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lunedì 17 luglio 2017

L’apostolo

L’apostolo

  Se osserviamo le molte e varie esperienze sociali che si sono fatte in religione secondo la nostra fede, possiamo facilmente renderci conto che, fin dalle origini, non è mai mancato, in ogni collettività, l’apostolo. Questo è accaduto, in genere, anche quando, nella fase di sperimentazione dopo il Concilio Vaticano 2°, in particolare negli anni ’70, si tentarono nuove forme di aggregazione. In particolare troviamo apostoli anche nelle comunità di base  che si costituirono a quell’epoca, venendo in genere scoraggiate o represse dall’autorità religiosa, e comunque emarginate. Di questo si possono dare varie spiegazioni. Una è di natura teologica ed è  che le nostre collettività religiose nascono  come apostoliche per volontà del Fondatore. Si può anche osservare che, quando una collettività si dà obiettivi che vanno al di là del benessere dei propri membri, si rendono necessari una ideologia, intesa come un sistema di concezioni, di pensiero, sviluppato secondo ragione, e dunque poi ideologi che mantengano la linea. L’ideologia religiosa si chiama  teologia  ed è molto complessa perché vuole estendersi all’intera umanità, che si è fatta molto complessa. Si è confrontata con tutti gli altri fatti sociali, con le altre culture, con le scienze e l’insieme delle sue risposte e spiegazioni va ormai molto oltre la capacità di assimilazione di un singolo individuo. E’ quindi, necessariamente, un’opera collettiva. Dunque, anche l’apostolato  lo è. Trattandosi di lavori  collettivi è chiaro che nessuno può farsi apostolo da sé. Chi tenta di farsi da solo apostolo, di solito delude sé stesso e gli altri. La qualità di una collettività e del suo lavoro verso gli altri dipende da quella dei suoi apostoli. Non è un partito preso, è una constatazione sul campo. Nella nostra confessione religiosa, l’apostolato è svolto principalmente dal clero, ed è di un buon livello. Se ne parla anche in termini più generici, come dell'attività di diffusione dei principi e costumi religiosi, e allora si cerca di coinvolgere più gente possibile. Ma l’apostolo propriamente detto ha un profilo caratteristico: tra le sue funzioni principali vi sono la presidenza di una certa collettività di fede, la formazione religiosa, e, molto importante, il  confermare  gli altri nella fede. Nessuno infatti può giudicare bene la propria vita di fede senza l’aiuto degli altri: facilmente ci si illude.
  Sulla via di rendere le istituzioni di base maggiormente  comunitarie, distaccandole dal modello della ASL dello spirito, di impresa di servizi religiosi, cercando di suscitare un maggiore coinvolgimento attivo dei fedeli, sorge il problema di come integrare il ruolo dell’apostolo in una collettività nella quale, per consentire la partecipazione di tutti, si sviluppano processi democratici. Tenendo però ben presente che, per il successo di questi ultimi, è essenziale mantenere integro e saldo il ruolo dell’apostolo. Infatti occorre che anche i processi democratici si svolgano nel quadro di una adeguata teologia, di una riflessione matura e valida su quel tipo di esperienza di fede, in modo da avere la conferma  che si tratti proprio della nostra fede, pur con tutti gli elementi di novità che si vogliono esprimere, secondo le esigenze dei tempi. Questa teologia non è alla portata di tutti, ma anche se una collettività fosse composta da persone molto più acculturate al pensiero teologico di come in genere si è nelle nostre realtà di base, nondimeno dell’apostolo ci sarebbe la necessità perché anche collettivamente e tra gente che ha studiato si possono prendere abbagli, specialmente in religione dove si tende a far molto conto su sogni e sognatori. Si ha sempre bisogno di almeno un  grillo parlante.
  Ma, quanto all’apostolo, bisogna dire che non si tratta propriamente di questa o quella persona, ma di un servizio. Non basta che ci sia uno che assuma quella funzione: deve essere stato mandato. Di modo che sembra che nessuno possa farsi apostolo da sé, né che possa essere la sola sua collettività di destinazione a sceglierselo, in particolare in un sistema organizzativo come quello della nostra confessione religiosa che prevede un ruolo molto importante del vescovo. Ormai sono in religione da molto tempo. So bene che i vescovi in genere alla fine deludono. In definitiva sono esseri umani, li carichiamo di eccessive aspettative, pretendiamo troppo da loro (la loro giornata è di ventiquattro ore come le nostre), e inoltre il sistema episcopale sconta tutti i problemi che sorgono nell’organizzazione feudale, sulla quale è modellato. Ma deludono molto meno gli apostoli  mandati  dai vescovi. Questo significa che questo sistema per cui i vescovi  ci mandano l’apostolo in genere funziona, a prescindere dalle sue motivazioni teologiche e salvo qualche occasionale infortunio. Posso dire, da ciò che mi è stato dato di constatare, che l’apostolo-fai-da-te,  autocostruito o  mandato  da altri organismi non fa la stessa riuscita e, di solito, presenta molte controindicazioni. C’entra naturalmente la formazione, veramente molto completa, che si dà oggi ai preti, prima di mandarli  ad una collettività. Ma non è solo questo. E’ una questione di limiti che si pongono all’autorità dell’apostolo. Se egli è mandato, il suo potere non è più illimitato. Un potere religioso illimitato, che ad esempio faccia diretto riferimento al Cielo, trovi lì la sua immediata giustificazione, in genere tende a degenerare. Questo è appunto il problema del potere che di fatto esercitano sugli altri i vari protagonisti di esperienze soprannaturali in cui qualcuno riceve direttamente, nel corso di una qualche visione, istruzioni dall’alto. Il potere dell’apostolo non è basato su questo. Certo, l’organizzazione apostolica in cui si è mandati  da un’autorità superiore non è democratica, ma, in quanto limite al potere religioso, rende poi possibile lo sviluppo di processi democratici per favorire una più intensa partecipazione dei fedeli alla vita delle collettività. Sembra un paradosso, ma non lo è. La democrazia è infatti un sistema di limiti, oltreché di valori. Tuttavia essa non sembra funzionare per limitare  l'arbitrio religioso: è quindi necessario farlo per via  apostolica.

Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli 

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