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venerdì 4 agosto 2017

Diventare popolo?

Diventare popolo?
  L'unità nazionale si fece tra il 1848 e il 1870 e ai moti e alle vere e proprie guerre per realizzarla parteciparono molti cattolici. Vi si opponevano le monarchie che dominavano all'epoca gli Stati italiani, tra le quali l'Impero di Austria e Ungheria e il Regno pontificio, ad eccezione di quella dei Savoia del Regno di Sardegna, con capitale Torino. Dall'altra parte del fronte c'erano altri italiani, oltre che i militari e funzionari  austro-ungarici, e questi nemici erano, in massima parte, cattolici. Giuseppe Mazzini, l'apostolo dell'unità nazionale, aveva scelto come motto quello di "Dio e popolo", e voleva costruire il nuovo stato unitario come una repubblica animata da valori umanitari. La scritta "Dio e popolo" era al centro del tricolore che fu adottato come bandiera della Repubblica romana, nel 1849, quando per alcuni mesi ebbe successo una rivoluzione democratica a Roma. In quell'occasione Mazzini partecipò con Aurelio Saffi e Carlo Armellini all'organo provvisorio  di governo del nuovo stato. Il papato non riuscì a fornire una teologia che indirizzasse tutti i cattolici, in questa tumultuosa fase politica, per costruire una pace democratica nei tempi nuovi, che la storia spingeva verso il superamento della frammentazione istituzionale italiana. I moti per l'unificazione nazionale non erano irreligiosi, ma divennero anticlericali per la strenua opposizione del papato. Quest'ultimo, addirittura, dopo la proclamazione del Regno d'Italia, nel 1861, vietò ai cattolici la partecipazione alla vita democratica del nuovo stato nazionale. E, in un drammatico concilio tenutosi nel 1870, l'anno della conquista militare del Regno pontificio da parte delle truppe del Regno d'Italia, rafforzò il divieto proclamandosi infallibile nella materia di fede: e la conquista di Roma, con la perdita della sovranità politica del papato, la poneva in questione, perché riguardava anche la missione del papato. Fatto sta che, come osservò lo scrittore e politico Massimo D'Azeglio, fatta l'Italia bisognava fare gli italiani. In questo il papato si pose di traverso, realizzando una vera e propria tragedia nazionale, privando il nuovo stato dell'apporto dei cattolici, che proprio in quegli anni, dall'unità nazionale in poi, avevano cominciato ad esprimere numerosissime e vivaci iniziative sociali, in particolare a beneficio degli strati meno ricchi del popolo. In un certo senso, quello del "fare gli italiani" è un problema ancora attuale, sebbene in un senso diverso da come veniva inteso a metà dell'Ottocento. Non si tratta infatti di aderire ad un modello politico ideale di italiano, quindi di adeguare la realtà ad una teoria, ma di riscoprire le ragioni di essere popolo, e,innanzi tutto, di scegliere come esserlo e con chi.
  Come ho accennato negli interventi precedenti ci sono infatti vari modi di essere popolo. Un popolo democratico è qualcosa di più di gente soggetta ad un potere pubblico su un certo territorio. In democrazia il popolo esprime la cittadinanza, vale a dire una partecipazione al governo. Si parla in proposito di "sovranità", intesa come potere supremo, ma bisognerebbe trovare un'altra espressione per definire il potere democratico. Infatti, in democrazia, nessun potere, nemmeno quello del popolo, è veramente "sovrano", vale a dire illimitato. Nelle democrazie contemporanee il potere supremo, la "sovranità", è limitato da un sistema di  principi umanitari che valgono anche se non espressi in leggi formali e addirittura contro le leggi formali, fondando il diritto personale e comunitario di resistenza. È su queste basi che, tra il 1945 e il 1946, poterono celebrarsi processi giudiziari in sede internazionale contro alcuni del più alti capi del governo tedesco dei tempi in cui la Germania era stata governata da un regime nazional-socialista, vale a dire dal fascismo di Adolf Hitler. Questa idea, che nessun popolo possa finire completamente in mani altrui, fossero anche quelle di capi legittimati dallo stesso popolo, fa parte della dottrina sociale della Chiesa ed è molto antica, risalendo al pensiero medievale, come filosofia istituzionale. Ma i suoi fondamenti sono ancora più antichi e li troviamo nei Vangeli. Nelle varie encicliche sociali del papa Karol Wojtyla ne possiamo leggere  un'ampia e sistematica esposizione. La "costituzione" dell'Unione Europea si basa su di essa. Non appena i cattolici, dopo la Seconda guerra mondiale,  furono liberati dai vincoli clericali che ostacolavano la loro piena partecipazione alle democrazie europee, essi idearono un nuovo mondo, e parteciparono in ruoli determinanti alla sua realizzazione. Poteva accadere prima, fin dall'Ottocento? Le risorse culturali c'erano. Mancava la democrazia. Il nesso tra valori e democrazia è fortissimo. Certi valori richiedono un ambiente politico democratico per affermarsi. Mazzini se ne rendeva conto e contestava vivacemente quelli che pensavano che democrazia significasse solo anarchia. Oggi però il populismo corrente contesta appunto alla democrazia la mancanza di valori e propone di fare a meno di essa.  A ognuno dovrebbe essere consentito di esprimere preferenze via internet, poi si fa il conto: ma questa non è democrazia, è un sondaggio. Che cosa manca? Manca l'impegno personale. Che cosa si mette di sé, infatti, in questa procedura? Si è disposti a rischiare la propria vita o, comunque, ciò che di più importante si è o si fa? E mancano anche il dialogo e l'intesa con gli altri: il farsi partito, il modo in cui si dà ordine e prospettiva all'impegno politico collettivo. È per questa via che il Mazzini indusse moti popolari molto potenti, basati su un coinvolgimento etico e personale fortissimo, che furono determinanti nel realizzare l'unità nazionale. Questa è politica che cambia le cose. Il populismo invece è solo un inganno, per strumentalizzare il voto popolare e saltare sulle spalle di un popolo. Non cambia veramente nulla per il popolo, se non l'identità di chi è riuscito a dominarlo, domandolo. Per questa via la democrazia perde senso, rimane solo vuota procedura.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papà - Roma, Monte Sacro, Valli
 


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