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Il gruppo di AC di San Clemente Papa si riunisce abitualmente il martedì alle 17 e anima la Messa domenicale delle 9.

Mario Ardigò, dell'associazione di AC S. Clemente Papa - Roma

domenica 30 ottobre 2016

ISTRUZIONI DELLA PROTEZIONE CIVILE PER IL CASO DI TERREMOTO





Domenica 30-10-16 – 31° Domenica del Tempo Ordinario - Letture della Messa e sintesi dell’omelia della Messa vespertina prefestiva delle diciotto – avvisi del parroco e di A.C.


Domenica  30-10-16 – 31° Domenica del Tempo Ordinario -  Lezionario dell’anno C per le domeniche e le solennità – – colore liturgico: verde – salterio: 3° settimana -   Letture della Messa  e sintesi dell’omelia della Messa vespertina prefestiva delle diciotto – avvisi del parroco  e di  A.C.

  Osservazioni ambientali del 29-10-16, ore 18: temperatura 18°C. Cielo: sereno. Canti della Messa  vespertina delle diciotto: ingresso, Tu sei il Dio che mi ha salvato; Comunione, Signor fammi strumento di tua pace; finale Mira il tuo popolo.

 Alla Messa delle nove il gruppo di A.C. sarà nei banchi di sinistra, a fianco dell’altare, guardando l’abside.

Sicomoro (foto dal Web)


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Prendersi cura della casa comune: occorre farlo anche informandosi personalmente sui temi del referendum costituzionale del prossimo 4 dicembre

Il Paese è atteso per un importante appuntamento, il Referendum sulla Costituzione. Come sempre, quando i cittadini sono chiamati ad esprimersi esercitando la propria sovranità, il nostro invito è di informarsi personalmente, al fine di avere chiari tutti gli elementi di giudizio circa la posta in gioco e le sue durature conseguenze.
[dalla prolusione del car. Angelo Bagnasco al Consiglio Episcopale Permanente della Conferenza Episcopale Italiana, tenutosi a Roma dal 26 al 28 settembre 2016]

Se tutto è in relazione, anche lo stato di salute delle istituzioni di una società comporta conseguenze per l’ambiente e per la qualità della vita umana: «Ogni lesione della solidarietà e dell’amicizia civica provoca danni ambientali» In tal senso, l’ecologia sociale è necessariamente istituzionale e raggiunge progressivamente le diverse dimensioni che vanno dal gruppo sociale primario, la famiglia, fino alla vita internazionale, passando per la comunità locale e la Nazione. All’interno di ciascun livello sociale e tra di essi, si sviluppano le istituzioni che regolano le relazioni umane. Tutto ciò che le danneggia comporta effetti nocivi, come la perdita della libertà, l’ingiustizia e la violenza. 
 [dall’enciclica Laudato si’, del maggio 2015, di papa Francesco, n.142]


 Occorre informarsi personalmente sui temi del referendum costituzionale che si terrà il prossimo 4 dicembre, una domenica.
  Nel post del 25 ottobre   potete trovare materiale per iniziare a farlo.
  Nel post di ieri ho spiegato il contesto storico in cui è nata la riforma costituzionale
La decisione sulla riforma costituzionale va al di là della politica del giorno per giorno, della questione di quanto a lungo durerà l’attuale governo: è in questione la qualità della vita nostra e dei nostri figli e nipoti. E’ un tema che è affrontato nell’enciclica Laudato si’ e che dunque mette in gioco anche la nostra fede religiosa. Il disimpegno nell’informarsi  e nel  cercare di capire meglio  dialogando con gli altri, l’affidarsi alla pura propaganda, è colpevole e non solo dal punto di vista civico. La salute delle istituzioni di una società comporta conseguenze per la qualità della vita umana, per cui è necessario un progresso culturale per arrivare ad una ecologia sociale, che è necessariamente istituzionale, per raggiungere progressivamente diverse dimensioni che vanno dal gruppo sociale primario, la famiglia, fino alla vita internazionale, passando per la comunità locale e la Nazione: è scritto in quell’enciclica (n.142). Tutto ciò che danneggia le istituzioni, come può avvenire approvando una riforma costituzionale imperfetta, comporta potenzialmente effetti nocivi, fino alla  perdita della libertà, all’ingiustizia e alla violenza. L’ambiente sociale ne viene pregiudicato. Ecco quindi la necessità, e  il dovere morale, di trovare  la voglia, il tempo e gli strumenti per capire bene  ciò che è in decisione, senza affidarsi a tutto ciò che è solo propaganda.
  Informarsi personalmente  sui contenuti della recente riforma costituzionale ha a che fare con la politica, che significa prendersi cura della casa comune, come indicato nell’enciclica Laudato si’.  Richiede uno sforzo, per andare oltre gli slogan semplicistici che vengono proposti per convincerci a decidere in un senso o in un altro. Una buona parte di essi non solo  semplificano, ma lo fanno anche arbitrariamente, vale a dire che sono  falsi. Un politico che semplifica  in quel modo non è un buon politico.  Chi lo segue non è un buon cittadino. La prima esigenza della politica è quella della verità, ma quest’ultima va ricercata pazientemente e conquistata, vagliando realisticamente fatti e affermazioni.  E soprattutto: il buon cittadino non accetta cambiali in bianco dai capi politici. Gli atteggiamenti fideistici sono l’antitesi della democrazia.
Mario Ardigò
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Buona domenica a tutti i lettori!

Pillola di Concilio
[dal decreto Il ristabilimento dell’unità, del Concilio Vaticano 2° (1962-1965), n.4]
 […]
L'ecumenismo
4.   Siccome oggi, sotto il soffio della grazia dello Spirito Santo, in più parti del mondo con la preghiera, la parola e l'azione si fanno molti sforzi per avvicinarsi a quella pienezza di unità che Gesù Cristo vuole, questo santo Concilio esorta tutti i fedeli cattolici perché, riconoscendo i segni dei tempi, partecipino con slancio all'opera ecumenica.
  Per « movimento ecumenico » si intendono le attività e le iniziative suscitate e ordinate a promuovere l'unità dei cristiani, secondo le varie necessità della Chiesa e secondo le circostanze. Così, in primo luogo, ogni sforzo per eliminare parole, giudizi e opere che non rispecchiano con giustizia e verità la condizione dei fratelli separati e perciò rendono più difficili le mutue relazioni con essi. Poi, in riunioni che si tengono con intento e spirito religioso tra cristiani di diverse Chiese o comunità, il « dialogo » condotto da esponenti debitamente preparati, nel quale ognuno espone più a fondo la dottrina della propria comunione e ne presenta con chiarezza le caratteristiche. Infatti con questo dialogo tutti acquistano una conoscenza più vera e una stima più giusta della dottrina e della vita di ogni comunione. Inoltre quelle comunioni vengono a collaborare più largamente in qualsiasi dovere richiesto da ogni coscienza cristiana per il bene comune, e possono anche, all'occasione, riunirsi per pregare insieme. Infine, tutti esaminano la loro fedeltà alla volontà di Cristo circa la Chiesa e, com'è dovere, intraprendono con vigore l'opera di rinnovamento e di riforma.
[…]
   I fedeli cattolici nell'azione ecumenica si mostreranno senza esitazione pieni di sollecitudine per i loro fratelli separati, pregando per loro, parlando con loro delle cose della Chiesa, facendo i primi passi verso di loro. E innanzi tutto devono essi stessi con sincerità e diligenza considerare ciò che deve essere rinnovato e realizzato nella stessa famiglia cattolica, affinché la sua vita renda una testimonianza più fedele e più chiara della dottrina e delle istituzioni tramandate da Cristo per mezzo degli apostoli.
  Infatti, benché la Chiesa cattolica sia stata arricchita di tutta la verità rivelata da Dio e di tutti i mezzi della grazia, tuttavia i suoi membri non se ne servono per vivere con tutto il dovuto fervore. Ne risulta che il volto della Chiesa rifulge meno davanti ai fratelli da noi separati e al mondo intero, e la crescita del regno di Dio ne è ritardata. Perciò tutti i cattolici devono tendere alla perfezione cristiana  e sforzarsi, ognuno secondo la sua condizione, perché la Chiesa, portando nel suo corpo l'umiltà e la mortificazione di Gesù , vada di giorno in giorno purificandosi e rinnovandosi, fino a che Cristo se la faccia comparire innanzi risplendente di gloria, senza macchia né ruga.
  Nella Chiesa tutti, secondo il compito assegnato ad ognuno sia nelle varie forme della vita spirituale e della disciplina, sia nella diversità dei riti liturgici, anzi, anche nella elaborazione teologica della verità rivelata, pur custodendo l'unità nelle cose necessarie, serbino la debita libertà; in ogni cosa poi pratichino la carità. Poiché agendo così manifesteranno ogni giorno meglio la vera cattolicità e insieme l'apostolicità della Chiesa.
  D'altra parte è necessario che i cattolici con gioia riconoscano e stimino i valori veramente cristiani, promananti dal comune patrimonio, che si trovano presso i fratelli da noi separati. Riconoscere le ricchezze di Cristo e le opere virtuose nella vita degli altri, i quali rendono testimonianza a Cristo talora sino all'effusione del sangue, è cosa giusta e salutare: perché Dio è sempre mirabile e deve essere ammirato nelle sue opere.
  Né si deve dimenticare che quanto dalla grazia dello Spirito Santo viene compiuto nei fratelli separati, può pure contribuire alla nostra edificazione. Tutto ciò che è veramente cristiano, non è mai contrario ai beni della fede ad esso collegati, anzi può sempre far sì che lo stesso mistero di Cristo e della Chiesa sia raggiunto più perfettamente.

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LETTURE BIBLICHE DELLA MESSA

Prima lettura
Dal libro della Sapienza (Sap 11,22-12,2)

  Signore, tutto il mondo, infatti, davanti a te è come polvere sulla bilancia,
come una stilla di rugiada mattutina caduta sulla terra.
 
Hai compassione di tutti, perché tutto puoi,
chiudi gli occhi sui peccati degli uomini,
aspettando il loro pentimento.

  Tu infatti ami tutte le cose che esistono
e non provi disgusto per nessuna delle cose che hai creato;
se avessi odiato qualcosa, non l’avresti neppure formata.
 
Come potrebbe sussistere una cosa, se tu non l’avessi voluta?
Potrebbe conservarsi ciò che da te non fu chiamato all’esistenza?
 
Tu sei indulgente con tutte le cose, perché sono tue,
Signore, amante della vita.
Poiché il tuo spirito incorruttibile è in tutte le cose.
 
Per questo tu correggi a poco a poco quelli che sbagliano
e li ammonisci ricordando loro in che cosa hanno peccato,
perché, messa da parte ogni malizia, credano in te, Signore.


Salmo responsoriale
Dal salmo  144 (145)

Ritornello:
Benedirò il tuo nome per sempre, Signore

O Dio, mio re, voglio esaltarti
e benedire il tuo nome in eterno e per sempre.
Ti voglio benedire ogni giorno,
lodare il tuo nome in eterno e per sempre. 
 
Misericordioso e pietoso è il Signore,
lento all’ira e grande nell’amore.
Buono è il Signore verso tutti,
la sua tenerezza si espande su tutte le creature. 
 
Ti lodino, Signore, tutte le tue opere
e ti benedicano i tuoi fedeli.
Dicano la gloria del tuo regno
e parlino della tua potenza. 
 
Fedele è il Signore in tutte le sue parole
e buono in tutte le sue opere.
Il Signore sostiene quelli che vacillano
e rialza chiunque è caduto.


Seconda lettura
Dalla seconda lettera di San Paolo  ai Tessalonicesi (2Ts 1,11-22)

  Fratelli,  preghiamo continuamente per voi, perché il nostro Dio vi renda degni della sua chiamata e, con la sua potenza, porti a compimento ogni proposito di bene e l’opera della vostra fede, perché sia glorificato il nome del Signore nostro Gesù in voi, e voi in lui, secondo la grazia del nostro Dio e del Signore Gesù Cristo.
   Riguardo alla venuta del Signore nostro Gesù Cristo e al nostro radunarci con lui, vi preghiamo, fratelli, di non lasciarvi troppo presto confondere la mente e allarmare né da ispirazioni né da discorsi, né da qualche lettera fatta passare come nostra, quasi che il giorno del Signore sia già presente.


Canto al Vangelo  

Alleluia, alleluia
Dio ha tanto amato il mondo
da dare il Figlio unigenito;
chiunque crede in lui ha la vita eterna (cfr Gv 3,16)
Alleluia


Vangelo
Dal Vangelo secondo Luca (Lc 19, 1-10)

  In quel tempo, Gesù entrò nella città di Gèrico e la stava attraversando, quand’ecco un uomo, di nome Zacchèo, capo dei pubblicani e ricco, cercava di vedere chi era Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla, perché era piccolo di statura. Allora corse avanti e, per riuscire a vederlo, salì su un sicomòro, perché doveva passare di là.
   Quando giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo e gli disse: «Zacchèo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua». Scese in fretta e lo accolse pieno di gioia. Vedendo ciò, tutti mormoravano: «È entrato in casa di un peccatore!».
  Ma Zacchèo, alzatosi, disse al Signore: «Ecco, Signore, io do la metà di ciò che possiedo ai poveri e, se ho rubato a qualcuno, restituisco quattro volte tanto».
   Gesù gli rispose: «Oggi per questa casa è venuta la salvezza, perché anch’egli è figlio di Abramo. Il Figlio dell’uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto».

Sintesi dell’omelia della Messa delle otto
  

L’episodio narrato nel brano evangelico proclamato stasera si svolse a Gerico, una città nei pressi del Mar Morto molto importante nella storia sacra. Di lì gli antichi israeliti entrarono nella terra promessa. Per un intervento divino crollarono dinanzi a loro le mura della città, all’epoca abitata da nemici degli israeliti.
 Ci viene presentata la figura di Zaccheo. Ci viene detto che era ricco, che era un pubblicano, un esattore delle tasse per conto dei romani. Dal contesto della narrazione si capisce che non tutta la sua ricchezza era stata accumulata onestamente. Era anche basso di statura. Volendo vedere Gesù sale su un sicomoro, che è una pianta alta della famiglia dei fichi, che cresce nelle regioni tropicali, calde. Essendo basso di statura, la gente che si affollava per incontrare Gesù, il rabbì di cui tanto si parlava, gli impediva la visuale. Gesù lo vede e lo chiama. Zaccheo si vede guardato e si sente chiamato da Gesù. Gesù gli dice di scendere, perché deve andare a casa sua. Zaccheo cercava Gesù, ma Gesù cercava lui. Accolto a casa sua Gesù, in Zaccheo avviene una trasformazione: vuole dare ai poveri la  metà di ciò che possiede, e a chi ha rubato, vuole restituire quattro volte tanto.  Anche noi siamo Zaccheo. Dobbiamo scoprire che Gesù ci cerca e ci stima. Questo suscita in noi, come in Zaccheo, delle potenzialità di bene che non sospettavamo di avere. Abbiamo tutto da guadagnare a lasciarci trovare da Gesù.

Sintesi di Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa, per come ha  compreso le parole del celebrante.

 

Avvisi del parroco:
- le prove del coro parrocchiale si terranno ogni domenica alle dieci;
- il 2 novembre, Commemorazione dei Defunti, saranno celebrate anche le Messe  alle ore dieci e alle ore undici; nel corso della Messa vespertina si ricorderanno i defunti della parrocchia;
- il giovedì, dalle ore 16 alle 18, si svolgerà opera di assistenza agli studenti delle scuole secondarie. E’ gradita la collaborazione di insegnanti, in particolare di lingue;
- Il giovedì si terranno catechesi per la Cresima degli adulti; informazioni potranno essere assunte presso la segreteria parrocchiale;
- il 5 novembre si svolgerà un pellegrinaggio al Santuario della Madonna di Pompei. Ci si può ancora prenotare nella segreteria parrocchiale;
- lunedì 7 novembre, dopo la Messa vespertina, inizieranno incontri di preghiera secondo il metodo carismatico.

Avvisi di A.C.
- Martedì 2 novembre, giorno della Commemorazione dei defunti, non si terrà la riunione infrasettimanale del gruppo parrocchiale di AC. Le riunioni riprenderanno da martedì 8-11-16, alle ore 17, in sala rossa. Proseguiranno le meditazioni sulle Beatitudini!
-  Le letture bibliche della Messa domenicale del 6-11-16, 32° Domenica del Tempo Ordinario, saranno: 2Mac 7,1-2.9-14; Sal 16 (17); 2Ts 2,16-3,5; Lc 27-38.


















sabato 29 ottobre 2016

In una nicchia della storia

In una nicchia della storia





 Per capire le istituzioni fondamentali di uno stato bisogna conoscere un po’ la sua storia.  In un certo senso è la storia che disegna le costituzioni. Da che storia viene la riforma costituzionale sulla quale dovremo decidere nel referendum del prossimo 4 dicembre?
  Per conoscere la storia recente i più giovani potranno riprendere in mano l’ultimo volume del corso di storia delle superiori. Per i meno giovani consiglio il volume 3 del corso  Nuovi Profili Storici  di Giardina - Sabbatucci - Vidotti, edizione Laterza.
 Il problema è però che la riforma costituzionale di quest’anno non nasce molto lontano nel tempo, ma in un periodo che non è ancor finito nei libri di storia, anche se processi di riforma della struttura della Repubblica furono avviati dall’inizio degli anni ’80, per rispondere a quella che all’epoca veniva definita crisi di legittimazione della politica, espressione con la quale si intendeva che la gente non credeva più alle parole nobili della politica democratica ed era disposta a dare consenso politico solo in cambio di una qualche partecipazione alle risorse pubbliche ricavate essenzialmente dai tributi e dal debito pubblico, in un processo di scambio  politico. Questa tendenza ebbe anche un risvolto regionalistico, quando si produsse un movimento politico per limitare o eliminare del tutto il contributo di solidarietà che le regioni più ricche davano a quelle meno ricche attraverso la politica di perequazione dello stato. Negli anni ’90 si giunse anche a proporre la secessione  delle prime dalla Repubblica, e quindi la fine della Repubblica, o, almeno, la ristrutturazione della Repubblica in senso federale, ampliando l’autonomia regionale fino ad arrivare a quella degli stati federati, come in Svizzera, Germania o negli Stati Uniti d’America, riducendo al minimo le competenze dello  stato federale.
  L’attuale fase storica è molto più recente e nasce nel 2011.
  Qualche volta l’attuale Presidente del Consiglio viene accostato al personaggio politico più significativo della fase storica che va dal 1994 al 2011, Silvio Berlusconi, nel senso che si colgono tratti simili nelle loro politiche e nelle loro personalità, ma il paragone è errato. E lo è perché il Berlusconi lavorò innanzi tutto sul Parlamento, federando forze politiche di impostazione molto diversa, facendone una coalizione di governo, mentre l'attuale Presidente del Consiglio segue l'ideologia del partito con vocazione maggioritaria, di cui tratterò più avanti. Nel campo opposto, quindi in quello  del centro-sinistra, in reazione, si produsse un movimento politico analogo e un'analoga coalizione. Questo, sotto il vigore della legge elettorale per Camera dei deputati e Senato del 1993, creò quello che agli inizi degli anni ’90 si pensava fosse il sistema politico migliore sull’esempio britannico, vale a dire il bipolarismo, con due coalizioni politiche, di centro-destra e di centro-sinistra, che si alternavano al governo. Il bipolarismo politico nelle maggioranze di governo nazionale durò dal 1994 al 2011, un lungo periodo, diciassette anni, che nei libri di storia verrà detto del berlusconismo, perché l’ideologia politica e soprattutto lo stile politico personale del leader  del centro-destra costituì in quegli anni il modello di riferimento, sia pure per opporvisi in qualcosa, anche per i politici dello schieramento opposto. In quegli anni i temi principali del dibattito politico furono infatti quelli posti da Silvio Berlusconi.
  La legge elettorale del 1993 prevedeva un sistema maggioritario, con gruppi di elettori (collegi elettorali) molto piccoli in cui veniva eletto il candidato che aveva riportato il maggior numero di voti, temperato da una quota di parlamentari eletti con il sistema proporzionale, come si era fatto fino al 1992. Questo fu il motore del bipolarismo, che però non si sarebbe potuto produrre senza che la politica creasse due grandi coalizioni di opposte tendenze politiche. Quel nuovo sistema elettorale fu catalizzato da un referendum tenutosi nel 1991 che introdusse il sistema della preferenza unica, rafforzando il collegamento dell’elettore con un candidato e impedendo che, attraverso la collocazione dei voti di preferenza sulla scheda elettorale, divenissero riconoscibili, e quindi contrattabili in una sorta di mercato, i voti elettorali.
 In definitiva nel 1991, come verosimilmente accadrà quest'anno, un referendum istituzionale fu alla base di un mutamento di fase della storia nazionale.
 Quel sistema politico del bipolarismo divenne instabile dopo l’entrata in vigore, nel 2005 di una nuova legge elettorale che abolì il sistema maggioritario, introdusse le liste di candidati bloccate, formate dai partiti e proposte agli elettori senza possibilità di esprimere voti di preferenza,  e introdusse il premio di maggioranza, una quota aggiuntiva di parlamentari che andava alla coalizione che, su scala nazionale per la Camera dei deputati e su scala regionale per il Senato, avesse ottenuto il maggior numero di voti, fino ad assegnarle una solida maggioranza assoluta di parlamentari. Questo modo di scegliere i membri del Parlamento staccava i candidati dagli elettori e li collegava molto più strettamente ai capi delle maggiori coalizioni. Questi ultimi, però, trovarono sempre più difficoltà a mantenere la disciplina politica tra i parlamentari da loro sostanzialmente nominati. Si manifestò in maniera crescente un problema che era stato caratteristico del sistema politico liberale della prima fase del Regno d’Italia, dal 1861 all’emergere dei grandi partiti politici di massa, dopo la Prima Guerra Mondiale, quello del trasformismo,  quindi di parlamentari che cambiavano con una certa libertà gli schieramenti politici. E, soprattutto, il differente sistema di attribuzione del premio di maggioranza tra Camera dei Deputati e Senato creò un’asimmetria tra le due Camere, per cui le maggioranze di governo furono molto meno solide al Senato rispetto alla Camera dei Deputati. L’esperienza di questo problema spiega anche il perché nell’ultima riforma ci si sia tanto occupati di riformare il Senato. Con la legge elettorale del 2005 fu sempre più difficile produrre e, soprattutto, mantenere stabile il bipolarismo. Ideata dal centro-destra, nelle elezioni politiche del 2006 la riforma favorì, contro le aspettative, il centro-sinistra.  Ma quest’ultimo entrò rapidamente in crisi e alle elezioni politiche anticipate del 2008 vinse la coalizione di centro-destra, che però a sua volta entrò in crisi terminale dopo soli tre anni, nel 2011, passando la mano, a seguito dei problemi creati dalla durissima fase di depressione economica globale manifestatasi proprio a partire dal 2008,  con inizio negli Stati Uniti d’America per il crollo del valore di prodotti finanziari collegati al mercato immobiliare, e nonostante che la coalizione di governo potesse ancora contare su una maggioranza parlamentare di governo piuttosto solida. Questo dimostra che non basta rafforzare, per così dire artificialmente, agendo sui sistemi elettorali, le maggioranze di governo, per avere governi stabili e  politiche di governo di lungo periodo.  E’ appunto nel 2011 che inizia l’attuale fase politica, caratterizzata da una eclisse del Parlamento e dall’intento di fare del Governo il cardine dell’intero sistema costituzionale.
  Nel 2011 l’impotenza di fatto dimostrata dalla maggioranza parlamentare di governo produsse anche la crisi del governo da essa espresso. Bisogna ricordare che nelle dinamiche della crisi incise anche un pronunciamento nel settembre 2011, invocato anche da diversi organi di stampa, del Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, che richiamava l’attenzione della politica sulla questione morale [testo in http://www.focl.it/index2.php?option=com_docman&task=doc_view&gid=198&Itemid=9]. Al vertice della Repubblica rimaneva integra, in definitiva, un’unica istituzione fondamentale ancora capace di indirizzo politico ed era la Presidenza della Repubblica. Quest’ultima scelse ed accreditò, con la nomina a senatore a vita, quindi al di fuori di elezioni politiche, un nuovo Presidente del Consiglio dei ministri, a capo di un governo tecnico, con il limitato compito di fronteggiare l’emergenza economica, sostenuto da entrambi i maggiori schieramenti politici, ma non sulla base di un accordo organico di lungo periodo tra di essi. È in questo periodo che iniziarono i processi di riforma costituzionale che hanno portato nell’aprile di quest’anno all’approvazione della più estesa revisione costituzionale dal 1948, con la modifica di 50 articoli su 138.  Prima fu nominata, dal Presidente della Repubblica, una commissione di esperti composta da Valerio Onida, Mario Mauro, Gaetano Quagliarello e Luciano Violante, con il compito di dare indicazioni su una riforma costituzionale. Sotto il successivo Presidente del Consiglio, nel giugno 2013, il Governo, che ancora fondava la sua autorità essenzialmente sull’autorità del Presidente della Repubblica in quanto dalle elezioni politiche del 2013 era scaturita una maggioranza politica parlamentare instabile, nominò poi una Commissione per le riforme costituzionali di 35 esperti non parlamentari, con un comitato di redazione di sette professori di diritto. Da questo momento la riforma costituzionale entrò nel programma di governo e ebbe nel Governo il suo primo motore. L’attuale Presidente del Consiglio, in carica dal febbraio 2014 sulla base di un accordo politico con il leader  del centro-destra denominato Patto del Nazareno che prevedeva nel programma di governo la riforma costituzionale, ha mantenuto questa impostazione, vale a dire di considerare la revisione costituzionale come un affare essenzialmente del Governo, dando un forte impulso ai processi parlamentari di deliberazione, conclusisi nell’aprile di quest’anno, con l’approvazione della legge di riforma da parte del Parlamento in seconda votazione, secondo la procedura prevista dall’art.138 della Costituzione. La legge di riforma costituzionale approvata quest’anno risente del clima emergenziale, di patto per la salvezza nazionale, in cui è maturata, con le due maggiori coalizioni politiche che, sotto il magistero del Presidente della Repubblica, si accordavano per riforme  indifferibili richieste per superare la grave crisi che da economica si era fatta sociale, a causa della crescente perdita di posti di lavoro, in particolare nelle fasce dei più giovani, e per la necessità di ridurre, per esigenze di finanza pubblica, le prestazioni di stato sociale. Essa presenta infatti significative assonanze, per quanto riguarda la struttura del Parlamento, con quella varata dalla coalizione di centro-destra nel 2005 e respinta nel referendum costituzionale tenutosi l’anno successivo, proprio dieci anni fa. Va invece in direzione contraria alla riforma del 2005 quanto all’autonomia regionale.
  In politica stiamo vivendo in conclusione, in una specie di nicchia della storia, in una fase di transizione. Infatti, tutti i maggiori protagonisti dell’attuale fase politica, sia nel centro destra che nel centro sinistra, come anche nel nuovo movimento che è venuto a costituirsi come terzo polo, in una classifica che nei sondaggi lo vede a volte al primo posto  o comunque al secondo sul podio della politica nazionale, sono convinti che a breve inizierà un’altra fase storica, sciogliendo il patto emergenziale che fu all’origine di quella attuale. La convinzione di essere alle soglie di quello che gli storici chiamano passaggio di fase  è quindi abbastanza condivisa.
 Quali sono state le caratteristiche dall’attuale  fase della politica?
 Al centro delle preoccupazioni di tutti è stata la dinamica della depressione economica globale che non sembra ancora dare segni di risolversi, caratterizzata in particolare dalla rilevante perdita di posti di lavoro. Tutte le manifestazioni, finora effimere, di miglioramento indicano che se, ad un certo punto, ci sarà una ripresa, essa sarà, come dicono gli economisti, job-less, senza aumento di posti di lavoro. A fronte di questa situazione gli stati dell’Unione Europea hanno adottato misure emergenziali, tra le quali un accordo molto impegnativo  per la stabilità della finanza pubblica, nel 2012, che richiede, oltre al mantenimento di una proporzione definita e obbligatoria tra debito pubblico e la produzione annuale di  ricchezza nazionale,  anche la riduzione della pressione tributaria sull’economia e una corrispondente riduzione delle prestazioni di  benessere sociale al fine di  contenere la spesa pubblica nel limite delle entrate di finanza pubblica, ad esempio di quelle per sanità e pensioni. Inoltre le politiche dell’Unione spingono verso un recupero della competitività del fattore di produzione costituito dal costo del lavoro, riducendo i meccanismi legali di protezione della stabilità del posto di lavoro e di fissazione di limiti salariali. Si pensa che queste ultime misure potranno rendere più conveniente produrre in Europa e che quindi portino ad un aumento dell’occupazione: previsione questa finora non avveratasi, in quanto il costo del lavoro europeo, gravato di oneri sociali, per garantire ai lavoratori dignità e protezione nelle malattie, gravidanze e vecchiaia, non potrà mai competere con quello di altri stati del mondo in cui quegli oneri o non ci sono o sono molto più bassi. La crisi globale dell’economia può essere affrontata dall’Europa solo in unità di intenti tra tutti gli stati membri dell’Unione, perché la crisi è globale  e non può essere affrontata se non con risposte e soluzioni globali. Ma le soluzioni finora escogitate sono fortemente impopolari perché comportano la forte diminuzione di servizi e altre prestazioni sociali. In un sistema politico come quello italiano che, dagli anni ’80, si era sempre più basato sullo scambio tra consenso elettorale e vantaggi corporativi ottenuti presso i  politici favoriti da quel consenso, questa situazione ha comportato la necessità dei governi nazionali di affrancarsi da quel tipo di consenso.  Questo ha portato alla crisi politica, nell’autunno del 2011,  dell’ultima formazione politica di governo di quella che viene chiamata Seconda Repubblica (per distinguerla da quella di De Gasperi, Fanfani, Moro, Andreotti, Togliatti, Berlinguer, Nenni e Craxi, La Malfa, Malagodi e Almirante per intenderci), quella caratterizzata dal sistema dell’alternanza bipolare.  I governi, dal 2011, non potevano più promettere alla maggioranza degli elettori se non, e parafraso un celebre detto di Winston Churchill in una fase drammatica del Regno Unito durante la Seconda Guerra Mondiale, lacrime e sangue. In un certo senso i governi della fase di nicchia apertasi alla fine del 2011 sono stati spinti dall’emergenza nazionale a rendersi autonomi dal Parlamento e dal corpo elettorale che l’esprimeva. Tanto che, al prodursi della crisi politica del 2011, non si andò a nuove elezioni politiche. L’autorità dei governi, che possiamo definire di salvezza nazionale, si basò sull’autorità morale del Presidente della Repubblica e sull’apprezzamento delle autorità dell’Unione Europea. La gestazione della riforma costituzionale, dalla fine del 2011 all’aprile 2016,  riflette il tentativo di rendere stabile questa nuova situazione e, infatti, la riforma costituzionale modifica il sistema delle istituzioni fondamentali della Repubblica centrandolo sul governo (mentre prima era centrato sul Parlamento), intorno al quale ruotano gli altri  vari centri di decisione: le Camere del Parlamento, le Regioni, le Città Metropolitane e i Comuni, tutto il sistema economico, insomma, secondo un’espressione che si trova nella legge di riforma, “l'unità giuridica ed economica della Repubblica”. E’ questo il senso effettivo della riforma costituzionale ed è pertanto su questo, essenzialmente, che dovrebbe basarsi, a mio parere, la valutazione dei votanti nel prossimo referendum.
  Come è stato osservato da molti esperti di diritto pubblico, il disegno della riforma è stato anticipato dalla nuova legge elettorale per la Camera dei deputati, approvata nel 2015. Il disegno politico che sta alla base della riforma costituzionale, in effetti, non può veramente funzionare se non insieme a quella precedente riforma elettorale. La nuova legge elettorale per la Camera dei deputati assegna una solida maggioranza di controllo, in quella che con la riforma costituzionale diventerà la Camera prevalente, quella da cui dipenderà in particolare la legittimazione dei governi mediante i voti di fiducia, al partito, non più alla coalizione, di maggioranza relativa, quindi, come è stato osservato al maggiore dei partiti  di minoranza. E il premio di maggioranza è in effetti un premio di minoranza (così l'ha definito Gustavo Zagrebelski).  Il governo quindi sarà espresso da quel partito, non più da una coalizione  di partiti. L’impostazione di quella legge elettorale per la Camera dei deputati dipende dall'ideologia politica cosiddetta "del partito a vocazione maggioritaria" promossa da alcuni settori del centro-sinistra nel corso ed a fronte delle  difficoltà politiche, paralizzanti, emerse durante la  legislatura 2006-2008 nella maggioranza di centrosinistra. In base a quell'ideologia ci si propone di realizzare un governo espressione di un solo partito, maggioritario nella Camera dei deputati in base ai voti ricevuti o per effetto  del premio di maggioranza, non di una coalizione, superando in tal modo i problemi creati al governo dalle divergenze insanabili ciclicamente manifestatisi all'interno delle coalizioni e anche il potere di ricatto di partiti minori facenti parte di esse e decisivi per il mantenimento della maggioranza parlamentare.
  ll partito di maggioranza relativa e il suo governo, con elezioni condotte con i nuovi criteri, saranno posti così al centro del sistema politico italiano, quindi di una specie di sistema solare nel quale essi saranno al posto del sole, con intorno, ad orbitare come pianeti satelliti, gli altri centri di decisione politica. Per l’effetto della legge elettorale, che darà a quel partito una solida maggioranza parlamentare, non sarà più necessario contrattare ulteriormente con le parti sociali il consenso politico. Ma nella nostra epoca i partiti non sono più quelli,  solidi,  che ci sono stati fino alla fine degli anni ’80: sono invece definiti liquidi, basati più su un consenso instabile ottenuto mediante strategie analoghe a quelle utilizzate per la vendita dei prodotti commerciali che su un forte radicamento sociale sul territorio nazionale. E, infatti, come i prodotti commerciali, i partiti nazionali contemporanei cambiano spesso, con molta disinvoltura, le denominazioni e i profili proposti al corpo elettorale. In una situazione così, sarà il governo espresso dalla maggioranza politica al centro di tutto il sistema politico, perché, in definitiva, il partito sarà tenuto coeso dapprima dal gruppo politico candidato al governo e poi, vinte le elezioni, dal governo in carica. Quindi invece che ruotare intorno ai 730 (più gli ex Presidenti della Repubblica) parlamentari del Parlamento riformato, il sistema politico nazionale ruoterà intorno alle circa venti persone, o meno, che, presidente del Consiglio dei ministri compreso, comporranno, il governo, ma, in definitiva, intorno al presidente del Consiglio, che verosimilmente continuerà ad essere anche il leader del partito di maggioranza, l’unico in grado di dare coesione sia al sistema di governo che a quello di partito.
 Le prime elezioni politiche della Camera dei deputati condotte con la nuova legge elettorale e dopo l’entrata in vigore della riforma costituzionale determineranno la fine della fase di nicchia  della politica nazionale apertasi a fine 2011. In quel momento, infatti, l’autorità del governo in carica non dipenderà più da una informale legittimazione aggiuntiva, potenziante,  concessa dal Presidente della Repubblica e dall’Unione Europea, per gestire un fase emergenziale.
 Difficile prevedere chi vincerà quelle elezioni, che potrebbero riservare notevoli soprese, secondo gli attuali sondaggi. E’ però verosimile che il leader  del partito vincente avrà in mano la Repubblica, per la posizione rafforzata che il Governo avrà nella Costituzione rafforzata. Ma per fare che? E’ un bel problema capirlo.
 Finita la fase emergenziale gestita in accordo con le autorità dell’Unione Europea, che in qualche modo tracciavano quella via di lacrime e sangue  di cui ho parlato, e quindi un preciso programma di governo, quali saranno le nuove politiche nazionali?
 I maggiori partiti nazionali, e i loro leader, parlano di riforme, genericamente, quindi si propongono di essere attivi, ma i loro programmi politici non sono per ora intelligibili in dettaglio, perché in genere ci si limita alla propaganda, mediante la quale, sostanzialmente si propone agli elettori di accettare, in cambio del consenso politico, una cambiale  in bianco a lunga scadenza. Si chiede il consenso politico, ma anche mani libere. Il nostro futuro nazionale sarà, in definitiva, affidato alla buona volontà e alle capacità di quella ventina di persone che, sulla base di quel consenso, avranno raggiunto il potere. Di lì, per effetto anche della riforma costituzionale, potranno cambiare veramente l’Italia, come mai a un governo del passato è stato concesso. E i cambiamenti potrebbero essere difficilmente reversibili. Le remore poste dal Parlamento non saranno più sufficienti a impedirli, perché la Camera dei deputati sarà controllata dalla maggioranza di partito che sostiene il Governo e il Senato sarà Camera minore, destinata a soccombere in molti affari di stato. Il Governo, infine, attraverso la Camera da esso controllata potrà invadere piuttosto liberamente il campo che in Costituzione è assegnato alla Regioni e nel nuovo Senato, espressione tendenzialmente di particolarismi territoriali locali, potrebbe non essere facile coalizzare, tra gli esponenti eletti da tante  Regioni, la maggioranza assoluta dei suoi componenti necessaria per tentare di bloccare l’invasione da parte di una  legge dello stato delle competenze legislative di una  Regione  (le leggi statali che invadono il campo legislativo regionale sono soggette a una procedura  di approvazione rafforzata  che potenzia il ruolo del Senato, restando comunque l'ultima parola alla maggioranza assoluta della Camera dei deputati).
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli


venerdì 28 ottobre 2016

Il senso della riforma delle Regioni: un rafforzamento della posizione del Governo nei confronti del Parlamento e dell’autonomia regionale

Il senso della riforma delle Regioni: un rafforzamento della posizione del Governo nei confronti del Parlamento e dell’autonomia regionale




 La riforma costituzionale sulla quale dovremo decidere nel prossimo referendum costituzionale contiene alcune norme importanti sulle Regioni. Di solito, quando si parla della riforma, ci si occupa di come cambierà il nuovo Senato. Ma le modifiche riguardanti le Regioni sono altrettanto rilevanti. Questo perché le Regioni svolgono funzioni che condizionano da vicino la vita della gente e fanno anche leggi, come il Parlamento. Possiamo dire che, in effetti, in Italia fin dal 1946, quando fu costituita la prima Regione italiana, quella della Sicilia, a statuto speciale approvato con legge costituzionale entrata in vigore prima della Costituzione, si legifera a livello locale e si legifera con un sistema monocamerale. Per la generalità delle Regioni a statuto ordinario, l’attività legislativa  iniziò nel 1970. Ma in Italia vi sono anche due Province Autonome, quelle di Trento e di Bolzano, istituite dallo statuto speciale della Regione Trentino Alto Adige del 1948, successivamente modificato più volte,  che hanno potere legislativo. Saranno le uniche due Province a rimanere in Italia. Ciascuna di queste Province Autonome nominerà un senatore-sindaco nel nuovo senato. I senatori-sindaci del nuovo Senato saranno 21, su 100 senatori (95 eletti dai consiglieri regionali, dei quali 74 tra gli stessi consiglieri regionali,  e 5 nominati  per sette anni dal Presidente della Repubblica), oltre ai senatori a vita ex Presidenti della Repubblica.
  Le Regioni italiane sono venti, tra le quali il Lazio. Hanno uno statuto speciale, quindi particolari regole di autonomia, la Sicilia (la prima Regione ad essere stata istituita), la Sardegna, il Trentino Alto Adige,  la Valle D’Aosta e il Friuli Venezia Giulia. Le altre Regioni sono regolate dalle norme costituzionali comuni e sono dette a statuto ordinario. La riforma costituzionale, per la parte che riguarda l’autonomia regionale e i rapporti tra Stato e Regioni,  non si applicherà alla Regioni a statuto speciale, salvo in quella parte che, in alcune materie, consente di ampliare ulteriormente con legge dello Stato l’autonomia regionale prevista nella riforma.
  Le materie più importanti di cui si occupano le Regioni, con le loro leggi, sono la sanità (come si cura la gente), l’urbanistica e l'edilizia (dove e come si  costruisce), l’edilizia popolare (dare case a tutti), la mobilità locale (trasporti e viabilità), l’ordinamento e funzioni degli enti locali per la parte non riservata allo Stato. Le Regioni possono anche istituire tributi. Ma le Regioni si occupano anche di molte altre materie. A partire dalla riforma costituzionale del 2001 è previsto che possano fare leggi in tutte le materie non riservate espressamente alle leggi dello Stato. La riforma costituzionale approvata quest'anno e sulla quale decideremo nel prossimo referendum amplia lo spazio riservato alle leggi dello Stato, per cui, rispetto alla riforma costituzionale del 2001, questa è una controriforma, vale a dire una riforma che va in direzione opposta. Ci si è proposti di  rimediare a problemi di contrasti di competenza che si erano prodotti tra Stato e Regioni nelle materie di legislazione concorrente, vale a dire quelle in cui potevano legiferare sia lo Stato che le Regioni, ad esempio, e l’argomento  è purtroppo di grande attualità, la protezione civile. La gran parte di questi problemi si erano creati perché lo Stato aveva voluto incidere sull’autonomia regionale oltre quello che le Regioni ritenevano essere consentito, non viceversa. In realtà rimarranno molte aree di competenza legislativa concorrente, in cui quei problemi potranno riproporsi.
 Tuttavia la norma che dà il senso fondamentale della riforma regionale attuata dalla legge di revisione costituzionale su cui dovremo decidere nel prossimo referendum è quella prevista dal nuovo articolo 117, 4° comma, della Costituzione:
Su proposta del Governo, la legge dello Stato può intervenire in materie non riservate alla legislazione esclusiva quando lo richieda la tutela dell'unità giuridica o economica della Repubblica, ovvero la tutela dell'interesse nazionale.”
  Questa norma consente al Parlamento di fare leggi nelle materie che sarebbero di competenza legislativa delle Regioni se si ritenga che sia necessario in base all’interesse nazionale, nel  quale  può ritenersi compresa l’unità giuridica ed economica della Repubblica, un criterio assai vago. Ma il Parlamento potrà farlo solo ad iniziativa del Governo, che pertanto rimane in definitiva l’arbitro dell’interesse nazionale negli affari regionali.  Una legge dello Stato che invada le competenze legislative regionali non potrà invece essere promossa, sia pure in considerazione dell'interesse nazionale, da deputati e senatori, anche se in numero rilevante.
Questo realizza un notevole rafforzamento della posizione del Governo nei confronti sia del Parlamento, sia delle Regioni. Questa nuova disciplina, in particolare, può essere considerata espressione di quella  che ho chiamato eclisse del Parlamento a favore del Governo, il cui attuale presidente, e leader del maggiore partito italiano, non è (ancora) parlamentare, così come non lo sono i leader degli altri due maggiori partiti nazionali.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli





mercoledì 26 ottobre 2016

Informarsi personalmente sui temi della riforma costituzionale oggetto del referendum del 4 dicembre prossimo è parte del prendersi cura della casa comune

Informarsi personalmente sui temi della riforma costituzionale oggetto del referendum del 4 dicembre prossimo è parte del prendersi cura  della casa comune

Il Paese è atteso per un importante appuntamento, il Referendum sulla Costituzione. Come sempre, quando i cittadini sono chiamati ad esprimersi esercitando la propria sovranità, il nostro invito è di informarsi personalmente, al fine di avere chiari tutti gli elementi di giudizio circa la posta in gioco e le sue durature conseguenze.
[dalla prolusione del car. Angelo Bagnasco al Consiglio Episcopale Permanente della Conferenza Episcopale Italiana, tenutosi a Roma dal 26 al 28 settembre 2016]

142. Se tutto è in relazione, anche lo stato di salute delle istituzioni di una società comporta conseguenze per l’ambiente e per la qualità della vita umana: «Ogni lesione della solidarietà e dell’amicizia civica provoca danni ambientali» In tal senso, l’ecologia sociale è necessariamente istituzionale e raggiunge progressivamente le diverse dimensioni che vanno dal gruppo sociale primario, la famiglia, fino alla vita internazionale, passando per la comunità locale e la Nazione. All’interno di ciascun livello sociale e tra di essi, si sviluppano le istituzioni che regolano le relazioni umane. Tutto ciò che le danneggia comporta effetti nocivi, come la perdita della libertà, l’ingiustizia e la violenza. Diversi Paesi sono governati da un sistema istituzionale precario, a costo delle sofferenze della popolazione e a beneficio di coloro che lucrano su questo stato di cose. Tanto all’interno dell’amministrazione dello Stato, quanto nelle diverse espressioni della società civile, o nelle relazioni degli abitanti tra loro, si registrano con eccessiva frequenza comportamenti illegali. Le leggi possono essere redatte in forma corretta, ma spesso rimangono come lettera morta. Si può dunque sperare che la legislazione e le normative relative all’ambiente siano realmente efficaci? Sappiamo, per esempio, che Paesi dotati di una legislazione chiara per la protezione delle foreste, continuano a rimanere testimoni muti della sua frequente violazione. Inoltre, ciò che accade in una regione esercita, direttamente o indirettamente, influenze sulle altre regioni. Così per esempio, il consumo di droghe nelle società opulente provoca una costante o crescente domanda di prodotti che provengono da regioni impoverite, dove si corrompono i comportamenti, si distruggono vite e si finisce col degradare l’ambiente.
[dall’enciclica Laudato si’ , diffusa nel giugno 2015]

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 Nel post  del 25-10-16 troverete  molto materiale per informarvi personalmente sui temi della riforma costituzionale!
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  In questi giorni sto cercando di spiegare alle persone che incontro la riforma costituzionale sulla quale dovremo votare, per farla entrare in vigore o per fermarla, nel referendum che si terrà  domenica 4 dicembre.
  Vedo però che la gente sa veramente troppo poco della riforma e che, soprattutto, in genere, non ha molta voglia di saperne di più. Però mi chiede subito se voterò SÌ o No e, subito dopo, mi dice come voterà. Io la deludo perché non dico né SÌ né No. Quello che mi interesserebbe è confrontarmi sui contenuti della riforma, per una decisione consapevole, informata, ma mi è, in genere, impossibile perché quelli con cui parlo sanno, di solito, quello che sentono in televisione:
Per il Sì                                                                      Per il No
Dite sempre no!                                                         Siete dei corrotti!
Ce la chiedevano da 70 anni!                                  Distruggete la democrazia!
Dite no perché tenete alle vostre                        Siete voi, invece, che ci tenete!
poltrone!
Vi abbiamo rottamato e volete tornare!                  I giovani sono con noi!
Mostrateli questi giovani, siete vecchi!                Votano SÌ solo i vecchi
Volete le solite pastette parlamentari!   Volete che comandino i “cerchi magici”!
Se non si fa ora non si fa più!           Se si fa ora, poi non si potrà fare più nulla!
La riforma è democratica                                   La riforma non è democratica!
Conteremo di più in Europa                 Sarete sempre gli stessi! Vi snobberanno
Faremo ripartire l’Italia                                           Con che soldi?
Lo ha detto anche Obama!                      Che cosa gli avete dato in cambio? 
 Bene, questi non sono argomenti validi! Infatti non parlano di alcun contenuto della riforma.
 Sul referendum bisogna farsi, prima di scendere in polemica, un esame di coscienza: che cosa so della riforma?  E se non ne so a sufficienza, e a volte nulla di nulla, come posso prendere la giusta decisione?
 Ho parlato di esame di coscienza per chiarire anche il senso religioso della decisione che si prenderà, che riguarda le istituzioni fondamentali dello stato. Partecipare al referendum è una parte del prendersi cura della casa comune, di cui si parla nell’enciclica Laudato si'. In particolare nel brano che ho sopra riportato si legge:
All’interno di ciascun livello sociale e tra di essi, si sviluppano le istituzioni che regolano le relazioni umane. Tutto ciò che le danneggia comporta effetti nocivi, come la perdita della libertà, l’ingiustizia e la violenza.
  Se prenderemo una decisione sbagliata, nell’esercizio di un atto di sovranità del popolo, pertanto partecipando al governo di tutti, ne saremo anche personalmente responsabili, quindi anche personalmente responsabili dei danni che saranno arrecati ad istituzioni sociali fondamentali.
  In quell’enciclica si chiarisce un fatto che dovrebbe essere evidente ad una persona di fede adulta: la religione ci porta a lavorare sulla società per preservarla dal male e migliorarla e il lavoro per preservare la società dal male e migliorarla ci porta ad essere religiosi. Quel  lavoro  nella società è infatti espressione di quella che definiamo carità, termine che traduce la parola del greco antico agàpe  e che richiama l’immagine di un lieto convito, in un ambiente bello e accogliente in cui ci sia posto per tutti, nessuno escluso. E il fondamento di tutto è agàpe, è scritto.
 Atteggiamenti distratti, insofferenti, negligenti, svogliati, disimpegnati, sfaticati, rinunciatari con vari pretesti, sull’informarsi personalmente ci interpellano dunque in coscienza come persone di fede, in particolare quando si tratta di prendere decisioni che con molta difficoltà potranno essere corrette, come appunto accade in riforme costituzionali così estese come quella in decisione nel prossimo referendum, con la quale si intendono modificare 50 articoli su 139 della Costituzione repubblicana.
 Il tempo per informarsi è proprio questo! C’è poco più di un mese. Poi sarà troppo tardi. Ci si potrà solo pentire di eventuali decisioni sbagliate.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli