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Mario Ardigò, dell'associazione di AC S. Clemente Papa - Roma

giovedì 30 giugno 2016

Collaborazione tra parrocchie

Collaborazione tra parrocchie

  Quando ci fu la Messa di insediamento del nuovo parroco, vennero i preti della Nona Prefettura, che raggruppa diverse parrocchie tra cui la nostra, e molti scoprirono, o ricordarono, che non siamo un’isola, ma una parte di un tutto più vasto.
  Di solito si vive in parrocchia come in un mondo chiuso, collegato con il resto dell’universo tramite i detti e i fatti del Papa. Questo porta a contare solo sulle proprie forze.
 Quest’anno, ad esempio, non abbiamo trovato forze giovani sufficienti per organizzare il campo scuola  per i ragazzi in formazione di secondo livello. Può darsi però che altre parrocchie ci siano riuscite. Perché non aggregarsi, collaborare, mettere insieme idee e risorse?
 Sentiamo la necessità di una formazione dei catechisti che li ponga in linea con gli orientamenti e i metodi della diocesi. Anche in questo caso si potrebbero costituire delle classi  interparrocchiali mettendo in comune docenti e relatori, ed anche le verifiche sperimentali dell’efficacia delle soluzioni attuate.
 Infine c’è la questione della partecipazione del popolo di fede. Da noi è scarsa. Si va in parrocchia più che altro come utenti  dei suoi servizi. Com’è la situazione nelle altre parrocchie? Uno scambio di idee potrebbe essere utile.
 L’anno scorso avevo proposto un sinodo  parrocchiale, un’esperienza attuata in molte parrocchie italiane e, in particolare, in quella di San Giuseppe Sposo, a via Bellinzona, a Bologna, la mia parrocchia di origine. Ma forse sarebbe meglio pensare a un sinodo inter-parrocchiale, perché la maggior parte dei problemi che ci troviamo ad affrontare sono comuni alle altre parrocchie e anche le soluzioni dovrebbero esserlo.
 Di solito quando si parla di queste cose, si usa, in ecclesialese, il gergo degli addetti ai lavori dei servizi religiosi, il termine pastorale. Ci sono agganci evangelici, naturalmente. Nei due millenni della nostra grande e tragica storia religiosa, però, questa parola è stata caricata di significati che non vanno più bene nel mondo di oggi.
 La gente di fede non deve essere paragonata a pecore e, soprattutto, non ci si deve attendere che si comporti come un vero gregge. Si tratta infatti di esseri umani, non di animali.
 Fin dalle origini le nostre collettività di fede non si sono condotte come greggi di pecore. Hanno prodotto dei pastori e orientamenti. Nei secoli, poi, si è attuata una certa dialettica tra popolo e capi religiosi del clero, i pastori che hanno preso a condursi come prìncipi medievali.  Con l’avvio dei processi democratici europei le cose sono cominciate a cambiare e, in particolare, dall’Ottocento. Ai tempi nostri serve un ruolo molto più attivo di tutti, non solo di coloro che hanno avuto il mandato di pastori. E’ il senso di molti principi formulati dai nostri stessi capi religiosi a partire dagli scorsi anni Sessanta. Ma come attuare questa corresponsabilità senza introdurre processi democratici e, soprattutto, senza iniziare a farne tirocinio su larga scala?
  Un buon numero dei piccoli feudi parrocchiali si sono progressivamente svuotati di senso a partire dagli anni Novanta del secolo scorso e sono caduti in condizione di larve: ad uno a uno sono stati poi conquistati  da volenterosi riformatori, e così differenziandosi molto tra loro per ideologie dominanti e metodi di vita proposti, rompendo quell’ideale unità che è insita nel nostro discorso religioso, per cui si vorrebbe fare addirittura di tutta  l’umanità un’unica famiglia. Ora ricostituirla è difficile, soprattutto se si vuole fare da sé, e in particolare in una parrocchia come la nostra in cui il processo di differenziazione  religiosa è stato molto intenso.
  Scoprire di essere un mondo di umanità molto più grande di quello che si sospettava, condurrebbe a pensare più in grande, e quindi a confidare nel futuro, e anche a relativizzare, mettendolo in discussione alla luce degli orientamenti della diocesi, il potere che di fatto i capi dei piccoli gruppi particolari si sono arrogati in danno di quello inteso come  servizio  comune alla gente della parrocchia, nel periodo della crisi. Una volta che appaia chiaro che ci sono altre vie, altri metodi, quanto credito avrebbero, veramente, tra la gente quelle a lungo sperimentate da noi  nel passato? Come stabilirlo se non con processi democratici, che coinvolgano molte più persone di adesso?  Verso una concezione della parrocchia come casa di tutti  e non solo di quelli che ora  vi hanno voce.

Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro Valli. 

mercoledì 29 giugno 2016

Don Giorgio Nacci sull'educazione liturgica dei ragazzi

Dal WEB: http://www.toscanaoggi.it/Vita-Chiesa/Come-far-capire-la-Messa-ai-ragazzi
Da un articolo sul seminario di studio nazionale del 2009 intitolato significativamente «Anche noi celebriamo!», con sottotitolo «L'educazione liturgica dei ragazzi negli itinerari di iniziazione cristiana» (Pisa, Aula Magna del Seminario Santa Caterina, 21 e 22 Febbraio 2009). Rivolto a responsabili Acr diocesani, educatori e animatori,

  Tema non semplice, quello del rapporto tra ragazzi ed Eucarestia, ammette Giorgio Nacci: «L'Eucarestia, momento culmine dell'incontro con Cristo, è per "gli adulti nella fede": non solo per i "grandi" di età anagrafica ma soprattutto adulti per maturazione e consapevolezza». I piccoli sembrerebbero esclusi. Ma non è così. E qui vale rileggere la confortante riflessione offerta dal Direttorio prima citato: «È vero che anche nella loro vita quotidiana i fanciulli non sempre né tutto comprendono delle loro relazioni ed esperienza con gli adulti, senza che si dimostrino per questo infastiditi o tediati: parrebbe quindi che neanche in fatto di liturgia sia il caso di pretendere che tutto e sempre sia per essi intellegibile e chiaro». Il passo successivo qual è? «L'educazione alla liturgia - risponde Nacci - inserita nel cammino formativo cristiano dei ragazzi, che trova senz'altro fondamentali riferimenti e utili indicazioni nel Direttorio per le messe dei fanciulli, che prevede una scelta adatta dei canti e delle preghiere, per favorire la comprensione nei giovanissimi. Per aiutarli a capire, e quindi ad esserne consapevoli, che cosa stiamo celebrando durante la messa, che cosa stiamo vivendo, ossia il mistero dell'amore di Cristo per noi».
Il percorso prosegue, sottolinea Nacci, dalla messa per i ragazzi alla celebrazione eucaristica comunitaria, da vivere pienamente insieme, grandi e piccoli. E qui Giorgio osserva: «Forse occorrerebbe anche mettere un po' d'ordine nella creatività liturgica nelle celebrazioni, a volte eccessiva, che distrae dal cuore dell'evento, senza però cadere nel freddo formalismo. In altre parole, la celebrazione, nel modo in cui la liturgia ci chiede di celebrarla, è già simbolicamente ricca così com'è: piuttosto, deve essere curata (nelle letture, nei canti e nelle preghiere all'unisono, nelle pause di silenzio) in modo da favorire la partecipazione piena dell'assemblea. Tutto dovrebbe essere armonico, per far cogliere la bellezza dell'incontro con il mistero di Dio. Infatti, il modo più efficace per aiutare i ragazzi a comprendere ciò che celebrano è vivere l'esperienza di una comunità cristiana che sa ben celebrare, che sa vivere in maniera adulta ciò che celebrano. La trasmissione della fede è sempre opera di tutta la comunità, ed è garanzia di un percorso educativo di qualità».
Tornando ai ragazzi, Giorgio Nacci, 25 anni, laureando in Scienze Pedagogiche all'Università degli Studi di Lecce, offre la sua esperienza di cinque anni come responsabile Acr per la diocesi di Brindisi-Ostuni. «Con i ragazzi di prima comunione, 8-10 anni, celebriamo una messa per i fanciulli, secondo il formulario del Direttorio, che i ragazzi vivono a loro misura; una volta al mese, anche con le famiglie, per poi partecipare tutti insieme a quella comunitaria della domenica. L'Acr crede nel protagonismo dei ragazzi, nonostante la complessità della situazione educativa attuale. Se non è facile coinvolgere i ragazzi, è ancora più difficile coinvolgere i genitori. Questa nostra iniziativa, comunque, non di rado è occasione di riscoperta della fede degli adulti, spesso lontani da questa realtà. Quanto ai ragazzi, se provocati nel modo giusto, ossia mettendosi alla loro altezza, facendosi piccoli, come Gesù, in una prospettiva vera di abbandono, riescono a sorprenderci, rivelando una commozione sincera di fronte all'Incontro che sperimentano. Noi educatori abbiamo spesso aspettative elevate, che forse talvolta vanno deluse, ma non dobbiamo mai dimenticare di riconoscere che opera lo Spirito di Dio, capace di far comprendere anche ai piccoli che Dio ci ama, è nostro compagno di strada per attraversare la vita».

Allora, per «generare alla fede», conclude Nacci, «è compito di tutta la comunità cristiana, non solo degli educatori e dei genitori, svelare ai più piccoli la bellezza di una vita eucaristica, vissuta con lo stesso amore spezzato per gli altri così come ha fatto il Signore, anche al di fuori della celebrazione, rafforzando la capacità di testimonianza. E ugualmente va offerta ai ragazzi (anche se non “capiscono” tutto, anche se non credono fino in fondo) l'occasione di testimoniare riguardo alle esperienze formative ed educative che vivono».

Solennità dei Santi Pietro e Paolo - 29-6-16 - Letture della Messa e sintesi dell’omelia della Messa delle otto – avvisi del parroco e di A.C.


Solennità dei Santi Pietro e Paolo - 29-6-16 -  Lezionario dell’anno C per le domeniche e le solennità – – colore liturgico: rosso verde – proprio -   Letture della Messa  e sintesi dell’omelia della Messa delle otto – avvisi del parroco  e di  A.C.

Ponte Sant'Angelo a Roma, con le statue degli apostoli Pietro e Paolo, la sfilata degli angeli con in mano i simboli della Passione e,  in fondo, l'ex fortezza/prigione di Castel Sant'Angelo, simbolo di una religione fattasi corazzata  e potere politico e giuridico, in concorrenza con le altre potenze della Terra


  Osservazioni ambientali: temperatura  26° C; cielo sereno. Canti: ingresso, Vocazione; Offertorio, Se m'accogli; Comunione: Il tuo popolo in cammino; finale: Camminiamo sulla strada.

 Alla Messa delle nove il gruppo di A.C. era nei banchi di sinistra, a fianco dell’altare, guardando l’abside.


Pillola di Concilio
[Dalla Costituzione dogmatica sulla Chiesa Luce per le genti, del Concilio Vaticano 2° (1962-1965)
I vescovi, successori degli apostoli
20. La missione divina affidata da Cristo agli apostoli durerà fino alla fine dei secoli (cfr. Mt 28,20), poiché il Vangelo che essi devono predicare è per la Chiesa il principio di tutta la sua vita in ogni tempo. Per questo gli apostoli, in questa società gerarchicamente ordinata, ebbero cura di istituire dei successori.
Infatti, non solo ebbero vari collaboratori nel ministero ma perché la missione loro affidata venisse continuata dopo la loro morte, affidarono, quasi per testamento, ai loro immediati cooperatori l'ufficio di completare e consolidare l'opera da essi incominciata raccomandando loro di attendere a tutto il gregge nel quale lo Spirito Santo li aveva posti a pascere la Chiesa di Dio (cfr. At 20,28). Perciò si scelsero di questi uomini e in seguito diedero disposizione che dopo la loro morte altri uomini subentrassero al loro posto. Fra i vari ministeri che fin dai primi tempi si esercitano nella Chiesa, secondo la testimonianza della tradizione, tiene il primo posto l'ufficio di quelli che costituiti nell'episcopato, per successione che decorre ininterrotta fin dalle origini sono i sacramenti attraverso i quali si trasmette il seme apostolico. Così, come attesta S. Ireneo, per mezzo di coloro che gli apostoli costituirono vescovi e dei loro successori fino a noi, la tradizione apostolica in tutto il mondo è manifestata e custodita.
I vescovi dunque hanno ricevuto il ministero della comunità per esercitarlo con i loro collaboratori, sacerdoti e diaconi. Presiedono in luogo di Dio al gregge di cui sono pastori quali maestri di dottrina, sacerdoti del sacro culto, ministri del governo della Chiesa. Come quindi è permanente l'ufficio dal Signore concesso singolarmente a Pietro, il primo degli apostoli, e da trasmettersi ai suoi successori, cosi è permanente l'ufficio degli apostoli di pascere la Chiesa, da esercitarsi in perpetuo dal sacro ordine dei Vescovi. Perciò il sacro Concilio insegna che i vescovi per divina istituzione sono succeduti al posto degli Apostoli quali pastori della Chiesa, e che chi li ascolta, ascolta Cristo, chi li disprezza, disprezza Cristo e colui che ha mandato Cristo (cfr. Lc 10,16).
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Don Mimmo va e viene don Giorgio

 Ieri in Puglia è stato ordinato sacerdote don Giorgio, che da settembre collaborerà con la nostra parrocchia. Oggi celebra la sua prima Messa. Darà il cambio a don Mimmo, il quale, terminati i suoi studi superiori a Roma, ritorna nella sua diocesi.
 Don Mimmo ha fatto un bellissimo lavoro da noi. Difficile sintetizzarlo in poche righe: un prete fa moltissime cose per tante persone. Ricordo la ripresa dell’Oratorio domenicale e il ciclo di incontri sulla Dottrina sociale della Chiesa, con la collaborazione dei giovani docenti di Ol3 (http://www.ol3roma.it/).
  La parrocchia si sta rinnovando, sotto la guida del nuovo parroco. Il vescovo gli ha dato il mandato di aiutarci ad aprirci,  ad essere in uscita.
  I nostri preti  in uscita  ci sono già. Sono aperti e colti, una ricchezza per noi. E noi del quartiere? Di certe cose dobbiamo riprendere a fare tirocinio e, innanzi tutto, ad avere fiducia gli uni negli altri, anche in quelli che conosciamo meno perché non frequentano gli stessi nostri circoli religiosi. E’ così che ci si apre.
 Di chi è la parrocchia?
 “E’ di quelli che ci vanno”, ho sentito dire una volta. Ma non è proprio così. La parrocchia è anche per quelli che non la frequentano. Ci si vuole aprire  appunto per raggiungerli. In religione si pensa di essere mandati  verso gli altri, per trasformare il mondo. Non basta trasformare sé stessi, anche se indubbiamente è un buon inizio. Si va verso gli altri per chiamarli a venire o  tornare a casa loro, in parrocchia, la casa di tutti. Penso che il compito di noi che la frequentiamo più assiduamente sia di preparare tutto per accogliere questi altri che vengono, di preparare questa festa dell’incontro. Il vescovo ha detto che agli accessi non ci devono essere né dogane né doganieri.
  Di questa diposizione all’apertura dobbiamo fare  tirocinio. Abbiamo un po’ perso la mano. Don Mimmo ci ha molto aiutati in questo. Grazie don Mimmo! Benvenuto don Giorgio!

Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli


LETTURE BIBLICHE DELLA MESSA (MESSA DEL GIORNO)

Prima lettura
Dagli Atti degli Apostoli (At 12,1-11)

  In quel tempo il re Erode cominciò a perseguitare alcuni membri della Chiesa. Fece uccidere di spada Giacomo, fratello di Giovanni. Vedendo che ciò era gradito ai Giudei, fece arrestare anche Pietro. Erano quelli i giorni degli Àzzimi. Lo fece catturare e lo gettò in carcere, consegnandolo in custodia a quattro picchetti di quattro soldati ciascuno, col proposito di farlo comparire davanti al popolo dopo la Pasqua.

  Mentre Pietro dunque era tenuto in carcere, dalla Chiesa saliva incessantemente a Dio una preghiera per lui. In quella notte, quando Erode stava per farlo comparire davanti al popolo, Pietro, piantonato da due soldati e legato con due catene, stava dormendo, mentre davanti alle porte le sentinelle custodivano il carcere.
  Ed ecco, gli si presentò un angelo del Signore e una luce sfolgorò nella cella. Egli toccò il fianco di Pietro, lo destò e disse: «Àlzati, in fretta!». E le catene gli caddero dalle mani. L'angelo gli disse: «Mettiti la cintura e légati i sandali». E così fece. L'angelo disse: «Metti il mantello e seguimi!». Pietro uscì e prese a seguirlo, ma non si rendeva conto che era realtà ciò che stava succedendo per opera dell'angelo: credeva invece di avere una visione.
  Essi oltrepassarono il primo posto di guardia e il secondo e arrivarono alla porta di ferro che conduce in città; la porta si aprì da sé davanti a loro. Uscirono, percorsero una strada e a un tratto l'angelo si allontanò da lui.
  Pietro allora, rientrato in sé, disse: «Ora so veramente che il Signore ha mandato il suo angelo e mi ha strappato dalla mano di Erode e da tutto ciò che il popolo dei Giudei si attendeva».


Salmo responsoriale
Dal salmo 33(34)

Ritornello:
Il Signore mi ha liberato da ogni paura

Benedirò il Signore in ogni tempo,
sulla mia bocca sempre la sua lode.
Io mi glorio nel Signore:
i poveri ascoltino e si rallegrino. 
 
Magnificate con me il Signore,
esaltiamo insieme il suo nome.
Ho cercato il Signore: mi ha risposto
e da ogni mia paura mi ha liberato. 
 
Guardate a lui e sarete raggianti,
i vostri volti non dovranno arrossire.
Questo povero grida e il Signore lo ascolta,
lo salva da tutte le sue angosce. 
 
L'angelo del Signore si accampa
attorno a quelli che lo temono, e li libera.
Gustate e vedete com'è buono il Signore;
beato l'uomo che in lui si rifugia. 


Seconda lettura

Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo a Timòteo (2Tm 4,6-8.17-18)

 Figlio mio, io sto già per essere versato in offerta ed è giunto il momento che io lasci questa vita. Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la corsa, ho conservato la fede.
  Ora mi resta soltanto la corona di giustizia che il Signore, il giudice giusto, mi consegnerà in quel giorno; non solo a me, ma anche a tutti coloro che hanno atteso con amore la sua manifestazione.
  Il Signore però mi è stato vicino e mi ha dato forza, perché io potessi portare a compimento l'annuncio del Vangelo e tutte le genti lo ascoltassero: e così fui liberato dalla bocca del leone.
  Il Signore mi libererà da ogni male e mi porterà in salvo nei cieli, nel suo regno; a lui la gloria nei secoli dei secoli. Amen.


Canto al Vangelo (Mt 16,18)
 Tu sei Pietro e su questa pietra
edificherò la mia Chiesa
e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa

Vangelo
Dal Vangelo secondo Matto (16,13-19)

  In quel tempo, Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell'uomo?». Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elìa, altri Geremìa o qualcuno dei profeti».
  Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente».
  E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli».


Sintesi dell’omelia della Messa delle otto
    Il celebrante ha sviluppato due punti o simboli.
Il primo è la promessa di Gesù, dopo la  confessione  di Pietro, quindi dopo essere stato riconosciuto da lui come il Cristo, il Figlio del Dio vivente,  che le potenze degli inferi  non prevarranno sulla Chiesa.
  Le potenze degli inferi  sono le forze del male.
 Possiamo richiamare le promesse fatte da Dio in occasione della vocazione del profeta Geremia  [Ger 1,17-18]:
17.Tu, poi, cingiti i fianchi, 

alzati e dì loro tutto ciò che ti ordinerò; 
non spaventarti alla loro vista, 
altrimenti ti farò temere davanti a loro. 
18. Ed ecco oggi io faccio di te 
come una fortezza, 
come un muro di bronzo 
contro tutto il paese, 
contro i re di Giuda e i suoi capi, 
contro i suoi sacerdoti e il popolo del paese. 
19. Ti muoveranno guerra ma non ti vinceranno, 
perché io sono con te per salvarti. 
Oracolo del Signore. 

  A Geremia Dio predisse la salvezza contro potenze terrene, ma a Pietro Gesù predice la salvezza anche contro le forze del male ultraterrene.
 Vediamo che i santi sono stati molto provati: le persone vicine a Dio sono attaccate. Come hanno fatto a resistere?
 Si sono affidati a Gesù.
 Anche nella nostra vita può accadere, nelle nostre sofferenze.
 San Escrivà de Balanguer diceva che se Dio dà una croce dà anche la forza per sopportarla.
 Nelle sofferenze dobbiamo rimanere vicini a Dio, nella preghiera, invocando la salvezza promessa da Gesù.
 Il secondo simbolo è quello delle chiavi.
 Richiama la parole di Isaia (Is 22,20-23)
20. In quel giorno chiamerò il mio servo 

Eliakìm, figlio di Chelkia; 
21. lo rivestirò con la tua tunica, 
lo cingerò della tua sciarpa 
e metterò il tuo potere nelle sue mani. 
Sarà un padre per gli abitanti di Gerusalemme 
e per il casato di Giuda. 
22. Gli porrò sulla spalla la chiave della casa di Davide; 
se egli apre, nessuno chiuderà; 
se egli chiude, nessuno potrà aprire. 

  Il simbolo delle chiavi  significa la possibilità di accedere al Regno di Dio e, insieme, autorità, potere disciplinare. Significa  che ciò che  avrebbero deciso Pietro e i suoi successori sarebbe stato riconosciuto anche in Cielo.
 Ma Dio dà a ciascuno di noi le chiavi del suo Regno: sono le nostre buone opere.
  Di solito diamo le chiavi di casa solo a persone di fiducia, a persone della famiglia. Dio quindi  ha fiducia in noi, perché ha dato anche a noi le chiavi  del suo Regno.


Sintesi di Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - per come ha inteso le parole del celebrante tratti dal brano evangelico.



Avvisi del parroco:
/
Avvisi di A.C.
- Le riunioni infrasettimanali del gruppo parrocchiale di AC riprenderanno ad ottobre prossimo. Continueremo ad animare la messa domenicale delle nove.
-  Le letture bibliche della Messa del 3-7-16, 14° del Tempo Ordinario, saranno:  Is 66,10-14c; Sal 65; Gal 6,14-18; Lc 10,1-12.17-20.








domenica 26 giugno 2016

Domenica 12-6-16 – 13° Domenica del Tempo Ordinario - Letture della Messa e sintesi dell’omelia – avvisi del parroco e di A.C.


Domenica  12-6-16 – 13° Domenica del Tempo Ordinario -  Lezionario dell’anno C per le domeniche e le solennità – – colore liturgico: verde – salterio: 1° settimana del Tempo -   Letture della Messa  e sintesi dell’omelia – avvisi del parroco  e di  A.C.

  Osservazioni ambientali: temperatura  27° C; cielo sereno. Canti: ingresso, Io con voi; Offertorio, Se m’accogli  ; Comunione, Eccomi; finale, Dell’aurora.

 Alla Messa delle nove il gruppo di A.C. era nei banchi di sinistra, a fianco dell’altare, guardando l’abside.


La chiesa parrocchiale, oggi, qualche minuto prima delle nove


Abside e presbiterio della chiesa parrocchiale, oggi, qualche minuto prima delle nove


Pillola di Concilio
[Dalla Costituzione pastorale sulla Chiesa nel mondo contemporaneo La gioia e la speranza del Concilio Vaticano 2° (1962-1965)]

29. La fondamentale uguaglianza di tutti gli uomini e la giustizia sociale.

Tutti gli uomini, dotati di un'anima razionale e creati ad immagine di Dio, hanno la stessa natura e la medesima origine; tutti, redenti da Cristo godono della stessa vocazione e del medesimo destino divino: è necessario perciò riconoscere ognor più la fondamentale uguaglianza fra tutti.
Sicuramente, non tutti gli uomini sono uguali per la varia capacità fisica e per la diversità delle forze intellettuali e morali. Ma ogni genere di discriminazione circa i diritti fondamentali della persona, sia in campo sociale che culturale, in ragione del sesso, della razza, del colore, della condizione sociale, della lingua o religione, deve essere superato ed eliminato, come contrario al disegno di Dio.
Invero è doloroso constatare che quei diritti fondamentali della persona non sono ancora e dappertutto garantiti pienamente. Avviene così quando si nega alla donna la facoltà di scegliere liberamente il marito e di abbracciare un determinato stato di vita, oppure di accedere a un'educazione e a una cultura pari a quelle che si ammettono per l'uomo.
In più, benché tra gli uomini vi siano giuste diversità, la uguale dignità delle persone richiede che si giunga a condizioni di vita più umane e giuste.
Infatti le disuguaglianze economiche e sociali eccessive tra membri e tra popoli dell'unica famiglia umana, suscitano scandalo e sono contrarie alla giustizia sociale, all'equità, alla dignità della persona umana, nonché alla pace sociale e internazionale.
Le umane istituzioni, sia private che pubbliche, si sforzino di mettersi al servizio della dignità e del fine dell'uomo. Nello stesso tempo combattano strenuamente contro ogni forma di servitù sociale e politica, e garantiscano i fondamentali diritti degli uomini sotto qualsiasi regime politico.
Anzi, queste istituzioni si debbono a poco a poco accordare con le realtà spirituali, le più alte di tutte, anche se talora occorra un tempo piuttosto lungo per giungere al fine desiderato.
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Dalla solenne liturgia celebrata nella Giornata del perdono  dal papa Giovanni Paolo 2°, durante il Giubileo dell’Anno 2000

12 marzo 2000

PREGHIERA UNIVERSALE

CONFESSIONE DELLE COLPE E RICHIESTA DI PERDONO 

Monizione iniziale 

Il Santo Padre: 
Fratelli e sorelle,
supplichiamo con fiducia Dio nostro Padre,
misericordioso e compassionevole,
lento all’ira, grande nell’amore e nella fedeltà,
perché accolga il pentimento del suo popolo,
che confessa umilmente le proprie colpe,
e gli conceda la sua misericordia. 
Tutti pregano per qualche momento in silenzio. 
[…]

VI. CONFESSIONE DEI PECCATI CHE HANNO FERITO LA DIGNITÀ DELLA DONNA E L'UNITÀ DEL GENERE UMANO 

Un Rappresentante della Curia Romana: 
Preghiamo per tutti quelli che sono stati offesi
nella loro dignità umana e i cui diritti sono stati conculcati;
preghiamo per le donne troppo spesso umiliate ed emarginate,
e riconosciamo le forme di acquiescenza
di cui anche cristiani si sono resi colpevoli. 

Preghiera in silenzio. 

II Santo Padre: 
Signore Dio, nostro Padre,
tu hai creato l'essere umano, l'uomo e la donna,
a tua immagine e somiglianza
e hai voluto la diversità dei popoli
nell'unità della famiglia umana;
a volte, tuttavia, l'uguaglianza dei tuoi figli non è stata riconosciuta,
ed i cristiani si sono resi colpevoli di atteggiamenti
di emarginazione e di esclusione,
acconsentendo a discriminazioni
a motivo della razza e dell'etnia diversa.
Perdonaci e accordaci la grazia di guarire le ferite
ancora presenti nella tua comunità a causa del peccato,
in modo che tutti ci sentiamo tuoi figli.
Per Cristo nostro Signore. 
R. Amen. 
R. Kyrie, eleison; Kyrie, eleison; Kyrie, eleison. 
Viene accesa una lampada davanti al Crocifisso. 
[…]



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Dalla rubrica radiofonica Il pensiero del giorno del 24-6-16 (va in onda alle 5:50 circa di ogni giorno su Radio Rai 1, tutti i giorni)
(la trasmissione è riascoltabile sul sito http://www.pensierodelgiorno.rai.it/ )

In studio Marinella Perroni, docente al pontificio ateneo Sant’Anselmo


  Papa Francesco ha firmato un decreto con il quale la Congregazione per il culto divino e la disciplina dei Sacramenti ha elevato di grado la celebrazione di Santa Maria Maddalena, iscrivendola non più tra le memorie liturgiche obbligatorie, ma tra le feste. Vengono confermate le letture già previste, ma le viene riconosciuto il diritto a un Prefazio proprio, in cui si rende lode alla santità di Dio per quanto ha compiuto in lei e attraverso di lei.
  Ancora una volta possiamo festeggiare.
  A piccoli passi, le donne che hanno contribuito alla nascita della fede nel Risorto escono dal porto delle nebbie di una tradizione colonizzata unicamente da uomini.
  Forte però è anche l’amarezza.
  Perché non si tiene mai conto di quanto bibliste e biblisti di tutti i continenti da molti anni hanno messo in luce a partire da un attento studio dei testi evangelici?
  Secondo l’evangelista Giovanni, Maria non è Apostola apostolorum  [trad.: Apostola degli apostoli], cioè non è prima di tutto funzionale agli apostoli: è Apostola Christi, Apostola di Cristo, perché riceve dal Risorto stesso il mandato di evangelizzare i discepoli, e a lei si deve la fondazione apostolica della prima comunità dei credenti.
  Torna alla mente la sconcertante ma quanto mai eloquente convinzione di Sant’Ambrogio, che scriveva: “Poiché la costanza di Maria è impari per predicare, il sesso è troppo debole per eseguire questo compito, agli uomini è affidato il mandato di evangelizzare”.
  Perché le donne, anche quando sono del tutto visibili, continuano comunque ad essere considerate accessorie, funzionali e subalterne?
  Che fosse così per Sant’Ambrogio, nel Quarto secolo dopo Cristo, può essere comprensibile, ma oggi? 
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LETTURE BIBLICHE DELLA MESSA

Prima lettura
Dal primo libro dei Re (1Re 19,16b.19-21)

  In quei giorni, il Signore disse a Elìa: «Ungerai Eliseo, figlio di Safat, di Abel-Mecolà, come profeta al tuo posto».
  Partito di lì, Elìa trovò Eliseo, figlio di Safat. Costui arava con dodici paia di buoi davanti a sé, mentre egli stesso guidava il dodicesimo. Elìa, passandogli vicino, gli gettò addosso il suo mantello.
  Quello lasciò i buoi e corse dietro a Elìa, dicendogli: «Andrò a baciare mio padre e mia madre, poi ti seguirò». Elìa disse: «Va’ e torna, perché sai che cosa ho fatto per te».
   Allontanatosi da lui, Eliseo prese un paio di buoi e li uccise; con la legna del giogo dei buoi fece cuocere la carne e la diede al popolo, perché la mangiasse. Quindi si alzò e seguì Elìa, entrando al suo servizio.


Salmo responsoriale
Dal salmo 15 (16)

Ritornello:
Sei tu, Signore, l’unico mio bene

Proteggimi, o Dio: in te mi rifugio.
Ho detto al Signore: «Il mio Signore sei tu».
Il Signore è mia parte di eredità e mio calice:
nelle tue mani è la mia vita. 
 
Benedico il Signore che mi ha dato consiglio;
anche di notte il mio animo mi istruisce.
Io pongo sempre davanti a me il Signore,
sta alla mia destra, non potrò vacillare. 
 
Per questo gioisce il mio cuore
ed esulta la mia anima;
anche il mio corpo riposa al sicuro,
perché non abbandonerai la mia vita negli inferi,
né lascerai che il tuo fedele veda la fossa. 
 
Mi indicherai il sentiero della vita,
gioia piena alla tua presenza,
dolcezza senza fine alla tua destra. 


Seconda lettura
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Galati (Gal 5,1.13-18)

  Fratelli, Cristo ci ha liberati per la libertà! State dunque saldi e non lasciatevi imporre di nuovo il giogo della schiavitù.
  Voi infatti, fratelli, siete stati chiamati a libertà. Che questa libertà non divenga però un pretesto per la carne; mediante l’amore siate invece a servizio gli uni degli altri.
  Tutta la Legge infatti trova la sua pienezza in un solo precetto: «Amerai il tuo prossimo come te stesso». Ma se vi mordete e vi divorate a vicenda, badate almeno di non distruggervi del tutto gli uni gli altri!
  Vi dico dunque: camminate secondo lo Spirito e non sarete portati a soddisfare il desiderio della carne. La carne infatti ha desideri contrari allo Spirito e lo Spirito ha desideri contrari alla carne; queste cose si oppongono a vicenda, sicché voi non fate quello che vorreste.
 Ma se vi lasciate guidare dallo Spirito, non siete sotto la Legge. Eliseo era un uomo ricco, ma ricevuta la chiamata del profeta Elia, simboleggiata con il coprirlo con il suo mantello, lasciò tutto per seguire Elia.


Canto al Vangelo (1Sam 3,9; Gv 6,68c)
Parla, Signore, perché il tuo servo di ascolta:
tu hai parole di vita eterna.
Alleluia

Vangelo
Dal Vangelo secondo Luca (Lc 9,51-62)

  Mentre stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato elevato in alto, Gesù prese la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme e mandò messaggeri davanti a sé.
  Questi si incamminarono ed entrarono in un villaggio di Samaritani per preparargli l’ingresso. Ma essi non vollero riceverlo, perché era chiaramente in cammino verso Gerusalemme. Quando videro ciò, i discepoli Giacomo e Giovanni dissero: «Signore, vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?». Si voltò e li rimproverò. E si misero in cammino verso un altro villaggio.
  Mentre camminavano per la strada, un tale gli disse: «Ti seguirò dovunque tu vada». E Gesù gli rispose: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo».
  A un altro disse: «Seguimi». E costui rispose: «Signore, permettimi di andare prima a seppellire mio padre». Gli replicò: «Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu invece va’ e annuncia il regno di Dio».
  Un altro disse: «Ti seguirò, Signore; prima però lascia che io mi congedi da quelli di casa mia». Ma Gesù gli rispose: «Nessuno che mette mano all’aratro e poi si volge indietro, è adatto per il regno di Dio». Siamo chiamati ad una scelta di libertà, come abbiamo proclamato nella seconda lettura. Questo richiede di dare un taglio netto con il passato, per seguire Gesù sulla sua via.


Sintesi dell’omelia della Messa delle nove
  
  Dalle letture bibliche della Messa di oggi ci viene la buona notizia che Dio può trasformare e dare senso alla nostra vita.
 Nel brano evangelico abbiamo letto che Gesù si mise risolutamente in viaggio verso Gerusalemme, la città simbolo di tutte le attese degli israeliti di quel tempo, la città della pace, se ne attendeva il rinnovamento. Gesù vi andò per esservi innalzato, vale a dire per salire sulla Croce. E’ per questa via che ci è arrivata la liberazione. Ci invita a seguirlo su quella via. Qual è la croce della nostra vita? Gesù dà un senso e glorifica le croci delle nostre vite. Egli conosce le nostre sofferenze.
  Una storia dell’ebraismo dice che un rabbino disse ad un altro che l’amava e quell’altro gli rispose: “Come puoi amarmi se non conosci le mie sofferenze”. Gesù conosce le nostre croci.
   Sulla via per Gerusalemme, i Samaritani non lo accolsero, proprio perché andava verso quella città, dove c’era un grande tempio dell’ebraismo. I Samaritani che condividevano con l’ebraismo la Legge, espressa nel Pentateuco, ne aveva costruito un altro nella loro regione. I discepoli allora gli proposero di far scendere su di loro un fuoco dal cielo, ma Gesù li corresse: egli ci conosce, conosce chi realmente siamo e perdona. Quante volte siamo stati perdonati da Dio! E Gesù venne accolto dagli umili e dai peccatori, Matteo, Zaccheo, la donna peccatrice, da coloro che non avevano remore a manifestare chi realmente erano e a chiedere il perdono di Dio. Ciò che dobbiamo bruciare sono le nostre cattive abitudini e il nostro peccato. Una consuetudine dell’ebraismo è di nascondere, prima della festività di Pasqua in cui si consuma pane non lievitato, degli avanzi di pane vecchio lievitato per la casa e di mandare i bambini a trovarli, per poi bruciare quel pane vecchio. Così noi dobbiamo con i nostri peccati.
 Poi Gesù risponde a domanda sulla sua sequela. Il Figlio dell’Uomo non ha dove posare il capo: le attese di liberazione degli ebrei di quel tempo erano altre.
 Ad un tale che gli chiedeva tempo per andare a seppellire il padre, risponde «Lascia che i morti seppelliscano i loro morti». Questo non significa che Gesù volesse spingere ad abbandonare certe tradizione di pietà: volle manifestare che la morte non era l’ultima realtà, che la buona notizia del Regno di Dio significava la vittoria sulla morte.
 Infine, ad un altro che gli chiese tempo per congedarsi dai suoi rispose «Nessuno che mette mano all’aratro e poi si volge indietro, è adatto per il regno di Dio»: significa dare un taglio netto con ciò che si è stati, in particolare con il peccato. E’ ciò che è manifestato anche nella prima lettura.

Sintesi di Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - per come ha inteso le parole del celebrante


Avvisi del parroco:
- il 29 giugno prossimo, solennità dei santi Pietro e Paolo, patroni di Roma, le Messe saranno celebrate secondo l’orario festivo.
Avvisi di A.C.
- Le riunioni infrasettimanali del gruppo parrocchiale di AC riprenderanno ad ottobre prossimo. Continueremo ad animare la messa domenicale delle nove.
-  Le letture bibliche della Messa del 3-7-16, 14° del Tempo Ordinario, saranno:  Is 66,10-14c; Sal 65; Gal 6,14-18; Lc 10,1-12.17-20.