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Mario Ardigò, dell'associazione di AC S. Clemente Papa - Roma

lunedì 15 settembre 2014

Domenica 14-9-14 Sintesi dell'omelia della Messa

Domenica 14-9-14 - festa dell'Esaltazione della Santa Croce -  Sintesi dell'omelia della Messa
 
 Oggi si celebra la festa dell'esaltazione della S. Croce. E' una festa grande, anche  se spesso non riusciamo a rendercene conto.
  La Crocifissione si celebra il Venerdì Santo, con la Passione del Signore. La si vede quindi spesso solo in questo contesto "doloristico".  Ma essa è anche manifestazione della gloria del Signore. Questo è più chiaro nel pensiero e nella liturgia dei cristiani d'Oriente. E' per questo che la Chiesa, che ci è madre e ha cura di noi, ha istituito questa festa, che oggi  cade di domenica, per cui possiamo meditarci sopra più accuratamente.
 Come si legge nel Vangelo di Giovanni, Dio ha dato il suo Figlio per la nostra salvezza. Bel brano evangelico, che è tratto dal terzo capito del Vangelo di Giovanni, Gesù si rivolge a un fariseo, Nicodemo, che è venuto a trovarlo di notte. Gli annuncia la sua Passione, dicendo che il Figlio dell'Uomo avrebbe dovuto essere innalzato, perché chi avesse creduto in lui potesse avere la vita eterna. Egli richiama l'episodio della prima lettura della Messa di oggi, quando Dio disse a Mosè di costruire un serpente di bronzo perché chi lo guardava avesse la guarigione dai morsi velenosi dei serpenti.
  Spesso siamo legati all'idea del Dio-giudice che viene a condannarci. Nel brano evangelico è chiarito che Gesù viene donato per la nostra salvezza, perché chi crede in lui abbia la vita eterna: egli ci salva venendo innalzato sulla Croce, offrendosi per la nostra salvezza.
 Quando, nel quarto secolo, Elena, madre dell'imperatore Costantino ritrovò la Croce di Gesù a Gerusalemme, in un luogo adibito a discarica, per individuarla vi fece appoggiare sopra un malato, che guarì.  Noi quindi veneriamo la Croce non come strumento di morte, ma come mezzo di salvezza, di guarigione.
 Meditando sulla Croce siamo indotti a riflettere sul grande amore di Dio per noi.
  Per gli antichi Israeliti si era giusti osservando la legge. Gesù ci ha rivelato che per salvarci basta credere in lui, chiunque noi siamo e in qualsiasi condizione ci troviamo. Infatti attraverso la Croce egli ha perdonato tutti i nostri peccati. Ed è sulla Croce che si manifesta la gloria del Signore.
 
Sintesi di Mario Ardigò, per come ha inteso le parole del celebrante
 
 
 
 

domenica 14 settembre 2014

Rivoluzione culturale


Rivoluzione culturale
 

 Chi oggi ha tra i cinquanta e i settant'anni ed  è vissuto da giovane nel Nord America e in alcune nazioni dell'Europa occidentale, nella specie in Gran Bretagna, Scandinavia, Danimarca, Francia, Olanda, Belgio, Lussemburgo, Germania Federale pre-unificazione, Austria, Svizzera, Italia, probabilmente è stato investito, venendone influenzato in modo più o meno significativo, dal moto sociale di cambiamento dei costumi e delle concezioni culturali che si produsse tra gli anni '60 e '80 del Novecento in quelle aree del mondo, facendo apparire "antichi" coloro che all'epoca avevano più di trent'anni. Si è trattato di un fenomeno che a ragione può essere definito una rivoluzione culturale, e uso un'espressione che in realtà è stata coniata nella Cina continentale comunista degli anni '60 per definire qualcosa di profondamente diverso, vale a dire la strumentalizzazione politica che la figura politica cinese egemone di quell'epoca fece delle masse giovanili per sradicare il dissenso politico nei suoi confronti. In Nord America e in quelle nazioni dell'Europa occidentale che ho citato esso fu invece effettivamente un moto di liberazione sociale che tese a scardinare gerarchie sociali, costumi oppressivi e gli ordinamenti sociali e normativi ad essi connessi, con lo scopo di consentire alle persone di raggiungere la propria felicità.  Esso coinvolse potentemente i settori della società che tradizionalmente erano quelli più coartati dai poteri sociali: i giovani tra i quindici e i trent'anni e le donne.  Vale a dire le persone che, fino agli anni Sessanta, erano più soggette alla potestà  dispotica dei maschi ultratrentenni. Questo moto, che ebbe fortissimi ed eclatanti sviluppi politici, coinvolse potentemente le collettività religiose italiane, producendo anche nuovi costumi religiosi, che dalla metà degli anni '80 si tentò con successo di reprimere duramente nella nostra confessione religiosa. Nelle nostre collettività religiose esso si espresse in termini teologici nel quadro del movimento per l'attuazione del processo di aggiornamento/rinnovamento innescato durante il Concilio Vaticano 2° (1962/1965). E ciò anche se gli ideali ispiratori di  quella che ho definito rivoluzione culturale erano estranei all'ideologia di quel concilio e questo perché esso era stato dominato da gente più anziana di quelli che in quella rivoluzione  vennero coinvolti. Successivamente le generazioni della rivoluzione culturale non presero mai il potere nella nostra confessione religiosa, e ciò determinò l'atteggiamento in genere repressivo tenuto in merito dai nostri capi religiosi, mentre giunsero al potere nell'Europa occidentale, determinando la straordinaria evoluzione politica che ha prodotto la nostra nuova Europa. La classe politica europea coinvolta nella rivoluzione culturale  sta ora cedendo il passo a gente più giovane. I nuovi politici, se provengono dall'Europa occidentale, non mantengono ormai più né esperienza vissuta né, spesso, memoria  di quel processo di rinnovamento sociale e, se provengono dall'Europa orientale, sono cresciuti in nazioni che da quel moto rivoluzionario  non sono state mai toccate. In un certo senso, la gente che ora ha meno di cinquant'anni appare alla gente che oggi ha tra i cinquanta e i settant'anni come più "antica", perché sembra ragionare come le persone che erano adulte negli anni Cinquanta del secolo scorso. Questo accade anche in religione.
 Non è un caso che i conflitti europei che si sono prodotti dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, quelli degli anni '90 derivati dalla scomposizione della Federazione Iugoslava e quello attuale in Ucraina, hanno coinvolto popolazioni che non erano state toccate da quella rivoluzione culturale. Quest'ultima aveva avuto infatti una fortissima valenza antimilitarista, che, negli Stati Uniti d'America, si era espressa con il rifiuto del servizio militare nella guerra del Vietnam.
 E, ancora, non è un caso  che il moto di repressione religiosa anti-rivoluzionario che investì la nostra confessione religiosa dalla metà degli anni '80 sia stato innescato e diretto da un capo religioso, il Wojtyla, che proveniva dalla Polonia comunista, altra nazione non investita dalla rivoluzione culturale.
  Certo, oggi i costumi sociali sono più licenziosi degli anni Cinquanta, ma si è persa ogni valenza politica di questo. Vale a dire che si punta al piacere, come le classi sociali più elevate di ogni tempo, negli anni Cinquanta del secolo scorso come anche ora, e ciò non è considerato più socialmente riprovevole, ma non si mira più alla felicità, che è tutt'altra cosa. La licenziosità di oggi non è più politicamente "pericolosa" per chi esercita il potere nelle nostre società, ed anzi può essere sfruttata commercialmente nel mondo globalizzato capitalista, mentre lo era e lo è ancora la ricerca della felicità, perché quest'ultima richiede un processo di liberazione   sociale.
 Nella nostra confessione religiosa sono stati assai scarsi, e in genere piuttosto timidi, i tentativi di dare una espressione teologica al processo di ricerca della felicità come processo di liberazione sociale, che storicamente  ebbe la prima enunciazione politica nella Dichiarazione di Indipendenza degli Stati Uniti d'America del 1776, un atto con fortissima impronta religiosa. In genere la ricerca della felicità personale come processo di liberazione sociale è vista con sospetto nella ideologia della nostra confessione religiosa, indotta da capi religiosi che personalmente furono estranei a quella che ho definito rivoluzione culturale. Ciò oggi si nota, ad esempio, in maniera nettissima nel magistero che riguarda la questione femminile, dominato da un fortissimo antifemminismo che, nonostante i toni meno cruenti di un tempo, porta invariabilmente a giustificare teologicamente l'emarginazione e la discriminazione delle donne nelle nostre collettività religiose.  In anni passati questo orientamento portò addirittura i nostri capi religiosi a guardare con interesse alle posizioni analoghe dominanti in altre fedi religiose, che impongono alle donne condizioni di dura sottomissione ai maschi e discriminazioni sociali di ogni genere. Il rischio dell'intento volenteroso di voler realizzare una specie di "Onu delle religioni" , a fini pacificatori, è quello appunto di rafforzare storiche tendenze reazionarie endemiche nelle nostre collettività religiose.
 
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli