimento universale di questo ufficio, i laici hanno il posto di primo piano. Con la loro competenza quindi nelle discipline profane e con la loro attività, elevata intrinsecamente dalla grazia di Cristo, portino efficacemente l'opera loro, affinché i beni creati, secondo i fini del Creatore e la luce del suo Verbo, siano fatti progredire dal lavoro umano, dalla tecnica e dalla cultura civile per l'utilità di tutti gli uomini senza eccezione, e siano tra loro più convenientemente distribuiti e, secondo la loro natura, portino al progresso universale nella libertà umana e cristiana. Così Cristo per mezzo dei membri della Chiesa illuminerà sempre di più l'intera società umana con la sua luce che salva.
Inoltre i laici, anche consociando le forze, risanino le istituzioni e le condizioni del mondo, se ve ne siano che provocano al peccato, così che tutte siano rese conformi alle norme della giustizia e, anziché ostacolare, favoriscano l'esercizio delle virtù. Così agendo impregneranno di valore morale la cultura e le opere umane. In questo modo il campo del mondo si trova meglio preparato per accogliere il seme della parola divina, e insieme le porte della Chiesa si aprono più larghe, per permettere che l'annunzio della pace entri nel mondo.

 Ai tempi nostri probabilmente la definizione del cattolicesimo come forza di progresso non troverebbe un generale consenso. Eppure è proprio questo, in fondo, il fine che durante il Concilio Vaticano 2° si pensò di assegnare all’azione dei laici nelle società in cui vivono e operano. Ne è un esempio il brano della Costituzione dogmatica Lumen Gentium (trad. dal latino: Luce per le genti) che ho sopra trascritto. Possiamo considerarlo una novità in un documento della gerarchia ecclesiale, tenendo conto delle precedenti millenarie prese di posizione in merito.
 Come ho osservato in altri miei interventi, non è facile, leggendo le deliberazioni del Concilio Vaticano 2°, individuare quelle parti che contengono sviluppi innovativi. Questo accade in particolare in un documento di particolare rilevanza, normativo, come la Costituzione dogmatica citata, che riguarda la Chiesa. Ad uno sguardo superficiale tutti i temi che solitamente si facevano rientrare in questo argomento sono esposti nell’ordine consueto. Infatti troviamo le parti che spiegano di dove, da chi e come la Chiesa originò, la ripartizione dei compiti in esso, da chi e  come l’autorità in essa venga esercitata, il carattere sacro di alcune funzioni, come quelle del papa, dei vescovi e dei preti, le caratteristiche dell’impegno dello stato religioso, la posizione degli altri fedeli, la missione della Chiesa nella società del suo tempo, vale a dire in quello che nel gergo teologico viene definito il mondo o anche il mondo profano.
 Eppure le novità ci sono, anche se esse non vengono mai presentate come idee che si contrappongono alla precedente tradizione, in particolare a  quella che riguarda i principi fondamentali, ma, al limite, come scoperta, o riscoperta, di potenzialità di bene che storicamente erano state poco capite o praticate. E ciò anche quando, sostanzialmente, si viene a ripudiare qualcosa di male che si riconosce esserci stato nel passato. 
 E’ solo con il Grande Giubileo dell’anno 2000, indetto e guidato dal papa Giovanni Paolo 2°, che si giunge a richiedere a tutti, come esercizio specificamente religioso, un lavoro particolare per raggiungere una memoria storica veritiera sull’azione della Chiesa del mondo e il ripudio, vale a dire l’impegno a non riproporli in futuro, di certi modi di essere, di organizzarsi, di entrare in relazione con le altre persone, individualmente considerate o nei gruppi in cui sono inserite vitalmente.
 Le conseguenze sono state molto rilevanti, perché i principi normativi del Concilio Vaticano 2° sono stati fecondi e hanno ispirato molteplici sviluppi, che, in larga parte, corrispondevano a modi di vivere la religiosità che si erano già affermati, più o meno largamente, tra i fedeli e che attendevano solo di essere riconosciuti in un documento normativo della gerarchia. Questo in particolare ha riguardato i compiti dei laici cattolici, anche se su questo tema in genere c’è ancora insufficiente consapevolezza e ciò per vari motivi.
 Il primo è di ordine culturale: mentre per i sacerdoti e i religiosi è previsto e obbligatorio un processo di formazione continua, questo non è previsto per i laici, dopo il periodo dell’iniziazione ai Sacramenti nell’infanzia e nell’adolescenza, che di solito termina con la Cresima, se non ancora prima, con la Prima Comunione.
 Il secondo motivo  è di ordine organizzativo: poiché nella Chiesa cattolica i principi morali e di organizzazione e le linee guida delle varie attività vengono formulati da appartenenti all’Ordine Sacro, quindi dal clero, è ovvio che abbiano avuto il massimo risalto le questioni che riguardavano questa parte qualificata dei fedeli, innanzi tutto per mantenere un loro ruolo preminente in ogni settore e poi per conservare l’integrità della struttura gerarchica del clero, centrata su centri di potere sostanzialmente monarchici, con temperamenti di collegialità a vari livelli. Lo scopo è di rendere coerenti su scala mondiale gli insegnamenti religiosi, le liturgie e l’organizzazione ecclesiale, in modo, in particolare, che la Chiesa appaia parlare con una sola voce, diventando manifestazione dell’unità dei fedeli, secondo il comandamento ricevuto evangelicamente.
 Il terzo motivo è che spesso i laici sono appagati da una religiosità meramente liturgica, e in particolare sacramentale, della quale essi, sebbene coinvolti molto profondamente nella loro interiorità, sono partecipi ma non protagonisti, in quanto in tale campo emerge e prevale la missione del clero. Del resto, per millenni è solo questo che, in definitiva, si è preteso dai laici, vale a dire da chi non era prete, vescovo, monaco o monaco, frate o suora.
 Le società civili, e le loro popolazioni, erano lasciate al dominio di monarchi, con i quali la Chiesa, a diversi livelli, tramite suoi plenipotenziari, e al massimo livello in persona dei papi, entrava in relazione innanzi tutto per garantire spazi di libertà alla propria organizzazione (clero e religiosi, con esenzioni e privilegi che riguardavano le persone e i beni) e poi per assicurarsi il riconoscimento di un potere spirituale sui sudditi dei monarchi civili, venendosi in tal modo a realizzare una sorta di condominio sulle posizioni assoggettate al trono e all’altare. I due tipi di potere, quello civile e quello religioso, venivano poi a sostenersi a vicenda, specialmente dove il monarca civile riconosceva quella cattolica come unica religione ammessa nel suo dominio e/o le autorità della Chiesa riconoscevano la qualifica di cattolica a una dinastia monarchica civile. Per queste relazioni politiche tra autorità civili e religiose, la critica sociale su base religiosa, di cui si trovano tanti esempi nell’Antico Testamento e che quindi aveva una salda base biblica, era in genere scoraggiata dalle autorità religiose, perché avrebbe messo in crisi quegli accordi, a volte semplici armistizi piuttosto precari, raggiunti con le autorità civili. Ad esempio nel documento normativo denominato Sillabo (=elenco), allegato all’enciclica Quanta Cura (1864) del papa Pio 9°, con l’indicazione di quelli che la dottrina cattolica riteneva essere i principali errori del tempo, si dichiarava erronea l’idea che fosse logico negare obbedienza e anzi  ribellarsi ai prìncipi legittimi.  
 L’esperienza delle due guerre “mondiali” combattute nel Novecento manifestò l’insufficienza dei princìpi che erano stati seguiti per millenni nelle relazioni con i capi delle nazioni, secondo l’espressione utilizzata dal papa Benedetto 15°, nel 1917, nel chiedere di fermare l’inutile strage in cui si era risolta la Prima Guerra mondiale.
 Il primo di quei due conflitti bellici catastrofici era stato iniziato da monarchi cristiani e combattuto fra popoli di antica civiltà cristiana. Il secondo era stato scatenato da despoti rivoluzionari che si erano avvalsi in modo nuovo dei popoli assoggettati, non più come storici sudditi di una dinastia, ma come espressioni di una nuova condizione umana di dominatori, in virtù della quale avevano il diritto, come sorta di stirpi elette, di predare e soggiogare il mondo. Qualcosa di simile aveva travolto la dinastia imperiale cristiana russa, portando all’ordine sovietico, in cui la religione era considerata una impostura di classe per tenere soggiogata la parte subalterna delle popolazioni. Risolutiva, in entrambe le guerre mondiali, era stata l’azione della democrazia statunitense, la quale aveva fondamenti religiosi espliciti ma che, nello stesso tempo, era struttura con un’organizzazione politica pluralista. Ad essa, nel pensare l’Europa che sarebbe sorte dopo la fine dei totalitarismi guerrafondai nazisti e fascisti, si cominciò a guardare come esempio di coesistenza pacifica di popoli con diverse tradizioni etniche, culturali, linguistiche, religiose. E’ questo il momento il cui, anche sulla scorta di antecedenti storici risalenti all’Ottocento, comincia a prodursi nella Chiesa cattolica quel movimento che ebbe piena manifestazione molto più tardi, negli anni Sessanta, in particolare con il Concilio Vaticano 2°.
 In Francia e in Italia ci si stava ragionando fin dagli anni ’30, sullo spunto del pensiero dei filosofi Jacques Maritain ed Emmanuel Mounier.
  Maritain intervenne nel Concilio Vaticano 2° quale rappresentante degli intellettuali e in tale veste ricevette uno specifico messaggio del Papa, alla fine del Concilio.
 L’idea era che la sfida lanciata dai regimi popolari totalitari, quello nazista tedesco, i diversi fascismi europei e il regime comunista sovietico, non poteva essere vita con i metodi e i principi del passato, quindi con la riproposizione della restaurazione di una civiltà cristiana europea retta da un condominio di dinastie civili e di monarchi religiosi, ma che occorresse coinvolgere più profondamente, non solo chiamandole all’ubbidienza, le masse dei popoli europei, rendendole protagoniste della costruzioni di civiltà, intese innanzi tutto come istituzioni politiche, economiche e sociali, che non configgessero con gli ideali di sempre della cristianità.
 Una prima pronuncia in questo senso della gerarchia cattolica al massimo livello si trova nel radiomessaggio natalizio del 1944 del papa Pio 12°, che ho più volte citato, in cui ci si chiede se gli sconvolgenti avvenimenti dei decenni passati avrebbero potuto essere evitati se i popoli europei avessero avuto più voce in regimi democratici.
 Questa lunga premessa è stata necessaria per comprendere il senso del brano della costituzione Lumen Gentium che ho trascritto all’inizio. Ci ritornerò sopra in altri interventi. Vorrei però che chi legge lo facesse interiormente proprio, direi quasi mandando lo a memoria.
 La prima caratteristica di questa che è giuridicamente una legge fondamentale della nostra Chiesa, parte di un documento normativo molto importante, è che non pone divieti e non indica nemmeno precisi obblighi di fare, come, ad esempio, nel Decaloco, quando si prescrive di non rubare (obbligo negativo – di non fare) o di santificare le feste (obbligo positivo – di fare).
 Il discorso che viene sviluppato in quel brano è in sostanza un appello, una chamata ad un lavoro, rivolto in primo luogo ai laici, a coloro che quindi non fanno parte del clero o dei religiosi (frati e suore, monaci e monache).
 Si riconosce ai laici una competenza, vale a dire un insieme di conoscenze e di saper fare, nelle discipline profane, che sono tutte quelle che non sono comprese nella teologia, in cui sono formati il clero e i religiosi. Li si chiama ad essere, come persone singole ma ance associandosi, forze di progresso a beneficio non solo della Chiesa cattolica, ma di tutti gli esseri mani senza eccezione.
 Ecco in che cosa consiste l’auspicato progresso: a)nel far progredire i beni creati mediante il lavoro umano, la tecnica e la cultura civile; n) nella giustizia distributiva, perché i beni creati aumentati e migliorati dall’azione umana, siano più convenientemente distribuiti perché aia fonte di libertà umana e cristiana per tutti. L’obiettivo finale è risanare le istituzioni e le condizioni del mondo, perché siano rese conformi alle norme di giustizia e in tal modo favoriscano, anziché ostacolare, l’esercizio delle virtù e, in particolare, quelle predicate nell’evangelizzazione dei popoli.
 In sostanza l’appello è per operare per un progresso tecnologico, culturale, civile e sociale, se del caso cambiando anche le istituzioni, perché a tutti gli esseri umani sia aperta la via delle virtù nella libertà. Questa è definita come opera di illuminazione dell’intera società umana e l’utilizzo di questa espressione è analogo a quello che ne fecero gli illuministi nel Settecento. Solo che nella prospettiva cattolica non si vede contraddizione tra la luce portata dalla ragione e la luce portata da Cristo.
 Se volessimo individuare dal brano citato della Lumen Gentium delle parole d’ordine, potremmo individuarle in queste: progresso, libertà, giustizia sociale, unità per risanare il mondo comprese le sue istituzioni sociali, virtù, illuminazione religiosa.  Esse non sono rivolte dalla gerarchia cattolica (solo) ai capi delle nazioni, ma in primo luogo a tutti  i fedeli laici. E’, a mia conoscenza la prima volta che accadde nella storia della Chiesa in un documento normativo della gerarchia. Vi invito a verificare la correttezza di questa mia osservazione.
 Certamente nel passato nella dottrina del magistero di era fatta questione del buon governo, ama gli insegnamenti era rivolti essenzialmente ai capi delle nazioni e, a partire dall’enciclica Rerum Novarum di Leone 13° (1891), alle parti sociali, imprenditori e lavoratori, invitate a trovare una composizione dei reciproci interessi essenzialmente nello spirito di non sfruttare le classi lavoratrici a tal punto dallo spingerle alla rivolta. La giustizia sociale, come la intende ai nostri giorni a partire da movimenti politici che si diffusero nell’Ottocento, era estranea a questa prospettiva.
  Bisogna precisare che in questo la Chiesa cattolica, scrivendo sue norme fondamentali, non intese, all’improvviso, aggiornarsi a come andava il mondo, corrispondendo in tal modo alle attese di molta gente. Non è di questo aggiornamento  che si è trattato. In realtà la Chiesa cattolica, nella sua dottrina teologica e nella sua normazione, si aggiornò a come essa era già diventata nel corso dell’Ottocento e del Novecento, soprattutto nell’impegno alla costruzione della nuova Europa dopo la catastrofe bellica degli anni ’40. Già i cattolici si stavano infatti da tempo impegnando nel senso auspicato dalla Lumen Gentium, trovando però difficoltà nella normazione e nella teologia ufficiale della loro Chiesa. In qualche modo, in questo campo, i deliberati conciliari vennero semplicemente a ratificare e a sistemare teologicamente, creando una continuità dogmatica tra il passato e il presente, ciò che già i laici erano diventati e stavano facendo.
 E infatti questo che fu effettivamente un significativo cambio di rotta nel magistero gerarchico no fu effettivamente avvertito come una novità, mentre fecero molta più impressione le riforme che, dopo il Concilio Vaticano 2° e sulla base dei suoi deliberati, vennero attuate nella liturgia della Messa: in questo campo infatti fu effettivamente introdotto un rito diverso, pur se articolato nelle parti tradizionali, e, soprattutto, iniziarono ad essere usate le varie lingue nazionali dei popoli cristiani, in luogo del solo latino liturgico.
 Concludo questo intervento scrivendo che il difficile per noi laici non è tanto il capire gli appelli che ci sono venuti dal Concilio Vaticano 2°, ma, esercitando collettivamente le competenze che si sono proprie, ciascuno ragguagliando gli altri sulle proprie specifiche e acquisendo dagli altri notizie sulle loro (nessuno infatti nel mondo di oggi è capace di interloquire validamente su tutto), capire il mondo in cui viviamo per individuare come farlo progredire verso una migliore giustizia sociale, per rimuovere gli ostacoli all’esercizio delle virtù e, innanzi tutto, quello che è costituito dalla mancanza di libertà, determinata dall’ignoranza e dal bisogno.

Mario Ardigò – Azione Cattolica in San Clemente Papa – Roma, Monte Sacro, Valli.

mercoledì 26 dicembre 2012

Evangelizzazione e promozione umana

Evangelizzazione e promozione umana

Nella Chiesa cattolica è molto importante il ruolo svolto dai Papi, ai quali giuridicamente, per il diritto canonico, che è il diritto della Chiesa cattolica, compete la sovranità assoluta tutte le questioni questione che riguardano la Chiesa cattolica, siano esse relative alle sue organizzazioni, da quelle di vertice a quelle locali, siano invece puramente religiose, si tratti di argomenti teologici o morali, siano  infine relative ad ogni altro tema, compresi quelli politici.
 Nell’evoluzione recente dei modi di concepirsi come Chiesa e delle relazioni con le altre confessioni religiose e le società umane in cui i cattolici sono immersi sono stati naturalmente più rilevanti i pontefici degli ultimi due secoli:
Pio 9° (il quale regnò dal 1846 al 1878);
Leone 13° (il quale regnò dal 1978 al 1903);
Pio 10° (il quale regnò dal 1903 al 1914);
Benedetto 15° (il quale regnò dal 1914 al 1922);
Pio 11° (il quale regnò dal 1922 al 1939);
Pio 12° (il quale regnò dal 1939 al 1958);
Giovanni 23° (il quale regnò dal 1958 al 1963);
Paolo 6° (il quale regnò dal 1963 al 1978);
Giovanni Paolo 1° (il quale regnò nel 1978);
Giovanni Paolo 2° (il quale regnò dal 1978 al 2005);
Benedetto 16° (il papa regnante, il quale è stato eletto nel 2005).
  Solo a partire dal regno del Papa Giovanni 23° si ebbe la piena accettazione del metodo democratico come regime politico preferibile per le nazioni.
 Sotto il regno del Papa Pio 9°, a seguito della conquista militare dello Stato della Chiesa, si consumò quella frattura tra la Chiesa e il Regno d’Italia che portò alle disposizioni religiose che vietavano agli uomini  cattolici aventi diritto  di partecipare alle elezioni politiche italiane; esse furono osservate fino al 1913. Nel 1864, con il documento denominato Sillabo, allegato all’enciclica Quanta cura, il Papa Pio 9° condannò la libertà religiosa.
 Il Papa Benedetto 15° definì, in un lettera del 1917 ai capi dei popoli belligeranti, la Prima Guerra Mondiale (1914-1918 – L’Italia entrò nel conflitto nel 1915) una inutile strage, introducendo nella dottrina sociale della guerra il tema dei conflitti bellici.
 Il papa Pio 11° concluse quel compromesso con il regime fascista di Benito Mussolini che fu condensato nei Patti Lateranensi, composti di un Trattato, per il quale fu istituita la Città del Vaticano, in Roma, e di un Concordato, che limitava grandemente l’azione dei cattolici in politica.
 Il papa Pio 12°, con il radiomessaggio natalizio del 1944, introdusse il tema della democrazia come antidoto ai regimi autoritari guerrafondai.
 I papi del Concilio Vaticano 2° furono Giovanni 23°, il quale l’indisse nel 1961 con la Costituzione apostolica  Humanae salutis e Paolo 6° il quale nel 1965 ne approvò i deliberati e ne iniziò la fase attuativa, sia sul profilo liturgico e istituzionale, sia sotto quello che venne definito della promozione umana (in particolare si vedano le encicliche Populorum Progressio  - 1967
e  Octogesima adveniens -1971
 Durante il papato di Giovanni Paolo 2° si ebbero forme di spettacolare attuazione dei principi definiti durante il Concilio Vaticano 2°, da un lato sotto l’aspetto dei rapporti con le altre confessioni religiosi, dall’altro sotto l’aspetto politico, tanto che generalmente c’è consenso tra gli storici nel riconoscere un ruolo di quel Papa nella metamorfosi prodottasi nell’Unione Sovietica e nei sistemi politici da essa dominati negli anni ’80. Nello stesso periodo furono represse le correnti culturali e politiche che intendevano produrre, anche con metodi conflittuali, modificazioni in senso solidaristico nei sistemi politici dominati da sistemi economici capitalistici. Intendo riferirmi in particolare alle teologie della liberazione e ai corrispondenti filoni culturali e organizzativi diffusi anche in Italia come espressioni del rapporto tra evangelizzazione e promozione umana. In un’epoca in cui era ancora vivissimo il conflitto, culturale, politico e militare, tra i sistemi egemonizzati dagli Stati Uniti d’America e quelli che facevano capo all’Unione Sovietica, il papa Giovanni 23° sospettò che ciò che nel mondo capitalistico si muoveva nel senso della lotta politica per la promozione umana fosse collegato, e subordinato, ai progetti sovietici per l’affermazione nel mondo di un comunismo ateo.
 La Chiesa come oggi la viviamo è essenzialmente quella del papa Giovanni Paolo 2°.
 Che significa promozione umana?
 L’espressione origina dalla costituzione pastorale sulla Chiesa nel mondo contemporaneo Guadium et spes  del Concilio Vaticano 2°:
35. Norme dell'attività umana.
L'attività umana come deriva dall'uomo così è ordinata all'uomo.
L'uomo, infatti, quando lavora, non trasforma soltanto le cose e la società, ma perfeziona se stesso. Apprende molte cose, sviluppa le sue facoltà, esce da sé e si supera.
Tale sviluppo, se è ben compreso, vale più delle ricchezze esteriori che si possono accumulare. L'uomo vale più per quello che « è » che per quello che «ha» (61).
Parimenti tutto ciò che gli uomini compiono allo scopo di conseguire una maggiore giustizia, una più estesa fraternità e un ordine più umano dei rapporti sociali, ha più valore dei progressi in campo tecnico. Questi, infatti, possono fornire, per così dire, la base materiale della promozione umana, ma da soli non valgono in nessun modo a realizzarla.
Pertanto questa è la norma dell'attività umana: che secondo il disegno di Dio e la sua volontà essa corrisponda al vero bene dell'umanità, e che permetta all'uomo, considerato come individuo o come membro della società, di coltivare e di attuare la sua integrale vocazione.
 Promozione umana significa quindi in questa prospettiva, lavorare, come Chiesa, per una maggiore giustizia, una più estesa fraternità e un ordine più umano dei rapporti sociali, in modo da permettere agli esseri umani, sia come individui che come membri della società, di attuare la sua integrale vocazione (compresa quella religiosa).
 Qual è il nesso con l’evangelizzazione? Si ritenne, a partire dal Concilio Vaticano 2°, che agire per la promozione umana, secondo i principi religiosi cristiani, fosse non solo un sostegno all’evangelizzazione, quindi alla diffusione della prospettiva religiosa cristiana, ma proprio un metodo di evangelizzazione, in particolare proprio dei laici, nella loro azione per ordinare secondo i principi religiosi le realtà temporali.
 Tra il 30 ottobre  e il 4 novembre 1976, nel quadro del programma pastorale della Conferenza Episcopale Italiana Evangelizzazione e Sacramenti, che vide come protagonista il vescovo segretario dell’organizzazione mons. Enrico Bartoletti, si svolse a Roma, preceduto da una lunga preparazione che coinvolse tutta la Chiesa italiana, un convegno ecclesiale sul tema Evangelizzazione e promozione umana, nel quale si fece un bilancio dell’attuazione dei principi conciliari su questo argomento e si delinearono linee di sviluppo. In qualche modo esso fu, su scala nazionale, quello che rappresentò per l’America Latina la riunione di Medellìn (Colombia) del 1968 del CELAM, il Consiglio Episcopale Latino Americano.
  Per molti versi il regno del papa Giovanni Paolo 2° venne a superare quel progetto. Il tema è ridiventato di attualità nel 2009 dopo l’importantissima enciclica Caritas in veritate del papa Benedetto 16°, che si collega espressamente, sulle tematiche sociali, all’enciclica Populorum progressio  1967 del papa Paolo 6°.
 Nei miei prossimi interventi mi propongo di riproporre alcuni dei discorsi che si fecero a Roma nel 1976, in un periodo che era anch’esso di crisi economica ma che in più vedeva, a differenza di oggi, la Chiesa duramente sotto scacco sotto diversi profili che mettevano in questione la sua autorità morale. Oggi viviamo in un contesto complessivamente diverso perché, se è vero che molti principi dell’etica religiosa sono divenuti molto meno praticati, essenzialmente quelli che riguardano la sfera delle relazioni sessuali e della riproduzione, è anche vero che oggi il Papa e i vescovi godono di un’autorevolezza sociale che viene stimata molto superiore alla forza sociale dei cosiddetti praticanti, di coloro che dicono di andare a Messa la domenica e le altre feste comandate. Un indizio di questo è che il penultimo governo nazionale cadde nel 2011 in concomitanza con una dura critica mossa al suo presidente in una prolusione del presidente della CEI.

Mario Ardigò  - Azione Cattolica in San Clemente Papa – Roma, Monte Sacro, Valli





martedì 25 dicembre 2012

25 dicembre 2012 – solennità del Natale del Signore – anno C per le domeniche e le solennità - salterio: proprio del tempo – colore liturgico: bianco - letture della Messa del giorno e sintesi dell’omelia - avvisi di A.C.

25 dicembre 2012 – solennità del Natale del Signore – anno C per le domeniche e le solennità -  salterio: proprio del tempo – colore liturgico: bianco - letture della  Messa del giorno e sintesi dell’omelia -  avvisi di A.C.

Osservazioni ambientali: temperatura 15° C. Cielo poco nuvoloso Canti: ingresso, Venite fedeli; Offertorio, Astro del ciel; Comunione, Tu scendi dalle stelle. Partecipazione numerosa e gioiosa. Il clima natalizio è sensibile. Il gruppo di A.C. è schierato nei banchi a sinistra dell’altare, guardando l’abside.

Buon Natale a tutti!

Prima lettura
Dal libro del profeta Isaia (52,7-10)

Come sono belli sui monti i piedi del messaggero che annuncia la pace, del messaggero di buone notizie che annuncia la salvezza, che dice a Sion: “Regna il tuo Dio”. Una voce! Le tue sentinelle alzano la voce, insieme esultano, poiché vedono con gli occhi il ritorno del Signore a Sion. Prorompete insieme in canti di gioia, rovine di Gerusalemme, perché il Signore ha consolato il suo popolo, ha riscattato Gerusalemme. Il Signore ha snudato il suo santo braccio davanti a tutte le nazioni; tutti i confini della terra vedranno la salvezza del nostro Dio.

Salmo responsoriale
dal salmo 97

Ritornello:
Tutta la terra ha veduto la salvezza del nostro Dio.

Cantate al Signore un canto nuovo,
perché ha compiuto meraviglie.
Gli ha dato vittoria la sua destra
e il suo braccio santo.

Il Signore ha fatto conoscere la sua salvezza,
agli occhi delle genti ha rivelato la sua giustizia.
Egli si è ricordato del suo amore,
della sua fedeltà alla casa d’Israele.

Tutti i confini della terra hanno veduto
la vittoria del nostro Dio.
Acclami il Signore tutta la terra,
gridate, esultate, cantate inni!

Cantate inni al Signore con la cetra,
con la cetra e al suono di strumenti a corde;
con le trombe e al suono del corno
acclamate davanti al re, il Signore.


Seconda lettura
Dalla lettera agli Ebrei (Eb 1,1-6)

Dio, che molte volte e in diversi modi nei tempi antichi aveva parlato ai padri per mezzo dei profeti, ultimamente, in questi giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio, che ha stabilito erede di tutte le cose e  mediante il quale ha fatto anche il mondo. Egli è irradiazione della sua gloria e impronta della sua sostanza, e tutto sostiene con la sua parola potente. Dopo aver compiuto la purificazione dei peccati, sedette alla destra della maestà nell’alto dei cieli, divenuto tanto superiore agli angeli quanto più eccellente del loro è il nome che ha ereditato. Infatti, a quale degli angeli Dio ha mai detto: “Tu sei mio figlio, oggi ti ho generato?” E ancora: “Io sarò per lui padre ed egli sarà per me figlio”? Quando invece introduce il primogenito nel mondo, dice: “Lo adorino tutti gli angeli di Dio”.

Vangelo
Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 1,1-18)

 In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Egli era, in principio, presso Dio; tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste. In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta. Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni. Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce. Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo. Era nel mondo e il mondo è stato fatto per mezzo di lui; eppure il mondo non lo ha riconosciuto. Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto. A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali, non da sangue né da volere di carne né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati. E  il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità. Giovanni gli dà testimonianza e proclama: “Era di lui che io dissi: Colui che viene dopo di me è avanti a me, perché era prima di me”. Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto grazia su grazia. Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo. Dio, nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato.

Sintesi dell’omelia della Messa delle nove
 
 Oggi la Chiesa celebra la grande festa della nascita di Gesù Cristo. Il Verbo di fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi.
 La festa più grande dei cristiani è la Pasqua, la morte e resurrezione di Cristo per la nostra salvezza. Ma per arrivare alla Pasqua, è necessario il Natale, la nascita di Gesù Cristo nella carne. Dio si è fatto uomo, perché noi possiamo diventare come lui, figli  di Dio, con la stessa natura di Dio stesso. E tutto questo è stato fatto da Dio per amore, amore per noi. E, in Gesù, Dio non  si manifesta come nell’Antico Testamento, con potenza, nel fuoco; viene come un bambino debole, che può essere ucciso in un istante. Povero, umile,  nato da una vergine, in una grotta, posto in un mangiatoia dopo la nascita. Ci saranno stati degli animali intorno? Non lo sappiamo. La presenza di un mangiatoia ce lo fa pensare. E’ lì che il Re dell’universo, il Creatore di tutto, è nato per amore per noi.
 Lo abbiamo sentito nel Vangelo: la Legge fu data per mezzo di Mosè. A Mosè Dio donò le dieci parole della Legge, che ci fanno entrare in comunione con Dio. Disse a Mosè: “Io sarò il vostro Dio e voi sarete il mio popolo, se rimarrete fedeli alla Legge, a questa Alleanza”. Il problema è che gli esseri umani non ce la fecero. Non riuscirono ad essere fedeli non tanto per la loro malvagità  o per la loro cattiveria, ma perché non erano in grado di compiere la Legge. Anche noi non siamo in grado di compiere la Legge di Dio.
 Uno solo ha compiuto la Legge di Dio: Gesù Cristo. Perché tutta la Legge di Dio consiste nell’amare il Signore nostro Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima, con tutte le forze, con tutta la mente, non solo con un parte di essi, fosse anche una metà o tre quarti: “tutto” deve essere per Dio. Chi di noi può dire di aver fatto ciò e quindi di aver compiuto la Legge? Nessuno. Se uno pensa di esserci riuscito, in realtà si trova ancora nelle tenebre. La luce non lo ha ancora illuminato. Cristo solo ha compiuto la Legge. La buona notizia è che la Legge fu data per mezzo di Mosè, ma la Grazia e la Verità vengono per mezzo di Gesù Cristo. Perché solamente con la Grazia, con lo spirito di Cristo dentro di noi, noi siamo in grado di compiere la Legge, vivendo in comunione con Dio, nell’ubbidienza alla sua Parola. Possiamo riuscirci non per meriti nostri, ma per la sua Grazia.
 Tutta questa festa ci parla dell’amore di Dio per noi esseri umani. Ci ha creati  e noi gli abbiamo disobbedito, in Adamo. Così la morte regna regna su tutti gli esseri umani. Per uccidere la morte, Dio si è fatto uomo. Ha preso su di sé la nostra carne, la nostra debolezza, la nostra fragilità, per un motivo solo: per combattere contro la morte e per vincerla. Cosicché la morte non ha più potere, su noi che siamo di Cristo. E non mi riferisco solo alla resurrezione, ma di ciò che ci accade giorno per giorno. In Cristo non siamo più condannati, non siamo più sotto la paura della morte, della sofferenza, di tutto quello che si rivolge contro di noi. In Cristo, nel suo spirito, noi possiamo fare la volontà di Dio, possiamo vivere in comunione piena con Dio. Questo è quello che ci è offerto. La luce che  illumina la nostra strada. Senza Cristo cadiamo nelle tenebre e non sappiamo più dove stiamo andando. Non vediamo Dio, non vediamo il suo volto.
 Spesso, quando non siamo nella Grazia, cadiamo nella mormorazione contro Dio. Non accettiamo tante cose che accadono nella nostra vita, nella vita della nostra famiglia, della nostra città. Pensiamo che Dio stia sbagliando. Siamo troppo orgogliosi per pensare che forse stiamo sbagliando noi. Forse siamo noi che siamo ciechi, che stiamo nelle tenebre e non vediamo bene le cose. Per noi  è sempre colpa di Dio, quando non siamo nella Grazia.  E chiaro che invece, quando siamo nella Grazia, possiamo vedere la mano di Dio dietro ogni cosa, l’amore di Dio in ogni cosa, perché lui fa bene tutte le cose.
 Oggi è il giorno in cui si apre il cielo, il cielo chiuso agli uomini viene aperto. Il Verbo di Dio è nato a Betlemme, ha preso la nostra carne ed è venuto come Re per servirci, per dare la sua vita in riscatto per molti. Così possiamo rallegrarci in questa festa, perché possiamo contemplare l’amore immenso che Dio ha per noi.
 E Dio non ci chiede conto dei nostri peccati. Se lo facesse, tutti quanti, e parlo innanzi tutto per me stesso, meriteremmo solamente l’inferno, per i  nostri peccati. E se per noi c’è salvezza, se per noi ci sono la felicità e la beatitudine, è perché Dio ci ama e ha mandato il suo Figlio, nella carne, per pagare il prezzo dei nostri peccati. L’ha mandato a morire, per pagare il nostro debito con Dio. E Cristo che l’ha pagato, perché ci ama: non siamo più condannati, ma liberati, dal peccato, dalla morte. E con il suo spirito possiamo vivere veramente da figli di Dio, non solo a parole, ma anche con la nostra vita. Questo ci porta ad essere annunziatori della pace. Nella prima lettura è scritto belli sui monti i piedi del messaggero che annuncia la pace, del messaggero che annunzia la pace. Tutti noi siamo chiamati a questo. Con il nostro battesimo siamo infatti divenuti figli di Dio e condividiamo anche gli uffici di Cristo di Re, profeta e sacerdote. Dobbiamo annunciare la pace non solo con la nostra bocca, ma con la nostra vita. Dobbiamo vivere la pace e trasmettere la pace agli altri, perdonando coloro che ci offendono, essendo misericordiosi, amando gli altri, inclusi i nostri nemici, quelli che ci fanno del male. Questo porta la pace. Altrimenti cerchiamo solamente la vendetta, la giustizia umana, non la giustizia di Dio. Perché se Dio ci giudicasse secondo la giustizia umana, ci  spetterebbe solo l’inferno. La giustizia di Dio è diversa. La giustizia di Dio è misericordia, amore per noi, manifestato in Cristo, suo Figlio. Noi siamo chiamati ad annunciare questo con la nostra vita. Non più come i profeti dell’Antico Testamento, ma come Cristo stesso. Corpo di Cristo è la Chiesa. E’ lui che parla in noi.  E’ lui che ci dà la Grazia e la forza di testimoniare la verità, di testimoniare la luce che è venuta nel mondo. La Chiesa è lumen gentium, luce per le genti, come si intitola una costituzione del Concilio Vaticano 2°. Noi, in Cristo, siamo chiamati ad essere questa luce per gli altri, ad illuminare i fratelli. E lo facciamo quando siamo in comunione con Cristo, nell’ubbidienza alla sua parola.
 E’ una cosa bella: non dobbiamo preoccuparci più  di niente. Dio è nostro padre e noi siamo figli  di Dio. Se Dio è nostro padre, sarà lui a preoccuparsi per noi, sarà lui ad aver cura di noi. Noi invece ci preoccupiamo per tante cose inutili.
 Allora, rallegriamoci in questo giorno. In questo giorno è venuta per noi la luce. Questa luce ci porterà alla salvezza.
 Sapete che la Chiesa ha scelto di celebrare il Natale di Gesù in questo giorno dell’anno perché in questo giorno si celebrava una festa pagana del dio Sole, dopo il solstizio d’inverno, quando la luce va crescendo e  il giorno si allunga e la notte diviene più corta. Il Natale cristiano significa appunto che, già ora, la luce è venuta al mondo, la luce di Cristo è venuta e regna nel cuore di coloro che credono. Proclamiamo: “Gloria a Dio nell’alto dei cieli e pace in terra agli uomini di buona volontà”, ma oggi sappiamo che si traduce meglio con gli uomini che Dioi ama. Tutta questa festa del Natale non parla del nostro amore per Dio, che (se siamo onesti) dobbiamo riconoscere come  imperfetto, ma dell’amore di Dio per noi, che  è perfetto. Dio ci ama e ci salva.
 
Sintesi di Mario Ardigò, per come ha inteso le parole del celebrante – Azione Cattolica in San Clemente Papa – Roma, Monte Sacro Valli


Avvisi di A.C.:
-martedì 8 gennaio, alle ore 17:00, sala nel corridoio davanti al Centro di ascolto), riprenderanno le riunioni del gruppo parrocchiale dell’Azione Cattolica. Gli associati sono invitati a preparare una meditazione  sulle lettura di domenica 13 gennaio 2013 – festa del Battesimo del Signore (Is 40,1-5.9-11; Sal 103; Tt 2,11-14;3,4-7; Lc 3,15-16.21-22). Saranno trattati temi relativi all’Anno della Fede;
- si segnala il sito WEB  www.parolealtre.it , il nuovo portale di Azione Cattolica sulla formazione;
- si segnala il sito WEB  Viva il Concilio http://www.vivailconcilio.it/
iniziativa attuata per conoscere la storia, lo spirito e i documenti del Concilio Vaticano 2° (1962-1965) e per   scoprirne e promuoverne nella società di oggi tutte le potenzialità.










lunedì 24 dicembre 2012

L’incontro della Chiesa col mondo

L’incontro della Chiesa col mondo

 Nel 1982 un amico mi condusse alla presentazione dell’ultimo volume degli scritti di mons. Enrico Bartoletti, vescovo che ebbe un ruolo fondamentale, quale segretario della Conferenza Episcopale Italiana, nell’attuazione del Concilio Vaticano 2°. L’opera completa, in quattro volumi, era stata curata da don P.G.. So che ora è parroco in Toscana. Quel giorno un suo amico e collaboratore, che era sacerdote e oggi svolge anch’egli il suo ministero in Toscana, mi diede da leggere tutti i quattro libri e io lo feci. Non ebbi più occasione per chiedergli se intendesse riaverli indietro. Da allora fanno parte della mia biblioteca, mi hanno sempre accompagnato dove ho abitato e mi sono stati preziosi per formare la mia spiritualità e, innanzi tutto, per capire il clima di quel Concilio.
 Nel quarto volume dell’opera citata, intitolato La Chiesa e il mondo, ho trovato questa citazione, da un discorso che mons.Bartoletti  tenne nel gennaio 1962 (nella fase preparatoria del Concilio) al Movimento Laureati Cattolici, che oggi si chiama MEIC- Movimento ecclesiale di impegno culturale:
“E giacché il primo incontro della Chiesa col mondo avviene in noi, che già siamo in lei, e pur portiamo la cultura, e istanze, le incertezze del mondo, si tratta di offrirci alla Chiesa in consapevole disponibilità, perché inizi o rinnovi in noi il suo compito di penetrazione e di santificazione”.
  Per intendere la portata anticipatrice di queste considerazioni, bisogna figurarsi la Chiesa come era a quell’epoca. Era un’organizzazione che vedeva in prima fila il Papa e i vescovi, la gerarchia, poi i  loro collaboratori, i preti, e poi, come quasi come truppe scelte, gli istituti religiosi, frati, monaci, suore e monache. Tutte le altre persone, gli altri fedeli, erano oggetto di una normazione di carattere giuridico e morale: si diceva loro che cosa dovevano fare e si pretendeva che lo facessero. Al più si ammettevano libertà di dettaglio, per tradurre meglio nella società quello che si era deciso in alto. Naturalmente c’erano eccezioni. Proprio nel Movimento Laureati Cattolici, che all’epoca era una delle organizzazioni professionali dell’Azione Cattolica, ci sforzava di formarsi meglio, di approfondire le questioni, di dare un contributo più ampio. Questo in particolare dopo che il cattolici, nell’Europa ricostruita dopo al disfatta del nazismo tedesco e dei vari fascismi suoi alleati, avevano avuto tanta parte nelle riconfigurazione delle istituzioni pubbliche e dei principi.
 Le attese (e i timori) maggiori erano per quello che saremmo diventati noi laici, dopo tanti secoli di posizione subordinata nelle cose religiose, anche se riguardavano poi le cose del mondo, di ciò che si muoveva fuori dello spazio liturgico.
 Nel corso degli anni ’50, sulla scorta di riflessioni avviate già nei precedenti anni ’30 in Francia, si pensava che l’efficacia dell’azione della Chiesa nella storia sarebbe stata in futuro molto più condizionata dall’atteggiamento dei laici.
 Da alcuni si temeva una deriva protestante dei cattolici, ma, in realtà, movimenti analoghi si erano prodotti anche in alcune Chiese non cattoliche. Ad esempio nel movimento promosso negli Stati Uniti d’America da Martin Luther King, pastore della Chiesa Battista.
 Certe storiche divisioni tra cristiani erano state spesso già superate nella pratica. E in molte cose il Concilio Vaticano 2° più che essere un aggiornamento a ciò che si muoveva nel mondo, fu semplicemente un aggiornamento a ciò che si era già prodotto nella  Chiesa cattolica.
 Bisogna dire che, dopo un inizio piuttosto effervescente e promettente, qualcosa venne meno nello slancio sulla strada indicata dal Concilio Vaticano 2°, i cui deliberati, più che bisognosi di essere attuati chiamavano ad essere sviluppati. Ci furono resistenza da varie parti, ci furono insufficienze in molti, in particolare nei laici. Talvolta si assistette, nelle sperimentazioni che vennero promosse, a una clericalizzazione dei laici e a una laicizzazione dei preti e dei religiosi. Questi ultimi entrarono in crisi, non riuscendo più a inquadrare bene il senso del loro ruolo nella Chiesa, mentre i laici, spesso anche per remore clericali, stentarono a conquistare il campo loro proprio, di ordinare secondo i principi religiosi le cose del mondo, in cui erano immersi, di cui erano coautori e partecipi.
 Ci furono aspre controversie negli ambienti laicali più impegnati, delle quali oggi solo i più anziani serbano lo spiacevole ricordo. Non merita nemmeno di perderci ancora tempo su, visto che ai tempi nostri sono divenute insignificanti. Ma certamente, specialmente nella realtà italiana, i laici si sono formati a due scuole con obiettivi divergenti, per cui, quando in parrocchia ci si trova insieme e si cerca un accordo sulle cose da fare e specialmente su come manifestarsi all’esterno, la differenza di impostazione si sente. In realtà oggi si pensa di solito che occorra agire dall’interno della società in cui si vive, come lievito, che fa crescere l’impasto ma non è più riconoscibile nel prodotto finale, e nello stesso tempo anche rendersi presenti come gruppi sociali organizzati. Sempre più spesso assistiamo a vaste convergenze tra gruppi che in passato si guardavano piuttosto in cagnesco.
 Una parte del lavoro che dobbiamo fare in Azione Cattolica, per la nostra vocazione specifica, è di fare unità, di promuovere l’amicizia e la comprensione tra chi vive la fede nei tanti modi in cui lo si può legittimamente fare, senza che ci si scambi arbitrariamente scomuniche o simili.
 L’altra parte di quel lavoro è di capire meglio le società in cui viviamo e in cui democraticamente abbiamo diritto di parola e di scelta, senza scegliere la via della separazione settaria, nel presupposto che tutto il male sia fuori della nostra Chiesa e che il mondo in cui viviamo sia la città del diavolo destinata alla perdizione.
 C’è infine un ultimo lavoro che occorre fare, e che è la parte forse più dolorosa del nostro impegno, che è quello della purificazione della memoria, del riconoscimento franco e veritiero del male che, come Chiesa vivente sulla Terra, è stato storicamente fatto, per sterilizzare i conati reazionari che vorrebbero riproporre infelicemente ciò dal quale solo di recente, in particolare sotto la guida del Papa Giovanni Paolo 2°, ci siamo distaccati. Non illudiamoci che sia un compito facile. Né che l’arrendevolezza ai voleri altrui, spacciata per ubbidienza gerarchica, sia la via più virtuosa. In questo si dovrà praticare la virtù della fortezza, della fermezza sui principi acquisiti. E questo sforzo è tanto più difficile perché sono stati veramente tanti i secoli bui dai quali, velocemente, nella seconda metà del Novecento ci siamo distaccati come confessione religiosa.  L’Azione Cattolica ha fatto parte storicamente del movimento laicale che ha spinto per questo risultato, trovando udienza nei capi religiosi. Ricordiamo che le radici del Concilio Vaticano 2° affondano addirittura nei moti religiosi dell’Ottocento.

Mario Ardigò – Azione Cattolica in San Clemente papa – Roma, Monte Sacro, Valli