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Mario Ardigò, dell'associazione di AC S. Clemente Papa - Roma

giovedì 6 luglio 2017

Un popolo

Un popolo

  Che cos’è un popolo?
 E’ una questione molto importante, perché, in religione, riteniamo di essere un popolo.
 La risposta che si dà rileva anche in sede locale, in una realtà come la parrocchia.
 Nel pensiero giuridico il popolo è gente soggetta ad un’autorità politica riconosciuta ed effettiva in un determinato territorio. Per circa mille anni, dall’Undicesimo secolo e fino al Concilio Vaticano 2° (1962-1965) la nostra gerarchia del clero ha voluto essere quell’autorità, in religione. Nel primo millennio, dal Quarto secolo della nostra era, quell’autorità è stata invece impersonata da monarchi civili, a partire dagli imperatori romani con potere politico sacralizzato  secondo la nostra fede. La conquista dell’autorità propriamente politica da parte del papato romano si ha tra l’Ottavo e l’Undicesimo secolo. Alla fine del processo, il papato romano si presenta e vuole farsi accreditare dagli altri monarchi civili come suprema autorità politico-religiosa. Questo storicamente ha generato conflitti politico-religiosi per tutto il Secondo millennio e, tutto sommato, anche ai nostri giorni. Un conflitto di questo tipo è quello che si nota tra l’autorità del Papa attualmente regnante e il presidente statunitense Donald Trump, che diffondono magisteri antitetici. In epoca contemporanea scontri del genere ci sono stati con il liberalismo, il nazionalismo italiano di impronta cavouriana-mazziniana, il cristianesimo-democratico e, particolarmente acceso e irriducibile, con il socialismo e ancor più con il comunismo di tipo marxista leninista, in particolare con quello, di tipo neo-religioso, diffuso dal regime sovietico.
 In sostanza, per circa mille anni, il papato romano si è fatto insegnare l’autorità politica dalla cultura dei propri tempi. Questo è accaduto anche quando iniziarono a svilupparsi processi democratici, dal Settecento. L’apprendimento della democrazia è stato però particolarmente faticoso, travagliato, controverso ed è ancora in corso.
 Le democrazie contemporanee teorizzano la sovranità  del popolo. Si tratta di una rivoluzione culturale di grande rilevanza nella storia dell’umanità. Il popolo è definito dalla soggezione ad un’autorità politica, ma quest’ultima la si vuole nelle mani del popolo.
 La riflessione sul popolo e sul suo ruolo nelle dinamiche religiose è stata al centro del dibattito svoltosi tra i saggi riuniti a Roma nel Concilio Vaticano 2°. Non è stata detta una parola definitiva. Si è lavorato anche su dogmi, sulle concezioni ritenute fondamentali per definire la fede. Il risultato è stato un compromesso: è stata mantenuta l’antica struttura feudale del potere del clero, affiancando i laici, vale a dire il resto del popolo come consulenti e forza operativa nella vita civile. Questo ha generato notevoli tensioni che si sono manifestate in particolare nel decennio seguente quel consesso, negli anni ’70, nella fase attuativa. Nel lungo pontificato di Karol Wojtyla si sospese d’autorità il dibattito, per quanto quel Papa avesse chiara consapevolezza della latenza del problema, in particolare della necessità di ridefinire il ruolo del papato. L’accettazione della democrazia politica nell’organizzazione delle società civili, venuta nel 1991 con l’enciclica Il Centenario, di quel Papa, conseguì a un decennio di sperimentazione in Polonia di un’azione politico-religiosa in cui i laici erano stati fondamentali, realizzando il passaggio da un regime di totalitarismo di tipo sovietico marxista leninista ad una democrazia di tipo Occidentale, realizzata a partire dal 1990, con la presidenza di stato del cattolico Lech Walesa, strettamente legato al Wojtyla. Tuttavia il modello di integrazione che aveva funzionato nella Polonia degli anni ’80 non lo ha fatto più bene in regime democratico: si ebbe l’affermazione di un nazionalismo sacralizzato, con sostanziale strumentalizzazione politica della fede. La società polacca, nel complesso, appare ampiamente laicizzata, molto distante dagli ideali religiosi nella vita pratica, al mondo delle altre società civili dell’Europa settentrionale.
  Negli sviluppi dell’attuazione dei principi del Concilio Vaticano 2°, si è riconosciuto:
-che clero e laici fanno parte di un medesimo popolo;
-che entrambi hanno diritto ad avere voce.
  Tuttavia, in genere, la voce del popolo  è silenziata da quelle dei centri di potere del clero. Tutto il potere politico-religioso è in fondo rimasto al clero. Negli istituti di partecipazione, i vari  consigli che si sono fondati, il ruolo dei laici, in genere, non va oltre quello di docenti  e di consulenti.
 Ai tempi nostri le democrazie occidentali manifestano una crisi generalizzata. E’ stato osservato che il potere politico si è trasferito ad entità diverse da quelle costituzionali. Niente di soprannaturale, anche se spesso soggetti come il mercato vengono presentati con caratteristiche di quel tipo. La globalizzazione, l’unificazione totale dei modi di produrre e di commerciare, ha richiesto accordi sovranazionali i quali hanno definito un’autorità politica globale che è la risultante delle potenze economiche che controllano i mercati e i flussi finanziari.  La creatura, originata da accordi tra stati, è sfuggita al controllo di questi ultimi. Il nostro stile di vita in Occidente, ma in genere anche nelle altre parti del mondo, dipende dal mantenimento di quell’assetto politico, che però impedisce di realizzare giustizia sociale perché consente una sorta di extraterritorialità  del capitale: significa che chi ha risorse da investire può rapidamente sganciarsi da ogni situazione di crisi sociale e industriale, mettendosi al riparo, con i propri soldi, altrove.   Da questo deriva la crisi dello stato del benessere, quello che correggeva le diseguaglianze con prestazioni pubbliche di benessere, come sanità e previdenza sociale. Ha sempre meno risorse.
  La crisi delle democrazia occidentali non favorisce certo l’acculturazione alla democrazia in religione. Si comincia a pensare di poterne fare a meno. In religione di praticano poco i processi democratici e, soprattutto, non si è sviluppata, o non a sufficienza, una spiritualità  adeguata. Coesistono, principalmente, spiritualità del passato. Quando si passa alla pratica, a cercare di impersonare quella spiritualità sorgono problemi.
 Ad esempio: il Papa regnante vive in un albergo, in un bell’albergo in Vaticano, ma pur sempre in un albergo. Questo urta molti. La spiritualità del Papa-Re è ancora molto diffusa. Ma è in genere il modello dell’episcopato monarchico che non soddisfa più. La linea infatti è data, in genere,  dalla Conferenze episcopali, organismi che risentono di processi democratici.
  In un documento come l’enciclica Laudato si’ il laicato è stato molto di più di un’accolita di consulenti. Lo ha riconosciuto espressamente il suo autore. Dal laicato sono emersi i principi di azione sociale, che poi si sono innestati in una nuova spiritualità nella quale si avverte l’impostazione del Papa regnante. Il compito del  popolo  di fede, oggi, non solo quindi del laicato, è di continuare in quella direzione, sperimentando il nuovo prima di teorizzarlo e teorizzandolo mentre lo si sperimenta.

Mario Ardigò – Azione Cattolica in San Clemente Papa – Roma, Monte Sacro, Valli

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