Per contribuire ai contenuti

Questo blog è stato aperto da Mario Ardigò per consentire il dialogo fra gli associati dell'associazione parrocchiale di Azione Cattolica della Parrocchia di San Clemente Papa, a Roma, quartiere Roma - Montesacro - Valli, e fra essi e altre persone interessate a capire il senso dell'associarsi in Azione Cattolica, palestra di libertà e democrazia nello sforzo di proporre alla società del nostro tempo i principi di fede, secondo lo Statuto approvato nel 1969, sotto la presidenza nazionale di Vittorio Bachelet, e aggiornato nel 2003.
Questo blog è un'iniziativa di laici aderenti all'Azione Cattolica della parrocchia di San Clemente papa e manifesta idee ed opinioni espresse sotto la personale responsabilità di chi scrive. Esso non è un organo informativo della parrocchia né dell'Azione Cattolica e, in particolare, non è espressione delle opinioni del parroco e dei sacerdoti suoi collaboratori, anche se i laici di Azione Cattolica che lo animano le tengono in grande considerazione.
Chi voglia pubblicare un contenuto (al di là dei semplici commenti ai "post", che possono essere lasciati cliccando su "commenti"), può inviarlo a Mario Ardigò all'indirizzo di posta elettronica marioardigo@yahoo.com all'interno di una e-mail o come allegato Word a una e-email. I contenuti pubblicati su questo blog possono essere visualizzati senza restrizioni da utenti di tutto il mondo e possono essere elaborati da motori di ricerca; dato il tema del blog essi potrebbero anche rivelare un'appartenenza religiosa. Nel richiederne e autorizzarne la pubblicazione si rifletta bene se inserirvi dati che consentano un'identificazione personale o, comunque, dati di contatto, come indirizzo email o numeri telefonici.
Non è necessario, per leggere i contenuti pubblicati sul blog, iscriversi ai "lettori fissi".
L'elenco dei contenuti pubblicati si trova sulla destra dello schermo, nel settore archivio blog, in ordine cronologico. Per visualizzare un contenuto pubblicato basta cliccare sul titolo del contenuto. Per visualizzare i post archiviati nelle cartelle per mese o per anno, si deve cliccare prima sul triangolino a sinistra dell'indicazione del mese o dell'anno.
Dal gennaio del 2012, su questo blog sono stati pubblicati oltre 1400 interventi (post) su vari argomenti. Per ricercare quelli su un determinato tema, impostare su GOOGLE una ricerca inserendo "acvivearomavalli.blogspot.it" + una parola chiave che riguarda il tema di interesse (ad esempio "democrazia").
GOOGLE INSERISCE DEI COOKIE NEL CORSO DELLA VISUALIZZAZIONE DEL BLOG. SI TRATTA DI PROGRAMMI COMUNEMENTE UTILIZZATI PER MIGLIORARE E RENDERE PIU' VELOCE LA LETTURA. INTERAGENDO CON IL BLOG LI SI ACCETTA. I BROWSER DI NAVIGAZIONE SUL WEB POSSONO ESSERE IMPOSTATI PER NON AMMETTERLI: IN TAL CASO, PERO', POTREBBE ESSERE IMPOSSIBILE VISUALIZZARE I CONTENUTI DEL BLOG.
Un cordiale benvenuto a tutti e un vivo ringraziamento a tutti coloro che vorranno interloquire.
Il gruppo di AC di San Clemente Papa si riunisce abitualmente il martedì alle 17 e anima la Messa domenicale delle 9.

Mario Ardigò, dell'associazione di AC S. Clemente Papa - Roma

lunedì 30 settembre 2013

F.A.Q. sull'Azione Cattolica

Azione Cattolica – F.A.Q. (domande più frequenti)

In occasione della ripresa delle attività del gruppo parrocchiale di AC di San Clemente papa, domani 1 ottobre, alle ore 17,  diffondo una edizione aggiornata delle F.A.Q.
 
(le risposte alle F.A.Q. che seguono sono frutto di una elaborazione fatta da Mario Ardigò, sulla base di quello che pensa di aver capito dell’Azione Cattolica. Non esprimono necessariamente il pensiero dei vertici associativi, né rappresentano un’interpretazione autentica dell’ideologia associativa – I lettori sono quindi invitati a verificarne personalmente  la correttezza e fedeltà e a far pervenire eventuali rettifiche o integrazioni all’account <marioardigo@yahoo.com>; di esse si darà atto nel blog)
1. L’Azione Cattolica è  Chiesa cattolica?
  L’Azione Cattolica è una delle associazioni di laici inserite nell’organizzazione della Chiesa cattolica italiana. Il suo statuto è approvato dal Consiglio Episcopale Permanente della Conferenza Episcopale Italiana. Vi sono diverse altre associazioni che hanno analoghe caratteristiche di particolare legame con l’organizzazione della Chiesa cattolica italiana.
2. Chi è il laico?
 Il laico è il fedele cattolico che non è né diacono, né prete, né vescovo (vale a dire membro dell’ordine sacro) e che non appartiene a un ordine religioso o a una congregazione religiosa (che non è, ad esempio, frate o suora; monaco o monaca) (si veda la definizione che del termine laico si dà nella Costituzione dogmatica del Concilio Vaticano II Lumen Gentium, al n. 31).
3. Per essere un fedele cattolico laico è indispensabile aderire all’Azione Cattolica?
No.
4. Se un fedele cattolico laico ha già aderito ad un altro gruppo religioso laicale o ha il proposito di farlo, può associarsi all’Azione Cattolica?
Sì.  L’adesione all’Azione Cattolica non è esclusiva. Si può far parte di altri gruppi laicali.
5. L’Azione Cattolica è un gruppo di spiritualità?
 No. Ciò che caratterizza l’Azione Cattolica non è un  particolare tipo di spiritualità, anche se i gruppi locali e le altre articolazioni associative esprimono anche una vita spirituale. Ciascun associato manifesta poi la propria, liberamente scelta. Alla vita associativa partecipano i Sacerdoti Assistenti per contribuire ad alimentare la vita spirituale e il senso apostolico.
6. L’Azione Cattolica è un gruppo di preghiera?
No, anche se nelle riunioni associative vi sono momenti di preghiera.
7.L’Azione Cattolica è un gruppo di approfondimento biblico?
No, anche se associandosi ci si impegna ad approfondire le tematiche bibliche.
8. L’Azione Cattolica è un gruppo di approfondimento culturale?
No, anche se associandosi ci si impegna a conoscere e capire di più del mondo in cui si vive.
9. L’Azione Cattolica è un gruppo per il catecumenato?
No. La conversione, il catechismo per il Battesimo   e il Battesimo sono dati per presupposti. Nella nostra parrocchia è costituita un’organizzazione specifica per queste esigenze.
10. L’Azione Cattolica è un gruppo per il catechismo?
No, anche se associandosi ci si impegna ad approfondire le verità di fede. Nella nostra parrocchia è stata costituita un’organizzazione che si occupa specificamente del catechismo, per i fedeli di tutte le età.
11. L’Azione Cattolica è un gruppo di propaganda religiosa?
No. Essa infatti vuole stabilire con i propri interlocutori una relazione molto più profonda.
12. L’Azione Cattolica è un gruppo che lavora per il proselitismo religioso o associativo?
 L’Azione Cattolica è certamente impegnata, in diretta collaborazione con il Papa e i vescovi, a far conoscere il Vangelo, ad esporre le verità di fede, a far comprendere gli ideali religiosi cristiani, a presentare correttamente il fine e l’azione della Chiesa nel mondo e il significato della sua liturgia, a raggiungere gli altri nel loro bisogno di religiosità, ad aiutare tutti a migliorarsi  secondo la fede professata e, in particolare, a capire come fare per meglio favorire l’accettazione nel mondo di quegli ideali. Ma il proselitismo religioso o associativo, l’obiettivo di “far numero”, di “distribuire tessere”, non è  tra le sue finalità dirette, anche se il riavvicinamento alla vita della parrocchia e adesioni associative possono effettivamente conseguire dalle sue attività.
13.L’impegno degli associati all’Azione Cattolica parrocchiale è principalmente in parrocchia?
 L’Azione Cattolica ha come primo impegno la presenza e il servizio nella Chiesa locale, quindi anche nella parrocchia. Tuttavia, in quanto associazione di laici, in essa è fondamentale l’impegno nella società civile, luogo privilegiato dell’azione laicale, per favorire l’affermazione dei valori religiosi.
14. Associandosi all’Azione Cattolica si è sottoposti ad un giudizio sulla propria vita?
No.
15. L’adesione all’Azione Cattolica richiede un cambiamento di vita?
No. L’associazione si ritiene arricchita dai doni che le provengono dalle diverse condizioni ed esperienze di quanti partecipano alla sua vita.
16. L’adesione all’Azione Cattolica comporta particolari pratiche religiose?
No.
17. L’adesione all’Azione Cattolica comporta particolari  pratiche di vita, oltre quelle raccomandate a tutti i fedeli laici?
No.
18. L’adesione all’Azione Cattolica richiede un particolare livello culturale o scolastico?
No.
19. L’adesione all’Azione Cattolica si sviluppa per gradi iniziatici, vale a dire da livelli inferiori a livelli superiori di perfezione?
No. Si è membri a pieno titolo fin dal primo giorno e fin quando si vuole.
20. Per chi è l’Azione Cattolica?
L’Azione Cattolica  è per tutti i fedeli laici cattolici e di tutti i fedeli laici cattolici.
21. L’Azione Cattolica risolve i problemi personali degli associati?
 Gli associati si impegnano anche a favorire la comunione fra di loro, quindi anche all’aiuto reciproco, ma non è detto che dall’associarsi in Azione Cattolica derivi la soluzione dei propri problemi personali. Non  farei quindi molto affidamento su questo aspetto.
22. L’Azione Cattolica risolve, in particolare, i problemi affettivi o di socialità?
 Può accadere. Ma non è scontato che accada. Non vi farei molto affidamento.
23. Le persone che, associandosi, si spendono per le finalità dell’Azione Cattolica devono aspettarsi riconoscimenti o corrispettivi, anche solo morali o affettivi?
No. Ci si associa perché si sente bisogno di agire in gruppo in relazione a certi obiettivi che si pensa di non poter raggiungere individualmente. Ma, come tutte le esperienze sociali umane, anche  quella nei gruppi di Azione Cattolica finisce in genere  per deludere certe alte aspettative, almeno sotto il profilo umano. Solo alla lunga e considerandola complessivamente, specialmente verso la fine di una vita, se ne può essere in fondo soddisfatti, soprattutto se la  si considera con sguardo soprannaturale, andando contro le apparenze, in spirito evangelico.
24. Chi comanda in Azione Cattolica?
L’Azione Cattolica è retta su basi democratiche. Tuttavia i  suoi presidenti, a tutti i livelli (nazionale, diocesano, locale) sono nominati dall’autorità ecclesiastica, su proposta dei rispettivi consigli. A livello della parrocchia, l’Azione Cattolica è presente con un’associazione parrocchiale, che è un’articolazione di quella diocesana. Gli organi dell’associazione parrocchiale di Azione Cattolica  sono: l’assemblea parrocchiale (programma la vita associativa e verifica l’attuazione del programma; elegge il consiglio parrocchiale); il consiglio parrocchiale (promuove lo sviluppo della vita associativa secondo le linee del programma approvato dall’assemblea; assicura la presenza dell’associazione nelle strutture di partecipazione ecclesiale; mantiene i rapporti di amichevole collaborazione con le gli altri gruppi della parrocchia; propone al parroco la nomina del presidente parrocchiale); il/la presidente parrocchiale (nominato/a dal parroco, sentito il vescovo ausiliare territorialmente competente  - promuove e coordina l’attività del consiglio parrocchiale; convoca e presiede l’assemblea parrocchiale; insieme al consiglio tiene costanti rapporti con il parroco; si fa garante degli amichevoli rapporti con l’associazione diocesana; rappresenta l’associazione parrocchiale).
25. Ma, insomma, quali sono le caratteristiche per le quali l’Azione Cattolica si differenzia da altri gruppi laicali?
 Non è né facile né semplice rispondere a questa domanda. Bisogna considerare non solo gli statuti associativi, ma anche la storia dell’Azione Cattolica italiana. E, per quanto riguarda gli statuti associativi, bisogna saper intendere bene il sofisticato  gergo teologico con cui sono stati scritti.
 Nello statuto nazionale (articoli 1 e 2) è scritto che l’Azione Cattolica è fatta di laici che si impegnano liberamente, per impregnare dello spirito evangelico le varie comunità e i vari ambienti. Più avanti (art.3) è scritto che gli associati si impegnano in particolare anche ad informare dello spirito cristiano le scelte da loro compiute con propria responsabilità personale, nell’ambito delle realtà temporali (cioè, traducendo dal gergo teologico, nella società civile). E, ancora, (art.11) che quella in Azione Cattolica  è un’esperienza popolare e democratica.  Essa poi è presentata come rivolta alla crescita della comunità cristiana  e si dice animata dalla tensione verso l’unità, da costruire partendo da diverse esperienze e condizioni di vita. Nell’Atto Normativo Diocesano della Diocesi di Roma è scritto che l’esperienza in Azione Cattolica  è una palestra di democrazia e di responsabilità civile.
 La storia. Dalla fine del Settecento cominciano a diffondersi e ad essere attuati, a partire dall’Europa, ideali democratici di organizzazione sociale. Si produce una profonda e tragica frattura tra l’organizzazione di vertice della Chiesa cattolica, espressa dal clero, e i movimenti democratici. Essa attraversa i popoli evangelizzati. In Italia si complica per l’interferenza del potere temporale dei Papi con la questione dell’unità nazionale. L’esperienza storica dell’Azione Cattolica  è stata la manifestazione di vari tentativi di  realizzare, senza rompere l’unità ecclesiale,  una partecipazione di popolo alla missione della Chiesa attuata con maggiore responsabilità laicale e secondo criteri di non esclusiva soggezione gerarchica, sia ideale e programmatica che pratica, almeno nelle cose che riguardano l’organizzazione della società civile. In ciò consiste appunto la sua tendenziale democraticità. L’impegno nel sociale è venuto poi assumendo anche il  significato di un tentativo di comporre la plurisecolare diffidenza dei vertici ecclesiali, e quindi anche della teologia ritenuta ortodossa dall’autorità, verso le acquisizioni delle scienze contemporanee, sia naturali che umane. Infine, dal punto di vista politico, quello di mediare per giungere al superamento del risentimento storico del papato per la perdita del potere temporale in Italia e della storica indifferenza dei vertici ecclesiali verso i regimi politici democratici rispetto a quelli non democratici o addirittura antidemocratici (venuta meno solo nel 1944 con il radiomessaggio natalizio del Papa Pio XII, mentre ancora agli inizi del secolo il Papa allora regnante aveva condannato l’idea di una democrazia cristiana). Con ciò è chiaro che si è trattato di un’azione che ha riguardato non solo la società civile, ma anche la stessa Chiesa. Essa si inquadra in un movimento storico di pensiero e di azione i cui ideali hanno trovato ampia espressione nei documenti del Concilio Vaticano II (svoltosi a Roma, nella Città del Vaticano, dal 1962 al 1965).   A partire da tale evento l’Azione Cattolica, sotto la presidenza di Vittorio Bachelet, ha fatto della piena attuazione, nella Chiesa e nel mondo, dei principi stabiliti da Concilio Vaticano II  uno dei suoi principali obiettivi.
26. Vediamo che nel gruppo di Azione Cattolica in San Clemente Papa prevalgono gli elementi più anziani. Perché?
 Il gruppo si trova in una fase di passaggio. In realtà è composto da persone di diverse età, dai vent'anni ai novanta. E' portatore di una tradizione culturale importante che deve passare da una generazione all'altra: questo è il lavoro che attualmente è in corso. Nei decenni passati l'attenzione del laicato si è forse concentrata su altri temi, ritenuti più urgenti, e su altre esperienze religiose. Oggi dai vescovi italiani viene un rinnovato appello ai laici cattolici per un impegno che corrisponde a quello tipico di Azione Cattolica.
 La partecipazione alla riunione del martedì alle cinque del pomeriggio può risultare difficoltosa a chi lavora e si deve occupare di figli ancora bambini o molto giovani. Ci sono altre modalità per tenersi in contatto. I più giovani possono pensare a incontri a loro specificamente dedicati. E' importante tuttavia mantenere un'occasione periodica di incontro per tutti gli associati, appunto per favorire il passare di una tradizione di generazione in generazione. Nell'organizzazione nazionale e diocesana dell'Azione Cattolica vi sono settori distinti per le varie età e condizioni della vita. Tuttavia il lavoro che si fa parte dall'idea che c'è un unico popolo che attraversa la storia dell'umanità.
 Per chi vi volesse approfondire segnalo i seguenti link:
Statuto AC Nazionale:
Atto normativo diocesano:
Mario Ardigò – Azione Cattolica in San Clemente Papa – Roma, Monte Sacro, Valli

domenica 29 settembre 2013

Domenica 29-9-13 – Lezionario dell’anno C per le domeniche e le solennità – 26° domenica del Tempo Ordinario – 2° settimana del salterio – colore liturgico: verde – Letture e sintesi dell’omelia della Messa delle nove


Domenica 29-9-13 –  Lezionario dell’anno C per le domeniche e le solennità – 26° domenica del Tempo Ordinario  – 2° settimana del salterio – colore liturgico: verde – Letture e sintesi dell’omelia della Messa delle nove

Osservazioni ambientali: temperatura 22° C. Cielo: coperto;. Canti: ingresso, Beati voi; Offertorio, Se qualcuno ha dei beni; Comunione, Ricorda tuo fratello. Il gruppo di AC era nei banchi a sinistra dell'altare, guardando l'abside.

Buona domenica a tutti i lettori!

Prima lettura
Dal libro del profeta Amos (Am 6, 1a.4-7)

 Guai agli spensierati di Sion e  quelli che si considerano sicuri sulla montagna di Samaria! Distesi su letti di avorio e sdraiati sui loro divani mangiano gli agnelli del gregge e i vitelli cresciuti nella stalla. Canterellano al suono dell'arpa, come Davide improvvisano su strumenti musicali; bevono il vino in larghe coppe e ungono con gli unguenti più raffinati, ma della rovina di Giuseppe non si preoccupano. Perciò ora andranno in esilio in testa ai deportati e cesserà l'orgia dei dissoluti.

Salmo responsoriale (dal salmo 145)

Ritornello:
Loda il Signore, anima mia.

Il Signore rimane fedele per sempre
rende giustizia agli oppressi,
dà i pane agli affamati.
Il Signore libera i prigionieri.

Il Signore ridona la vista ai ciechi,
il Signore rialza chi è caduto,
il Signore ama i giusti,
il Signore protegge i forestieri.

Egli sostiene l'orfano e la vedova,
ma sconvolge le vie dei malvagi.
Il Signore regna per sempre,
il tuo Dio, o Sion, di generazione in generazione.

Seconda lettura
Dalla prima lettera di san Paolo apostolo a Timòteo (1 Tm 6,11-16)

 Tu, uomo di Dio, evita queste cose; tendi invece alla giustizia, alla pietà, alla fede, alla carità, alla pazienza, alla mitezza. Combatti la buona battaglia della fede, cerca di raggiungere la vita eterna alla quale sei stato chiamato e per la quale ha fatto la tua bella professione di fede davanti a molti testimoni. Davanti a Dio, che dà vita a tutte le cose, e a Gesù Cristo, che ha dato la sua bella testimonianza davanti a Ponzio Pilato, ti ordino di conservare senza macchia e in modo irreprensibile il comandamento, fino alla manifestazione del Signore nostro Gesù Cristo, che al tempo stabilito sarà a noi mostrata  da Dio, il beato e unico Sovrano, il Re dei re e Signore dei signori, il solo che possiede l'immortalità e abita una luce inaccessibile; nessuno fra gli uomini lo ha mai visto né può vederlo. A lui onore e potenza per sempre.

Vangelo
Dal Vangelo secondo Luca (Lc 16,19-31)

 In quel tempo, Gesù disse ai farisei: "C'era un uomo ricco, che indossava vestiti di porpora e di lino finissimo, e ogni giorno si dava a lauti banchetti. Un povero, di nome Lazzaro, stava alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola del ricco; ma erano i cani che venivano a leccare le sue piaghe. Un giorno, il povero morì e fu portato dagli angeli accanto ad Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. Stando negli inferi fra i tormenti alzò gli occhi e vide di lontano Abramo, e Lazzaro accanto a lui. Allora gridando disse: « Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell'acqua la punta del dito e a bagnarmi la lingua, perché soffro terribilmente in questa fiamma». Ma Abramo rispose: «Figlio, ricordati che, nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora in questo modo lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti. Per di più, tra noi e voi è stato fissato un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi, non possono, ne di lì possono giungere fino a noi». E quello replicò: «Allora, padre, ti prego di mandare Lazzaro a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli, Li ammonisca severamente, perché non vengano anch'essi in questo luogo di tormento». Ma Abramo rispose: «Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro». E lui replicò: «No, padre Abramo, ma se dai morti qualcuno andrà da loro, si convertiranno». Abramo rispose: «Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi nemmeno se uno risorgesse dai morti».

Sintesi dell'omelia della Messa delle nove

 Il brano evangelico di oggi ci presenta un insegnamento che si collega a quello del brano della Messa della domenica passata, quello dell'amministratore scaltro.
  Ci viene presentato un uomo ricco, vestito finemente, di porpora e lino finissimo, al modo dei re, il quale ogni giorno partecipa  a lauti banchetti. Non ne viene specificato il nome. Ognuno di noi può mettersi nei suoi panni. Ci viene presentato poi un uomo povero, piagato, affamato, di nome Lazzaro, il quale voleva sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola del ricco. L'immagine ricorda quella della donna Cananea che si presentò a Gesù, al quale chiedeva che la figlia fosse risanata, come un cagnolino che voleva sfamarsi in quel modo. I cani, nell'ambiente giudaico dell'epoca erano l'immagine dei popoli infedeli. Nel brano evangelico  di questa domenica sono proprio i cani a lenire il dolore del povero Lazzaro leccandogli le piaghe.
 I due, Lazzaro e il ricco, ci vengono poi presentati dopo la morte. Lazzaro è vicino ad Abramo, il ricco è negli inferi e soffre terribilmente, come in mezzo alla fiamme.  Ora è il ricco a invocare l'aiuto di Lazzaro, ma le sue sofferenze, in particolare la sua sete, non possono essere lenite. Tra lui e Lazzaro c'è un abisso invalicabile. E' scritto che Lazzaro viene consolato, avendo ricevuto nella vita i suoi mali, mentre il ricco è nei tormenti avendo ricevuto in vita i suoi beni. E' una situazione che non può cambiare: Il tempo della conversione è solo quello che viviamo sulla terra.  L'insegnamento è che verremo giudicati a seconda di come, in vita, ci saremo comportati con gli altri, in particolare verso i bisognosi e i sofferenti. Non tanto, ad esempio, per la nostra assiduità alle liturgie o per le nostre pratiche di orazione.
 Il brano evangelico prosegue presentandoci il ricco che, avendo compreso quell'insegnamento, chiede che Lazzaro sia mandato ai suoi fratelli, che vivono negli agi come lui prima, per ammonirli e, in tal modo, salvarli. Abramo gli replica che deve bastare loro la Parola di Dio. Se non l'ascoltano, non si persuaderebbero nemmeno se un morto risorgesse. Questo ci ricorda l'episodio della resuscitazione di Lazzaro, amico di Gesù, narrata nel Vangelo secondo Giovanni: essa fu l'occasione presa dai nemici di Gesù per decidere di farlo morire.
 I bisognosi e i sofferenti ci vengono mandati in questa vita per darci il modo di salvarci dall'ingiusta ricchezza, facendo loro del bene.

Sintesi di Mario Ardigò, per come ha inteso le parole del celebrante – Azione Cattolica in San Clemente Papa – Roma, Monte Sacro Valli

Avvisi parrocchiali:
-da lunedì 30-9-13 al 30-4-14 la Messa della sera sarà celebrata alle ore 18:00;
-martedì 1 ottobre, alle ore 17 riprenderanno le riunioni del gruppo di Azione Cattolica;
-martedì 1 ottobre, alle ore 17 riprenderanno gli incontri di preghiera del Gruppo di Padre Pio;
-giovedì 3 ottobre, tutta la giornata, nella chiesa parrocchiale rimarrà esposto il Santissimo per l'adorazione dei fedeli; dalle 17 alle 18 si terrà una preghiera per le vocazioni sacerdotali; seguirà la Messa;
-venerdì 4 ottobre è la festa di S. Francesco d'Assisi, patrono d'Italia. E' anche il primo venerdì del mese. Verrà portata la Comunione agli ammalati. Alle ore 17 si terrà la recita solenne del Rosario; seguirà la Messa;
-domenica 6 ottobre, alle ore 11:40, si terrà la Supplica alla Madonna di Pompei;

Avvisi di A.C.:

-le riunioni infrasettimanali del gruppo di AC riprenderanno il 1 ottobre 2013, ore 17:00, in sala da individuare. I soci sono invitati a riflettere sulle letture bibliche della Messa del 6 ottobre: Ab 1,2-3; 2,2-4; Sal 94; 2Tm 1,6-8.13-14; Lc 17,5-10;
- si segnala il nuovo sito WEB dall'AC diocesana: www.acroma.it
- si segnala il sito WEB  www.parolealtre.it , il nuovo portale di Azione Cattolica sulla formazione;
- si segnala il sito WEB  Viva il Concilio http://www.vivailconcilio.it/
iniziativa attuata per conoscere la storia, lo spirito e i documenti del Concilio Vaticano 2° (1962-1965) e per   scoprirne e promuoverne nella società di oggi tutte le potenzialità.
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

sabato 28 settembre 2013

Di generazione in generazione

Di  generazione in generazione

 Il catechismo dei bambini assomiglia a quello che si fa nelle aule di scuola negli stessi anni. Mi pare però di aver capito che, se si considerano le cose più  a fondo, sia tutto molto diverso.
 Portiamo i nostri figli alle elementari e alle medie perché imparino a leggere, scrivere  e far di conto e quel minimo di nozioni che servono per capire la società in cui vivono e muoversi in essa. Quello che si insegna viene dall'esterno, in genere non ne siamo responsabili. Compriamo i libri e vi troviamo quello che serve. Quel tipo di istruzione è obbligatoria per legge e l'organizzazione che la somministra andrà avanti con o senza di noi. I ragazzi devono imparare certe cose e periodicamente si verifica che lo abbiano fatto. Sono cose utili per la loro vita, se non imparano sarà peggio per loro, ma tutto lì. Cresceranno, invecchieranno e anche loro, come gli avi che li hanno preceduti, passeranno. E con loro passerà anche il risultato di quel lavoro che su di loro si è fatto da bambini.
 Per l'istruzione religiosa credo che sia diverso. Vorrei provare a renderne l'idea.
 Nella fede, le cose che abbiamo ricevuto ci sono affidate e ne siamo responsabili davanti a coloro che ci hanno preceduto e a coloro che ci seguiranno. Davanti alle generazioni e davanti ai secoli: di generazione in generazione, nel secoli dei secoli,  si recita in molte preghiere. Dico "responsabili", ma non è ancora il termine giusto. Diciamo così: noi abbiamo effettivamente il potere di interrompere una tradizione religiosa che ci giunge da secoli lontani e che non è destinata solo a noi, ma ai secoli venturi, non solo ai nostri figli, ma ai figli dei nostri figli e così via. Le  nostre vite sono un elemento indispensabile per trasportare la fede dal passato al futuro. Quando lavoriamo sui nostri figli in materia di fede non lo facciamo solo per loro, ma per le generazioni future. Ciò che facciamo su di loro non passerà con loro. Non sempre ci si riflette, ma, ad esempio, considerate quanto della nostra fede ci è giunto dai nonni. E quanto, attraverso il loro ricordo, da avi ancora più lontani nel tempo.
 Nel decidere di dare un'istruzione religiosa ai nostri figli noi valutiamo, anche se non sempre esplicitiamo questo tipo di scelta che comunque facciamo, se la fede sia stata e sia una cosa buona anche per l'intera umanità, per quella del passato, per quella di oggi e per quella che verrà. Quello che noi diciamo della fede a un nostro figlio bambino, passerà alla generazione seguente. Noi possiamo impedirlo.
 Nella società del nostro tempo ci sono idee diverse sul ruolo che la religione ha svolto nella storia. C'è chi la considera un insieme di superstizioni pericolose, di idee sbagliate sul mondo, sulle cose della natura e su quelle degli esseri umani. C'è chi ricorda i fatti tremendi che hanno accompagnato nei secoli l'esperienza religiosa: la storia della nostra religione è stata particolarmente violenta e sanguinosa e il fatto che essa abbia ricalcato, più o meno, i costumi dell'umanità del passato non ci conforta, perché quei costumi appunto sono passati, mentre noi dobbiamo decidere se radicare un'esperienza nel presente e se tramandarla nel futuro. C'è infine chi fa presente che la religione è stata anche uno strumento di asservimento dei ceti di popolo più poveri e meno istruiti verso quelli più ricchi e colti, i quali, imposto il loro dominio con la loro forza sociale, pretendevano di consolidarlo controllando anche le anime dei sottoposti. Io voglio essere sincero, non sono un piazzista dello spirito che nasconde le magagne. Tutte queste obiezioni che ho esposto hanno un fondamento di verità, non possiamo passarvi sopra superficialmente. Oggi riflettervi sopra  è diventato addirittura un dovere religioso, in particolare dopo gli insegnamenti impartiti durante il Grande Giubileo dell'anno 2000, su cui potrete trovare ulteriori informazioni su questo stesso blog.
  Ho detto che abbiamo la possibilità di interrompere l'esperienza religiosa, ma aggiungo che abbiamo anche la possibilità di modificarla. La tradizione di fede non passa inerte attraverso le nostre vite, essa ne risente, nel bene o nel male. Per millenni, ad esempio, si è tramandato in religione il veleno dell'antigiudaismo, dal quale solo molto recentemente (tenendo conto dei tempi lunghi delle cose di fede) abbiamo cominciato a liberarci. L'impegno a emendarci dalle cose del passato che nella nostra epoca giudichiamo inaccettabili è stato iniziato in forma liturgica e grandiosa proprio durante l'Anno Santo del 2000, in particolare in una cerimonia solenne, presieduta dal Papa Giovanni Paolo 2° il 12 marzo 2000, in cui si è focalizzata la preghiera comune sulle cose sbagliate che si riconosceva essere state compiute in passato in religione e in cui si sono pronunciati una serie di "mai più!". Non è tutto compiuto. Si è iniziato un lavoro che, di generazione in generazione, ci siamo impegnati a proseguire. Prendiamone conoscenza, perché esso è parte di  quello che, oggi, si siamo impegnati collettivamente a fare.
 Dunque, poniamoci dinanzi alla storia dell'umanità, e prendiamo posizione: dobbiamo andare avanti o finirla qui?
 La fede è stata un rifugio per gli esseri umani, di generazione in generazione, da millenni. La natura, con il suo travaglio, e noi in essa, tutto ciò che nasce e passa, sembra poca cosa al confronto dell'universo del quale il nostro mondo è solo un frammento. E siamo consapevoli del male che l'umanità ha prodotto. Quanti sono gli anni della nostra vita? La vita media si attesta, secondo le statistiche, intorno agli ottanta. A volta sembra che gli anni della nostra vita svaniscano in un soffio. Ma, nondimeno, la fede ha continuato a darci gioia, da sempre e speriamo per sempre. Anche se la vita è fatica, dolore, afflizione. Siamo persuasi che per qualcosa che ci sarà dato nella fede potremo esultare e gioire per tutti i nostri giorni. Non dipende solo dalle nostra resistenza. Nella fede attendiamo che sia rafforzata l'opera delle nostre mani.
 Uno dei motivi per decidere di continuare la tradizione di fede è proprio questo: la fede dà gioia.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente Papa - Roma, Monte Sacro, Valli
 
 

Famiglie

                              Famiglie

 Al tempo del catechismo delle mie figlie, ogni anno sorgevano delle discussioni, negli incontri che si facevano tra genitori in parrocchia, quando si affrontava il tema della famiglia. Ad un certo punto veniva detto che in religione la famiglia è considerata quella formata da un uomo e una donna che si sposano  in chiesa e che vivono insieme per tutta la vita e dai figli da loro generati. E che questo non solo corrisponde agli insegnamenti ricevuti, ma che  è anche la scelta migliore nell'interesse di un figlio. Di fatto ci sono famiglie diverse, formate ad esempio da un solo genitore, o da due genitori che non sono sposati, o da due persone che erano state sposate con altri o da persone che si occupano di figli avuti da una precedente relazione con altri o di figli adottivi o generati con tecniche di fecondazione artificiale con uso di materiale genetico estraneo alla coppia. Questi diversi modelli, che divergono da quello ideale, vengono considerati meno buoni. I ragazzi di questi tipi di famiglie vengono comunque accettati al catechismo e, poiché si usa misericordia, non si tiene conto di scelte dei loro adulti di riferimento che in alcuni casi manifestano una condizione di peccato.  Allora i genitori che si trovavano in queste situazioni osservavano di aver tirato su bene i propri figli, anzi meglio di molte famiglie considerate  in regola. Che, insomma, i  loro ragazzi non avevano subìto alcun danno dal fatto di essere cresciuti in una famiglia diversa. Che l'importante era l'amore per i ragazzi. Che in molte famiglie normali questo amore non c'era perché i coniugi litigavano sempre e che, in queste condizioni, è meglio farla finita o addirittura ricominciare con altri.
 Penso, da quello che ho sentito in giro, che problemi come quelli di cui ho parlato siano proseguiti negli anni. Oggi, poi, il discorso della misericordia, che anni fa veniva accettato, viene sentito come offensivo perché comunque manifesta un giudizio morale su una situazione di peccato che non viene più sentita come tale.
 In prospettiva, ma non è ancora la situazione dell'immediato, analoghi problemi si presenteranno quando saranno iscritti al catechismo ragazzi i cui adulti di riferimento saranno coppie di omosessuali, con ruoli materno/paterno, materno/materno o paterno/paterno. Questo accadrà sicuramente perché la società sta cambiando nel senso  di non tollerare più discriminazioni di genere, che, già oggi sanzionate in certe situazioni, ad esempio in materia di lavoro, diverranno illecite in ambiti sempre più vasti e punite severamente anche dalle leggi penali. Non illudiamoci che si possa contrastare questo movimento.
 Qui non voglio affrontare le questioni di dottrina che si pongono. Chi voglia spiegazioni sugli insegnamenti dei capi religiosi in merito potrà chiedere spiegazioni ai preti e leggere i libri giusti, ad esempio il Catechismo della Chiesa cattolica o il suo Compendio.
 Osservo che la direttiva dei nostri vescovi è, oggi, quella di accogliere fraternamente anche coloro che si trovano a vivere in famiglie che divergono in qualche cosa, o anche in tutto, dal  modello considerato ideale. Non è sempre stato così, abbiamone consapevolezza. Un tempo si pensava che certe situazioni manifestassero pubblico scandalo e le persone che vi erano coinvolte non venivano accettate in chiesa, non si trattava solo di poter fare o di non poter fare la Comunione. Questo comportava pesanti ripercussioni sui ragazzi, che erano comunque, anche in quell'ottica, incolpevoli. Se dobbiamo accogliere fraternamente, non dobbiamo permetterci un giudizio morale sui casi specifici: chi siamo noi per giudicare?,  è stato recentemente osservato da fonte autorevole.
  Parliamo di persone che portano i figli in chiesa per farli istruire in religione e che sono nostri fratelli e sorelle nella fede. Chi siamo noi per giudicare?
  Le cose dell'amore sono più complicate di come vengono presentate dai teologi. Di questo ci si rende ben conto, tanto che a rigidità teologiche non corrispondono rigidità pastorali, nel senso che, pur mantenendo le affermazioni di principio, di fatto non vengono discriminate, se non, in alcuni casi, nell'accesso ai Sacramenti (ed è già una cosa molto dolorosa per gente di fede), le persone che hanno costituito o si sono trovate a vivere in famiglie diverse dal modello ritenuto ideale.
 L'osservazione, poi, che, dal punto di vista dei ragazzi, conta molto l'amore che viene loro dedicato la trovo giusta.
 Per anni ho frequentato sale terapia in cui si trovavano molte persone che, come me, erano in pericolo di vita. Si facevano lunghi discorsi sulla nostra situazione e su quella delle nostre famiglie. Che cosa accadrà dei miei figli dopo che non ci sarò più?, era uno degli argomenti che trattavamo. Erano soprattutto le mamme di figli piccoli a porsi in modo più angoscioso questa domanda. Quei ragazzi sarebbero cresciuti con un genitore solo, magari aiutato dai nonni e dalle zie e dagli zii dei figli. Io rispondevo, convinto, che quei bambini avrebbero comunque avuto tutto l'amore che occorreva loro.
 Gli incontri tra i genitori dei ragazzi del catechismo non sono una scuola di teologia. Tutto si fa nell'interesse dei ragazzi. Quei genitori sono persone che amano i loro figli e che ritengono che sia una scelta buona avvicinarli alla chiesa. Io penso che bisognerebbe partire da questo.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente Papa - Roma, Monte Sacro, Valli
 
 
 
 
 

giovedì 26 settembre 2013

Dipende da noi come i nostri figli verranno su?

Dipende da noi come i nostri figli verranno su?

   Negli incontri che si fanno all'apertura dell'anno catechistico per i bambini che si preparano alla Prima Comunione, di solito i genitori si sentono ricordare quanto è importante il loro impegno, se vogliono che vada tutto bene. Il loro esempio è importante, anzi essenziale, viene detto. E, insomma, certe volte sembra che debbano tornare anche loro nelle aule del catechismo.
 Ora, certamente dare ai figli un'educazione religiosa  è un dovere per fedeli e ce lo spiegano fin dalla liturgia del matrimonio. E l'esempio di vita conta. Ma, e parlo con l'esperienza di bambino che andò al catechismo e di genitore che vi portò le proprie figlie e sperimentò gli effetti dell'insegnamento ricevuto su sé medesimo, sui propri figli e sui figli degli altri, non direi che l'impegno dei genitori sia veramente decisivo. Più che altro può creare un contesto favorevole, eliminare qualche ostacolo.
 Un bambino sui dieci anni è ancora molto legato agli adulti di riferimento, in particolare a quelli che si sono assunti un ruolo materno. Poi le cose cambiano e anche piuttosto imprevedibilmente. Verso i dodici/tredici anni si comincia a perdere il controllo dei propri figli, che se ne vanno dove vogliono: rimane una dipendenza di tipo economico e una certa propensione affettiva. Resta una relazione, che però si fa sempre più di tipo dialettico, per cui si ha l'impressione di dover contrattare ogni cosa con i  ragazzi. Se i figli, da quell'età, cominciano allora a slegarsi anche dai vincoli religiosi, non mi sento di farne una colpa ai genitori. Io credo che, tra noi genitori, possiamo rassicurarci su questo, anche se poi, in religione, ci può talvolta venire qualche tirata d'orecchi.
 Un essere umano non è mai la copia dei suoi avi o di coloro che l'hanno cresciuto. Non è così? In certe situazioni questa diversità può sorprendere e addirittura inquietare. Capita allora di aver l'impressione di avere in casa un estraneo, ed era il nostro bambino, la nostra bambina.
 Qualcuno di noi spera che, non  riuscendoci più con le proprie forze, l'organizzazione religiosa lo aiuti a raddrizzare i figli. Sulla base della mia esperienza, non mi farei troppe illusioni.  La cosa può addirittura rivelarsi controproducente, se i ragazzi pensano che vi  sia come una alleanza tra gli adulti di riferimento e il prete e i suoi collaboratori per impedirgli di muoversi liberamente. Penso che sia importante spiegare in che senso, in religione, parliamo di Padre. Da ragazzo mi fu fatto notare che colui che chiamiamo Padre ci proponiamo di amarlo con tutto il cuore, con tutta l'anima, con tutta la mente, mentre il padre si proponiamo di onorarlo. Non è la stessa cosa. Chiarire ai bambini la differenza può venire utile per quando poi crescono e, fatalmente, cominciano ad entrare in dialettica con i genitori.
 La mia famiglia, e intendo non solo mia madre e mio padre, ma tutti gli altri miei parenti, era molto religiosa, ma la religione non mi fu mai imposta. Il mio padrino di Cresima fu un mio zio, sociologo, che all'epoca era una persona molto ascoltata, anche da preti e vescovi. Per tutta la sua vita, periodicamente mi convocò presso di sé per parlarmi delle cose della vita, del mondo e della religione. Da ragazzo a volte provai, come si fa da giovani, a spararne di grosse, durante questi incontri, ma lui, che aveva formato generazioni di studenti universitari, non faceva mostra di arrabbiarsi. Si mostrava dispiaciuto, questo sì. Questa sua sofferenza mi vinse sempre.
 C'è un'altra cosa che vorrei osservare: nel lavoro di formazione dei giovani non ci si deve aspettare risultati a breve scadenza. Se ci sono, non di rado sono effimeri. Si opera sul lungo e lunghissimo periodo. Il rapporto con i figli durerà finché noi e loro saremo contemporanei, ma anche dopo. Il bilancio di una vita si comincia a fare sui cinquant'anni. Non bisogna avere fretta e, soprattutto, arrivare a conclusioni precipitose.
 Molti anni fa, mia madre seguì un corso universitario in scienze dell'educazione presso quello che all'epoca era l'Ateneo Salesiano, non distante dalla nostra parrocchia. Ora si chiama Pontificia Università Salesiana. Un giorno mi riferì di una immagine che era stata usata in una lezione: noi genitori siamo l'arco e i nostri figli le frecce,  scocchiamo la freccia puntando a un bersaglio, ma non sappiamo se lo raggiungerà. I nostri figli non solo come certi missili radiocomandati che possono essere diretti fin sull'obiettivo.
 Tutti i nostri sforzi rischiano allora di essere vani, tutto sommato? Non lo dobbiamo credere. In religione si è infatti persuasi che il compimento di tutto non sia affidato alle nostre sole forze.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente Papa - Roma, Monte Sacro, Valli
 
 
 

mercoledì 25 settembre 2013

Annuncio, insegnamenti, catechesi

Annuncio, insegnamenti, catechesi
 La dimensione collettiva, sociale, della religiosità e il fatto che, conseguentemente, le cose della fede bisogna sentirsele dire da altri, non è quindi  sufficiente ragionarci su da sé stessi, nella propria interiorità, spiega come si arriva che ad un certo punto si debba andare, o, da bambini, si venga portati, al catechismo.
 C'è un nucleo fondamentale delle nostre convinzioni religiose, attorno al quale ruota tutto, è che è abbastanza semplice da dire. E' il tesoro prezioso, la perla rara, ciò che come società di gente di fede abbiamo tramandato nei millenni, di generazione in generazione, cercando di essere fedeli a ciò che avevamo ricevuto. Questo è quello che nel greco antico, la lingua dei più antichi testi del Nuovo Testamento che ci sono pervenuti,  veniva definito come chèrigma, che significa, appunto, annuncio. Esso risuona costantemente nella liturgia, ad esempio nella Messa, anche se a volte non ci facciamo più molto caso e altre volte forse non riusciamo più a individuarlo facilmente.
 L'annuncio,  per quello che ho capito, non è il primo livello di qualche cosa che poi può essere successivamente ampliato. L'annuncio riguarda il fondamento di tutto, dal punto di vista religioso. Contiene tutto. La persona religiosa lo porta sempre al centro della propria vita interiore. Che fare, però, dopo che lo si è udito, se si vuole sapere come comportarsi? E' in questo momento che si è indirizzati a una collettività religiosa. Infatti per sapere che fare dopo sono necessari degli insegnamenti ulteriori. Nel greco antico essi venivano definiti con la parola didaché, che significa insegnamento.  Conoscere la didaché è indispensabile per orientarsi in religione, appunto perché la fede è un fatto collettivo, nessuno se l'inventa da sé e nessuno, da sé, sa dirigere la propria vita verso la meta indicata nell'annuncio.
 Gli insegnamenti religiosi costituiscono un corpo vastissimo, perché, nei due millenni della storia cristiana si è ragionato e scritto molto in materia di fede, in tutte le terre e in tutti i popoli in cui il cristianesimo si è diffuso. Nessuno ha oggi la capacità di conoscere tutto ciò che è stato pensato e scritto in merito. Eppure tutti hanno la possibilità di conoscere l'essenziale di ciò che serve per vivere religiosamente. Questo si deve all'opera della Chiesa, che si è sforzata di renderlo comprensibile ad ogni persona. Sono state ideate delle formule brevi, che possono essere imparate a memoria e recitate come preghiere, per tenere a mente le cose fondamentali. Poi si sono organizzate delle forme di insegnamento ben ordinate, per ogni età, per ogni cultura, per ogni lingua, per spiegare la fede ricevuta. Questa è la catechèsi, una parola che deriva dal termine greco antico che suona nello stesso modo: catèchesi, che originariamente definiva l'insegnamento orale.
 Catechismi sono anche chiamati i testi che vengono utilizzati per quell'insegnamento delle cose fondamentali della fede. Ne sono stati scritti molti, alcuni dei quali hanno avuto una maggiore importanza. Ve ne sono per bambini, ragazzi e per adulti.
 La Chiesa cattolica si  è data, nel 1992, un nuovo catechismo, il quale è un testo piuttosto complesso, che si vuole costituisca anche un modello per tutti gli altri catechismi e, in genere, per i ragionamenti religiosi. Ne è stata pubblicata una versione semplificata, a domande e risposte, che è il compendio di quel catechismo. I vescovi italiani hanno poi promosso la pubblicazione di altri catechismi, adatti a tutte le età della vita.
 Ma la catechesi non consiste solo nell'insegnare quello che è scritto nel libro, inteso come il testo di un catechismo. Non si cerca solo di far conoscere nozioni, ma di aiutare a costruire una vita religiosa. Un aspetto molto importante è, ad esempio, l'accompagnare nella preghiera. Un altro è la lettura di brani della Bibbia. Poi c'è l'insegnamento su come si partecipa alle liturgie. Ma c'è dell'altro ancora. Mi pare di aver capito che la catechesi richieda una spiegazione data da persone che siano anche dei testimoni, gente che con la propria esperienza di vita renda credibile quello che racconta. Il sacerdote è un maestro di questo tipo. Egli opera sotto la direzione del vescovo e si serve anche di collaboratori non sacerdoti. La catechesi è un compito molto importante della Chiesa che vi presta particolare cura. Si cerca di insegnare e spiegare la fede comune, non le idee personali di questa o quella persona, di questo o quel gruppo.
 Io, quando frequentai il catechismo da bambino, nella stessa parrocchia di San Clemente, avevo un catechismo a domande e risposte  che veniva fatto imparare a memoria. Lo conservo ancora. Si intitolava Primi elementi della dottrina cristiana.
 La prima domanda era: "Chi ci ha creato?"
 La risposta: "Ci ha creato Dio".
 Allora non avevo molto ragionato su Dio, ma per me egli era  molto vicino al mio parroco di allora, don Vincenzo, una persona molto autorevole. A volte, a catechismo, facevamo chiasso, e molto. Ad un certo punto sentivamo i passi di don Vincenzo che si avvicinava all'aula e tacevamo tutti. Colsi una qualche analogia con la situazione in cui si erano trovati Adamo ed Eva dopo aver mangiato del frutto dell'albero vietato,  quando mi lessero quel brano del libro biblico della Genesi dove si narra:
"Poi udirono il rumore dei passi del Signore Dio che passeggiava nel giardino alla brezza del giorno, e l'uomo, con sua moglie, si nascose  dalla           presenza del Signore Dio, in mezzo agli alberi del giardino" [Genesi 3,8 - versione CEI 2008]
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente Papa - Roma, Monte Sacro, Valli
 

Una lunga storia insieme


Una lunga storia insieme

 Nell'affrontare la decisione se condurre una vita religiosa ci si deve porre il problema della lunga storia della Chiesa, perché in base ad essa ci vengono molte controindicazioni. Infatti si è trattato di una storia che è stata anche molto violenta e sanguinosa; semplificando molto possiamo dire che prima lo è stata per le persecuzioni contro  i cristiani e poi per  quelle tra cristiani animati da diverse concezioni teologiche  e contro  i fedeli organizzati in altre religioni. Le persecuzioni etniche che conseguirono all'imposizione del dominio degli Europei su tutto il mondo, più o meno dal sedicesimo secolo della nostra era fino al diciannovesimo, ebbero anche un marcato connotato religioso, soprattutto nelle Americhe. L'elevazione culturale dei popoli europei, e anche di quello italiano, a seguito dell'organizzazione generale di un sistema di istruzione minima obbligatoria, ha messo in grado la maggior parte della gente di rendersi conto di tali questioni e di capire le obiezioni che in base ad esse vengono fatte contro la vita religiosa.
 Quando ci si avvicina ad una esperienza religiosa bisogna comprendere e accettare che essa ha una forte dimensione collettiva. La fede religiosa si radica fortemente nell'interiorità individuale (è uno degli scopi dell'istruzione religiosa), ma non nasce da essa. La persona accoglie una visione religiosa della vita e ne può diventare una interprete  creativa, ma non la inventa né la fonda. Questo è appunto uno dei significati dell'espressione la fede è dono o la fede è dono della Grazia. L'influsso sociale sulla religiosità è talmente forte che i maestri della nostra spiritualità ci avvertono che la fede vissuta solo nella propria interiorità alla fine muore.
 Abbiamo trascorso una lunga storia insieme, che ha un significato specificamente religioso.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente Papa - Roma, Monte Sacro, Valli

martedì 24 settembre 2013

Il Campo scuola diocesano di Sacrofano -20/22 Settembre 2013


Il Campo scuola diocesano di Sacrofano


In quattro del nostro gruppo dell’AC di San Clemente abbiamo partecipato al Campo scuola diocesano unitario che si è svolto nella Fraterna Domus di Sacrofano da venerdì 20 a domenica 22 settembre 2013. Un gran bel gruppo di presidenti, responsabili e animatori dei gruppi di AC della diocesi di Roma: grazie soprattutto ai giovani presenti, e alle loro animazioni, si è creato il clima giusto per ragionare, programmare e scambiarsi esperienze. Si è così avviato l’anno associativo 2013-14.
I momenti forti del campo sono stati:
·        La meditazione “Credo! Io non mi vergogno del Vangelo” tenuta da Don Sergio Bonanni, il nostro assistente diocesano
·        La Lectio divina sul tema dell’anno “Quelli che troverete chiamateli” (Mt 22, 1-14) tenuta da Don Giampiero Palmieri, parroco di San Frumenzio
·        La relazione su “Le scelte pastorali della Diocesi di Roma: l’impegno dell’AC” tenuta da Mons. Andrea Lonardo, direttore dell’Ufficio catechistico diocesano
·        La relazione associativa di Benedetto Coccia, presidente diocesano dell’AC di Roma.
La liturgia del campo è stata curatissima con la preghiera delle Lodi, dei Vespri e di Compieta, con un’Adorazione eucaristica serale e con due celebrazioni dell’Eucaristia presiedute da due Vescovi: il vicegerente Filippo Iannone e l’ausiliare Paolo Selvadagi.
L’attività di progettazione è stata svolta principalmente negli otto gruppi di studio, negli incontri di settore (adulti, giovani, ragazzi) e nell’incontro dei presidenti parrocchiali.
L’anno associativo vedrà anche il rinnovo triennale delle cariche parrocchiali e diocesane.

Che cosa cerchiamo nella fede?


Che cosa cerchiamo nella fede?

 
 Una vita religiosa può essere abbastanza impegnativa. Ne vale la pena?
 Per molti le idee e consuetudini religiose sono state apprese da bambini e sono il frutto di un orientamento impresso dai genitori. Ad un certo punto, però, da grandi si è scelto di rimanere nella fede dell'infanzia. Perché?
 Sono domande che ci si fa quando i figli hanno  l'età del primo catechismo.
 Per i figli cerchiamo il meglio. La religione rientra in questo?
  Ci sono diversi motivi per cui si sceglie o, comunque, si accetta di dare un'educazione religiosa a un figlio.
 Una volta c'era la pressione sociale. Ricordo che ai tempi della mia infanzia veniva considerato strano non manifestarsi in qualche modo, anche superficialmente religiosi. Siccome i più si mostravano religiosi e di solito si segue ciò che tutti fanno, li si seguiva anche i questo. Poi c'è il fatto che la fede può abbellire una persona. Molte persone di fede sono ammirate, esponenti del clero e non. Entrare una comunità religiosa animata da certi sentimenti fraterni può dare sicurezza, perché ci sarà sempre qualcuno, anche al di fuori della cerchia dei propri cari, a cui rivolgersi nelle difficoltà. In religione si può trovare una cerchia di amici con cui fare belle esperienze insieme; tra di loro si può anche trovare la persona che ci sarà compagna nella vita. Si può pensare che solo il timore della dannazione eterna possa dare ad un essere umano un saldo orientamento etico, non legato solo al soddisfacimento delle proprie passioni e dei propri appetiti.  Temiamo la malasorte e pensiamo di poterci assicurare una protezione soprannaturale. Le persone che amiamo, innanzi tutto i genitori e i nostri compagni, sono religiosi e non vogliamo dispiacer loro non manifestandoci tali. L'idea della morte ad un certo punto comincia a spaventarci e ci rassicura l'idea che ci sia qualcosa dopo. Di fede ci hanno parlato persone che stimiamo e alle quali crediamo; la religione allora ci sembra una soluzione efficace per tanti nostri problemi esistenziali ("Chi siamo? Da dove veniamo? Dove andiamo?". La realtà che viviamo è fatta anche di molta sofferenza e vorremmo tirarcene fuori, ma non sappiamo come; le prospettive di fede leniscono un po' il dolore. Vediamo gente cattiva che ha successo un po' dovunque e pensiamo sia giusto che non l'abbiano vinta fino alla fine; la religione ci rassicura su questo. La nostra vita è diventata un po' come un carcere; per tirare avanti ci serve pensare che non sarà un ergastolo, che non sarà per sempre, ma che per noi verrà una liberazione che non sia solo una caduta nel nulla. Le sofferenze altrui ci muovono a compassione, non ci rassegniamo ad esse: è possibile che questo sentimento esista solo nel cuore di persone, come noi, la cui vita in fondo passa tanto presto e sia del tutto estranea al fondamento dell'universo? Non accettiamo il mondo così com'è, ma tutto ci prova che è il solo che esiste; allora cerchiamo di convincerci che sia diverso e, anzi, giungiamo a sperarlo, anche se realisticamente questa speranza appare vana,  è, in fondo, speranza contro ogni speranza. Ci pare che l'essere stati religiosi abbia migliorato la nostra vita in qualche cosa. Le storie bibliche e quelle dei santi ci affascinano, ci propongono una interpretazione della realtà in cui viviamo che emotivamente ci coinvolge. Ci piacciono le liturgie, le cerimonie religiose: quando vi partecipiamo il mondo sembra cambiare.
 Potrei continuare a lungo. Nelle idee religiose che ho esposto, ci sono per caso i vostri moventi?
 Di solito, quando si riceve un'istruzione religiosa da bambini, si è accompagnati in religione da persone che ci vogliono bene e da cui dipendiamo in tutti e poi, crescendo, scegliamo di essere religiosi in base a vari moventi, che a volte variano nel corso della nostra vita, a seconda delle situazioni in cui ci troviamo. La decisione sulla fede può essere più o meno superficiale, a seconda delle ragioni che ci spingono ad essere persuasi di una religione. Nella vita di un fedele si possono osservare tempi di maggiore religiosità e tempi in cui la fede conta meno. In una civiltà come la nostra che è ancora fortemente permeata del cristianesimo, spesso non si sperimenta una vera e propria conversione. Col tempo si approfondisce la fede, a volte sembra così di riscoprirla, ma, in fondo, essa rimane sempre quella della propria infanzia. Ci possono essere correzioni di rotta, avvicinamenti e allontanamenti dalla comunità religiosa di riferimento. Una partecipazione più o meno intensa alle liturgie, in particolare alla Messa e ai sacramenti. Si può avere più o meno consuetudine con i testi sacri e una conoscenza più o meno ampia del sistema concettuale secondo il quale la fede è storicamente espressa. Ma, insomma, spesso, guardando onestamente alla propria vita, si può riconoscere che la fede religiosa è rimasta una costante in essa, e questo pur riconoscendo le cose che non sono andate come dovevano. Probabilmente è questa la condizione di molti dei genitori che, in questa settimana iscriveranno i propri figli al primo catechismo.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente Papa - Roma, Monte Sacro, Valli