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Mario Ardigò, dell'associazione di AC S. Clemente Papa - Roma

martedì 26 febbraio 2013

Riflettere per approfondire la fede. Note per anziani giovani


Riflettere per approfondire la fede. Note per anziani giovani
Miei appunti da una meditazione ascoltata il 9-2-13 presso un'università romana insieme ad i vecchi membri di un gruppo parrocchiale giovanile degli anni 1982/1986. I miei appunti riflettono la mia comprensione delle parole del relatore; potrebbero non esprimere fedelmente il suo pensiero. I testi non sono stati rivisti dal relatore, del quale, pertanto, non faccio il nome per ragioni di tutela della riservatezza personale.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente Papa, Roma, Monte Sacro Valli
 
  L'Anno della fede è un'occasione propizia per riflettere, approfondire  e pregare, allo scopo di maturare un rapporto personale migliore con il Signore.
 Il provvedimento motu proprio  "Porta Fidei" ("La porta della fede") con cui è stato indetto l'Anno della Fede, nel 50 anniversario dell'apertura del Concilio Vaticano 2°, ha ricordato che il concilio ha marcato profondamente la storia recente della Chiesa. Molte cose sono cambiate da quando, ancora sotto il papa Pio 12°, la Chiesa era concepita come esercito schierato. Sono state attuate nuove forme di relazioni tra Chiesa e stati e un modo diverso di essere Chiesa. Sotto questo profilo il Concilio Vaticano 2° è uno spartiacque.
 In particolare è mutata la concezione del rapporto tra Chiesa e mondo, che prima era stata segnata da una forte corrente negativa. La Chiesa vedeva sé stessa come un fortino impegnato nella difesa da ciò che proveniva dall'esterno. Dopo il Concilio Vaticano 2° si è cercato di andare oltre le logiche del sospetto, quindi di capire ciò che si muoveva nel mondo. Si è compreso che non era solo colpa del mondo se c'erano cattive relazioni con la Chiesa.  Causa dell'ateismo non era solo un pensiero contro la trascendenza. C'erano stati anche annunci e forme storiche non coerenti con i principi, che avevano creato un'immagine falsata della Chiesa e della fede. Si era presentata una realtà di fede diversa da quella autentica. E' un problema che c'è ancora. Molte delle polemiche antireligiose erano dirette contro questa immagine falsa della fede. Così, a volte in non credenti polemizzano con una fede diversa da quella dei credenti.  Storicamente anche i credenti hanno contribuito all'equivoco.
 Spesso ad esempio si è polemizzato contro una concezione protestante della fede, quella ad esempio dei filosofi Hegel e Kant. in questa visione la fede viene presentata come unica interpretazione della realtà, ciò da cui poi deriva un contrasto tra fede e ragione che è originario e irrisolvibile.
 Ma il problema si era già presentato nel confronto tra le filosofie di Giovanni Duns Scoto (1266-1308) e quella di Guglielmo di Occam (1280-1349). In Duns Scoto c'è un divorzio fra fede e ragione, per salvaguardare la libertà di Dio e cosicché  il male e il bene dipendono dal suo arbitrio.  Viene quindi scisso il legame che S. Tommaso aveva instaurato tra fede e ragione, per cui il bene corrispondeva a una struttura della realtà e della creatura. La concezione del dio-despota (in cui per fede si accetta tutto e il contrario di tutto) genera concorrenza con la creatura e ribellione, l'idea di una struttura della realtà che sia slegata dalla volontà dispotica di Dio.
 Un esempio pratico dei problemi causati dalle varie concezioni di fede si ebbe nella controversia tra immaculisti  (che ritenevano che Maria, madre di Gesù, fosse stata concepita senza peccato, quindi distinguendola dagli altri esseri umani) e maculisti (che erano dell'opposta opinione, ritenendo l'universalità della grazia). Pio 9°, nel 1854, risolse la questione proclamando il dogma dell'Immacolata Concezione, però legando la condizione della Madonna ai meriti di Cristo.
 A volte bisogna rivedere i nostri modi di comprensione della fede.
 Secondo l'insegnamento del papa Benedetto 16°, mediante la ragione la religione può riconoscere la propria identità attraverso la lettura della struttura della realtà. Nel libro Ragione e fede in dialogo (2005), che riporta conversazioni tra Benedetto 16° e il filosofo Jurgen Habermas, è scritto che una religione che va contro la ragione non è una religione vera, non ha una comprensione autentica della realtà e di Dio. Occorre ricomporre la frattura tra fede e ragione. Non costruendo una religione a misura della ragione (come nel pensiero del filosofo Immanuel Kant (1724-1804), ma ponendo l'una accanto all'altra, non l'una contro l'altra. La fede indica prospettive che la ragione non coglie. Ma se la fede va contro la ragione deve interrogarsi.
  La fede non è più un presupposto ovvio del vivere comune (è scritto in Porta Fidei). Non c'è più un tessuto culturale unitario. La fede va quindi in crisi.
 Nel Vangelo ricorre spesso il tema della fede (ad esempio in Mc 4, 39-41: "Perché avete tanta paura? Non avete ancora fede?". Ma che cos'è la fede?
 La fede non significa mettersi sotto scacco, deve essere invece un atto libero e responsabile (così proclamato durante il Concilio Vaticano 1°). La risposta dell'essere umano al Dio che si rivela ha senso all'interno di un rapporto. Il pensiero insegna ad essere responsabili; perché, allora, si deve avere paura del pensiero? E' giusto concepire la relazione tra Dio e l'essere umano come quella tra padrone e schiavo? Ci sono sempre più piani di comprensione della realtà, che, anche per il credente, richiedono una riflessione non superficiale. Ad esempio nel cartiglio Rex Judeorum (il re dei Giudei) fatto affiggere da Pilato sulla Croce di Cristo con intenzione di irridere il condannato si è giunti a vedere, ad un livello più profondo, la vera realtà di Gesù, manifestata inconsapevolmente dal procuratore romano.
 Nella cultura moderna l'ermeneutica (lo studio dell'interpretazione) è una grande scienza. La verità necessita di una lettura, di un interprete, anche in materia di fede. In particolare Gesù è una persona che deve essere conosciuta nella sua complessità.
 E' sempre attuale la distinzione di S.Agostino (354-430) tra fides qua (le motivazioni della fede) e fides quae creditur (i contenuti della fede). La fede è un atto umano, presenta aspetti e motivazioni personali, ma ha anche dei contenuti condivisi. La realtà personale, la vita di ciascuno di noi, non è senza significato per la fede: è un criterio di interpretazione della. In teologia si riassume questo dicendo che si crede deo (a Dio: aspetto personale della fede) deum (i contenuti della fede) in deo (verso Dio: la fede è un itinerario personale, per cui credendo ci si mette in viaggio). Nella fede c'è unA  risposta ad attese personali che produce una ricerca. Ma ogni traguardo raggiunto non esaurisce la ricerca, non è esaustivo; consente invece di contemplare orizzonti più vasti (questo aspetto è trattato nelle Confessioni di S. Agostino). L'essere umano ha una originaria percezione della propria grandezza e per questo è sempre alla ricerca, finché non riposi in Dio.  Il teologo Karl Rahner (1904-1984) ha parlato di uditore alla parola, per dire che l'essere umano è per natura capace di Dio, se Dio gli giunge.
 Nel libro L'ombra di Pietro, il teologo Pierangelo Sequeri ha trattato del tema della qualità e diversità della fede cristiana rispetto ad altre concezioni religiose. La fede cristiana va molto oltre ogni fantasia e suscita legami. Non bisogna sottrarsi al confronto con i dogmi della fede, ma approfondire l'aspetto della motivazione personale della fede, per capire se il nostro è un credere in cammino o una stasi.
 Non basta credere, come a volte si sostiene, quindi aderire a dei contenuti di fede.  I cristiani si sono combattuti per secoli in nome di Dio. Ecco la necessità di una riflessione ulteriore, di una più forte motivazione personale.
 Nel mistero del Natale la fede coglie nella semplicità tutta l'immaginazione su Dio. Parlando di fede, il cristiano non indica il cielo, ma bambino, osa indicare la terra. Non indica verso l'alto o verso l'interiorità, ma verso il bambino di Maria. Il primo vagito del bambino Gesù è la prima definizione che Dio dà di sé.  Fatto uomo non è una metafora. Gli esseri  umani guardano Gesù agire, affezionarsi, interagire. Questo non cambia solo lo sguardo su Dio, ma anche quella su di noi stessi. Bisogna imparare alla scuola di Gesù ad entrare in relazione con gli esseri umani. Non si finisce mai di imparare, altrimenti si ricade nelle vecchie diatribe.
 San Paolo insegna che nello Spirito del Padre possiamo dire a Dio Abbà - Padre. Non siamo più schiavi. Non rallegra Dio vederci comportare come schiavi, abbattuti e prostrati al modo di schiavi. Anche nella religione dobbiamo sentirci impegnati a liberarci dello spirito di schiavitù. Da come si prega si capisce se uno si considera figlio  o schiavo. L'obbedienza cristiana è un compito impegnativo, significa non rassegnazione dell'anima. C'è un legame indissolubile tra fede in Dio e amore del prossimo ed esso deriva dal legame filiale con Dio, che ci porta ad agire per riscattare gli assoggettati alla schiavitù. La relazione di assoggettamento, ad esempio degli israeliti al Faraone egiziano, è diversa dal legame filiale cristiano a Dio insegnato da Gesù.
 Una forma di schiavitù è quella di chi viene illuso da concezioni di fede basate sulla semplice propaganda religiosa. La propaganda non fa pensare, illude e non di rado inganna.  Certe volte questa illusione consiste nel proporre forme di spiritualità più intensa, come se la normalità del Popolo di Dio apparisse inadeguata. Dobbiamo fare molta attenzione a questo aspetto e, soprattutto, evitare, nella nostra opera missionaria, di pescare di frodo tra la gente, manifestando di operare al servizio della Chiesa  e in realtà essendo al servizio di una nostra particolare concezione. La fede  si serve, non ci si serve di essa.  Bisogna recuperare uno spirito di servizio, di koinonìa anche nel lavoro missionario. E bisogna sempre ricordare l'importanza che nell'atto di fede hanno la coscienza della persona e la riflessione sulle motivazioni personali del credere.
 

domenica 24 febbraio 2013

Domenica 24 febbraio 2013 - 2° domenica di Quaresima - Lezionario dell’anno C per le domeniche e le solennità – salterio: 2° settimana – colore liturgico: viola – Letture e sintesi dell’omelia della Messa delle nove - avvisi parrocchiali e di A.C.


Domenica 24 febbraio 2013 -  2° domenica di Quaresima - Lezionario dell’anno C per le domeniche e le solennità – salterio: 2° settimana – colore liturgico: viola – Letture e sintesi dell’omelia della Messa delle nove -  avvisi parrocchiali e di A.C.

 
Osservazioni ambientali: temperatura 10° C . Cielo: coperto. Canti: ingresso, Beati quelli che ascoltano; Offertorio, Il tuo volto noi cerchiamo; Comunione, Symbolum 77.  Il clima freddo e il brutto tempo sono stati causa di malanni di stagione che hanno tenuto lontani molti, specialmente tra i più anziani.

Buona domenica a tutti!

Prima lettura
Dal libro della Genesi (Gen 15,5-2.17-18)

In quei giorni, Dio condusse fuori Abram e gli disse: "Guarda il cielo  e conta le stelle, se riesci a contarle" e soggiunse: "Tale sarà la tua discendenza". Egli credette al Signore, che glielo accreditò come giustizia. E gli disse: "Io sono il Signore, che ti ho fatto uscire da Ur dei Caldei per darti in possesso questa terra". Rispose: "Signore Dio, come potrò  sapere che ne avrò il possesso?". Gli disse: "Prendimi una giovenca di tre anni, una capra di tre anni, un ariete di tre anni, una tortora e un colombo". Andò a prendere tutti questi animali, li divise in due e collocò ogni metà di fronte all'altra; non divise però gli uccelli. Gli uccelli rapaci calarono su quei cadaveri, ma Abram li scacciò. Mentre il sole stava per tramontare, un torpore cadde su Abram, ed ecco terrore e grande oscurità lo assalirono. Quando, tramontato il sole, si era fatto buio fitto, ecco un braciere fumante e una fiaccola ardente passare in mezzo agli animali divisi. In quel giorno il Signore concluse quest'alleanza con Abram: "Alla tua discendenza io do questa terra, dal fiume d'Egitto al grande fiume il fiume Eufrate".

Salmo responsoriale
Dal salmo 26

Ritornello:
Il Signore è mia luce e mia salvezza

Il Signore è mia luce e mia salvezza:
di chi avrò timore?
Il Signore è difesa della mia vita:
di chi avrò paura?

Ascolta, Signore, la mia voce.
Io grido: abbi pietà di me, rispondimi!
Il mio cuore ripete il tuo invito:
"Cercate il mio volto!".
Il tuo volto, Signore, io cerco.

Non nascondermi il tuo volto,
non respingere con ira il tuo servo.
Sei tu il mio aiuto, non lasciarmi,
non abbandonarmi, Dio della mia salvezza.

Sono certo di contemplare la bontà del Signore
nella terra dei viventi.
Spera nel Signore, sii forte,
si rinsaldi il tuo cuore e spera nel Signore.
 
Seconda lettura
Dalla lettera di San Paolo apostolo ai Filippesi (Fil 3,17-4,1)

 Fratelli, fatevi insieme miei imitatori e guardate quelli che si comportano secondo l'esempio che avete in noi. Perché molti -ve l'ho già detto più volte e ora, con le lacrime agli occhi, ve lo ripeto- si comportano da nemici della croce di Cristo. La loro sorte finale sarà la perdizione, il ventre è il loro dio. Si vantano di ciò di cui dovrebbero vergognarsi e non pensano che alle cose della terra. La nostra cittadinanza infatti è nei cieli e di là aspettiamo come salvatore il Signore Gesù Cristo, il quale trasfigurerà il nostro misero corpo per conformarlo al suo corpo glorioso, in virtù del potere che egli ha di sottomettere a sé tutte le cose. Perciò, fratelli miei carissimi e tanto desiderati, mia gioia e mia corona, rimanete in questo modo saldi nel Signore, carissimi.

Vangelo
Dal Vangelo secondo Luca (Lc 9,28b-36)

In quel tempo, Gesù prese con se Pietro, Giovanni e Giacomo e salì sul monte a pregare. Mentre pregava, il suo volto cambiò d'aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante. Ed ecco, due uomini conversavano con lui: erano Mosè ed Elia, apparsi nella gloria, e parlavano del suo esodo, che stava per compiersi a Gerusalemme. Pietro e i suo compagni erano oppressi dal sonno; ma, quando si svegliarono, videro la sua gloria e i due uomini che stavano con lui. Mentre questi si separavano da lui, Pietro disse a Gesù: "Maestro, è bello per noi essere qui. Facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia". Egli non sapeva quello che diceva. Mentre parlava così, venne una nube e li coprì con la sua ombra. Nell'entrare nella nube, ebbero paura. E dalla nube uscì una voce, che diceva: "Questi è il Figlio mio, l'eletto; ascoltatelo!". Appena la voce cessò, restò Gesù da solo. Essi tacquero e in quei giorni non riferirono a nessuno ciò che avevano visto.


Sintesi dell’omelia della Messa delle nove

 L'episodio evangelico della Trasfigurazione ci viene proposto nelle letture del 6 agosto, festa della Trasfigurazione, e nella seconda domenica di Quaresima: questo indica una particolare importanza che si attribuisce ad esso per la vita di fede. Anche noi infatti confidiamo di essere trasfigurati, che quindi si manifesti in noi l'azione della grazia.
 Nella prima lettura, tratta dal libro della Genesi, si fa memoria dell'alleanza tra Dio e Abram. Nell'antichità  la conclusione delle alleanze  era  rappresentata con un sacrificio di animali che venivano divisi a metà. I contraenti passavano in mezzo ai corpi degli animali, chiedendo alla divinità di fare far fare ad essi stessi la medesima fine degli animali uccisi se avessero contravvenuto ai patti conclusi. Nell'episodio biblico solo le immagini di Dio passano attraverso i corpi degli animali: l'alleanza  è solo azione di grazia.
 Nel brano evangelico, Mosè ed Elia rappresentano la Scrittura: Mosè la legge ed Elia i profeti. L'episodio della Trasfigurazione vuole significare che in esso Gesù si manifestà come compimento della Scrittura. Anche noi dobbiamo sforzarci di comprendere chi è veramente Gesù, per essere come lui ci vuole. Ci possiamo riuscire solo per azione di grazia. A noi viene richiesto solo il consenso.
 Può accaderci di stupirci di cose che facciamo o diciamo o di ciò che fanno o dicono altri, perché manifestano con particolare efficacia l'azione di grazia. Cerchiamo quindi di non ostacolarla, per viverla con gratitudine fino a quando potremo con Cristo nella gloria.


Sintesi di Mario Ardigò, per come ha inteso le parole del celebrante – Azione Cattolica in San Clemente Papa – Roma, Monte Sacro Valli


 Le offerte raccolte nelle Messe domenicali del tempo di Quaresima sono destinate a iniziative caritative e assistenziali. Verranno donate il Giovedì Santo. Questa domenica un volontario della struttura diocesana Casa Famiglia Sacro Cuore, che ospita gestanti in difficoltà, ha illustrato le finalità e le attività del gruppo.

Preghiera  per il Papa:
"Per il nostro vescovo, il Papa Benedetto, perché, specialmente in questa ora, sperimenti la forza della grazia di Dio e l'affetto filiale di tutti i credenti, preghiamo".

Avvisi parrocchiali:
-nel tempo di Quaresima, la chiesa parrocchiale sarà aperta dalle ore 6:30 per la recita delle Lodi;
-mercoledì 27 febbraio, in piazza San Pietro, ultima udienza generale del papa Benedetto 16°. Tutti potranno accedere alla piazza senza bisogno di invito.
-venerdì 1 marzo sarà il primo venerdì del mese: sarà portata la Comunione agli ammalati. Alle ore 17 si terrà i pio esercizio della Via Crucis;

 Avvisi di A.C.:

-martedì 26 febbraio, alle ore 17:00, nella sala nel corridoio davanti al Centro di ascolto, si terrà la riunione del gruppo parrocchiale dell’Azione Cattolica. I membri del gruppo sono invitati a preparare sono invitati a preparare una meditazione  sulle letture di domenica 3 marzo 2013, 3° di Queresima (Es 3,1.8a.13-15. Sal 102. 1Cor 10,1-6.10-12, Lc 13,1-9).   Verranno trattati temi inerenti alle riflessioni proposte per l'Anno della Fede  e la Quaresima, anche alla luce della rinuncia al papato da parte del papa Benedetto 16° che è stata accompagnata da un importante magistero etico;
- si segnala il sito WEB  www.parolealtre.it , il nuovo portale di Azione Cattolica sulla formazione;
- si segnala il sito WEB  Viva il Concilio http://www.vivailconcilio.it/
iniziativa attuata per conoscere la storia, lo spirito e i documenti del Concilio Vaticano 2° (1962-1965) e per   scoprirne e promuoverne nella società di oggi tutte le potenzialità.
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

domenica 17 febbraio 2013

Domenica 17 febbraio 2013 - 1° domenica di Quaresima - Lezionario dell’anno C per le domeniche e le solennità – salterio: 1° settimana – colore liturgico: viola – Letture e sintesi dell’omelia della Messa delle nove - avvisi parrocchiali e di A.C.


Domenica 17 febbraio 2013 -  1° domenica di Quaresima -  Lezionario dell’anno C per le domeniche e le solennità – salterio: 1° settimana – colore liturgico: viola – Letture e sintesi dell’omelia della Messa delle nove -  avvisi parrocchiali e di A.C.

Osservazioni ambientali: temperatura 11 C . Cielo: coperto. Canti: ingresso, Vi darò un cuore nuovo; Offertorio, Le mani alzate; Comunione, Il tuo popolo in cammino. Oggi il freddo ha decimato le file dei fedeli.

Il gruppo di A.C. era, come sempre, schierato nei banchi a sinistra dell’altare, guardando l’abside.

Buona domenica a tutti!

Prima lettura
Dal libro del Deuteronomio (Dt 26,4-10)

Mosè parlò al popolo e disse : "Il sacerdote prenderà la cesta dalle tue mani e la deporrà davanti all'altare del Signore, tuo Dio, e tu pronuncerai queste parole davanti al Signore, tuo Dio: "Mio padre era un Arameo errante;  scese in Egitto, vi stette come un forestiero con poca gente e vi diventò un nazione grande, forte e numerosa. Gli Egiziani ci maltrattarono e ci imposero una dura schiavitù. Allora gridammo al Signore, al Dio dei nostri padri, e il Signore ascoltò la nostra voce, vide la nostra umiliazione, la nostra miseria e la nostra oppressione; il Signore ci fece uscire dall'Egitto con mano potente e braccio teso, spargendo terrore e operando segni e prodigi. Ci condusse in questo luogo e ci diede questa terra, dove scorrono latte e miele. Ora, ecco, io presento le primizie dei frutti del suolo che tu, Signore, mi hai dato". Le deporrai davanti al Signore, tuo Dio, e ti prostrerai davanti al Signore, tuo Dio.

Salmo responsoriale
Dal salmo 90

Ritornello:
Resta con noi Signore, nell'ora della prova.

Chi abita al riparo dell'Altissimo
passerà la notte all'ombra dell'Onnipotente,
Io dico al Signore: "Mio rifugio e mia fortezza,
mio Dio in cui confido".

Non ti potrà colpire la sventura,
nessun colpo cadrà sulla tua tende.
Egli per te darò ordine ai suoi angeli
di custodirti in tutte le tue vie.

Sulle mani essi ti porteranno,
perché il tuo piede non inciampi nella pietra.
Calpesterai leoni e vipere,
schiaccerai leoncelli e draghi.

"Lo libererò, perché a me si è legato,
lo porrò al sicuro, perché ha conosciuto il mio nome.
Mi invocherà e io gli darò risposta;
nell'angoscia io sarò con lui,
lo libererò e lo renderò glorioso".

Seconda lettura
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani (Rm10,8-11)

 Fratelli che cosa dice Mosè? "Vicino a te è  la Parola, sulla tua bocca e nel tuo cuore", cio la parola della fede che noi predichiamo. Perché se con la tua bocca proclamerai: "Gesù è il Signore!", e con il tuo cuore crederai che Dio lo ha risuscitato dai morti, sarai salvo. Con il cuore infatti si crede per ottenere la giustizia, e con la bocca si fa la professione di fede per avere la salvezza. Dice infatti la Scrittura: "Chiunque crede in lui non sarà deluso". Poiché non c'è distinzione fra Giudeo e Greco, dato che lui stesso è il Signore di tutti, ricco verso tutti quelli che lo invocano. Infatti: "Chiunque invocherà il nome del Signore sarà salvato".

Vangelo
Dal Vangelo secondo Luca (Lc 4,1-13)

 In quel tempo, Gesù, pieno di Spirito Santo, si allontanò dal Giordano ed era guidato dallo Spirito nel deserto, per quaranta giorni, tentato dal diavolo. Non mangiò nulla in quei giorni, ma quando furono terminati, ebbe fame. Allora il diavolo gli disse: "Se tu sei Figlio di Dio, di' a questa pietra che diventi pane". Gesù gli rispose: "Sta scritto: 'Non di solo pane vivrà l'uomo'". Il diavolo lo condusse in alto, gli mostrò in un istante tutti i regni della terra e gli disse: "Ti darò tutto questo potere e la loro gloria, perché a me è stata data e io la do a chi voglio. Perciò, se ti prostrerai in adorazione dinanzi a me, tutto sarà tuo". Gesù gli rispose: "Sta scritto: 'Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto'". Lo condusse a Gerusalemme, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: "Se tu sei il Figlio di Dio, gettati giù di qui; sta scritto infatti: 'Ai suoi angeli darà ordine a tuo riguardo affinché essi ti custodiscano"; e anche: "Essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra". Gesù gli rispose: "E' stato detto: 'Non metterai alla prova il Signore Dio tuo'". Dopo aver esaurito ogni tentazione il diavolo si allontanò da lui fino al momento fissato.

Sintesi dell’omelia della Messa delle nove

 La prima lettura ci presenta la professione di fede degli antichi israeliti.  Non si basava su convinzioni intellettuali, ma sul ricordo di fatti storici nei quali si vedeva l'azione di Dio: il capostipite un Arameo errante, la schiavitù in Egitto, la liberazione e infine l'arrivo nella terra promessa. Siamo capaci di fare altrettanto nella nostra vita? Spesso di fronte alle difficoltà ce la prendiamo con Dio e abbandoniamo le consuetudini religiose. Forse questo accade perché non erano radicate veramente nel cuore.
 Quando recitiamo il Credo nella Messa, "Credo in Dio Padre Onnipotente… Credo in un solo Signore, Gesù Cristo …  Credo nello Spirito Santo", ci mettiamo dentro anche la nostra vita, per comprendere ciò che ci capita alla luce della nostra fede, o preghiamo solo con le labbra? La fede non deve essere solo esteriorità, per farsi apprezzare dagli altri. Gesù ha ripreso duramente quelli, nei tempi in cui visse uomo tra gli esseri umani, facevano così. Bisogna credere anche con il cuore, come è scritto nella seconda lettura. E anche Gesù, come tutti noi,  fu in questo messo  alla prova, nel deserto, dopo che suo nel battesimo, una voce dal cielo, che si era aperto, lo aveva proclamato Figlio di Dio, inviato da Dio tra gli esseri umani.
 Ebbe fame e il diavolo gli propose di utilizzare il suo potere per trasformare le pietre in pane. Anche noi insegniamo ai nostri figli a soddisfare innanzi tutto i bisogni materiali, ad esempio a studiare per farsi una posizione, lavorare e guadagnare bene. Chi di noi, invece, li spinge innanzi tutto a conoscere meglio Dio?
 E poi vogliamo avere sempre ragione, dominare, consideriamo il coniuge e i figli come parte del nostro patrimonio, "nostri" in questo senso, e vogliamo che facciano ciò che vogliamo noi. E' la tentazione del potere. E quando le cose non vanno come vogliamo noi, allora siamo anche disposti a rimproverare Dio.
 Amiamo essere apprezzati dagli altri. Il diavolo propose a Gesù di gettarsi dal punto più alto del tempio di Gerusalemme, così gli angeli sarebbero accorsi per salvarlo e la gente avrebbe visto il prodigio, riconoscendo la sua potenza e sottomettendoglisi.
 I nemici da affrontare nella battaglia per l'integrità interiore nella fede sono sempre gli stessi: la carne, vale a dire le esigenze del corpo, il mondo,  cioè il piacere che danno il consenso pubblico  e l' essere apprezzati dagli altri e il diavolo, vale a dire le tentazioni che ci spingono lontano da Dio.
 Il diavolo ci tenta promettendoci tutto ciò che può darci un piacere immediato, ma solo da Dio viene la salvezza, come scrive san Paolo nella prima lettura.
 In questa Quaresima sforziamoci dunque di comprendere, secondo l'insegnamento evangelico,  che non di solo pane viviamo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio.

Sintesi di Mario Ardigò, per come ha inteso le parole del celebrante – Azione Cattolica in San Clemente Papa – Roma, Monte Sacro Valli


 Le offerte raccolte nelle Messe domenicali del tempo di Quaresima sono destinate a iniziative caritative e assistenziali. Verranno donate il Giovedì Santo. Questa domenica una volontaria dell'associazione Antea, che assiste i malati terminali e le loro famiglie, ha illustrato le finalità e le attività del gruppo.


Preghiera  per il Papa:
"Per il nostro vescovo, il Papa Benedetto, perché, specialmente in questa ora, sperimenti la forza della grazia di Dio e l'affetto filiale di tutti i credenti, preghiamo".

Avvisi parrocchiali:
-giovedì 21 febbraio , alle ore 18:00, nella chiesa parrocchiale si terrà la liturgia della Parola;
-sempre giovedì 21 febbraio ( solo quel giorno), dalle ore 18 alle ore 20 persone inviate dal parroco visiteranno le famiglie per pregare con loro;


Avvisi di A.C.:
-martedì 19 febbraio, alle ore 17:00, nella sala nel corridoio davanti al Centro di ascolto, si terrà la riunione del gruppo parrocchiale dell’Azione Cattolica. I membri del gruppo sono invitati a preparare sono invitati a preparare una meditazione  sulle letture di domenica 24 febbraio 2013, 2° di Queresima (Gn 15,5-12,17-18; Sal 26; Fil 3,17-4,1; Lc 9,28b-36).   Verranno trattati temi inerenti alle riflessioni proposte per l'Anno della Fede  e la Quaresima, anche alla luce della rinuncia al papato da parte del papa Benedetto 16° che è stata accompagnata da un importante magistero etico;
- si segnala il sito WEB  www.parolealtre.it , il nuovo portale di Azione Cattolica sulla formazione;
- si segnala il sito WEB  Viva il Concilio http://www.vivailconcilio.it/
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domenica 10 febbraio 2013

Domenica 10 febbraio 2013 – Giornata mondiale della lotta alla lebbra - 5° domenica del Tempo Ordinario - Lezionario dell’anno C per le domeniche e le solennità – salterio: 1° settimana – colore liturgico: verde – Letture e sintesi dell’omelia della Messa delle nove - avvisi parrocchiali e di A.C.


Domenica 10 febbraio 2013 – Giornata mondiale della lotta alla lebbra -  5° domenica del Tempo Ordinario -  Lezionario dell’anno C per le domeniche e le solennità – salterio: 1° settimana – colore liturgico: verde – Letture e sintesi dell’omelia della Messa delle nove -  avvisi parrocchiali e di A.C.

Osservazioni ambientali: temperatura 5° C . Cielo: sereno. Canti: ingresso, Vocazione; Offertorio, Ti offro Signor; Comunione, Symbolum 77. Eravamo un po' di più della scorsa domenica, il picco dell'influenza sta passando.

 Il gruppo di A.C. era, come sempre, schierato nei banchi a sinistra dell’altare, guardando l’abside.

Buona domenica a tutti!

Prima lettura
Dal libro del profeta Isaia (Is,1-2a.3-8)

 Nell'anno in cui morì il re Ozìa, io vidi il Signore seduto su un trono alto ed elevato; i lembi del suo manto riempivano il tempio. Sopra di lui stavano dei serafini; ognuno aveva sei ali. Proclamavano l'uno all'altro, dicendo: "Santo, santo, santo il Signore degli eserciti! Tutta la terra è piena della sua gloria". Vibravano gli stipiti delle porte al risuonare di quella voce, mentre il tempio si riempiva di fumo. E dissi: "Ohimè! Io sono perduto, perché un uomo dalle labbra impure io sono e in mezzo a un popolo dalle labbra impure io abito; eppure i miei occhi hanno visto il re, il Signore degli eserciti". Allora uno dei serafini volò verso di me; teneva in mano un carbone ardente che aveva preso con le molle dall'altare. Egli mi toccò la bocca e disse: "Ecco, questo ha toccato le tue labbra, perciò è scomparsa la tua colpa e il tuo peccato è espiato". Poi io udii la voce del Signore che diceva: "Chi manderò e chi andrà per noi?". E io risposi: "Eccomi, manda me!".

Salmo responsoriale
Dal salmo 137

Ritornello:
Cantiamo al Signore, grande è la sua gloria.

 Ti rendo grazie, Signore, con tutto il mio cuore:
hai ascoltato le parole della mia bocca.
Non agli dei, ma a te voglio cantare,
mi prostro verso il tuo tempio santo.

 Rendo grazie al tuo nome per il tuo amore e la tua fedeltà:
hai reso la tua promessa più grande del tuo nome.
Nel giorno in cui ti ho invocato, mi hai risposto,
hai accresciuto in me la forza.

Ti renderanno grazie, Signore, tutti i re della terra,
quando ascolteranno le parole della tua bocca.
Canteranno le vie del Signore:
grande è la gloria del Signore!

La tua destra mi salva.
Il Signore farà tutto per me.
Signore, il tuo amore è per sempre:
non abbandonare l'opera delle tue mani.

Seconda lettura
Dalla lettera di San Paolo apostolo ai Corinzi (1 Cor 15,1-11)

 Vi proclamo, fratelli, il Vangelo che vi ho annunciato e che voi avete ricevuto, nel quale restate saldi e dal quale siete salvati, se lo mantenete come ve l'ho annunciato. A meno che non abbiate creduto invano! A voi infatti ho trasmesso, anzitutto, quello che anch'io ho ricevuto, cioè che Cristo morì per i nostri peccati secondo le Scritture e che fu sepolto e che è risorto il terzo giorno secondo le Scritture e che  apparve a Cefa e quindi ai Dodici. In seguito apparve a più di cinquecento fratelli in una sola volta: la maggior parte di essi vive ancora, mentre alcuni sono morti. Inoltre apparve a Giacomo, e quindi a tutti gli apostoli. Ultimo fra tutti apparve anche a me come a un aborto. Io infatti sono il più piccolo tra gli apostoli e non sono degno di essere chiamato apostolo perché ho perseguitato la Chiesa di Dio. Per grazia di Dio, però, sono quello che sono, e la sua grazia in me non è stata vana. Anzi, ho faticato più di tutti loro, non io però, ma la grazia di Dio che è con me. Dunque, sia io che loro, così predichiamo e così avete creduto.

Vangelo
Dal Vangelo secondo Luca (Lc 5,1-11)

 In quel tempo, mentre la folla gli faceva ressa attorno per ascoltare la parola di Dio, Gesù, stando presso il lago di Gennèsaret, vide due barche accostate alla sponda. I pescatori erano scesi e lavavano le reti. Salì in un a barca, che era di Simone, e lo pregò di scostarsi un poco da terra. Sedette e insegnava alle folle dalla barca. Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: "Prendi il largo e gettate le vostre reti per la pesca". Simone rispose: " Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla, ma sulla tua parola getterò le reti". Fecero così e presero una quantità enorme di pesci e le loro reti quasi si rompevano. Allora fecero cenno ai compagni dell'altra barca che venissero ad aiutarli. Essi vennero e riempirono tutte e due le barche fino a farle quasi affondare. Al vedere questo, Simon Pietro si gettò alle ginocchia di Gesù, dicendo: "Signore, allontanati da me, perché sono un peccatore". Lo stupore infatti aveva invaso lui e tutti quelli che erano con lui, per la pesca che avevano fatto; così pure Giacomo e Giovanni, figli di Zebedèo, che erano soci di Simone. Gesù disse a Simone: "Non temere; d'ora in poi sarai pescatore di uomini". E, tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono.

Sintesi dell’omelia della Messa delle nove

 Le letture bibliche di questa domenica ci presentano delle vocazioni: quella del profeta Isaia, quella di Paolo e quella di Simon Pietro.
 Il racconto della vocazione di Simon Pietro differisce da quello degli altri Vangeli sinottici, quello secondo Matteo e quello secondo Luca. In questi ultimi è narrato che Gesù, camminando sulla riva del lago di Galilea (detto anche di Tiberiade o di Gennèsaret), disse a Simone e a  suo fratello Andrea di seguirlo, perché li avrebbe fatti pescatori di uomini.
 Nel Vangelo secondo Luca viene descritta la pesca miracolosa, che precede la vocazione. Gesù dopo aver predicato dalla barca di Simon Pietro, sulla quale si era seduto per evitare che nella ressa della folla che lo attorniava non venissero udite le sue parole, invita Simone a prendere i largo e a gettare le reti. Simone gli obietta che, con gli altri pescatori,  aveva faticato tutta la notte e non avevano preso nulla, ma, sulla parola di Gesù, obbedisce. Presero una grande prodigiosa di pesci.
  Gesù veniva da Nazaret, una città su un altipiano, non era pratico di pesca. Simon Pietro invece abitava e lavorava sul lago, lo conosceva bene. Eppure obbedisce alla parola di Gesù. Questo è un primo insegnamento del brano evangelico.
 Il miracolo maggiore non è però quello della pesca, ma il fatto che Simon Pietro, dopo al prodigio al quale aveva assistito, si riconosce peccatore davanti a Gesù, riconoscendo che il fatto era una manifestazione divina. Questo è l'altro insegnamento.
 Non è facile riconoscersi peccatori. Di solito ammettiamo di esserlo, ma proponiamo sempre giustificazioni, scuse, per attenuare la colpa. Abbiamo timore di essere giudicati. Non guardiamo fino in fondo in noi stessi. Siamo invece pronti ad accusare gli altri. E' l'incontro con Cristo che ci rende capaci di esaminarci con verità e di vedere in noi stessi anche il male che altrimenti non vediamo e non siamo disposti ad ammettere.
 Santa Teresa d'Avila proponeva l'immagine della donna che fa le pulizie di primavera e ad un certo punto pensa di aver finito, poi viene un raggio di luce e in esso nota ancora polvere. Così  è nella nostra vita: la luce dello Spirito Santo fa chiarezza in noi.
 Ma non dobbiamo avere timore di riconoscerci peccatori. Infatti, come accadde per Pietro, che dopo essersi riconosciuto peccatore continuò ad esserlo, usando la spada all'epoca dell'arresto di Gesù, rinnegando Gesù mentre attendeva davanti al Sinedrio e poi non presenziando alla crocifissione di Gesù, anche noi siamo scelti nonostante il nostro essere peccatori. Siamo scelti perché Dio ci ama, non per i nostri meriti, così come accadde anche al profeta Isaia e a san Paolo, il quale fu scelto come apostolo dopo aver perseguitato la Chiesa di Dio e pur riconoscendo la propria indegnità.
 La vita del cristiano nella fede è questa: seguire Gesù confidando nel suo amore, lasciando che lo Spirito Santo faccia luce su chi siamo veramente.

Sintesi di Mario Ardigò, per come ha inteso le parole del celebrante – Azione Cattolica in San Clemente Papa – Roma, Monte Sacro Valli

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 Sul sagrato della chiesa parrocchiale alcuni volontari di un'associazione hanno allestito un tavolo informativo sulle iniziative contro la lebbra nel mondo e in aiuto ai malati. Potrà essere versato un contributo e possono essere acquistati dei prodotti (il ricavato della vendita sarà destinato a quelle iniziative).

Avvisi parrocchiali:
- lunedì 11 febbraio: si fa memoria della Beata Vergine Maria di Lourdes;
- mercoledì è  il mercoledì delle Ceneri, sono prescritti astinenza dalle carni (e da cibi o bevande particolarmente ricercati e costosi) e digiuno (per coloro non sono esentati per età - i minorenni e coloro che hanno superato i sessanta anni- o malattia o altra giusta causa: un solo pasto nella giornata, un po' di cibo la mattina e la sera - decreto n.662/94 promulgato dal card.Camillo Ruini in qualità di presidente della CEI). Le ceneri saranno imposte solo durante la Messa delle ore 18:00;
-giovedì 14 febbraio: festa dei santi Cirillo e Metodio, patroni d'Europa, le cui reliquie sono state inserite nell'altare della chiesa parrocchiale. Alle ore 18:00 sarà celebrata una Messa solenne;
-venerdì 15 febbraio: alle ore 17:00, Via Crucis nella chiesa parrocchiale.

Avvisi di A.C.:
-martedì 12 febbraio, alle ore 17:00, nella sala nel corridoio davanti al Centro di ascolto), si terrà la riunione del gruppo parrocchiale dell’Azione Cattolica. Le attività consuete saranno sostituite dalla festa di carnevale (piccolo rinfresco, canti, magia e scenette);
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martedì 5 febbraio 2013

Spunti a margine del seminario Toniolo - 25 gennaio 2012 - di Giulio Stolfi


Spunti a margine del seminario Toniolo - 25 gennaio 2012

di Giulio Stolfi

Sabato 25 gennaio scorso si è tenuto alla Domus Mariae il seminario dell’Istituto Toniolo dedicato all’approfondimento dei contenuti del messaggio pontificio per la Giornata Mondiale della Pace 2013.

Intorno all’intervento del Papa non è mancato quest’anno uno spiacevole clamore, scaturito (e purtroppo non è la prima volta) da una disinvolta operazione ermeneutica. Di tale risultato si può a buon diritto esser grati a certo giornalismo, forse non particolarmente desideroso di mettere insieme una sintesi piana e onesta di concetti, quanto piuttosto di portare a casa “il pezzo”. Le entrate a gamba tesa sui cc.dd. “nuovi diritti” non mancano mai di emozionare e, difatti, dai passaggi di pensiero di Benedetto XVI sono stati fatti filtrare solo veementi quanto improbabili anatemi contro nozze ed adozioni gay, “minaccia alla pace”. Il salto logico, per la verità, resta ingiustificabile per chiunque si sia preso la briga di leggere il testo integrale del discorso.

Inutile dire che il messaggio del Pontefice è molto più ricco e complesso; inutile dolersi di come le argomentazioni del Papa siano state appiattite e travisate e di come sia andata perduta la sostanza del suo ragionamento. Forse, per chi non lo abbia ancora fatto, si può qui rinnovare un invito alla lettura del documento, facilmente accessibile in rete, ad esempio sui blog dedicati alla vita della Chiesa all’interno delle versioni on-line di alcuni fra i principali quotidiani nazionali (non bisogna generalizzare: in questi blog l’informazione è stata completa ed accurata).

Un modo fecondo per reinserire il messaggio di Benedetto XVI nella sua vera dimensione, e per trarne alcuni fra i tanti spunti arricchenti che esso sa offrire a chi si ponga in ascolto libero da pregiudizi, è stato quello proposto al seminario Toniolo. In quella sede si è creato intorno al discorso del Papa un momento fecondo di condivisione di riflessioni ed esperienze.

Gli interventi della mattinata ed il dibattito ad essi seguito sono stati particolarmente stimolanti. Fra i vari fili di pensiero tessuti in una pluralità di voci e di approcci, vorrei qui soffermarmi sul contributo di Mons. Becciu, Sostituto per gli Affari Generali della Segreteria di Stato della S. Sede.

Nella sua relazione, Mons. Becciu ha difatti operato una coinvolgente messa a fuoco del discorso pontificio, concentrando l’analisi su due delle tematiche fondamentali che da esso emergono. Per questa via, è stata offerta una chiave interpretativa originale, allo stesso tempo capace di dar ragione del contesto ideale del messaggio e di lumeggiarne i più profondi percorsi di senso. In tal senso, secondo Becciu, innanzitutto il messaggio papale va inquadrato nel contesto dell’anno della Fede; assieme ai cinquant’anni dell’apertura dei lavori conciliari, poi, ricorrono anche i cinquant’anni dalla Pacem in terris. La doppia memoria crea sul tema della pace un nesso inestricabile di significati: la grande prospettiva di lettura è dunque quella del rinnovamento conciliare, della ri-collocazione della Chiesa nel mondo (A. Riccardi). Oggi, ridando slancio a quell’ansia di “nuova Pentecoste”, la domanda di pace echeggiante nella giornata mondiale ci interpella ancor di più del solito, non come appuntamento rituale a scadenza fissa, ma come grande interrogativo avvinto al cuore del nostro cammino di fede.

Partendo da questa contestualizzazione di base, i due punti chiave del messaggio presi in considerazione da mons. Becciu sono: a) l’apparente tensione fra adesione a Dio e prospettiva della pace; b) la pace come realtà non monodimensionale, ma da vivere in una prospettiva di umanesimo integrale.

Per quanto riguarda a), il rischio (donde si genera la “tensione apparente” di cui si è detto) è quello di oscillare fra filantropismo e settarismo, ossia di porsi in un’ottica per cui la pace (come “assenza di conflitto”) debba necessariamente conseguire ad un generico indifferentismo, mentre, all’opposto, la scelta radicale della fede debba risultare in una cieca chiusura al diverso da sé, preclusiva di ogni tentativo di dialogo e pace. E’ risaputo che i nemici della religione la vedono come fonte di violenza per eccellenza. Ma è vero il contrario: è il “no” a Dio ad esser stato ovunque e in ogni tempo causa di enorme violenza.

In realtà, vi è infatti un indissolubile legame tra (retta) adesione a Dio e prospettiva della pace. La seconda consegue all’autenticità della prima: l’incontro con il disegno di Cristo apre ad una realtà che “abbraccia tutte le cose”. La promessa di beatitudine per gli “operatori di pace” ha (prima di ogni altra cosa) un valore trascendente, ma è anche un messaggio di saggezza umana: essa, cioè, è cristologica, ma non escludente. La pace, dal canto suo, chiede di essere riconosciuta per ciò che essa è in verità. Di conseguenza, cammini di pace sono possibili se si presuppone un umanesimo aperto alla trascendenza, nel quale si verifica l’incontro tra “pellegrini di pace”. L’uomo –secondo Benedetto XVI- è per costituzione aperto alla verità che lo trascende, e la ragione umana è il luogo di questa apertura. Nel retto esercizio della ragione che non si chiude in sé stessa, il non credente riconoscerà di non poter chiudere la porta alle domande di senso, ed il credente riconoscerà di non possedere Dio; in questo riconoscimento reciproco saranno possibili reali prospettive di comunione. Spesso gli agnostici si pongono come cercatori di verità – e quindi di pace. Che non riescano a trovare Dio è cosa che alle volte dipende anche dalla visione ridotta dei credenti: riuscire a creare reali luoghi di pace, quindi, dipende anche dalla capacità dei cristiani di destare ammirazione, di essere credibili.

Il punto b) è strettamente connesso al precedente. L’umanesimo aperto alla trascendenza (aperto a incontri fra “pellegrini di pace”) è infatti anche umanesimo integrale: la pace si costruisce nelle varie dimensioni in cui l’uomo realizza sé stesso. Il richiamo fra la pace ed il rispetto integrale della condizione umana è una costante del magistero pontificio: l’uomo è spirito e volontà, ma anche natura; la vera libertà e la pienezza dell’umanità conseguono quindi anche al rispetto della natura, alla conformazione alla natura (per cui la pace è anche giustizia, che confronta e sollecita il potere politico; ed in questo senso il problema del fondamento dei diritti nello Stato liberale è di capitale importanza per la pace). Questa visione, ancora una volta, è accessibile alla ragione aperta, alla ragione che si apre all’integralità dell’esperienza umana, e non esclude radicalmente l’esperienza di Dio.

Mons. Becciu chiude il suo cerchio ideale richiamando, quindi, ancora una volta l’essenzialità e la centralità di un umanesimo aperto per intraprendere cammini di pace. Con le parole di Henri de Lubac, dobbiamo ricordare che l’umanesimo ateo porta ad esiti drammatici: “non è vero che l’uomo non possa organizzare il mondo terreno senza Dio…ma senza Dio non può che organizzarlo contro l’uomo. L’umanesimo senza Dio è un umanesimo disumano”.

Dall’intervento che fin qui si è cercato di sintetizzare sono scaturite parecchie domande da parte dei presenti. Una fra tutte, pur non essendoci stato in sede di replica il tempo sufficiente per sviscerarne le implicazioni, mi è parsa assai interessante. Si è trattato dell’interrogativo rivolto a mons. Becciu da parte dell’ambasciatore britannico presso la S. Sede. Il diplomatico si è domandato – ribaltando la prospettiva del relatore, e ponendosi quindi dal punto di vista del non credente che si vuole avviato su cammini di pace – quale sia il discrimine tra il credente ed il fanatico.

La domanda è solo in apparenza slegata dal contesto. In realtà mette in discussione il nucleo stesso del ragionamento di mons. Becciu. Se la pace è possibile nell’umanesimo aperto alla trascendenza, e quest’umanesimo consegue all’incontro fra la ragione del non credente e del credente, che si ri-conoscono reciprocamente, è essenziale non solo che il non credente non si chiuda alla prospettiva della ricerca di senso, ma anche che il credente possa rappresentare un interlocutore credibile. Come può, cioè, l’agnostico, il “laico” (virgolette d’obbligo per intendere il senso comune del termine) capire quando ha di fronte un “pellegrino di pace”?

La paura della radicalità della fede (e della fede cattolica in particolare) ha radici storiche e culturali antiche. Non è affatto casuale che il problema sia stato posto da un inglese. Esso infatti caratterizza la storia dei rapporti tra la cultura anglosassone e la Chiesa nella modernità. Il rigetto nei confronti di un modello universalistico e non relativistico come quello cattolico è, a dirla tutta, una delle coordinate fondamentali per l’interpretazione del costituzionalismo e del pensiero politico inglesi.

Non è il caso di perdersi eccessivamente nei rimandi storici (basti ricordare che la c.d. Glorious Revolution, momento fondante dell’evoluzione del modello verso la sua fisionomia attuale, fu causata proprio dalla nascita di un erede cattolico da Maria di Modena e Giacomo II).

E’ però utile qui ricordare la famosissima Letter concerning toleration di John Locke: per il capostipite della tradizione liberale anglosassone due atteggiamenti nei confronti del problema religioso non possono essere tollerati nello Stato, perché distruttivi della libertà dei cives: il primo è l’ateismo, che negando ogni fondamento di valore toglie anche validità al patto fondamentale sul quale si regge la società; il secondo è il cattolicesimo. L’argomento contro di esso è che ogni cattolico, con la sua appartenenza alla Chiesa, si sottomette ad un potere superiore, assoluto ed esterno allo Stato (ecco il punto); il cattolico è un suddito sottoposto ad una giurisdizione straniera: quella del Papa in primo luogo, ma anche quella di una verità che non accetta di essere costretta entro i canali tracciati dall’ordine politico-giuridico, ma che pretende invece di porsi al fianco ed in posizione distinta rispetto ad esso.

L’accordo è facilmente raggiunto sulla sfiducia nei confronti dell’umanesimo ateo, che deve essere inteso propriamente come portato di un ateismo “disumano”, com’è quello totalitario, per intendersi e non creare confusioni (cosa ben diversa è l’agnosticismo – o anche l’ateismo? – “aperti”). Rimane la difficoltà, ancor oggi, di far capire al “laico” che non è necessario relativizzare la verità, metterla sullo stesso piano dell’errore, per creare condizioni di dialogo. Si può essere aperti all’incontro con il diverso anche senza rinunciare alla verità, e non essendo per questo sudditi di un monarca straniero. E ciò proprio se ci si mette, come detto più volte da mons. Becciu, nella prospettiva di un umanesimo “integrale” ed “aperto”.

La risposta al dubbio del “laico” è, insomma, già presente nel discorso fatto fin qui, ma ripetuta in termini immediati suona così: l’autentico credente è aperto al dialogo; il fanatico no. Difatti, come si è già detto, il credente sa di non possedere la verità; sa che la verità lo trascende, e che la ricerca di essa non è mai compiuta. Il credente è quindi un uomo in ascolto. Il fanatico pretende invece di avere una versione chiusa e “monopolizzata” di verità, a suo uso e consumo; si fabbrica un dio che entrando in contatto con realtà differenti si sgretolerebbe. Da questo lato c’è , quindi, la paura (preclusiva di ogni dialogo) di chi teme di perdere il proprio idolo; dall’altro lato, la fiducia propria di chi decide di andare incontro alla verità (ossia, a Cristo).

 

lunedì 4 febbraio 2013

Sintesi di Mario Ardigò di una relazione sul tema Le ragioni della democrazia nella prospettiva della dottrina sociale della Chiesa, tenuto da un docente universitario all'incontro del MEIC del 31-1-13 nella Cappella universitaria dell'Università Roma La Sapienza (da appunti presi nel corso dell'intervento)


Sintesi di Mario Ardigò di una relazione  sul tema Le ragioni della democrazia nella prospettiva della dottrina sociale della Chiesa, tenuto da un docente universitario all'incontro del MEIC del 31-1-13 nella Cappella universitaria dell'Università Roma La Sapienza (da appunti presi nel corso dell'intervento)
(non trattandosi di un intervento pubblico, per ragioni di tutela della riservatezza personale non viene indicato il nome del relatore)

 Il tema delle relazioni tra le concezioni democratiche e il cristianesimo è piuttosto complesso, perché il cristianesimo è stato ed è  storicamente una realtà pluralistica. In merito si sono manifestate varie correnti di pensiero. Il relatore pensa quindi di delimitare il tema esaminando alcuni documenti del recente magistero sociale della Chiesa che hanno seguito la pubblicazione dell'enciclica Caritas in Veritate (2009), in particolare tre discorsi pubblici del papa Benedetto 16°:  quello del 22-5-10 ai partecipanti ad un corso sulla dottrina sociale della Chiesa; quello tenuto il 17-9-10 alle autorità civili nel corso di una visita a Westminster, nel Regno Unito,  e quello del 22-9-11 al Bundestag  di Berlino.
 Il discorso del 22-5-10 venne tenuto ad un anno dalla pubblicazione dell'enciclica Caritas in veritate (2009)  e contiene spunti interessanti. Il bene comune è la finalità che, per il Papa, dà senso al progresso e allo sviluppo e quindi anche all'impegno politico. E' la cifra di un determinato modello di sviluppo. Si deve promuovere il bene comune che è composto di elementi tangibili  e di elementi  intangibili. Tra questi ultimi vi sono le istituzioni. Il fattore fondamentale per promuovere il bene comune attraverso le istituzioni è la dignità della persona umana, che comporta di esprimere, nella vita civile, la libertà, che è una caratteristica di tale dignità ed è legata alla responsabilità. Quest'opera è considerata dal Papa legata alla carità: è una via istituzionale alla carità, una manifestazione indiretta della carità. Operare in politica, nelle istituzioni, non è senza importanza nella vita di fede, perché è espressione di carità. In questo senso, la costruzione delle istituzioni è una via per manifestare al mondo di essere cristiani. Già il papa Paolo 6° sosteneva che la politica è la più alta forma di carità, ce si manifesta nel lavoro nelle istituzioni. In quest'ottica la politica ha il primato sulla finanza e l'etica deve orientare la vita civile. Quando si parla di primato non si intende però governo, perché il governo spetta all'etica. La politica deve assicurare il mantenimento di procedure democratiche (quelle in cui le teste si contano, non si giudicano), facendo funzionare le istituzioni in modo che i consociati, orientati dall'etica, possano liberamente scegliere il meglio per la società.
 Le istituzioni devono rispondere all'umana contingenza, ai problemi che di volta in volta si presentano. La politica deve ordinarle secondo il principio di sussidiarietà, sia in senso orizzontale che verticale. Queste al livello mondiale, strutturandole in modo che l'intera umanità diventi una pòlis, un'unica città dell'uomo. L'idea di bene comune, che non si sa più bene come definire, evolve nella concezione dei beni comuni, al plurale, che tiene conto della varietà dei problemi concreti. La via istituzionale alla carità deve essere di tipo poliarchico, quindi componendo un complesso di istituzioni che si coordinano al modo cooperativo.
 Nel discorso del 17-9-10 alle autorità civili di Westminster,  il papa è partito parlando del modello di ordinamento della società civile britannico, che ha giudicato conforme alla dottrina sociale della Chiesa, sottolineandone la virtù della moderazione nei rapporti tra lo stato e  i cittadini e l'esistenza di limiti  nell'esercizio dei poteri pubblici, pur con l'obiettivo di mantenere la stabilità.
  La democrazia britannica è pluralistica e si regge sul rispetto della rule of law, che imprecisamente è stata tradotta con l'espressione stato di diritto. e che invece richiama l'idea di soggezione alla legge come fonte della eguaglianza tra i cittadini e del relativo complesso dei loro diritti e doveri, contro arbitrarie discriminzioni. Secondo il Papa in questo c'è molto in comune con i principi affermati nella dottrina sociale della Chiesa.
 Il fine delle istituzioni deve essere la salvaguardia della persona umana, promuovendo il bene comune. Questo richiede che la democrazia non sia solo procedura. Le procedure non sono auto fondanti, ma hanno bisogno di un fondamento che fa riferimento alla concezione antropologica dell'essere umano come creatura a immagine di Dio.
 Il Papa ha poi affrontato il tema dell'antiperfezionismo  sociale. I regni terreni non devono mai essere confusi con il Regno dei cieli (questo anche secondo il par.25 dell'enciclica Centesimus annus, del papa Giovanni Paolo 2°). E nessuna istituzione deve mai essere fine a se stessa.
 Il bene comune è legato all'obiettivo della tutela della dignità umana, in primo luogo nella sua libertà, e può avere più oggetti concreti che variano storicamente.  Questa concezione è incompatibile con il totalitarismo, che non ammette e non riconosce il pluralismo sociale, nella pretesa di unificare la società in una società terrena perfetta. Nella pretesa di realizzare il bene assoluto, il totalitarismo nega la Chiesa e non ammette limiti derivanti da criteri oggettivi che vadano oltre la volontà della sua autorità. Deve invece essere la coscienza degli esseri umani a giudicare le istituzioni: in questo modo il potere politico è desacralizzato. I poteri totalitari tendono a distruggere o assoggettare la Chiesa quando difende la libertà di coscienza.
  Spesso si ritiene che la concezione dogmatica delle religioni contrasti con le esigenze della democrazia, ma essa in realtà vuole affermare criteri oggettivi, basati sulla coscienza delle persone, per porre limiti alle pretese totalitarie della politica e questo è conforme alla concezione democratica.
 Nel discorso del 22-9-11 al  Bundestag  di Berlino, il Papa ha parlato degli elementi fondanti dello stato liberale di diritto. Essi devono essere di natura extraprocedurale, spirituale. Bisogna sottrarre la politica alla cultura del relativismo, che il relatore preferisce definire dell'indifferentismo. Nella tradizione liberale le differenze sono considerate una ricchezza, ma bisogna anche tener conto di quei fondamenti spirituali, perché essi sono, come è stato osservato, ciò che distingue lo stato da una banda di briganti.
 Come sostenne Giovanni Paolo 2° nel par.25 dell'enciclica Centesimus annus (1991), gli esseri umani tendono al bene, ma sono capaci anche di male, possono trascendere il proprio interesse, ma possono anche rimanervi legati. Tuttavia essi non sono condannati al male. Il male sociale va fronteggiato con istituzioni orientate dall'etica.
 Il relatore ha esaminato poi un discorso tenuto il 7-6-99 dal papa Giovanni Paolo 2°, in cui fu considerata l'esemplarità della figura del padre Massimiliano Kolbe. Secondo quel Papa, padre Kolbe, con il suo sacrificio, riportò una vittoria simile a quella di Cristo sulla croce. Potremmo anche finire in minoranza, ma non siamo autorizzati a cercare scorciatoie. In casi estremi occorre avere il coraggio dell'obiezione di coscienza, di ubbidire alla norma morale subendo le sanzioni di una legge ingiusta, quando il lavoro nelle istituzioni non consenta  di perseguire il bene comune.
 All'obiezione del presidente di aver utilizzato solo parole dei papi per trattare del  tema dell'incontro, il relatore ha risposto che si  è trattato solo di un espediente retorico, di un punto di partenza per una riflessione più articolata. Vi è senz'altro una diversità tra pensiero sociale cattolico  e dottrina sociale della Chiesa. Nel passato la Chiesa ha rincorso la riflessione comune dei cattolici sullasocietà, il pensiero sociale cattolico appunto, ma di recente, anche per la fine del problema costituito dal confronto con i sistemi del socialismo reale, le cose sono cambiate e si è proseguito nella direzione indicata dall'enciclica Populorum progressio (1967) del papa Paolo 6°. Dobbiamo prendere atto di queste nuove aperture e possibilità di azione.
 In risposta ad una domanda, il relatore ha detto che nel testo italiano dell'enciclica Caritas in veritate  ci sono alcune parole tradotte in modo non soddisfacente, ad esempio dove si parla di governo della globalizzazione, lì dove invece nel testo latino si faceva riferimento all'idea di governance, che non significa governo, ma concertazione tra le istituzioni, e quindi, trattando di governance della globalizzazione, non si intendeva auspicare un governo monolitico a livello mondiale.