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mercoledì 9 agosto 2017

Cambiare le persone al comando o le politiche?

  Questa serie di riflessioni estive possono servire a dare un orientamento su come affrontare i problemi politici nell'Italia di oggi, come siamo esortati a fare dai nostri vescovi. Hanno quindi una particolare attenzione agli insegnamenti di quel vasto corpo di documenti del magistero che contiene la dottrina sociale religiosa. La politica, quindi il governo della società, può essere una manifestazione dell'agàpe della fede, termine del greco antico che traduciamo in italiano con "carità" o "amore", ma che ha in realtà un senso sociale molto più intenso, facendo riferimento ad un lieto convito in cui c'è posto per tutti e in cui non manca nulla a nessuno.
  Di questi tempi ci viene proposto di cambiare classe politica, quindi le persone che comandano in politica, in Parlamento, nel Governo, negli altri posti dai quali si dà la linea all'azione sociale. L'idea è che cambiando le persone cambierà anche la politica è che, si sottintende, cambierà in meglio. Tuttavia può essere osservato che nel 2013 c'è già stato uno spettacolare cambio di classe politica: quelli di prima si sono ritirati e al comando c'è veramente gente nuova. Basta considerare le biografie degli attuali ministri, ma anche quelle dei parlamentari. Il mutamento è stato particolarmente accentuato nelle amministrazioni comunali di alcune grandi città, come Roma. Tuttavia, nonostante la "rottamazione" di tanta parte dei politici del passato, le politiche attuate non hanno presentato che mutamenti di dettaglio, piccole rifiniture. In passato le alternative non furono solo tra classi politiche, ma tra progetti politici ed erano veramente più impegnative, coinvolgendo addirittura lo schieramento internazionale dell'Italia rispetto ai due grandi blocchi all'epoca dominanti, quello dei capitalismi, guidato dagli Stati Uniti d'America, e quello dei comunismi, guidato dall'Unione Sovietica. In mezzo c'era un coordinamento di nazioni "non allineate" promosso dalla Jugoslavia.
 Il confronto, e anche lo scontro, tra disegni politici molto divergenti si risolse,in Italia, in ambito democratico, non nel caos, ma, nel dialogo culturale e sociale, in particolare nel Parlamento, con un conseguente risultato dialettico, per cui le due linee finirono per integrarsi, riconoscendo e inglobando gli elementi positivi ciascuna dell'altra. Questo è appunto il metodo raccomandato nella dottrina sociale della Chiesa, nella quale si prende realisticamente atto delle divisioni sociali, ma si invita a superarle nel dialogo, accentuando ciò che è il fondamento comune della convivenza civile. Un sistema di valori condivisi sorresse questa dinamica di dialogo:  si trattava dei valori costituzionali, con al centro quelli della persona umana e del lavoro. È appunto lo smarrimento di questo orientamento verso i valori che crea tanti problemi nella politica di oggi e impedisce di proseguire nella progettazione e attuazione di un mondo nuovo, vale a dire il lavoro iniziato dalle forze politiche dalle quali originò, nel 1948, dopo il lavoro dell'Assemblea Costituente, la nostra Repubblica democratica.
  Non basta cambiare le persone, occorre cambiare il progetto politico, se si vuole veramente cambiare una società in cui c'è troppa sofferenza. E innanzi tutto occorre averne uno. Ma, appunto, questo è un problema, oggi, perché i candidati a posti di comando non si azzardano ad essere troppo espliciti, rimanendo sulle generali, a livello degli slogan, che hanno la consistenza degli annunci pubblicitari. In effetti i candidati sono spesso consigliati dagli stessi specialisti in psicologia della decisione che strutturano gli annunci pubblicitari commerciali. Cercano di indurci a preferirli alle elezioni con le stesse tecniche.I loro appelli cercano di attivare la nostra mente più antica, quella che viene guidata dalle emozioni, che si basa sulla prima impressione è che ci serve a fare velocemente le scelte quotidiane ripetitive, dove è superfluo esercitare la nostra facoltà critica, ragionarci tanto sopra.  È stato dimostrato che, raggiunto quel livello, poi la coscienza critica che dovesse attivarsi successivamente, secondo la parte della nostra mente più evoluta, farà fatica a imporsi. Si rimane ancorato alla prima impressione, al primo giudizio emotivo, superficiale. Ma quando si tratta di fare scelte che implicano il futuro nazionale, è giusto fare così? Non si dovrebbe perdere un po' più di tempo per attivare la razionalità delle persone? Se però si punta solo a convincere gli elettori a tracciare un segno sulla scheda, non serve. Non è nemmeno necessario perdere tempo a ragionare ordinatamente e informandosi da fonti affidabili sui mali sociali e sulle soluzioni, come ad esempio si fa nell'enciclica Laudato si' del 2015. Non occorre avere un progetto di cambiamento. Ci si penserà quando si sarà al potere. Ma, allora, potrebbe essere troppo tardi. Fatalmente, non essendo preparati, si farà come quelli di prima, si seguirà la tradizione. Ecco dunque che gente nuova fa le cose di sempre.
 Per cambiare veramente occorre un nuovo progetto di società, altrimenti è scontato che si continuerà a fare come prima. Un criterio molto importante per valutare le proposte politiche e chi si presenta come candidato è quindi quello di individuare il progetto di società che c'è dietro, al di là degli slogan, delle parole d'ordine. Spesso i politici di oggi fanno appello alla fiducia verso di loro, dovremmo fidarci. Uno slogan di una pubblicità commerciale di alcuni anni fa diceva "La fiducia è una cosa seria, che si dà alle cose serie". È proprio vero. Nella politica decidiamo a chi affidare le vite nostre e dei nostri cari. Dovremo scegliere persone serie. È una persona seria il nostro Padre Francesco che ha scritto una lunga enciclica per spiegarci i mali d'oggi è le possibili soluzioni, acquisendo il parere di molti esperti; non mi pare che si dimostrino tali quelli che vanno per slogan tipo "rottamiamoli", "aiutiamoli a casa loro", e "meno tasse".
Mario Ardigò- Azione Cattolica in San Clemente papà - Roma, Monte Sacro, Valli
  
 

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